Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”






Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo


sabato 10 settembre 2016

DECRETI SCIOGLIMENTO C.C. CORLEONE ISOLA DELLE FEMMINE CAPACI

PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 agosto 2016 Scioglimento del comune di Corleone e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Considerato che nel comune di Corleone (Palermo) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012; 

Considerato che, dall'esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata che hanno esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale; 

Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata ha arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettivita' e ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 

Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale di Corleone, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 

Ritenuto, inoltre, di dare adeguata informazione al Presidente della Regione Siciliana; 

Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 10 agosto 2016, alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana;

Decreta: 
Art. 1  Il consiglio comunale di Corleone (Palermo) e' sciolto. 

Allegato 

Al Presidente della Repubblica 
Nel comune di Corleone (Palermo) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, nonche' il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi.

 Le risultanze di alcune indagini della magistratura, unitamente ad un'attenta attivita' informativa svolta dalle forze dell'ordine, hanno fatto emergere i vincoli familiari e i rapporti che legano amministratori ed esponenti dell'organizzazione mafiosa denominata cosa nostra, nonche' alcuni significativi elementi, anche relativi a procedimenti amministrativi, che rendono plausibili tentativi di infiltrazione mafiosa all'interno dell'ente. 

La descritta situazione ha indotto il prefetto di Palermo a disporre, con decreto del 15 gennaio 2016, l'accesso presso il comune, ai sensi dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUOEL), per gli accertamenti di rito. 

Al termine dell'indagine ispettiva il prefetto, su conforme parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo - D.D.A. e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, ha redatto l'allegata relazione in data 23 maggio 2016, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione della misura prevista dall'art. 143 del TUOEL. 

I lavori della commissione hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e la locale consorteria. 

Il contesto mafioso del mandamento di Corleone - che si e' connotato per il clima di omerta', di connivenze e per la forte contiguita' delle diverse consorterie locali - ha espresso, negli anni, un'organizzazione criminale particolarmente efferata ed autorevole, i cosiddetti corleonesi, che annovera personaggi la cui portata criminale ha travalicato i confini locali, mantenendo integra, nel tempo, l'organizzazione economica e sociale dei clan, nonostante le diverse vicende che hanno interessato i sodali. 

La cattura di esponenti storici e di personaggi di spicco del sodalizio e le successive condanne a lunghe pene detentive hanno fatto si' che la conduzione degli interessi di cosa nostra venisse affidata a fiduciari, legati agli esponenti criminali da stretti vincoli familiari. In tal modo, il figlio di uno stretto congiunto di un capomafia corleonese assumera' la carica di capo mandamento di Corleone in assenza del vertice mafioso, gestendo, insieme ad un altro congiunto, importanti interessi economici legati ad affari illeciti. Analogamente, nel periodo di latitanza, un diverso vertice di cosa nostra, affidera' al figlio di un vicino parente, di cui e' stato comprovato il ruolo apicale all'interno dell'organigramma corleonese, la cura degli affari dell'organizzazione criminale e la gestione dell'aspetto logistico della latitanza del boss mafioso. Lo stesso reggente del sodalizio costituira' anche il fondamentale tramite per dare esecuzione agli ordini impartiti dal latitante e per la riscossione delle tangenti sul territorio. 

Dopo l'arresto dei due fiduciari di cui si e' fatto cenno, secondo quanto risulta dalle indagini condotte dalla magistratura inquirente, il mandamento e' stato affidato ad altro sodale, che ha mantenuto stretti rapporti con le citate famiglie mafiose, essendo ad esse legato per vincoli familiari. Nel novembre 2015, il predetto sodale reggente del mandamento e' stato arrestato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, all'esito di attivita' investigative svolte a seguito della denuncia di un funzionario di altro ente, destinatario di un episodio estorsivo. 

Le indagini hanno evidenziato la presenza sul territorio di un'organizzazione criminale prevalentemente dedita alla commissione di reati estorsivi col tipico metodo mafioso ed hanno definito ruoli e funzioni degli appartenenti al sodalizio, permettendo cosi' anche la ricostruzione dell'assetto della famiglia mafiosa di un comune contermine. A tal riguardo, infatti, le investigazioni hanno messo in luce il ruolo di riferimento e di collegamento tra la famiglia mafiosa del predetto comune e' il mandamento corleonese, svolto da un dipendente del comune di Corleone, che si e' dimostrato in grado di risolvere i conflitti tra i due gruppi criminali, con determinazione ed esercitando un potere carismatico, pur mantenendo un atteggiamento di basso profilo per non insospettire le forze dell'ordine. 

Il predetto dipendente comunale e' stato tratto in arresto nel settembre 2014 in quanto ritenuto responsabile, in concorso con altri, del reato di estorsione ed associazione per delinquere di stampo mafioso e lo scorso 22 febbraio 2016 e' stato condannato, in primo grado, alla pena di anni 12 di reclusione. Fonti tecniche di prova hanno consentito di appurare il ruolo centrale svolto dallo stesso all'interno dell'organizzazione criminale, in occasione degli incontri tra soggetti affiliati mafiosi, per programmare attivita' delittuose. 

Quanto all'amministrazione comunale, e' innanzitutto significativo che gran parte degli amministratori eletti nel corso delle consultazioni amministrative del 2012 avesse gia' fatto parte degli organi di governo dell'ente nella precedente consiliatura e, talora, anche in quella eletta nel 2002. Nella consiliatura 2007-2012, infatti, oltre la meta dei consiglieri dell'ente erano gia' stati componenti del consiglio comunale e, in particolare, il sindaco in carica aveva svolto le funzioni consiliari ed il vicesindaco quelle di presidente del consiglio comunale. 
Dalle risultanze dell'accesso emerge anche una contiguita' tra esponenti della criminalita' organizzata corleonese o tra persone ad essi vicine e gli amministratori comunali, favorita da un fitto intreccio di legami parentali, da rapporti di frequentazione o da una comunanza di interessi economici. 

Gli accertamenti ispettivi hanno, inoltre, messo in luce alcune circostanze indicative dei rapporti tra i componenti del governo locale e cosa nostra. 

I legami tra la famiglia del sindaco e la locale famiglia mafiosa sono suggellati anche da particolari vincoli che assumono, in quel territorio, un alto valore simbolico all'interno delle consorterie: si tratta della scelta del "padrino" o della "madrina" in occasione della celebrazione di sacramenti religiosi. Emblematica e' la circostanza che i "padrini" sia del primo cittadino che di un suo stretto parente siano esponenti o persone strettamente imparentate con personaggi della mafia locale.

 Tra gli amministratori, assume rilievo l'incontro tra un assessore ed un soggetto condannato per associazione di stampo mafioso avvenuto all'interno di un esercizio commerciale, nel febbraio 2015, nel corso del quale i due si sono salutati scambiandosi il rituale "doppio bacio" mafioso. 

