Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”






Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo


lunedì 29 febbraio 2016

Isola Pulita: Italcementi, accolta la nostra diffida: il nuovo progetto entro il 10 aprile

Italcementi, accolta la nostra diffida: il nuovo progetto entro il 10 aprile

A volte sembra che l’Amministrazione regionale abbia bisogno del fucile puntato addosso per fare ciò che la legge richiede, nelle tempistiche previste. Il caso Italcementi è emblematico: siamo riusciti a sbloccare dopo anni di ritardo la vicenda delle centraline di monitoraggio dell’aria facendo aprire una procedura della Commissione Europea. Adesso da oltre un anno stiamo puntando ad ottenere il riammodernamento dell’impianto di Isola delle femmine e il procedimento di riesame delle autorizzazioni ambientali. Grazie ad una nostra diffida all’Assessorato regionale territorio e ambiente (ottobre 2015) quest’ultimo ha dopo oltre un anno inviato un ultimatum all’Italcementi per presentare tutta la documentazione necessaria ad avviare il procedimento. A novembre l’Italcementi risponde affermando che non ha più intenzione di riammodernare l’impianto. A questo punto ci si sarebbe aspettato che l’Assessorato fosse intervenuto tempestivamente, dando seguito alla sua stessa diffida e a quanto previsto dalla legge, per sanzionare l’Italcementi e obbligarlo a procedere, pena la chiusura dell’impianto.
La legge impone di esminare la documentazione entro 30 giorni. A inizio febbraio 2016, dopo diversi solleciti informali, abbiamo nuovamente diffidato l’Assessorato regionale a intervenire, minacciando di portare le carte in Procura per rifiuto atti d’ufficio. Anche stavolta abbiamo ottenuto un risultato: l’Assessorato ha scritto all’Italcementiche le motivazioni addotte dalla stessa non sono esaustive e l’ha diffidata a presentare tutta la documentazione necessaria per il riesame e il cronoprogramma per la riconversione tecnologica dell’impianto. Quanto sopra dovrà essere fatto entro il 10 aprile 2016. Noi come sempre saremo lì a monitorare ogni singolo passaggio.
Pretendiamo che la legge venga rispettata. La normativa sugli impianti industriali serve a tutelare la salute e l’ambiente e non sono ammessi ritardi e violazioni. I cittadini devono essere garantiti dalle autorità pubbliche.



CRONOLOGIA
DOCUMENTALE RINNOVO DECRETO A.I.A. 693 LUGLIO 2008 ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE


ITALCEMENTI 2014 16 GENNAIO AMA 15 ITALCEMENTI
RICHIESTA RINNOVO DECRETO AIA PROT ARTA 2176 17 GENNAIO 2014.

ITALCEMENTI 2014 11 GIUGNO PROT I AMA 128 ITALCEMENTI
RELAZIONE TECNICA RINNOVO DECRETO AIA 693 2008

ITALCEMENTI 2014 23 LUGLIO 1 SERVIZIO PUBBLICO INIZIO
PROCEDIMENTO RINNOVO AIA DECR 693 2008.

ITALCEMENTI 2014 16 LUGLIO PROT 52367 1 SERVIZIO
CONVOCAZIONE CONFERENZA SERVIZI 22 LUGLIO  RINNOVO AIA RICHIESTA
ITALCEMENTI PROT 2176 17 GENNAIO 2014 VERBALE DEL 22 LUGLIO

ITALCEMENTI 2014 2 SETTEMBRE ISOLA PULITA OSSERVAZIONI
ALLA RICHIESTA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ITALCEMENTI

ITALCEMENTI 2014 17 OTTOBRE CIRCOLARE 0.022.295 GAB D.
LGS 46 2014 RIESAME CON VALENZA DI RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 RINNOVO AIA

ITALCEMENTI  2014 22 DICEMBRE pec
ITALCEMENTI  PROT 59998 22 DICEMBRE
COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA RINNOVO AIA
DECRETO 693 2008  D.L.GS 46 2014

ITALCEMENTI 2014 29 DICEMBRE ITALCEMENTI PROT 18563 29
DICEMBRE COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA
RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 DLGS 46 2014

VERACE 2015 MAURO 19 OTTOBRE SERVIZIO 1 ASSESSORATO
ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING PROT 47711
DEL 19 10 2015 ITALCEMENTI SPA



ITALCEMENTI 2015 16 11 RISCONTRO DIFFIDA VERACE PROT 47711 19 OTT RIESAME
CON VALENZA     RINNOVO AIA DECRETO 693
2008 DECR LGS 46 2014. 

SERVIZIO 1 2016 24 FEBB ASSESSORATO AMBIENTE
PROTOCOLLO 11929 DIFFIDA ITALCEMENTI ENTRO 45 GIORNI.






SERVIZIO 1 2016 24 FEBB
ASSESSORATO AMBIENTE PROTOCOLLO 11929 DIFFIDA ITALCEMENTI ENTRO 45 GIORNI








ITALCEMENTI 2015 16 11 RISCONTRO DIFFIDA VERACE
PROT 47711 19 OTT RIESAME CON VALENZA     RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 DECR LGS 46
2014
















VERACE 2015 MAURO 19 OTTOBRE SERVIZIO 1 ASSESSORATO
ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING PROT 47711
DEL 19 10 2015 ITALCEMENTI SPA













ITALCEMENTI 2014 29 DICEMBRE ITALCEMENTI PROT 18563 29
DICEMBRE COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA
RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 DLGS 46 2014




















ITALCEMENTI  2014 22 DICEMBRE pec
ITALCEMENTI  PROT 59998 22 DICEMBRE
COMUNICA ENTRO MAGGIO VIA E VINCA REVAMPING RIESAME CON VALENZA RINNOVO AIA
DECRETO 693 2008  D.L.GS 46 2014




ITALCEMENTI 2014 17 OTTOBRE CIRCOLARE 0.022.295 GAB D. LGS 46 2014 RIESAME CON VALENZA DI RINNOVO AIA DECRETO 693 2008 RINNOVO AIA











































150 GIORNI, 17 Ottobre 2007, 2008, 2014, 2015, A.I.A..DECRETO 693, ANZA', Arpa, AZIENDA INSALUBRE, CANNOVA, CENTRALINE.PRESCRIZIONI, CONDO, DIFFIDA, ITALCEMENTI, REVOCA, RINNOVO, SANSONE, TOLOMEO, VERACE, Zuccarello,

Isola Pulita: Diffamazione, assolto Lino Buscemi. Aveva “bacchettato” Salvo Fleres lunedì, 29 febbraio 2016

Diffamazione, assolto Lino Buscemi. Aveva “bacchettato” Salvo Fleres  



lunedì, 29 febbraio 2016  




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Il dirigente regionale, Lino Buscemi