Quanto ai consiglieri comunali, rileva ai fini della presente relazione il danneggiamento ad un escavatore subito da un amministratore, eletto tra le fila della maggioranza ma passato all'opposizione per contrasti con il sindaco. 

L'evento - secondo le successive indagini - è da ritenere una forma di ritorsione nei confronti del consigliere, considerato troppo vicino ad un imprenditore - titolare di una ditta individuale e di altra società - con il quale aveva costituito una società imprenditoriale di fatto, non legalmente formalizzata. Infatti, l'escavatore, di proprietà dell'imprenditore era in realtà in uso esclusivo dell'amministratore che, nella circostanza, dichiarava agli inquirenti di aver acquistato il mezzo, ma di non aver ancora provveduto al relativo passaggio di proprietà. Dell'imprenditore, il cui nominativo risulta nell'albo delle ditte di fiducia dell'ente, relativo agli anni 2012/2015, il prefetto di Palermo segnala i rapporti con la consorteria mafiosa. 

Nel corso di indagini finalizzate ad individuare gli autori di un reato di tentata estorsione ai danni di un imprenditore - titolare di una ditta che è risultata affidataria nel 2013 di lavori presso il campo sportivo comunale - è emerso che un soggetto, poi divenuto consigliere comunale a Corleone, si era interessato affinché' il predetto imprenditore facesse lavorare, all'interno del cantiere, una ditta vicina a cosa nostra, nonché' il congiunto di un sodale e un mafioso appena scarcerato, parente e fiancheggiatore del locale capomafia, di cui si è detto in precedenza. 

Nella vicenda e' coinvolto anche il predetto dipendente comunale - allora custode del campo sportivo, nei cui uffici si svolgevano incontri tra associati ed affiliati mafiosi per programmare attività delittuose - che ha esercitato pressioni finalizzate all'assunzione dell'esponente malavitoso. 

Emblematica e' la circostanza che il comune non si sia costituito parte civile nel procedimento penale instaurato dopo l'arresto del proprio dipendente. 

Gli accertamenti ispettivi della commissione d'accesso tratteggiano una struttura amministrativo-burocratica formata da soggetti legati tra loro da rapporti parentali o adusi a frequentazioni controindicate. 

L'apparato burocratico ha subito, nel tempo, diversi interventi di riorganizzazione, con frequenti cambi ai vertici dei settori e con la costituzione di due ulteriori uffici tecnici posti alle dipendenze di persone assunte con contratto a tempo determinato e part-time, cui sono state attribuite mansioni sottratte alle strutture gia' esistenti. L'iniziativa di nominare i due nuovi capi-settore, secondo quanto riferito da due amministratori dell'ente, sarebbe stata assunta direttamente dal sindaco, senza consultazioni con la maggioranza consiliare e con la giunta, ed avrebbe inciso sulle competenze di due dirigenti tecnici di molo del comune, preposti ai servizi le cui attribuzioni sono state ridotte. 

La rete familiare e la comunanza di interessi con la criminalista' organizzata ha costituito il substrato nel quale si e' esplicato il condizionamento dell'amministrazione, comprovato da una serie di fatti gravi e concreti, che hanno determinato una situazione di vantaggio per soggetti facenti parte di cosa nostra o vicini alla consorteria, la cui responsabilità' deve essere ricondotta all'ente. 

Le attivita' connesse alla gestione del ciclo dei rifiuti sono quelle che suscitano maggiore interesse da parte della criminalità' organizzata, sia per gli enormi proventi che ne derivano, sia per la possibilità' di esercitare un capillare controllo del territorio. 

Il comune di Corleone - che insieme ad altri comuni faceva parte dell'Area Territoriale Ottimale Palermo 2 (ATO PA 2), oggi in fallimento - sfruttando le difficolta' incontrate dalla societa' incaricata della raccolta, ha garantito a societa' private, collegate a consorterie mafiose locali, lo svolgimento del servizio di raccolta rifiuti. 

Secondo quanto emerge anche dagli atti della commissione d'accesso, il comune ha perseguito gli interessi delle locali famiglie mafiose, fin dai primi momenti di crisi dell'ATO, ostacolando le procedure comunali relative all'istituzione dell'Area di raccolta ottimale (ARO), prevista da specifiche disposizioni regionali in materia di gestione del ciclo dei rifiuti. 

Grave e', infatti, la circostanza che nonostante, nel 2014, l'Ufficio tecnico comunale avesse preparato tutta la documentazione costitutiva dell'ARO, nonche' il Piano di intervento per la raccolta dei rifiuti solidi urbani sul territorio di Corleone, dopo l'approvazione da parte della giunta, la relativa delibera consiliare non sia mai stata adottata, per espressa volonta' del sindaco. 

Per contro, il sindaco, dal mese di febbraio 2015, ha dato avvio ad una gestione straordinaria del servizio disponendo, con proprie ordinanze contingibili ed urgenti, interventi sussidiari attraverso noli affidati a due imprese, di cui una riconducibile ad un soggetto vicino alla locale famiglia mafiosa, che ne e' di fatto l'amministratore, e l'altra amministrata da un componente del consiglio di amministrazione della prima. 

Nei' confronti delle predette ditte, il prefetto di Palermo, lo scorso 15 luglio 2016,
ha emanato distinti provvedimenti interdittivi, disponendo anche, per una delle imprese, la cancellazione e, per l'altra, il diniego dell'iscrizione nella cosiddetta white list, istituita presso la prefettura di Palermo. 

Gli accertamenti svolti dalla commissione di accesso hanno reso evidente che i noli contratti dall'amministrazione comunale celano un vero e proprio affidamento di appalto del servizio. 

Il prefetto osserva che, solo nel novembre 2015 e nel febbraio 2016, i rapporti con la seconda ditta saranno disciplinati con due contratti stipulati in forma pubblica, ma privi dei piu' elementari requisiti dell'atto pubblico e, cioe', dell'indicazione circa l'esatta durata del contratto e della specificazione del costo del servizio in un arco temporale preciso. Infatti, la durata dell'appalto viene collegata "all'esaurimento delle risorse impegnate". 

Singolare e' anche la circostanza che i due contratti siano stati sottoscritti in vigenza di un atto di indirizzo della giunta che - esercitando una competenza impropria - dichiara cessato lo stato di emergenza ed incarica il responsabile del servizio di espletare una regolare procedura di' gara. 

Il comune di Corleone ha esternalizzato il servizio di accertamento e riscossione dei tributi, scegliendo un concessionario tra le societa' selezionate da un'associazione costituita per l'espletamento di alcuni servizi, alla quale l'ente ha aderito con delibera di giunta del dicembre 2013. L'iniziativa dell'amministrazione aveva lo scopo di abbattere i tempi necessari per l'indizione di una eventuale gara da gestire in proprio, perseguendo, nel contempo, obiettivi di economicita', convenienza e contenimento dei costi. 