Il Giudice di Pace di Palermo, dott. Antonino Cutaia, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Lino Buscemi , già dirigente dell’Ufficio regionale di garanzia dei diritti dei detenuti, difeso dall’avv. Fabrizio Biondo. Il processo, durato complessivamente circa tre anni e mezzo, era stato avviato in seguito alla denuncia-querela presentata dall’ex senatore di “Grande sud” ed ex Garante dei diritti dei detenuti ( nominato da Totò Cuffaro) Salvo Fleres. Questi , difeso dall’avv. Chiarenza, si era sentito offeso “nell’onore e nella reputazione” dalle frasi contenute in una lettera del 7.12.2011, a firma di Buscemi, ed indirizzata oltre che allo stesso Fleres anche, per conoscenza, al Presidente della Regione e al Dipartimento regionale della Funzione pubblica.
Lino Buscemi ha così commentato l’assoluzione che lo riguarda:
“Sono soddisfatto. Giustizia è fatta. Crolla definitivamente il castello di menzogne costruite artatamente contro di me. Quando, con buona pace dei causidici che si accreditano come garantisti, si sollevano inutili e dannosi polveroni, alla fine la verità viene sempre a galla e la giustizia trionfa. Resta l’amarezza per le tante sofferenze e disagi, psicologici ed economici, che si è costretti a sopportare per difendersi dalle pianificate aggressioni da parte di soggetti che praticano l’inqualificabile sport di lanciare accuse, ingiuste e prive di fondamento, con lo scopo (non riuscito) di infangare le persone perbene ed oneste anche intellettualmente. Dedico la recente assoluzione ai nove onestissimi ex dipendenti dell’ufficio che ho avuto l’onore e l’onere di dirigere, sottoposti ad una dura prova (sono sicuro che ne usciranno tutti a testa alta!) per effetto di una denuncia costruita ad arte con il solo scopo di danneggiare lavoratori seri e competenti colpevoli di non essere servili e ligi ai voleri del potente di turno. Oggi i suddetti dipendenti sono chiamati a risarcire “danni” singolarmente assai modesti (ciascuno di loro, in presenza di una condanna di primo grado e, dunque, non definitiva , dovrebbero rifondere l’erario per poche centinaia di euro!) e devono subire, inoltre, l’onta mediatica di essere assimilati ai cosiddetti fannulloni. E’ giusto tutto ciò? E, soprattutto, quando si smetterà d’inseguire le ininfluenti “pagliuzze” ? Lo chiedo a quanti fanno finta di non vedere le ‘travi’, ossia le gigantesche problematiche che rendono irredimibile e inqualificabile il potere politico. Impegnato, ormai, solo a distribuire posti, incarichi, consulenze e lauti compensi ad amici e sodali. Ovviamente, tranne in rari casi, con la certezza dell’impunità e di farla franca, perché, tanto nessuno chiederà il conto pur in presenza di fatti truffaldini a forte evidenza pubblica”.
I FATTI. Nella missiva del 7.12.2011 (ma anche in tante altre, inviate ad autorità varie) Lino Buscemi evidenziava un fatto notorio e cioè che l’ex garante Fleres brillava per assenza e, quando qualche volta frequentava la sede di Palermo, anziché occuparsi delle drammatiche problematiche dei detenuti, interferiva, “immiserendo il suo ruolo”, con ripetitive quanto provocatorie e vessatorie“letterine”, sulle legittime ed autonome attività gestionali di competenza, per legge, del dirigente e sui legittimi diritti contrattuali del medesimo. Formulando, al tempo stesso,“improbabili quanto claudicanti, sul piano giuridico, osservazioni che mirano soltanto a reiterare atti e comportamenti aggressivi, ostili e denigratori che continuano ad assumere, ormai in maniera abnorme, forme di violenza morale e psicologica”. Buscemi, sottolineava che “i disservizi, mi consenta, li provoca Lei che ben remunerato (non ha ancora rinunciato, malgrado abbia pubblicamente riferito – vantandosene – il contrario, al suo compenso di euro 100.000,00 annui) rivolge le sue attenzioni a chi lavora nell’esclusivo interesse della Regione con dignità, abnegazione e senso del dovere”.. Sulla medesima denuncia- querela, per i profili relativi alle“assenze” del Garante e alla “presunta rinuncia” del lauto compenso ( complessivamente l’ex senatore Fleres da ottobre 2006 al I° trimestre 2011 ha percepito euro 425.000,00 ! ), si erano già pronunciati 2 P.M. e 2 GIP ( procedimenti n.17753/12 e n.25125/12). Le posizioni di Lino Buscemi e del direttore di Siciliainformazioni Salvatore Parlagreco (entrambi indagati per il reato di diffamazione a mezzo stampa ed entrambi difesi dall’avv. Mauro Torti) su conforme richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, sono state definitivamente archiviate, rispettivamente il 13.1.2015 dal Gip dott. Ricciardi e il 27.8.2015 dal Gip dott.ssa Cardamone.
ALTRI FATTI. Anche la signora Gloria Cammarata, dipendente dell’Ufficio del Garante e fidata collaboratrice di lunga data dell’ex sen. Fleres, già consigliere comunale di F.I. a Palermo e candidata (non eletta) alle ultime elezioni regionali nella lista “Grande Sud”, ha presentato una denuncia penale e, contestualmente, depositato atto di citazione al Tribunale civile di Palermo nei confronti dell’avv. Buscemi, sostenendo di essere vittima di atti vessatori, prevaricatori ed abusivi, messi in atto – a suo dire – dal dirigente dell’ufficio Buscemi, che le avevano prodotto “gravi danni psicologici ed economici”. La Procura della Repubblica, dopo accurate indagini, ha presentato richiesta di archiviazione del procedimento nei confronti di Lino Buscemi. Avverso tale richiesta , la Cammarata (difesa dall’avv. Chiarenza), non appagata, ha proposto opposizione reiterando tutte le  accuse. Il GIP Giovanni Francolini, dopo pubblica udienza, in data 2.7.2015, ha ordinato, con ampia motivazione, la definitiva archiviazione del procedimento a carico di Buscemi . Restano, in atto, pendenti davanti al giudice civile il giudizio contro Buscemi e quello azionato, successivamente, a buon diritto, dallo stesso contro la Cammarata. Ed ancora, risulta pendente un ricorso proposto da Lino Buscemi, al Giudice del Lavoro di Palermo, per l’accertamento dell’illegittimità della risoluzione unilaterale del contratto d’incarico dirigenziale effettuata dall’ex garante Fleres e per la condanna dell’Amministrazione regionale al risarcimento dei danni patiti in ragione della medesima risoluzione.

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domenica 28 febbraio 2016

La rabbia dei Sindaci siciliani: “Comanda Crocetta o Baccei? Governo e Ars non sono più credibili”



La rabbia dei Sindaci siciliani: “Comanda Crocetta o Baccei? Governo e Ars non sono più credibili”


Alla base della dura presa di posizione del vice presidente di ANCI Sicilia,Paolo Amenta, c’è il caos che va in scena nel Parlamento siciliano, dov’è in discussione la manovra economica e finanziaria 2016. L’assessore Baccei e l’Ars prima hanno deciso di ‘saccheggiare’ un centinaio di milioni di Euro dal Fondo pensioni della Regione per finanziare i Comuni. Poi ci hanno ripensato e hanno deciso di non toccarlo. Poi hanno ancora cambiato idea, decidendo di ‘saccheggiare’ a metà il Fondo pensioni… Amenta: “D’ora in poi parleremo solo con Roma”
Ormai è ufficiale: il presidente della Regione ‘facente funzioni’, il toscanoAlessandro Baccei (il presidente Rosario Crocetta ormai nemmeno parla più: si è rassegnato…) e l’Ars sono nel pallone. In teoria, riuniti ormai da una settimana nella Sala d’Ercole di Palazzo Reale – sede del Parlamento siciliano – per discutere e approvare la manovra economica e finanziaria 2016, stanno in realtà facendo una gran confusione. E’ tutto caotico, ma sui Comuni dell’Isola il caos sembra pressoché totale.
Fino a stamattina Governo e Ars, dopo una lunga riunione con i vertici dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazione dei Comuni Italiani), avevano deciso di prelevare un centinaio di milioni dal Fondo pensioni della Regione (ripristinato nel 2009 e utilizzato per pagare le liquidazioni) da erogare ai Comuni. Opzione folle, che ha scatenato malumori tra i circa 18 mila dipendenti regionali, che temono di perdere le proprie pensioni (e non hanno torto…).
Dopo di che Governo e Ars ci hanno ripensato, decidendo di non toccare più il Fondo pensioni. Poi ci hanno ripensato ancora e hanno stabilito che toglieranno al Fondo pensioni della Regione 50 milioni di Euro (sembra che beccai non dorma la notte al pensiero che esiste ancora un fondo presso la Regione che non è stato ‘saccheggiato’ dal suo ‘capo’ Renzi – quello che l’ha spedito in Sicilia e che nemmeno lui può ‘saccheggiare’ per tappare i ‘buchi’ creati dal saccheggio del suo ‘capo’ Renzi).
Insomma, il caos è totale. Tanto che il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta, ha preso carta e penna e ha vergato un comunicato stampa di fuoco:
“Dopo quattro ore di discussione con i vertici dell’Assemblea regionale siciliana, i capigruppo e l’assessore all’Economia Baccei – scrive Amenta – chiuso con l’impegno ad aprire un tavolo tecnico a Roma con il Governo nazionale, riconoscendo le giuste rivendicazioni dei Comuni, che nell’arco di questi ultimi anni hanno già perso quasi 700 milioni dei fondi che gli spettavano, oggi Governo e Assemblea regionale tornano in Aula per emendare un Finanziaria che si sono già spartiti, penalizzando ulteriormente i Comuni”.
Amenta commenta un emendamento che, “anziché riconoscere, com’era stato concordato nell’incontro dei giorni scorsi, i tagli ai danni dei Comuni, li vorrebbe penalizzare ulteriormente con nuove proposte che non modificano e non migliorano le difficoltà rappresentate dagli Enti Locali”.
E’ inverosimile – aggiunge Amenta – quello che  sta succedendo. Governo e Ars non sono più credibili e come Comuni non abbiamo più interlocutori seri. Si erano assunti l’impegno di non tagliare i 115 milioni destinati agli investimenti dei Comuni, ed ora li hanno ridotti a 50, inserendo ancora la possibilità di pagare le rate mutuo con i fondi  PAC senza autorizzazione del CIPE e del Ministero. Dimenticando che altri 114 milioni dei 340 previsti nella quota corrente aspettano ancora il via libera da parte del Ministero. Per cui, ancora una volta, i Comuni sono considerati alla stregua di una qualsiasi associazione di volontariato”.
“Insomma, siamo al punto di partenza – prosegue il vice presidente di ANCI Sicilia -. D’altra parte non si è più capito chi comanda in Sicilia, se Crocetta o Baccei, per cui nel chiedere l’immediato intervento del Governo romano, chiediamo altresì all’Ars di non discutere del punto riguardante la Quota investimenti ai Comuni. Non solo, ma siano loro a dare risposte e ad interloquire con le cooperative del Terzo Settore sui servizi da garantire nei Comuni”.

RESOCONTO STENOGRAFICO (Stesura provvisoria)
318ª SEDUTA LUNEDI’ 22-MARTEDI’ 23-MERCOLEDI’ 24- GIOVEDI’ 25-VENERDI’ 26-SABATO 27 FEBBRAIO 2016

«Art. 8 Disposizioni in materia di autonomie locali

1. I comuni, con delibera del consiglio comunale, hanno la facoltà di anticipare gli effetti dell’articolo 2, comma 1, della legge regionale 26 giugno 2015, n. 11.