La scelta del comune ha trovato, tuttavia, la ferma opposizione del collegio dei revisori che aveva contestato la convenienza economica dell'iniziativa, evidenziando anche un non proficuo utilizzo del personale del competente ufficio comunale. Peraltro, anche l'Autorita' nazionale anticorruzione aveva obiettato che la ditta prescelta non rispondeva ai modelli organizzativi previsti dalla vigente normativa e che le gare espletate dalla societa' risultavano prive del presupposto di legittimazione. 

Nonostante i rilievi, il servizio risulta ancora esternalizzato ed e' svolto da una ditta subentrata alla prima societa' assegnataria, la quale detiene il 45% delle quote azionarie dell'attuale gestore. Dall'esame della situazione economica del comune, a far data dall'affidamento del servizio al concessionario, si registra un calo di oltre 40 punti percentuali nella riscossione ordinaria dei tributi, che passa dal 73% al 25%. 

Tra gli utenti morosi vi sono esponenti della locale consorteria e familiari di amministratori ed e' inoltre significativo che il referente della societa' sia stato consigliere della prima assegnataria e sia affine del capo di un mandamento contiguo a quello di Corleone, come e' stato accertato nel corso di indagini condotte dalle forze di polizia.

 Come rileva il prefetto di Palermo, i titolari di molte delle imprese iscritte all'albo si trovano in rapporti di forte contiguita' o addirittura di appartenenza alle locali consorterie mafiose. Dette ditte sono risultate destinatarie di affidamenti diretti o a trattativa privata per l'esecuzione di lavori o per l'espletamento di servizi di competenza comunale. Si fa, in particolare, riferimento ai lavori eseguiti negli anni 2012-2015 da una ditta il cui titolare e' aduso a frequentazioni controindicate ed e' stato coinvolto nella vicenda relativa alla tentata estorsione di cui si e' gia' parlato ed a quelli affidati in via diretta ad altra ditta, i cui soci sono stati reiteratamente notati dalle forze di polizia in compagnia di esponenti, anche di spicco, del clan locale. 

Quanto ai servizi, viene segnalato quello relativo alla mensa scolastica, assegnato ad una ditta vicina alla criminalita' organizzata, con procedura anomala caratterizzata dal frazionamento dell'appalto, che e' quindi rimasto sempre sotto-soglia.

 Anche in occasione dell'affidamento di incarichi legali, l'azione dell'ente e' stata condizionata dagli interessi della criminalita' organizzata: nonostante il comune si sia dotato di un albo di legali di fiducia e la relativa attivita' sia disciplinata da disposizioni regolamentari, la difesa dell'amministrazione in tutti i contenziosi stragiudiziali e' stata affidata ad un avvocato legato da vincoli parentali con la famiglia mafiosa corleonese. 

Nonostante la precaria situazione finanziaria e le raccomandazioni del collegio dei revisori, l'amministrazione ha erogato un generoso contributo ad una associazione, consentendole anche di realizzare una manifestazione per le vie cittadine, senza versare il pagamento per l'occupazione del suolo pubblico. Anche in questo caso, rilevano i vincoli familiari degli amministratori dell'associazione - di cui e' vicepresidente un amministratore comunale - con un esponente malavitoso locale. 

Dalle risultanze dell'accesso emergono, inoltre, i rapporti tra l'amministratore protagonista del citato fatto avvenuto all'interno dell'esercizio commerciale e un'associazione sportiva, reiteratamente destinataria di contributi negli anni 2012, 2013 e 2015, nonostante i pareri contrari espressi dal responsabile del servizio - che aveva osservato la mancata produzione della documentazione prevista dal regolamento dell'ente - e dal Segretario generale che, in qualita' di responsabile dell'anticorruzione, rilevava l'assoluta inopportunita' ed incoerenza dell'elargizione rispetto al Piano triennale per la Prevenzione della Corruzione. 

Il prefetto di Palermo segnala anche una serie di vicende che meritano, in questa sede, una particolare attenzione. 

La prima riguarda la partecipazione ad una manifestazione internazionale di una ditta riconducibile alla criminalita' organizzata, il cui titolare ha attivamente sostenuto la candidatura dell'attuale sindaco. Nell'occasione, la selezione dei partecipanti - che in adesione alle previsioni di un progetto europeo avrebbe dovuto riguardare un massimo di venti operatori agro-alimentari della provincia - e' stata gestita dall'amministrazione comunale in modo da assicurare la partecipazione all'evento esclusivamente alla predetta ditta e, per di piu', con oneri a carico del comune. Sulla vicenda e' stato avviato un procedimento penale, in fase di indagini preliminari. 

Un'altra vicenda riguarda l'assunzione, nel mese di aprile 2015, di uno stretto congiunto del locale capomafia, presso una scuola statale, in relazione ad una sentenza del Tribunale amministrativo regionale Sicilia che sanciva l'obbligo per l'ente di assegnare una assistenza igienica in favore di un minore. La procedura di reclutamento e' connotata da lacune ed anomalie, tanto evidenti da indurre al deferimento all'autorita' giudiziaria del funzionario responsabile. 

Viene, infine, segnalato il comportamento del sindaco in relazione ad un progetto commerciale per la raccolta del latte proveniente dall'Alto Belice, da convogliare presso un impianto di proprieta' comunale per essere poi trasferito fuori regione ed immesso nella grande distribuzione. Fonti tecniche di prova attestano l'interesse di cosa nostra a monopolizzare l'intera raccolta del latte nell'area corleonese, attraverso un accordo sul prezzo di detto bene primario che avrebbe consentito all'organizzazione criminale di essere piu' competitiva sul mercato. 

E' un dato fattuale la circostanza che al sopralluogo presso l'impianto comunale - organizzato da un esponente malavitoso locale sfruttando i solidi rapporti con un congiunto del sindaco - abbia partecipato il primo cittadino, che ha accolto i partecipanti all'incontro. Secondo quanto risulta dalle predette prove tecniche, al termine della visita all'impianto il boss ha riferito ad un proprio parente la disponibilita' del congiunto del sindaco ad intercedere presso l'amministrazione comunale per ottenere un canone d'affitto conveniente. 

Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Corleone, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che determinano lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente. 

Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Corleone (Palermo), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 

In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
Roma, 4 agosto 2016 

Il Ministro dell'interno: Alfano 
Art. 2
 La gestione del comune di Corleone (Palermo) e' affidata, per la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da: 
dott.ssa Giovanna Termini, viceprefetto; 
dott.ssa Rosanna Mallemi viceprefetto aggiunto; 
dott.ssa Maria Cacciola, funzionario economico-finanziario. 
Art. 3 
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 
Dato a Selva di Val Gardena, addi' 12 agosto 2016 
MATTARELLA 
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Alfano, Ministro dell'interno 
Registrato alla Corte dei conti il 22 agosto 2016 Ufficio controllo atti Ministeri interno e difesa reg.ne prev. n. 1583 


Tra i fermati - tutti vicini a Totò Riina - c'è anche Rosario Lo Bue, capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato. "Chi l’ha portato qua con i voti degli amici? - dicono nelle intercettazioni riferendosi al ministro dell'Interno - E’ andato a finire là con Berlusconi e ora si sono dimenticati tutti". Il ministro non commenta: "Di questo parlo dopo" 20 NOVEMBRE 2015

Antonino Di Marco gestiva appalti in provincia e terreni della Curia di Monreale. I carabinieri l'hanno intercettato mentre entra nella segreteria politica del deputato regionale Nino Dina. E nel suo covo dava lezioni di mafia ai più giovani: "C'è bisogno di serietà, educazione e rispetto". Fermate cinque persone 23 SETTEMRE 2014

VINI GENNARO PARTECIPA DAL 10 AL 12 APRILE DEL 2013 A SAN PIETROBURGO ALLA INTERFOOD

La pena più alta è stata inflitta a Antonino Di Marco (12 anni), ex impiegato comunale e custode del campo sportivo di Corleone. Undici anni a Paolo Masaracchia, 11 anni e 8 mesi per Nicola Parrino, 8 anni e 4 mesi per Franco Dugo, 9 anni e 8 mesi per Pasqualino Dugo e 9 anni per Ciro Badami. L'altro imputato, Antonino Lo Bosco, è deceduto. 22 FEBBRAIO 2016

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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012

Scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Considerato che nel comune di Isola delle Femmine (Palermo) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009; 

Considerato che dall'esito di approfonditi accertamenti sono emersi collegamenti diretti ed indiretti tra componenti del consesso e la criminalita' organizzata locale; 

Ritenuto che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata arreca grave pregiudizio per gli interessi della collettivita' e determina lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 

Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale di Isola delle Femmine, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell'ente locale; 

Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 

Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; 

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9 novembre 2012 alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana; 

Decreta: 
Art. 1 

Il consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) e' sciolto per la durata di diciotto mesi

Art. 2 

La gestione del comune di Isola delle Femmine (Palermo), e' affidata alla commissione straordinaria composta da: 
dott. Vincenzo Covato - viceprefetto a riposo; 
dott.ssa Matilde Mule' - viceprefetto aggiunto; 
dott. Guglielmo Trovato - dirigente di II fascia
Art. 3 
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 

Dato a Roma, addi' 12 novembre 2012

NAPOLITANO 

Monti, Presidente del Consiglio dei 
Ministri 

Cancellieri, Ministro dell'interno Registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012 Registro n. 7, interno foglio n. 185

ALLEGATO
Al Presidente della Repubblica

Il comune di Isola delle Femmine (Palermo), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.

I contenuti di alcuni esposti trasmessi alla prefettura di Palermo ed alla locale stazione dell'Arma dei Carabinieri ponevano in evidenza svariate circostanze in base alle quali l'amministrazione comunale di Isola delle Femmine sarebbe stata soggetta all'influenza della locale criminalita' organizzata. 

In relazione a tali segnalazioni ed al fine di verificare la sussistenza di forme di condizionamento e di infiltrazione delle locali consorterie nei confronti degli amministratori comunali il prefetto di Palermo, con decreto del 3 aprile 2012, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.

 All'esito degli accertamenti effettuati, la commissione incaricata dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Palermo, sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, che si e' pronunciato all'unanimita', ha redatto l'allegata relazione in data 30 agosto 2012, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale. 

I lavori svolti dalla commissione d'indagine hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ed il contesto ambientale ove si colloca l'ente locale. 

Il territorio del comune di Isola delle Femmine e' contraddistinto dal controllo operato da un esponente della criminalita' organizzata, originario del luogo, condannato con sentenza emessa dal G.U.P. di Palermo il 20 dicembre 2000 e divenuta irrevocabile il 7 ottobre 2003 a 4 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis c. p. commi 1, 3, 4 e 6. In particolare la citata sentenza ha accertato l'appartenenza dello stesso all'associazione mafiosa «cosa nostra» con un ruolo incisivo nell'ambito della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine. 

Il citato capo mafia e' stato nuovamente tratto in arresto nel 2010, nell'ambito di altra operazione giudiziaria, ed e' tuttora detenuto. E' gravemente indiziato in relazione al reato di direzione dell'associazione mafiosa «cosa nostra» quale promotore e organizzatore delle relative attivita' illecite avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento per commettere delitti contro la vita, l'incolumita', il controllo di attivita' economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici per intervenire sulle istituzioni e la pubblica amministrazione. 

Unitamente al citato capo famiglia, nel contesto criminale che esercita l'influenza sul territorio comunale, operano anche altri personaggi appartenenti all'organizzazione malavitosa, di elevato spessore criminale, con precedenti per reati associativi e considerati persone socialmente pericolose. 

L'accesso ispettivo ha consentito di individuare un insieme di cointeressenze, relazioni e frequentazioni tra esponenti della locale famiglia mafiosa, al cui vertice e' il citato capo mafia, con componenti dell'apparato politico nonche' di quello burocratico. In tal modo sono stati evidenziati quegli elementi che dimostrano la condizione di penetrazione della locale organizzazione criminale nelle diverse sfere della vita amministrativa dell'ente. 

In particolare sono stati riscontrati legami parentali, a diversi livelli, tra alcuni componenti della giunta e del consiglio comunale con la criminalita' organizzata, nonche' ricorrenti ed inopportune frequentazioni. 

Viene posto in evidenza come, sebbene la limitata estensione territoriale ed limitato numero di abitanti dell'ente avrebbe dovuto consentire a coloro che rivestono cariche pubbliche di esercitare un vaglio attento delle dinamiche sociali e delle sfere relazionali ponendo cosi' maggiore attenzione alle scelte politico amministrative, i diversi personaggi politici non hanno in alcun modo posto in essere una effettiva presa di distanza dalle locali organizzazioni criminali. 

Il comune di Isola delle Femmine e' caratterizzato da una sostanziale continuita' amministrativa che si evince dall'avvicendamento nei ruoli di vertice dell'ente da parte delle stesse persone: l'attuale sindaco, al suo secondo mandato consecutivo, aveva gia' svolto, nei mandati immediatamente precedenti all'elezione a primo cittadino, le funzioni di vice sindaco; il sindaco eletto nelle tornate amministrative del 1993 e 1998 ha successivamente svolto fino al 2006, le funzioni di vice sindaco; tre degli attuali componenti della giunta ed il presidente del consiglio comunale hanno rivestito cariche politiche nella precedente consiliatura. 