2. Per effetto delle disposizioni previste al comma 1, l’assegnazione ai comuni di cui all’articolo 6, comma 1, della legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5, è determinata in 340.000 migliaia di euro per l’anno 2016, di cui 1.000 migliaia di euro per le finalità di cui all’articolo 19, comma 2, della legge regionale 8 agosto 1985, n. 34 e successive modifiche ed integrazioni, per gli interventi di cui agli articoli 8 e 9 della legge medesima, e in 325.000 migliaia di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2017 e 2018. Conseguentemente è rideterminata l’aliquota di compartecipazione al gettito dell’imposta sui redditi effettivamente riscossa di cui al medesimo articolo.

3. Il comma 8 dell’articolo 6 della legge regionale 7 maggio 2015, n. 9 è sostituito dal seguente: “8. Tenuto conto del comma 10 dell’articolo 259 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modifiche ed integrazioni, per far fronte alle emergenze finanziarie degli enti locali che hanno dichiarato dissesto per l’anno finanziario 2013 e/o 2014, è previsto per l’anno 2016, uno stanziamento di 800 migliaia di euro a carico del fondo di cui all’articolo 6, comma 1, della legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 e successive modifiche ed integrazioni, quale contributo, in ragione del costo di ogni dipendente che, secondo i parametri del decreto del Ministero dell’Interno 24 luglio 2014, risulti in soprannumero.”.

4. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 6, comma 8, della legge regionale n. 9/2015, è ridotta a 800 migliaia di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2016 e 2017.

5. L’intervento finanziario di cui al comma 8 dell’articolo 6 della legge regionale n. 9/2015 si intende erogato a titolo di contributo.

6. Ai comuni in stato di dissesto non beneficiari di analoghi interventi regionali è concesso un contributo triennale a decorrere dall’anno 2016, in proporzione al numero degli abitanti.

7. Al maggiore onere di cui al comma 6 a carico del bilancio regionale per il triennio 2016-2018 si provvede a valere sul Fondo di cui al presente articolo.

8. Per le finalità di cui al primo periodo del comma

9 dell’articolo 6 della legge regionale n. 9/2015 e successive modifiche ed integrazioni, è autorizzata, per l’esercizio finanziario 2016, la spesa di 1200 migliaia di euro a valere sulle assegnazioni del Fondo delle autonomie locali. 9. Per l’esercizio finanziario 2016, a valere sul Fondo perequativo di cui al comma 2 dell’articolo 6 della legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 e successive modifiche ed integrazioni, è accantonata la somma di 500 migliaia di euro per garantire la prosecuzione degli interventi di cui al comma 10 dell’articolo 4 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11.

10. Per le finalità di cui all’articolo 21, comma 8, della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19, l’Assessorato regionale delle autonomie locali e la funzione pubblica, previo parere della Conferenza Regione-Autonomie Locali, è autorizzato ad impiegare una somma a valere sulle disponibilità del Fondo di cui al comma 2, nella misura massima di 150 migliaia di euro, per l’erogazione di contributi alle associazioni di comuni ed alle associazioni di amministratori comunali operanti sul territorio regionale.

11. A sostegno ed incentivo delle unioni dei comuni previste dall’articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 è autorizzata la spesa di 500 migliaia di euro, quale compartecipazione regionale ai contributi statali per l’anno 2016, a valere sul Fondo perequativo di cui all’articolo 6, comma 2, della legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 e successive modifiche ed integrazioni. I contributi sono concessi in relazione all’effettivo esercizio associato di funzioni da parte dell’unione a seguito della delega esclusiva delle medesime da parte di tutti i comuni aderenti.

12. Per i comuni di Barcellona e Milazzo interessati dall’alluvione dell’autunno 2015 con esondazione del Torrente Mela, l’Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica è autorizzato a concedere, per l’esercizio finanziario 2016, un contributo di 100 migliaia di euro ciascuno, a valere sul Fondo delle autonomie locali.

13. Le riserve a valere sul Fondo delle autonomie locali, costituito ai sensi dell’articolo 6, comma l, della legge regionale 28 gennaio 2014, n. 5 non possono superare, in ogni caso, la percentuale del due per cento.

14. Ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti secondo l’ultimo censimento, in fase di riparto del fondo delle autonomie locali è garantita un’assegnazione di parte corrente non inferiore a quella dell’anno 2015.

15. Alla lettera b) del comma 3 dell’articolo 6 della legge regionale n. 5/2014 e successive modifiche ed integrazioni, sono soppresse le parole “di cui alla legge 27 dicembre 1977, n. 984”.

16. Ai comuni che inquadrano nei propri ruoli il personale di cui alla legge regionale 5 agosto 1982, n. 93, come integrato dall’articolo 17 della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17 e successive modifiche ed integrazioni, è riconosciuto un contributo, per gli esercizi finanziari 2016 e 2017, a valere e nei limiti della riserva prevista dall’articolo 9, comma 1, della legge regionale 7 maggio 2015, n. 9, commisurato al costo del personale assunto. A decorrere dall’esercizio finanziario 2018 gli oneri relativi al personale predetto sono posti a carico dei bilanci dei Comuni interessati.

17. E’ istituito un fondo perequativo costituito dalle entrate della Regione di cui all’articolo 43, comma 1, relativo alle nuove concessioni, destinato all’equilibrio tra i comuni titolari di demanio marittimo e i comuni montani. Con decreto dell’Assessore regionale per l’economia, di concerto con l’Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, sono stabiliti i parametri per raggiungere tale equilibrio.

18. Il comma 2 dell’articolo 13 della legge regionale 15 maggio 2013, n. 9 è abrogato.

19. All’articolo 13 della legge regionale n. 9/2013 sono aggiunti i seguenti commi: "4 bis. Per le produzioni ottenute a decorrere dall’1 gennaio 2016 per ciascuna concessione di coltivazione, il valore dell’aliquota, calcolato ai sensi del comma 1, è corrisposto per un terzo alla Regione e per due terzi secondo i seguenti criteri:

a) il settanta per cento è attribuito al comune in cui ricade il giacimento, da destinare alle seguenti attività:
1) interventi di riqualificazione dei centri urbani;
2) riduzione pressione fiscale;
3) tutela e manutenzione del siti UNESCO;
4) servizi socio assistenziali in favore dei diversamente abili;
5) incremento industriale e interventi di miglioramento ambientale delle aree dove si svolgono le ricerche e le coltivazioni;
b) il trenta per cento è attribuito ai comuni del territorio del libero consorzio nel cui ambito territoriale ricade il giacimento, secondo il criterio della popolazione residente già definito in materia di compartecipazione Iva di cui al decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, da destinare alle finalità di cui ai punti 1, 2, 3 e 4. 4 ter. La ripartizione nelle percentuali di cui sopra ha luogo unicamente nelle ipotesi in cui, in relazione al comune in cui ricade il giacimento, il valore ottenuto dalle produzioni inerenti la concessione di coltivazione è superiore a 15.000 migliaia di euro, soglia al di sotto della quale il valore corrispondente ai due terzi dell’aliquota è di spettanza del solo comune di pertinenza.

4 quater. La legge regionale 11 aprile 1981, n. 61, è annualmente rifinanziata per l’importo di 5.000 migliaia di euro con i proventi derivanti dalle coltivazioni di idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio del comune di Ragusa di spettanza del comune medesimo.”.

20. L’Assessore regionale per i beni culturali e l’identità siciliana, di concerto con l’Assessore regionale per l’economia, con decreto da emanarsi entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, individua i siti culturali minori la cui gestione, ai fini di una migliore fruizione e valorizzazione, è trasferita agli enti territoriali stabilendone altresì le modalità, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale». Onorevoli colleghi, c’era un richiesta espressa da parte del Governo, già in sede di discussione generale, di accantonamento dell’articolo 8. Peraltro ho già indirizzato una nota ai Presidenti dei Gruppi parlamentari in merito ad una richiesta avanzata Presidente dell’ANCI, onorevole Leoluca Orlando, che sarà accompagnato da una nutrita delegazione di sindaci giovedì alle ore 13:00, e so che c’è anche un’interlocuzione con il Presidente Crocetta, con l’assessore Bacchi e con l’assessore alle autonomie locali per vedere di trovare una condivisione sul fondo delle autonomie. Se alcuni Capigruppo non sono ancora informati di questo incontro, lo saranno tra poco. L’articolo 8 è pertanto accantonato.

La seduta è ripresa.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come stabilito ieri, si riprende l’esame dall’articolo 8 in precedenza accantonato.
Compatibilmente con la complessità degli articoli, abbiamo l’esigenza di andare avanti nell’approvazione della finanziaria; per cui, così come previsto dal Regolamento, ogni parlamentare
interverrà sull’articolo ad illustrazione di tutti gli emendamenti per cinque minuti; veramente con l’autorizzazione dell’Aula mi riservo di fare intervenire i capigruppo nella condizione che non diventi un atteggiamento ostruzionistico, di maggioranza o di opposizione, ci può essere pure un’ostruzione da parte di capigruppo della maggioranza, nelle dinamiche d’Aula succede pure questo, per la regola di carattere generale è che i parlamentari intervengano cinque minuti sull’articolo ad illustrazione di tutti gli emendamenti, mi riservo con l’autorizzazione dell’Aula ad adottare un comportamento più flessibile per i capigruppo. Sull’articolo 8, assessore Lantieri, prima del dibattito considerata la complessità dell’articolo, se magari vuole intervenire all’inizio ad illustrare sulle linee generali la portata della norma o intende intervenire successivamente?

LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica. Intervengo successivamente.

LA ROCCA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA ROCCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore Lantieri, ho una questione molto importante da porre. Nella finanziaria dello Stato è stato approvato il famoso emendamento Capodicasa che è stato inserito nel comma 215 dell’articolo 1 della finanziaria nazionale che prevedeva, relativamente agli enti in dissesto, testualmente che la proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato è subordinata all’assunzione integrale degli oneri a carico della Regione. Mi sono permessa di contattare il dipartimento competente del Ministero per capire un po’ l’interpretazione di questa norma e mi è stato confermato quello che temevano i quattordici comuni coinvolti in questa situazione, ovvero che la copertura loro la intendono integrale, da parte della Regione. Significa che, mentre fino a dicembre i comuni potevano contribuire alla quota della copertura del personale precario, questa cosa non potranno più farla. Cosa succederà nei comuni che soprattutto non hanno personale in esubero? Saranno costretti a ridurre l’orario del personale comportando non solo un problema ai soggetti, ma anche un problema alla funzionalità degli uffici. Per quello che io so, il costo totale di questi precari ammonta a 9.500.000, di cui se non erro, Assessore, in caso mi correggerà, una parte è coperta all’interno del comma 1, dell’articolo 28, quindi dentro 182.000.000, 6.500.000 dovrebbero coprire questa risorsa. Poi c’è un’altra parte che è coperta dal comma 8, dell’articolo 8. Parliamo di 1.200.000. Se facciamo i conti, quelli che mancano sono 1.800.000, perché ne servirebbero 3.000.000 circa per coprire integralmente il costo dei precari, visto che sono stati bocciati emendamenti che avevano delle risorse, non so se è un problema per l’assessore Baccei trovare un altro 1.800.000 da inserire, avrei presentato un emendamento per portare la cifra da 1.200.000 a 1.800.000 per scongiurare questa mancanza di risorse. Inoltre credo sia necessario interloquire con Roma presentando un ordine del giorno per risolvere questo problema. Cioè perché non dare la possibilità ai comuni di contribuire nel momento in cui ne abbiano appunto le possibilità? Poi, relativamente all’emendamento che è stato presentato, mi riferisco all’8.143, avrei una domanda sul comma 1. Ovvero, relativamente alle risorse stanziate che saranno un prestito nei confronti dei comuni, si intende che il rimborso debba essere dato con gli interessi, oltre il fatto che la manovra è un po’ rischiosa da come è scritta. E poi sapere perché al comma 4 si prevede l’utilizzo dei fondi PAC anche per il pagamento di mutui pregressi dei comuni, perché i fondi PAC dovrebbero servire per la progettazione dei comuni in questo caso. Quindi in questo caso, signor Presidente, ho presentato un soppressivo del comma 4 per non distrarre altre risorse dalla progettazione per pagare mutui passati.

GRASSO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRASSO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, tanto perché il Presidente ieri aveva contingentato i miei tempi, desidero alcuni chiarimenti in merito agli emendamenti che sono stati distribuiti ieri sera e precisamente all’8.142 e all’8.143. L’emendamento 8.142 è stato assorbito dall’8.143. Ho bisogno di un chiarimento circa l’emendamento 8.143. Si riferisce all’articolo 204 del TUEL, cioè il richiamo è all’articolo 204 del TUEL? E le spiego perché. Il 204 del TUEL è quello sui prestiti, sull’indebitamento. Al comma 1 si legge: “con ammortamento decennale, a partire dal 2017, ai comuni della Regione, per un importo di 115 migliaia di euro e ai liberi consorzi, gli enti locali assumono i suddetti prestiti nel rispetto delle disposizioni vigenti e per le finalità di investimento”. Prima che l’Aula si esprima e voti, io vorrei capire che cosa vuole dire questo articolo. Non è chiaro. È spesa corrente o sono investimenti? Perché se sono investimenti il richiamo è all’articolo 204 del TUEL che l’assessore Lantieri conosce bene, visto che si tratta del Testo Unico degli Enti Locali, quindi nel rapporto tra amministrazioni comunali e enti locali possiamo anche capire di cosa si tratta. Io desidero una risposta. Sa perché desidero una risposta? Perché quando oggi all’Aula si presenta questo emendamento e si chiede l’approvazione di questo emendamento, Presidente, visto che pure lei ha preso atto che da qui a sei, otto, mesi la decurtazione dei trasferimenti ai comuni li porterà al fallimento, che cosa stiamo dicendo noi ai comuni con questo articolo? È autorizzato ai comuni il prestito per investimenti? Significa che se un Comune deve realizzare una strada, così come è scritto… (Brusio in Aula) Scusate, colleghi, noi stiamo approvando un emendamento, se diciamo sì e dobbiamo avere la cognizione di quello che approviamo perché decretiamo la morte dei comuni, è un emendamento non proponibile in questi termini. E vi spiego perché. Perché così come è proposto l’articolo 8, noi stiamo dicendo che si danno ai comuni 115 milioni di euro o ai liberi consorzi che non si capisce bene come li restituiranno, per prestiti rispetto alle disposizioni vigenti e per le finalità di investimenti. Questi prestiti sono garantiti sul fondo pensioni, significa che ogni anno i comuni devono restituire, a partire dal 2017, alla Regione, perché sono a valere sul fondo pensioni, ma nel momento in cui non li restituiscono verranno decurtati. Ma il problema qual è Presidente? Noi abbiamo preso in giro, l’altro giorno, i sindaci se questo emendamento venisse approvato così com’è. Perché oggi si daranno 115 milioni ai comuni, più gli altri ai liberi consorzi, per spese di investimento. Che significa? Che il Comune, prima di richiedere e accedere a questo prestito, deve avere, funziona come il 204 del Testo Unico degli Enti Locali, la capacità di indebitamento. Significa che se un Comune deve realizzare un campetto di calcio, una piazza, qualcosa, può fare un mutuo con la Cassa depositi e prestiti. Invece di farlo con la Cassa depositi e prestiti, si rivolge alla Regione. La Regione glielo concede da valere sul fondo pensioni e il Comune deve restituirli. Allora, io dico, rispetto alla Cassa depositi e prestiti a quale tasso lo concede? A tasso zero? E può essere un vantaggio. I comuni possono, rispetto all’impegno che si è preso quel giorno, risolvere il problema dei bilanci a decorrere dal 2017? Io chiedo, su questo emendamento, che l’Assessore mi dia una risposta. Io presenterò un subemendamento che sottoporrò alla sua attenzione, Presidente, rispetto agli impegni presi perché noi parlavamo di spese correnti e c’era un impegno anche da parte delle opposizioni e non un altro prestito per investimenti, perché non ha risolto il problema. Sto depositando un subemendamento.

PRESIDENTE. Onorevole Grasso, proprio perché ero presente, i comuni hanno rappresentato che quei 115 milioni di euro erano sì destinati a investimenti, ma sono serviti nel corso degli anni al pagamento delle rate di mutuo accese, dobbiamo essere chiari. Considerato che lei, onorevole Grasso, mi ha chiamato in causa, ho il dovere di riferire che non erano proprio investimenti, ma sono serviti per le spese ordinarie. Quell’emendamento è stato concordato con l’ANCI e con le organizzazioni presenti …

GRASSO. I 115 milioni di euro per investimenti si riferivano …

PRESIDENTE. Onorevole Grasso, lei che è sindaco ha l’interlocuzione diretta con l’ANCI, verifichi se va bene o meno questo emendamento.

GRASSO. Io dissento!

LENTINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, intervengo per quanto riguarda l’articolo 8 ed in particolare la batosta che ho ricevuto ieri sera quando – in chiusura – avete messo i deputati a conoscenza dell’emendamento 8.143. Caro Presidente, cari amici, cari colleghi, Assessori, - onorevole Falcone se mi presta un attimo di attenzione perché sto parlando di comuni, di una realtà seria – l’anno scorso nella finanziaria abbiamo sottratto ai dipendenti regionali, in modo maledetto, il 5 per cento, il 10 dopo, e il 15 e 20 per cento fino al 2020 per il prepensionamento, per chi accettasse di andare in pensione. Hanno presentato la domanda 4.580 persone. La batosta, che è stata cancellata al 2003, la possibilità di andare in pensione col pensionamento retributivo, è stato cancellato anche questo. Stamattina parliamo di fondi pensione per la Sicilia. Le pensioni, quindi, che ogni giorno, ogni mese sono risorse che vengono accantonate dai dipendenti regionali per il loro futuro - tenendo presente che i dipendenti regionali hanno la possibilità, attraverso questo fondo, di chiedere delle anticipazioni fino a 40 mila euro. All’approvazione sarà negato anche questo! Ricordo a tutti che, per quanto riguarda i comuni, perché è ai comuni che le risorse verrebbero destinate, 400 milioni di euro che sono stati dati ai comuni per quanto riguarda gli ATO in piccolissima parte percentuale non sono stati restituiti. In piccolissima parte sono stati restituiti alla Regione, ma tutto il resto è rimasto poesia! Nessuno ha pagato e nessuno pagherà! Lo hanno appena detto i sindaci deputati che hanno preso la parola e dicono che non ce la fanno più perché i comuni sono allo stremo e non pagheranno nemmeno questo mutuo. In questo emendamento che il Governo ha predisposto al secondo comma che, nell’eventualità i comuni non andassero a pagare il prestito interverrebbe la Regione. Come interviene la Regione, se in questi 3-4 anni non è mai intervenuta e le cose vanno indietro, indietro! Oggi, vogliamo fare valere, deve valere la politica. Oggi, dobbiamo chiedere al Governo nazionale se ci aiuta ad avere un prestito, un mutuo, accendere un mutuo per i Comuni e risolvere il problema o altrimenti pensare ad un taglio lineare generale sull’intero bilancio dell’1 per cento per raccogliere fino a 120 milioni di euro e pensare di aiutarli in un altro modo. Ecco, vi porto pure le proposte! Sto pensando che il prossimo bilancio, la prossima finanziaria, siccome la Regione siciliana non è nelle condizioni di andare avanti ci metteremo a licenziare i dipendenti della Regione. Poi i deputati da 70 passeremo a 10 e poi, perché no, pensiamo pure a derubare dalle tasche i già appesantiti tagli che sono stati fatti per il personale dell’Assemblea! Presidente, questa è una ‘mascalzonata’ che si fa alle persone che mettono da parte dei soldi per le pensioni e, intanto, è anticostituzionale. Mi auguro che nessuno, a livello regionale, intervenga con il Governo nazionale per farsi mettere un visto, un parere favorevole per fare questa azione indegna!

VINCIULLO, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCIULLO, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto, prima di iniziare a parlare dell’articolo 8, volevo ringraziare la dottoressa Luciana Giammanco che, catapultata dal Governo l’ultimo istante in questa arena e in questa giungla rappresentata dall’articolo 8, ha saputo con impegno, capacità, conoscenza, professionalità, e presenza soprattutto, ha saputo garantire alla Commissione le giuste indicazioni. Però, la complessità del tema trattato, la difficoltà per la contemporanea presenza di norme che sono in contrasto fra loro merita un’ulteriore attenzione. Poco fa la collega La Rocca ha posto il problema dei 14 Comuni fra cui Augusta e Bagheria. Per questi Comuni la Commissione ha ulteriormente aumentato le risorse portandole da un milione, quanto erano state l’anno scorso, ad un milione e due. Però, la normativa regionale sembra scontrarsi con la normativa nazionale. In pratica, l’emendamento presentato all’ultima finanziaria nazionale prevede la possibilità di prorogare i lavoratori a condizione che sia la Regione che si faccia carica di questo impegno. Questo è un tema che abbiamo posto in Commissione, dobbiamo di qui alla fine della giornata cercare di dare risposte, nel senso che l’articolo approvato in Aula a Montecitorio riguarda la riconferma delle risorse dell’anno scorso e in questo caso la Regione, addirittura, le ha aumentate del 20 per cento e, quindi, possiamo dare una risposta più che certa alle preoccupazioni dei Sindaci. Oppure andava inteso diversamente, cioè nel senso che bisogna coprire l’intera posta che però devo dire non conosciamo al momento perché i Sindaci non hanno fatto pervenire agli uffici dell’Assessorato né a quelli della Commissione - qualora l’avessero voluto fare, nonostante siano stati auditi - il costo complessivo dei lavoratori che sono dipendenti dei Comuni. Per cui, ripeto, nel dire oggettivamente che da parte della dottoressa Giammanco non sono assolutamente mancate la professionalità, la capacità, la conoscenza nell’affrontare questo argomento, sarebbe importante per difetto di legislazione, in alcune parti, proprio per la presenza di norme contrastanti che per un istante si rifletta ancora una volta su questa vicenda. Sull’altro tema, che è quello delle risorse che abbiamo da assegnare ai comuni, la Commissione presenterà un emendamento che sottoporremo anche noi al vaglio dell’Aula e che saranno i colleghi ad illustrarlo fra poco. Quello che i tenevo a sottolineare è che le perplessità che stanno cominciando ad emergere sull’argomento relativo all’emendamento 8.141, o 8.142, comunque, quello che è stato licenziato dalla Commissione è un argomento di difficile comprensione per certi aspetti e che merita ulteriore attenzione a prescindere, ripeto, dal momento che altro è stato detto dall’intervento del direttore generale che, invece ha garantito alla Commissione le opportune conoscenze e competenze.

PANEPINTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PANEPINTO. Signor, Presidente, onorevoli colleghi, mi rivolgo all’assessore Lantieri, che ha l’onore e l’onere di essere di fatto il Ministro dell’Interno in Sicilia, considerato i 400 comuni siciliani e i 5 milioni di abitanti che la Sicilia ha. Aggiungendo che in Sicilia, a differenza delle altre regioni d’Italia, - onorevole Milazzo, la sua attenzione mi sarebbe graditissima -, in Sicilia a partire dalla legge n. 1 del 1979 ai comuni sono state affidate tutte le funzioni possibili e immaginabili. Arriviamo alla fine degli anni ’80 quando la Regione decide di finanziare le dotazioni organiche dei Comuni e con la legge n. 2 del 1991, avvengono una serie di assunzioni che di fatto vanno a coprire per intero, anche in sovra-numero. Allora si parlava di personale in sovra-numero nei Comuni; abbiamo poi la legge n. 37 del 1985, che recepisce la norma nazionale e oltre a trattare temi di sanatoria edilizia, di fatto, fa assumere, prima al Genio civile il personale per sanatorie e successivamente questo personale viene trasferito ai comuni. Ai comuni sono assegnate tutte le funzioni che riguardano: l’edilizia scolastica, il mantenimento degli asili nido, e così via, compresa la viabilità rurale che, una volta era a carico delle comunità montane, poi passò alle province con la legge n. 9 del 1976, per poi, di fatto, avere pure, - solo per memoria -, un capitolo nel bilancio della Regione per la viabilità rurale. Tanto per dare un esempio, assessore Lantieri, quando si realizzavano le cosiddette associazioni interpoderali, i Consigli comunali assumevano l’onere della manutenzione, realizzata l’opera. Ritengo che trattare il tema dei trasferimenti ai comuni, come se si trattasse di una normalissima tabella, quella più notoria - la Tabella H -, secondo me è un errore, perché, al di là di una fascia di sindaco che rappresenta una comunità - come è avvenuto giovedì mattina, qua nel Palazzo Reale in Sala Gialla -, dietro un comune ci sono gli stipendi degli impiegati che si pagano con distanza di due e tre mesi, esistono gli asili nido, il servizio di refezione scolastica, la pubblica illuminazione, tutto ciò che un cittadino ha in termini di servizi e spesso e volentieri il comune è l’azienda più grande di quella realtà territoriale. Ritengo che lo sforzo, lodevole, importante, fatto dall’assessore Baccei, debba a un certo punto, fermarsi da un punto di vista dei numeri, ma assumere anche una connotazione squisitamente politica, cioè vale a dire, come garantiamo ai 390 comuni siciliani, in particolare a quei comuni che sono sotto i 15 mila abitanti, che sono la stragrande maggioranza, come garantiamo questi servizi? E come garantiamo anche la tenuta democratica, se vogliamo, e sociale, senza voler apparire come se lanciassi gridi di dolore, come quelli che furono in un altro Parlamento che è a Torino. Oggi, però, immaginare, a legislazione vigente, rispetto a quelle che sono le prescrizioni normative per la redazione di un bilancio, per l’accensione di un mutuo, per il controllo legittimo, importante, ma che sta creando anche un vuoto di assunzione di responsabilità, cioè vale a dire il controllo preventivo e successivo degli atti alla Corte dei Conti, rischiamo che così come è stato elaborato l’emendamento di riscrittura, l’ 8.143, di fatto crea un serio problema per la chiusura dei bilanci. Non smentendo l’azione del Governo perché poi alla fine l’Assessore Baccei si è trovato l’eredità di un trasferimento che fino a qualche anno fa era di novecentoquaranta mila euro per gli Enti locali a un taglio continuo e costante di risorse alle Regioni da parte dello Stato nazionale, aggiungendo anche – e lo dico Assessore - forse è anche il tempo che lei convochi una conferenza sui temi dei comuni vengono trattati in maniera, diciamo, sinergica, e le faccio un esempio: già Assessore Contrafatto, se noi diamo i soldi ai comuni e facciamo funzionare il Fondo Jessica per esempio e vanno ad abbattere il costo del consumo dell’energia elettrica del 50 per cento, un Comune che spende quattrocento mila euro di energia elettrica per la pubblica illuminazione e ne risparmia duecento, è come se fosse un trasferimento per investimenti. Per cui, io ritengo che la proposta che avanzo assieme ad altri colleghi sia quella di dare certezza nella redazione del bilancio e cioè vale a dire il prelievo di centoquarantacinque milioni di euro dal Fondo pensioni Sicilia che lo faccia direttamente il Governo regionale, assegni con certezza i soldi ai Comuni e poi con i fondi PAC sarà ricomposto quel fondo senza intaccare i diritti dei pensionati.
Non credo che ci sia alternativa perché così come è formato il testo, che è frutto di tanta buona volontà ma rischia di essere inapplicabile in sede di redazione del bilancio.