Le ingerenze della criminalita' nelle funzioni e nelle attivita' svolte dal comune si sono tradotte in molteplici illegittimita', abusi, anomalie e sviamenti dell'attivita' amministrativa volti a favorire economicamente o sotto forma di altre utilita' persone o societa' direttamente o indirettamente collegati ad esponenti della locale consorteria mafiosa. 

E' stato rilevato che talune distorsioni gestionali dell'ente, poste in essere in favore di soggetti vicini alla locale famiglia mafiosa, hanno radici nelle amministrazioni avvicendatesi nel corso degli anni e si sono ripetute in costanza dei due mandati elettorali guidati dall'attuale sindaco. 

Fattori che attestano la penetrazione malavitosa sono emersi dall'analisi delle procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori servizi e forniture. E' stata riscontrata la ricorrenza di quei caratteri indiziari che connotano i sistemi di gestione illegale delle gare ad evidenza pubblica, quali la presenza ripetuta delle medesime ditte in gare diverse con un avvicendamento delle stesse nelle aggiudicazioni nonche' la riferibilita' di tali aziende a cosche mafiose locali.

Piu' in particolare, la commissione d'indagine ha constatato come l'amministrazione comunale, nel tempo, abbia costantemente disapplicato i rigorosi dettami stabiliti per l'espletamento delle gare pubbliche, facendo ricorso a procedure ristrette per la scelta del contraente, procedure negoziate o a trattativa privata di cui all'art. 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 o mediante cottimo fiduciario ai sensi dell'art. 125 del citato decreto. Il ricorso a tali procedure non era giustificato dai necessari caratteri di urgenza ed indifferibilita' per gli specifici casi e tanto piu' conciliabile con le dovute precauzioni che devono connotare l'attivita' di un comune che si trova ad operare in un territorio notoriamente contraddistinto da interferenze illecite. 

Gravi e persistenti anomalie hanno interessato le procedure di affidamento di lavori mediante appalto pubblico. E' risultato infatti che in alcuni casi l'amministrazione ha frazionato gli importi dei lavori; con tali modalita' operative e' stato possibile eludere le puntuali disposizioni in materia. 
In altre procedure e' stata applicata la normativa sulla fornitura di beni, mentre si sarebbe dovuto applicare quella concernente la prestazione di opere.

E' emblematico di uno sviamento dell'attivita' amministrativa il frequente ricorso alla procedura del cottimo fiduciario, connotato da anomalie per la riscontrata mancata adozione del regolamento sulle modalita' di affidamento di lavori pubblici mediante cottimo fiduciario e la mancata adozione del relativo albo delle imprese di fiducia. 

L'assenza di tali strumenti organizzativi ha fatto si' che il comune di Isola delle Femmine, per l'espletamento delle gare di affidamento dei lavori da eseguire, adottasse procedure in contrasto con i principi di trasparenza, rotazione e parita' di trattamento e comunque non in linea con le disposizioni contenute nel citato decreto legislativo n. 163/2006. 

La relazione prefettizia ha messo in rilievo che il complessivo quadro delle evidenziate anomalie e irregolarita' poste in essere nel corso delle due ultime consiliature guidate, sempre dallo stesso primo cittadino, e' la dimostrazione di come
l'infiltrazione criminale abbia condizionato l'azione dell'amministrazione comunale. 

Nello specifico tale condizionamento e' rilevabile dalle seguenti iniziative dell'ente. 

 E' il caso della procedura concernente i lavori di collegamento del
sistema fognario comunale ad un depuratore consortile. In particolare e' stato verificato che sulle buste pervenute al comune e contenenti le offerte delle ditte interessate non veniva posto l'orario di arrivo, non consentendo in tal modo di' adottare il criterio secondo cui le varie offerte dovevano essere ordinate progressivamente. La societa' vincitrice doveva inoltre essere esclusa atteso che la documentazione dalla stessa depositata e' risultata insufficiente rispetto a quanto previsto dal disciplinare di gara, non avendo prodotto la stessa societa' ne' la cauzione provvisoria ne' idonea documentazione comprovante il prescritto versamento all'autorita' per la vigilanza sui lavori pubblici. 

Le diverse irregolarita' riscontrate, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto il profilo formale, attestano l'avvenuta penetrazione della criminalita' nell'ente per il fatto che la gara in esame si e' conclusa proprio con l'aggiudicazione dei lavori ad una societa' che presenta forti elementi di controindicazione L'amministratore unico della stessa e' uno stretto congiunto di un soggetto tratto in arresto per il reato di associazione mafiosa e la medesima societa', nell'ambito delle relative indagini giudiziarie, e' stata sottoposta a perquisizione. 

Ulteriori anomalie hanno contraddistinto la fase di esecuzione dei lavori ed in particolare l'affidamento in subappalto di parte degli stessi ad una ditta riconducibile alla locale famiglia mafiosa. La commissione d'indagine ha posto in rilievo che in occasione dell'autorizzazione del sub appalto in questione la prefettura di Palermo aveva rappresentato al comune di Isola delle Femmine gli aspetti di controindicazione del subappalto in argomento, atteso che in occasione dell'istruttoria svolta per un'altra procedura di gara nei confronti della stessa ditta era stata emessa interdittiva antimafia. 

Inoltre, da parte della prefettura, era stato fatto presente all'ente locale che se avesse aderito al protocollo di legalita', la procedura di subappalto in esame sarebbe rientrata in quelle per cui sarebbe stato obbligatorio effettuare la verifica antimafia, con il conseguente effetto che la societa' in questione non avrebbe potuto essere affidataria del sub appalto. 

La mancanza di controlli da parte dell'ente nella fase di esecuzione delle opere ha tra l'altro favorito un ripetuto ed illegittimo ricorso alla stipula di subappalti, affidati a diverse societa', per un importo complessivamente superiore al limite del 30% del valore dell'appalto, in contrasto con quanto previsto dalla normativa di settore. 

Concorre a delineare il quadro di cointeressenze sussistenti tra amministrazione e locale criminalita' l'esame della procedura concernente i lavori di «ristrutturazione approdo e movimentazione della zona destinata ai pescatori nel porto di Isola delle Femmine», caratterizzata da distorsioni ed irregolarita' che assumono particolare rilievo in ragione della contiguita' ad ambienti mafiosi dei vertici della societa' che si e' aggiudicata l'appalto. 

L'amministratore unico e' figlio di un esponente della locale organizzazione mafiosa, condannato con sentenza del Tribunale di Palermo del 20 luglio 2000 perche' indiziato del reato di cui all'art. 416-bis per aver concorso con altre persone, in qualita' di titolare di impresa operante nel settore edile, alle attivita' ed al perseguimento degli scopi dell'associazione mafiosa denominata «cosa nostra». 