DI MAURO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà 

DI MAURO. Signor Presidente intervengo così per delle linee generali su questo articolo 8 per avere alcuni chiarimenti dal Governo e in particolar modo dall’Assessore Baccei. Assessore Baccei credo che il comma 8 dell’articolo 8 e il comma 16 riguardano le stesse unità lavorative che nell’ipotesi prevista dalla legge dovrebbero transitare dai liberi Consorzi al comune di Paternò. E’ una norma questa ripetitiva. Nel comma 8 è indicata una ipotetica somma di un milione e duecento, nel comma 16 è indicata una copertura di spesa molto generica, tant’é che recita: “Commisurato al costo del personale assunto”. E allora bisogna capire se c’è un trasferimento di risorse a valere per tutti i dipendenti oppure se questa norma fa riferimento soltanto a coloro i quali hanno avuto riconosciuta la sentenza definitiva da parte della Cassazione. Onorevole Sammartino stiamo parlando della questione dei dipendenti delle provincie dei liberi Consorzi che transitano al comune di Paternò. Questi due commi sono ripetitivi, per cui uno andrebbe annullato e credo il comma 16 perché è molto generico, mentre il comma 8 dà la indicazione precisa delle risorse che occorrono.

SAMMARTINO. Le risorse sono uguali.

DI MAURO. No non sono indicate, è un’altra cosa. Chiaro? Sono ripetitive le somme, sono ripetitivi i due commi. Poi, volevo porle un’altra domanda, il comma 4 dice che c’è stata una riduzione di due milioni di un fondo che è a valere sui comuni in dissesto a ottocento mila euro, la differenza è stata già assegnata ai comuni? Perché non riesco a capire come mai c’è questa differenza, tenendo conto che più avanti si fa riferimento che alcune risorse saranno trasferite ai comuni che hanno dichiarato il dissesto a decorrere dal 2016. Non riesco a capire se queste risorse sono trasferite, assessore, solo per avere delucidazioni. Ed infine, la questione del comma 2, francamente l’assegnazione di un milione di euro soltanto da dividere tra i comuni di Agrigento e Siracusa, che rientrano nella legge 34 del 1985, così come Ragusa Ibla, è una somma irrisoria per due ragioni. La prima, perché l’articolo fa riferimento ai cosiddetti contributi in conto capitale che sarebbero assegnati ai cittadini che ristrutturano gli immobili; la seconda parte è assegnata ai comuni che debbono fare degli interventi. Dividere un milione di euro a due comuni, cinquecento e cinquecento, a sua volta parte di questi cinquecento sono contributi in conto capitale, nemmeno in conto interessi - anche perché non ce ne sarebbe bisogno in conto interessi in quanto già c’è un provvedimento legislativo in questo senso - sono somme o che vanno rimpinguate, assessore Baccei o che vanno eliminate perché è estremamente mortificante che vengono assegnate somme così irrisorie alle città di Agrigento e di Siracusa dove è notorio che i crolli e gli interventi per un consolidamento al centro storico sono all’ordine del giorno.

MILAZZO Giuseppe. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MILAZZO Giuseppe. Signor Presidente, onorevoli colleghi, un intervento complessivo sugli emendamenti ma anche per darle ‘l’aiutino’ sull’ordine dei lavori perché signor Presidente, su una materia così complessa - e dando seguito ad un incontro che c’è stato in Sala Gialla con tutti i sindaci, alla presenza dei capigruppo o dei rappresentanti dei gruppi e l’assessore Baccei -, permettetemi di potere pensare che dovevamo cominciare con una relazione dell’assessore su quella che è l’impronta che vuole dare perché l’emendamento 8.143, che ricordo a me stesso essere un aggiuntivo, fra pochi minuti, fra poche ore, quando si procederà al voto degli emendamenti potrebbe essere anche inteso con un senso diverso rispetto allo spirito totalmente confuso che l’assessore ha messo nero su bianco perché ogni emendamento soppressivo che dovesse passare o modificativo cambierà totalmente il senso della legge. Intanto partiamo da questo presupposto. Nel merito dell’8.143, assessore Baccei, vorrei ricordare che io e l’onorevole Ciaccio, che abbiamo parlato in Sala Gialla a nome di Forza Italia e Movimento cinque stelle, avevamo proposto all’onorevole Bernardette Grasso 115 milioni con un taglio orizzontale su tutti i capitoli. Ma quanto avrebbe inciso? Niente, su 22 miliardi! Proponete, o di attingere al fondo relativo alle pensioni, assessore Baccei, ecco perché lei lo doveva spiegare, le spese in conto capitale non possono essere utilizzate per legge per spese correnti. Qualora lei volesse soccorrere perché poi i fondi PAC saranno un ‘bel PAC’ per i comuni, quindi poi lei che cosa farà? Dirà: li soccorro io, come anticipazione, ma là ci paghiamo gli interessi! Quindi la posta aumenterà, ma vorrei ricordare che noi qua amministriamo soldi che sono di tutti i siciliani, dobbiamo fare operazioni al risparmio, non aumentare poi le spese. Questo è lo spirito che dovremmo adottare! Quindi, signor assessore, una riscrittura aggiuntiva di questo calibro, e poi, Presidente Ardizzone, io non voglio dare lezione a nessuno, ma viene Orlando, ci prende come briganti, tutti. Ci siamo ‘strafregati’ dei Comuni. E’ venuto qua Orlando, alla testa di trecentonovanta sindaci, ci viene a prendere a tutti per briganti, e cosa facciamo? La montagna partorisce il topolino. Io sono per dare centoquindici milioni ai Comuni veri, veri! Perché, stiamo attenti, quella riunione potrebbe trasformarsi in un boomerang, ed io mi rifaccio all’appello del Presidente Ardizzone. Facciamo operazioni vere, perché altrimenti verrebbe confermata la tesi, - che io smentisco -, di Orlando. Non c’era bisogno che veniva qua, lui alla testa di trecentonovanta sindaci, perché tutti i deputati che sono eletti a suffragio diretto, espressione del territorio, non hanno bisogno dei promemoria di Orlando. Non hanno bisogno del promemoria di Orlando, così, visto che recepiamo il decreto Monti, - Milazzo è un consigliere regionale sotto il profilo economico ed è giusto -, il Presidente dell’ANCI è pagato cinquemila Euro al mese. Allora, noi dobbiamo trovare soldi veri, e Orlando dichiari che rinuncerà alla sua indennità perché i cittadini guardano! L’ANCI deve essere leggera, come l’Assemblea! Io mi schiero coi sindaci, assessore Baccei! E non li voglio lasciare contenti e gabbati! Quindi dobbiamo dare soldi veri. Allora io le chiedevo, Assessore, prenda lei la parola, prima che ogni deputato prenda abbagli, illustri punto per punto questa riscrittura aggiuntiva che, qualora l’articolo che stiamo trattando dovesse essere modificato potrebbe anche non potersi più agganciare al cento per cento, secondo quello che vuole fare lei. Ecco perché io le chiedo, Assessore, di non approvare un articolo sull’onda dell’emotività, così signor Presidente, e finisco e non parlo più, come abbiamo fatto con i revisori. Il dibattito che c’è al di fuori della Sicilia, - solo altri venti secondi -, è di cambiare la norma che riguarda i revisori, perché quando un revisore pazzo scatenato viene sorteggiato paralizza un comune, e noi che facciamo? Abbiamo recepito quella norma che vogliono cambiare nel resto d’Italia? Ma siamo impazziti? Quindi, Assessore io direi di affrontare il dibattito, e mi affido alla saggezza del Presidente dell’Assemblea, in modo ponderato e senza premura perché rischieremmo di fare arrivare un boomerang sull’Assemblea Regionale.

IOPPOLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IOPPOLO. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi. In tema di contingentamento dei tempi cinque minuti sono davvero pochi per tentare di affrontare compiutamente un articolo che consta di oltre venti commi e che rappresenta, in questa legge di stabilità, i rapporti tra la Regione e le autonomie locali, Comuni ed ex Province o liberi consorzi. Tuttavia, è su alcuni aspetti che intendo, nei cinque minuti rigorosamente che mi sono stati assegnati, - che vengono assegnati -, affrontare almeno due questioni. La prima l’ha appena terminata di illustrare con efficacia il collega Milazzo. Anche io sono stato presente, come ella Presidente, che quella riunione presiedeva in Sala Gialla l’altro ieri, alla calata dei sindaci su Palermo. Una manifestazione, quella da parte dei sindaci, guidata dal sindaco del capoluogo delle nostra Regione, che certamente si attendevano qualcosa di diverso e qualche cosa di più rispetto all’emendamento 8.143proposto dal Governo. Vedete, la proposta del Governo a seguito di quella manifestazione, che ha avuto anche un vago sapore elettoralistico, data che non è nascosta a nessuno l’ambizione del Sindaco Orlando ad ingerirsi nelle questioni regionali, non so se egli pensa di essere candidato tra un anno e mezzo alla guida di questa Regione ma certo la sua contrapposizione nei confronti del Governo, assessore Baccei, nei confronti del Governo, assessore Lantieri, e nei confronti di questa Assemblea regionale è emersa in maniera assolutamente chiara due giorni fa, giovedì, nel primo pomeriggio di giovedì. Ma che cosa propone di fare il Governo con l’emendamento 8.143? Propone di esercitare un ulteriore prestito nei confronti delle autonomie locali, dei comuni, che già sono indebitati fin sopra il proprio collo. Ma voi avete idea di quanti ratei paga normalmente un Comune per accensione di mutui trentennali, ventennali, decennali? Non è indebitamento il ricorso continuo alle anticipazioni di cassa presso le banche tesoriere? Anche quello è sostanzialmente un mutuo perché sull’anticipazione di cassa i comuni pagano fior di interessi. La risposta che dà il Governo della Regione è sostanzialmente un altro prestito senza comprendere bene se poi questo prestito possa o meno essere restituito anche se il quinto comma sembrerebbe essere apparentemente una norma di salvaguardia. E allora è molto più efficace, invece, trovare risorse all’interno del bilancio anche seguendo il suggerimento, che non è certo un suggerimento di grande scelta politica, che è quello del taglio lineare in percentuale su tutti i capitoli di spesa. Il secondo tema che intendo affrontare, signor Presidente, si riferisce, invece, al comma sesto e qui ho bisogno davvero dell’attenzione dell’assessore Lantieri che certamente la presta e sarebbe opportuno anche dell’assessore Baccei. In Commissione è passato un principio ed io ne sono grato a tutti i componenti della Commissione Bilancio e per essa al Presidente Vinciullo e cioè una norma per i comuni in dissesto finanziario. Il comma sesto, però, così come è scritto, e io credo che i tecnici dell’assessorato me ne possano dare atto, risulterebbe del tutto inapplicabile perché mancano i criteri descrittivi attraverso cui poi mettere in moto la norma. Io ho presentato una serie di emendamenti, signor Presidente e colleghi, che si riferiscono intanto all’estensione degli anni entro i quali il dissesto finanziario deve essere stato presentato dai comuni aggiungendo anche gli anni 2011, 2012 che altrimenti resterebbero inspiegabilmente fuori dalla previsione normativa. Ho previsto anche l’aumento del fondo, sempre a valere su quello delle autonomie locali a qualcosa di più che non l’importo simbolico o poco più che è stato previsto ed anche ai criteri di assegnazione che ovviamente non possono che fare riferimento ad un dato oggettivo che è il numero degli abitanti quali risultanti entro il 31 dicembre del 2015. Io prego l’assessore Lantieri e l’assessore Baccei, attraverso i tecnici dell’assessorato, di verificare all’interno di questi emendamenti, ai quali io non sono assolutamente legato, ed una riscrittura del Governo potrebbe essere la soluzione, ma per rendere davvero applicabile una norma che altrimenti rischia di rimanere soltanto di principio.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Ciaccio. Ne ha facoltà.

CIACCIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io intervengo sull’intero articolo 8 che è stato approvato dalla Giunta di questo Governo, e che è stato presentato all’Assemblea. Già quando è stato approvato dalla Giunta penso che l’articolo 8 così come presentato era da definirsi pietoso, però con gli accordi che si fanno all’interno della maggioranza, e forse qualche altro Gruppo di minoranza, da pietoso è diventato indecente, perché questo è l’unico termine che si può dare a una riscrittura che penalizza tutti, e che l’unico intento è fare la guerra tra poveri, e mi riferisco ai soldi che, comunque, si danno ad associazioni, - associazioni private e non pubbliche -, dove si fanno “marchette”, dove l’unica cosa che si doveva fare è aiutare i comuni. Signor Presidente, io come lei ero presente insieme ai sindaci, e mi sono reso conto, e per questo sono intervenuto, che la maggioranza e il Pd risultano sempre più schizofrenici, ricordo l’intervento dei colleghi della maggioranza che avevano dato mandato a occhi chiusi all’assessore Baccei per dare i soldi ai comuni. Insieme, al collega Milazzo ci siamo opposti, perché sappiamo che l’assessore Baccei non è credibile, e che avrebbe portato in Aula soluzioni impresentabili, ed entro nel merito della questione: l’emendamento 8.143. Intanto, parlando con gli Uffici mi risulta che non è attuabile, anche perché noi togliamo al fondo pensioni, cosa che in qualsiasi parte, non regione, d’Italia, io voglio vedere se lo Stato o altre Regioni per andare a sanare le mancanze di questo Governo, vanno a incidere sul fondo dell’Inps, e l’Inps è pure d’accordo, però siccome non sappiamo che cosa fare, - perché questo Governo come più volte abbiamo detto non ha una progettualità -, non sa come andare avanti giorno dopo giorno, vede un tesoretto, che sono i risparmi dei lavoratori, e cerca di aggredirlo, e cerca di inserire delle clausole di salvaguardia che sono irrealizzabili; Presidente, ma andare a dire che con i fondi Cipe riusciamo a pagare le rate, visto che compete ad una riorganizzazione, rimodulazione e approvazione da parte del Ministero, questo Parlamento come fa a dire che riuscirà a garantire la copertura delle rate? Inoltre se la copertura delle rate è prevista per i 115 milioni, gli altri 30 milioni di euro che diamo ai liberi consorzi, come vengono coperti? Chi pagherà queste rate? Non c’è scritto, non c’è scritto nulla, quindi, già 30 milioni sono tolti a fondo perduto, cosa che è assurda signor Presidente, quindi questo emendamento è proprio improponibile, allora quello che noi riproponiamo, e che abbiamo detto in maniera onesta davanti a tutti i sindaci è che il Movimento Cinque Stelle c’è, e li vuole aiutare, che propone e chiede agli Uffici di fare una stima sul taglio orizzontale, io lo capisco che non è politicamente un’operazione corretta, perché penalizza tutti, ma è l’unico modo per evitare queste porcate, perché non so come definirle, allora se gli uffici invece di perdere tempo a fare emendamenti inutili, fanno una stima sui capitoli non vincolati delle spese dell’intero bilancio, probabilmente con lo 0,5 o con l’1% riusciamo a dare copertura, e inizialmente quindi a rimpinguare il fondo perequativo. Inoltre, signor Presidente, la cosa che comunque mi preme, che non è possibile, e non è tollerabile, accettare un modo di lavorare e di incidere sui comuni, che sono quello che lei in primis ha detto in quella riunione, sono il front office con la popolazione, come vedete se io sto cercando di essere costruttivo, però l’assessore assolutamente non ha ascoltato, non sa neanche una parola di quello che io ho detto, in ogni modo visto che il Governo ha presentato questa schifezza noi chiederemo il voto nominale e vedremo chi si assumerà la responsabilità sull’emendamento 8.143. Noi assolutamente no.

CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli deputati, ho seguito con attenzione una serie di interventi. E’ chiaro che le conclusioni rispetto alle questioni le farà anche l’assessore Baccei che mantiene l’interlocazione con la Commissione Bilancio. Però, ci sono alcune questioni che dobbiamo cominciare a focalizzare all’interno di questo dibattito. Dall’andamento della discussione di stamani, sembrerebbe quasi che i comuni vengano dissestati dalla Regione. Non mi sembra che le cose stiano così perché quando si dice, per esempio, che le spese di investimento servono a pagare le rate di mutuo per gli investimenti da parte dei comuni, allora, dobbiamo dire con altrettanta chiarezza che quei mutui sono stati assunti illegittimamente. Quando si accende un mutuo c’è una dichiarazione da parte dell’ente che l’ente è in grado, sulla base delle proprie entrate e non sulla base di entrate che gli vengono date da terzi, di pagare i mutui. E’ chiaro che questo uso distorto che si è fatto dei Fondi di investimento che vengono trasferiti dallo Stato, dalla Regione verso gli enti locali per pagare, poi, l’indebitamento precedente che si è fatto, determina il blocco dello sviluppo in Sicilia. Ciò significa che potremo portare, non so a quanto, i trasferimenti che facciamo ai comuni per le spese di investimento, ma questo non determinerà una sola manutenzione di una strada, non la costruzione di qualcosa perché, sempre e sistematicamente, quei soldi verranno destinati al pagamento dei mutui e, magari, la spesa corrente destinata a pagare fuor di consulenze…