Le risultanze investigative avevano evidenziato che lo stesso, unitamente ad altri, aveva consentito che soggetti collegati all'organizzazione «cosa nostra» si aggiudicassero i lavori commissionati da un'amministrazione comunale della provincia di Palermo attraverso la previa consegna, ai titolari delle imprese concorrenti, delle buste contenenti le offerte presentate dalle ditte partecipanti alle varie gare di appalto, in modo tale da pilotare l'esito finale delle stesse.

Nel senso della evidenziata continuita' amministrativa si e' rivelato anche l'esame della procedura per l'appalto di manutenzione delle fognature e caditoie, servizio che, a seguito della rinuncia da parte della ditta che si era aggiudicata la gara, e' stato affidato ad una societa' che presenta gravi forme di controindicazione. 

Detto aspetto e' connesso alla circostanza che la stessa societa' risulta collegata ad altra azienda operante nello stesso settore d'attivita' e che i proprietari e gli amministratori delle due societa' presentano stretti legami parentali con esponenti di rilievo della locale criminalita' organizzata. Questi ultimi, nel passato, hanno favorito la latitanza di soggetti criminali di primissimo rilievo ed inoltre uno di detti esponenti e' stato condannato per reati associativi. 
Il gruppo familiare in argomento, peraltro, ha partecipato ad iniziative di costruzioni edili unitamente ad altri soggetti controindicati. 

L'organo ispettivo ha posto in rilievo come il comune di Isola delle Femmine, nel corso degli anni, abbia frequentemente affidato alla predetta societa' una ripetuta serie di lavori pubblici facendo ricorso a ordinanze sindacali di intervento straordinario o a gare informali a trattativa privata. Gli evidenziati, ripetuti affidamenti portano a ritenere fondatamente che la societa' in questione sia una vera e propria «fiduciaria» del comune di Isola delle Femmine. 

In tale contesto le iniziative per la diffusione della legalita' intraprese dall'amministrazione comunale sono apparse piu' che altro come mere «operazione di facciata» atteso che, come evidenziato, diversi settori del comune si sono rivelati soggetti a gravi forme di condizionamento e solamente il 27 febbraio 2012 l'ente ha aderito al protocollo di legalita' Carlo Alberto Dalla Chiesa. 

Anche le procedure analizzate nel settore urbanistica e territorio hanno evidenziato i caratteri di una sostanziale linea di continuita' con le modalita' operative adottate dalle amministrazioni succedutesi negli anni precedenti. 

Significativo in tal senso si e' rivelato l'esame di alcune concessioni edilizie connotate da favoritismi ed anomale cointeressenze. Al riguardo giova sottolineare che il comune di Isola delle Femmine e' sottoposto ad una serie di vincoli di diversa natura, archeologici, idrogeologici e sismici, per cui ogni procedura avrebbe dovuto essere piu' rigorosa e maggiormente rispettosa delle varie normative di settore. 

L'iter per l'approvazione del piano regolatore generale, avviato dal comune verso la meta' degli anni '90, si e' rilevato farraginoso e caratterizzato da un'estrema lentezza. Il Piano e' stato adottato solo nell'agosto dell'anno 2007 nel corso del primo mandato dell'attuale sindaco. La procedura volta all'approvazione definitiva del nuovo strumento urbanistico, tuttavia, non puo' ritenersi ancora conclusa. L'insieme di tali circostanze, che hanno consentito all'ente di continuare ad avvalersi di strumenti non adeguati alle esigenze del territorio, si sono rivelate un utile mezzo per agevolare gli interessi economici di soggetti riconducibili ad ambienti controindicati. 

Emblematica in tal senso e' la vicenda relativa ad una concessione edilizia per la realizzazione di tre ville unifamiliari, rilasciata proprio in prossimita' della tornata elettorale che ha visto nuovamente eletto l'attuale sindaco. 

A seguito di un esposto, il locale comando Carabinieri richiedeva al competente ufficio della Regione una verifica della concessione in esame. Tale organo, all'esito dell'accertamento esperito, rappresentava che la concessione doveva ritenersi illegittima per mancanza dei presupposti richiesti dalla normativa di settore.

Lo sviamento dell'attivita' amministrativa e l'attitudine ad operare in violazione dei principi di legalita' risulta evidente ove si consideri che l'amministrazione comunale, pervicacemente, decideva di non modificare in alcuna parte i contenuti della suddetta concessione pur a fronte di un secondo intervento della Regione che confermava l'illegittimita' del provvedimento ed evidenziava la competenza del comune all'annullamento dell'atto. 

Tali illegalita' procedurali sono risultate funzionali ad assecondare interessi illegali in quanto i beneficiari della concessione in argomento sono stretti congiunti di un esponente di spicco della locale famiglia mafiosa, di professione costruttore, che risulta aver avuto partecipazioni societarie con soggetti colpiti da provvedimenti giudiziari per associazione di tipo mafioso. 

Ulteriori anomalie sono emerse dall'esame di un'altra concessione edilizia per la mancanza dei presupposti per il rilascio della concessione stessa; l'indagine ispettiva ha inoltre evidenziato la mancata riscossione, da parte dell'ente, degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione. 

Tale procedura era stata avviata sin dal 2001 dai precedenti proprietari del fondo che, dopo una lunga e complessa vicenda amministrativa, protrattasi per anni con gli uffici comunali, vendevano l'area ad una ditta la cui riconducibilita' ad ambienti controindicati era nota ai competenti uffici comunali. Tale societa' solo dopo pochi mesi dalla richiesta di voltura della pratica in esame otteneva il rilascio del provvedimento richiesto. 

Ulteriori aspetti emblematici della complessiva vicenda sono rinvenibili nella circostanza che, solo a seguito di un'operazione di polizia e del connesso arresto di uno stretto congiunto del socio amministratore della suddetta societa', il responsabile dell'ufficio tecnico comunale chiedeva alla locale procura della Repubblica ed alla prefettura di Palermo di conoscere se la societa' a cui favore era stata rilasciata la concessione edilizia fosse riconducibile all'esponente della criminalita' tratto in arresto. 

La commissione d'indagine al riguardo ha posto in evidenza, anche in questo caso, l'assenza di controlli e verifiche da parte dell'ente, atteso che elementi di controindicazione sulla societa' in argomento erano gia' da tempo a disposizione del comune di Isola delle Femmine in quanto la stessa prefettura aveva in precedenza segnalato, in occasione di altra procedura, i rapporti esistenti tra il soggetto tratto in arresto e la famiglia titolare delle quote sociali a cui era stata rilasciata la concessione edilizia. 

Significativi elementi di cointeressenze tra criminalita' organizzata ed amministratori comunali emergono altresi' dalla circostanza che alla votazione di talune delibere concernenti l'assetto urbanistico ha partecipato anche il consigliere comunale che, poco tempo dopo la votazione delle stesse, ha redatto in qualita' di tecnico incaricato dalla societa' proprietaria dell'aera la relazione finale per l'adeguamento del progetto di costruzione relativo alla concessione in argomento. 

Illegittimita' hanno caratterizzato anche la complessa procedura, protrattasi per anni, concernente il rilascio di una concessione per l'ampliamento di un esercizio commerciale il cui titolare e' uno stretto congiunto del locale capo mafia. 

Come ampiamente riportato nella relazione redatta dalla commissione d'indagine, l'analisi del complessivo iter istruttorio connesso al rilascio di tale concessione, le diverse autorizzazioni nel tempo rilasciate, le date delle protocollazioni e la tempistica per l'evasione delle relative istruttorie hanno posto in rilievo una serie di anomalie e irregolarita', fortemente indicative di uno sviamento dell'attivita' amministrativa. L'organo ispettivo ha evidenziato come il mancato rispetto degli adempimenti previsti per legge e l'assenza di un'attivita' di controllo, attivata solo a seguito di esposti, si sono risolti in favore degli interessi economici di ambienti mafiosi. 

Ulteriori criticita' che contribuiscono a definire la situazione di precarieta' dell'ente locale e la diffusa illegalita' hanno interessato il settore finanziario contabile. 

E' stata posta in rilievo la sussistenza di una rilevante evasione tributaria nei confronti della quale l'amministrazione, negli anni, non ha posto in essere un'efficace azione di contrasto ne' una decisa attivita' per il recupero dei tributi. 

Il verificarsi di tali criticita' sono anche da ascriversi alla cattiva gestione, con condotte di rilevanza penale, posta in essere dalla societa' alla quale era stato affidato il servizio di riscossione dei ruoli di competenza comunale. 

Come emerso nel corso dell'accesso ispettivo tale societa' non solo ha omesso di riversare quanto aveva riscosso ma, nonostante l'avvenuta rescissione del contratto, si e' anche rifiutata di restituire al comune la relativa documentazione. 

Le accertate anomalie in materia di imposizione e riscossione tributaria sono un segnale evidente dell'incapacita' o della mancanza di volonta' dell'amministrazione eletta di dettare indirizzi e attuare adeguate strategie di vigilanza e controllo in un settore di vitale importanza per la sana gestione dell'ente locale, settore nel quale invece la commissione d'indagine ha accertato il sussistere di atteggiamenti omissivi, se non addirittura compiacenti, a tutto vantaggio di interessi riconducibili ad ambienti controindicati. 

Emblematiche in tal senso sono le verifiche effettuate dalla commissione d'indagine su un progetto, approvato con delibera di giunta del 2010, che si proponeva di accertare e recuperare i tributi locali evasi negli ultimi cinque anni. 

In effetti la preannunciata azione di recupero non e' stata intrapresa. L'organo ispettivo ha infatti svolto un accertamento su un campione di contribuenti appartenenti a nuclei familiari legati o riconducibili alla criminalita' organizzata e l'esito dell'analisi ha evidenziato, con riferimento a tale campione, che la percentuale di tributi non versata, rispetto a quanto accertato ed iscritto a ruolo, e' pari all'89%. 

L'amministrazione pertanto non solo non ha posto in essere le opportune verifiche e iniziative per una corretta gestione delle entrate ma con la propria condotta ha, di fatto, favorito il concretizzarsi di una situazione in cui il tasso di evasione fiscale risulta piu' elevato con riferimento ai soggetti riconducibili o appartenenti a famiglie mafiose. 

Tale stato di cose ha prodotto una grave criticita' finanziaria dell'ente locale ed inoltre il mancato recupero delle entrate tributarie ha precluso l'utilizzo di dette risorse per iniziative e servizi in favore della collettivita'. 

Ulteriori illegittimita' e comunque il mancato rispetto dei principi di legalita' hanno interessato
l'attivita' svolta dal servizio economato, gestito di fatto da un dipendente comunale, sebbene lo stesso non fosse preposto al servizio. Gli accertamenti effettuati hanno consentito di verificare difformita' ed irregolarita' in specie per quanto attiene i criteri di scelta dei fornitori. 

Piu' in particolare nell'ambito di tale servizio, nel periodo di tempo preso in esame, sono state effettuate
spese di rappresentanza avvalendosi sempre dello stesso fornitore, vicino ad ambienti controindicati, che e' risultato essere lo stesso soggetto nei confronti del quale, come accertato dalla commissione d'indagine, l'ente comunale ha rilasciato la gia' citata concessione per occupazione di suolo pubblico caratterizzata da ripetute irregolarita'. 

Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del Prefetto di Palermo denotano una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Isola delle Femmine che, disattendendo ogni principio di buon andamento, imparzialità e trasparenza, hanno compromesso il regolare funzionamento dei servizi con grave pregiudizio degli interessi pubblici. 

Ritengo pertanto che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 

In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
Roma, 5 novembre 2012 

Il Ministro dell'interno: Cancellieri


DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CAPACI 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab


Al Presidente della Repubblica
   Il  consiglio  comunale  di  Capaci,  eletto  nelle  consultazioni elettorali  del  29  maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso.
   Invero con il rapporto del prefetto di Palermo del 14 maggio  1992 sono  state  evidenziate forme di pressione a carattere intimidatorio che compromettono l'imparzialita' degli organi elettivi  ed  il  buon andamento dell'amministrazione di Capaci.
   Nel  periodo  intercorrente tra il 28 settembre 1991 ed il mese di aprile  1992,  e  piu'  specificamente  a   seguito   della   mancata approvazione  da  parte del consiglio comunale della "convenzione con annessi piani di lottizzazione di varie ditte",  si  sono  susseguiti gravi  episodi  di  violenza  contro  alcuni componenti del consiglio comunale, costituenti inequivocabili tentativi di  coartazione  della determinazione dell'organo elettivo.
   In  particolare il 30 ottobre 1991 l'auto del consigliere Giuseppe Provenza e' stata segnata con una croce con liquido  imbrattante;  il 13  novembre  1991  l'auto dell'assessore Francesco Taormina e' stata incendiata; il 14 novembre 1991 e' stata incendiata  la  falegnameria del consigliere Paolo Billante; il 23 gennaio 1992 sono stati rotti i vetri  dell'auto  del  predetto  assessore  Francesco Taormina; il 1 febbraio 1992 e' stato dato alle fiamme  un  deposito  di  cabine  di legno di cui era comproprietario il consigliere Vincenzo Longo; il 12 febbraio  1992  e'  stata  incendiata l'auto del consigliere Giuseppe Siino; il 2 aprile  1992  una  esplosione  da  ordigno  ha  provocato ingenti danni ad un immobile del ragioniere capo del comune di Capaci Salvatore  Giambona;  il  7 aprile 1992 sono stati frantumati i vetri dell'auto del gia' richiamato consigliere  Giuseppe  Provenza.  Nella citata   serie   di  fatti  si  sono  inserite  prima  le  dimissioni dell'assessore Taormina e poi dell'intera giunta.
   Tali vicende, tuttora al vaglio dell'autorita' giudiziaria,  hanno avuto   ampia   eco   di  stampa  ed  hanno  determinato  apprensione nell'opinione pubblica ed anche in sede di assemblea regionale alcuni parlamentari hanno invocato lo scioglimento del consiglio  di  Capaci denunciando  la drammatica situazione in cui "la mafia terrorizza chi si batte per un mutamento della societa'".
   Dalle indagini svolte e' inoltre emerso che alcuni componenti  del consiglio  sono stati coinvolti in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi reati e che altri sono stati e sono  in  rapporti di  parentela,  amicizia  o  di  affari  con  personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, gia' sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della  legge  n.  31  maggio 1965, n. 575. In particolare:
    Vassallo  Salvatore  -  sindaco  dal  1988  al maggio 1991 e gia' presente nel consiglio eletto nel 1983 - risulta essere  allegato  da vincoli  di  parentela  nonche'  di  affinita' con Billeci Salvatore, imprenditore  edile  indiziato  di  appartenere   ad   organizzazione mafiosa,  gia'  sorvegliato  speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65. Insieme i predetti sono  stati  azionisti  della  "Copacabana S.p.a." facente capo al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della droga;
    Riccobono  Giovanni - sindaco dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992 - attualmente assessore e gia'  presente  nel  consiglio  eletto  nel 1983, risulta essere legato da affinita' a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto  appartenente  al  clan  dei  Corleonesi.  Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile  1992  e'  stato  richiesto  il  rinvio  a giudizio  per  accertare  se, nella decisione adottata in qualita' di sindaco, di sciogliere la seduta consiliare del  28  settembre  1991, nel  corso  della  quale  erano  stati  presentati per l'approvazione alcuni piani di lottizzazione edilizia non approvati dai  consiglieri presenti,  ricorra  l'ipotesi  di reato di abuso di atti d'ufficio ex art. 323, comma secondo, del codice penale.
   La constatazione che ben dodici  dei  consiglieri  attualmente  in carica  facessero gia' parte del precedente consiglio eletto nel 1983 fa, inoltre, verosimilmente ritenere che da lungo  tempo  gli  stessi siano sottoposti alle pressioni esterne ed alle influenze mafiose che di recente si sono cosi' violentemente manifestate.
   All'attuale   al   vaglio  dell'autorita'  giudiziaria  risultano, inoltre, essere sottoposti ulteriori fatti di rilevanza penale  quali reati  contro  la  P.A.,  attentati ed intimidazioni di tipo mafioso, appalti, gestioni di societa'  illecite,  manipolazioni  di  concorsi pubblici, lottizzazioni illegali e frequentazioni sospette di persone indiziate  come  mafiose  che  comunque coinvolgono l'amministrazione comunale di Capaci.
   La sussistenza  di  elementi  sintomatici  di  una  situazione  di illegalita'  diffusa e di degrado amministrativo, oltre che da quanto sopra esposto, e' comprovata dalle  ricorrenti  crisi  amministrative dell'ente,  nonche'  dal  proliferare  del  fenomeno  dell'abusivismo edilizio nel territorio comunale. Aspetto quest'ultimo che  testimonia la  mancanza  di  una  volonta'  specificamente tesa a contrastare il fenomeno medesimo, tant'e' vero che l'amministrazione non  ha  ancora approvato  il  piano  regolatore  generale  ne'  ha  provveduto  alla definizione  delle  numerosissime  istanze  di   sanatoria   edilizia pervenute  al  comune  fin  dal  30  giugno  1987.  A tale perdurante inefficienza, che delude le legittime aspettative della collettivita' locale, consegue  un  evidente  pregiudizio  per  la  normalizzazione dell'assetto  del  territorio  e  delle attivita' socio-economiche ad esso collegate.
   Infine  a  delineare  il  quadro  di  inquinamento  in  cui  versa l'amministrazione  di  Capaci concorre la recente denuncia per truffa aggravata di sette impiegati comunali  risultati  ingiustificatamente assenti,  nel  corso di un controllo antiassenteismo effettuato il 17 aprile  1992,  benche'  i  relativi  cartellini  segnatempo   fossero regolarmente timbrati.
   Il  clima  di  grave  condizionamento  e  degrado, in cui versa il consiglio comunale di Capaci, la cui  libera  determinazione  risulta piegata agli interessi delle locali organizzazioni mafiose; la palese inosservanza  del  principio  di legalita' nella gestione dell'ente e l'uso distorto della cosa pubblica utilizzata per il perseguimento di fini estranei al pubblico interesse hanno minato  ogni  principio  di salvaguardia   della  sicurezza  pubblica  e,  nel  compromettere  le legittime aspettative della popolazione  ad  essere  garantita  nella fruizione dei diritti fondamentali, hanno ingenerato diffusa sfiducia nella legge e nelle istituzioni da parte dei cittadini.
   Da  quanto  sopra  esposto emerge l'esigenza dell'intervento dello Stato    mediante     provvedimenti     incisivi     in     direzione dell'amministrazione    di   Capaci,   caratterizzata   da   costanti collegamenti diretti ed indiretti tra amministratori  e  criminalita' organizzata  che  condizionano la libera determinazione degli stessi, inficiano il  buon  andamento  dell'amministrazione  ed  il  regolare funzionamento dei servizi alla medesima affidati.
   Il  prefetto  di  Palermo,  ai  sensi  dell'art.  1,  comma 2, del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge  22 luglio 1991, n. 221, ha dato avvio alla procedura di scioglimento del consiglio  comunale  di  Capaci  con relazione n. G9206718/Gab del 14 maggio 1992 e nelle more, ritenuti sussistenti i  motivi  di  urgente necessita'  richiesti  dalla  legge,  con provvedimento del 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab,  ha  disposto  la  sospensione  del  consiglio comunale del sindaco e della giunta comunale di Capaci.
   Ritenuto  per  quanto esposto che ricorrano le condizioni indicate nell'art. 1 del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, che legittimano  lo  scioglimento del  consiglio  comunale  di  Capaci  (Palermo)  si  formula  rituale proposta per l'adozione della misura di rigore
Il Ministro dell'interno: SCOTTI



DOCUMENTI CORLEONE:


AGRIGENTO GREGORIO, BAGARELLA, CAPACI. CONSORTILE ESPERIA, CORLEONE, D'UGO, DI MARCO, ISOLA DELLE FEMMINE, LO BUE, MASARACCHIA, NO VE MA, PARRINO, provenzano, SAVONA LEA, SPERA, TOTÒ RIINA, Trade Eco Service, 


DECRETI SCIOGLIMENTO C.C. CORLEONE ISOLA DELLE FEMMINE CAPACI 

Sappada

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