GRASSO. Ma quali…

CROCETTA, presidente della Regione. No, mi scusi, onorevole Grasso, non deve vedere il suo comune. Potremmo elencare. Quindi, tutta questa questione demagogica e generalizzata attorno alle scelte di fare delle cose va vista con moderazione. D’altra parte, il trasferimento che adesso si fa - apro un capitolo su cui noi forse dovremmo regolamentare in modo più sistematico - dei soldi ai comuni, dei fondi che vengono trasferiti ai comuni sulla base unica del criterio del numero degli abitanti, ritenete che sia giusto? Cioè, se per esempio, un comune, a prescindere dal numero degli abitanti, avesse risorse necessarie per andare avanti, nella Conferenza degli enti locali, non bisognerebbe applicare quei criteri di sussidiarietà che l’ANCI chiede alla Regione ed allo Stato nei confronti dei comuni e andrebbe fatta anche fra comuni? I temi sono complicati. La manovra, così come è stata presentata dall’assessore Baccei, non è una manovra vessatoria, anzi, è una doppia manovra, perché, da un lato, mantiene 145 milioni del PAC, che potranno essere destinati unicamente allo sviluppo, non per pagare debiti pregressi. Quindi, acceleriamo la spesa nei comuni per fare le cose che non si fanno da anni, per fare nuovi investimenti, che viene tutta mantenuta. E per rispondere ai criteri legati ad indebitamenti dà la possibilità di utilizzare risorse addizionali che vengono dal Fondo pensioni. Se uno può pagarsi il mutuo, non è necessario che ne accenda un altro. Lì agisce la volontarietà, perché non è una distribuzione tout court che indebita gli enti, mentre per le spese investimento potrà fare fondo con i PAC. Dopodiché, se la questione riguarda il pagamento dei mutui e non la destinazione di tutte quelle risorse che sarebbe scellerato destinare al pagamento dei mutui perché non favorirebbe la crescita della Sicilia, allora, credo che la questione non riguardi i 145 milioni, ma una piccola parte di quei 145 milioni che, soprattutto, onorevole Grasso, per i piccolissimi comuni ha un senso, da destinare specificamente. Se dovessimo fare dei correttivi a questa manovra ultima, li farei solo per i piccoli comuni perché sono quelli che hanno le vere difficoltà non avendo entrate proprie, mentre il resto è aria fritta. Noi abbiamo 145 milioni di PAC, 145 milioni che possono venire dal Fondo pensioni, quindi se vogliamo fare una manovra facciamola per coloro che hanno bisogno, non per far fare i capi popolo a qualcuno su una questione persino illegittima che, invece, favorisce l’idea di una Sicilia che non investe mai sullo sviluppo. Questo è il tema. Fondo pensioni. Ho sentito l’appassionato intervento dell’onorevole Lentini che si pone, giustamente, il problema di salvaguardare i lavoratori. Noi non stiamo togliendo niente ai lavoratori, ai dipendenti. I Fondi pensione esistono come fondi proprio perché debbono investire le risorse e farle fruttare, invece di immobilizzarle. Se questa possibilità di utilizzo per investimenti, per favorire la crescita del fondo non esiste, allora, tanto vale abrogarlo. Si mettono quelle cifre accantonate della Regione per pagare le pensioni ed aboliamo un ente inutile, invece, di tenere dirigenti generali, strutture, eccetera. Quindi, o i fondi sono fondi e come tutti i fondi sono anche fondi che prestano e, quindi, fruttano, perché quello è il senso del fondo, invece, qui si è voluta rappresentare l’idea di una Regione che toglie i soldi. No, investe quei soldi, per farli fruttare. Qual è la garanzia di restituzione? In questo caso la garanzia di restituzione - vorrei che mi ascoltasse, onorevole Lentini - è molto semplice. Il fatto - onorevole Lentini, mi ascolti, la prego, perchè ognuno si affeziona alla propria idea senza confrontarsi con gli altri - che la Regione può trattenere direttamente ai trasferimenti ai comuni le risorse che non restituiscono e si chiude la partita. Si dice che questo non sia avvenuto nel passato. Io vi assicuro che col mio Governo è avvenuto. A coloro i quali avevamo dato Fondi di rotazione e che non hanno pagato le relative rate, a quei comuni abbiamo trattenuto le risorse da destinare e ci siamo ripresi i soldi che abbiamo prestato. In passato non era accaduto, però questo Governo, anche da questo punto di vista, ha segnato una svolta. Non facciamo interventi “scassa bilancio”, manovre “scassa bilancio” perché – ripeto – eventualmente le risorse addizionali delle quali abbiamo bisogno rappresentano una piccola parte che serve ai piccoli comuni per pagare i mutui. Su questo possiamo discutere insieme ai Presidenti dei Gruppi parlamentari ed alla Commissione; non facciamo, però, cose demagogiche che ci fanno solo male, anche perché vorrei capire da dove prende i soldi questa Regione. Non cominciamo ad imprecare contro la Regione che è una Regione in cui le entrate sono quelle che sono, i trasferimenti statali sono stati ridotti, la crisi economica si è abbattuta per sette anni consecutivi con la riduzione del PIL, la chiusura delle aziende, la diminuzione delle entrate, i licenziamenti di massa avvenuti e, finalmente, con i segnali nuovi che cominciano a venire, in senso diverso. Pensate che tutto ciò non incida sul bilancio della Regione? Non incidono sul bilancio della Regione 2.500 dipendenti in più? Migliaia di dipendenti in più nelle partecipate? Ventimila precari, ventiquattromila forestali? Il problema è che qui si vuole fare quadrare tutto con demagogia. Questo è un bilancio che mette rigore e solidarietà. Volere strafare, però, sulla base del fatto che c’è uno che magari ha appetiti elettorali che deve cavalcare una questione demagogica, ebbene, risponda anche cosa farebbe domani nei confronti della Regione. La farebbe fallire? Siamo chiari su questo! Dobbiamo essere rigorosi e ciò significa che se c’è un problema per i piccoli comuni vediamo come poterlo affrontare, Assessore e lo dico anche al Presidente Vinciullo e all’intera Commissione. Non facciamo mosse demagogiche che non hanno assolutamente senso.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Di Giacinto. Ne ha facoltà.

DI GIACINTO. Signor Presidente, Presidente della Regione, Assessori, onorevoli colleghi, continuo a ribadire, così come ho detto nella riunione dei sindaci di ieri, che questa problematica l’avevo sollevata sia I che in II Commissione. L’articolo 8 di cui voglio parlare in generale - e, poi, entro nel meccanismo di questo mutuo molto eventuale – è un articolo molto complesso che diventa tale perché abbiamo un fondo di 340 milioni, oggi, e su questo fondo non si è fatto altro che tentare di inserire delle riserve che ritengo, a meno che non siano di carattere generale, vadano eliminate. Abbiamo presentato, con l’onorevole Panepinto, un emendamento, approvato in Commissione ‘Bilancio’, di vincolare queste riserve massimo al 2 per cento del fondo. Ho visto che l’onorevole Dipasquale – non me ne voglia – ha reinserito un emendamento per rimettere la riserva su Ragusa Ibla. Se abbiamo già parlato di ciò che dobbiamo fare con Ibla, in Commissione ‘Bilancio’, non capisco il ritentare di inserire nuovamente questa riserva. Chiedo a tutti i colleghi deputati di ritirare quegli emendamenti di riserve particolari, su questo o quel comune o su quell’altro Comuni. La trovo, oggi, davanti ad una questione di comuni che rischiano il fallimento, una cosa veramente vergognosa. Andiamo invece alla copertura. Credo che non possiamo fare questa copertura, Assessore. Non la possiamo fare per due ordini di motivi: credo che non abbiamo la disponibilità del Fondo pensioni. La Regione non ha questa disponibilità. Se riusciamo a farlo passare al Consiglio dei Ministri, credo che, poi, un singolo lavoratore che fa ricorso davanti la Corte costituzionale, probabilmente, ci bloccherà tutto questo. Io non capisco, però, un’altra cosa, assessore Baccei e su questo voglio conferma da lei: come possa avere dato parere favorevole l’Anci perché questo non è altro che - ed è una vergogna se l’Anci ha dato un parere favorevole - un mutuo che i Comuni devono fare. Vi ricordo che i Comuni per potere fare un mutuo non vanno in banca e gli portano il titolo di proprietà della casa, devono avere dei parametri ben precisi per potere fare dei mutui ed io vi dico che l’80 per cento dei comuni siciliani, siccome ha i parametri deficitari fuori, siccome sono in predissesto, siccome sono in dissesto, nessuno di loro può fare mutuo. Quindi, stiamo inserendo una norma per non dare certezza ai bilanci dei comuni. Allora, la Commissione ‘Bilancio’ poco fa aveva elaborato un subemendamento all’emendamento 8.143, del Governo, dove si possa vedere - non so se arriviamo ai famosi 115 milioni, 120 milioni, 130 quelli che sono, quelli che sono scritti qua, però di soldi veri - un taglio dell’1 per cento, dell’1,5 per cento sui capitoli dei bilancio per potere arrivare - non so Assessore, so che non arriveremo perché la spesa sanitaria non deve essere fuori, su quello che possiamo fare e su quei capitoli che possiamo tagliare - a 50, 60 milioni, ma gli stiamo dando soldi veri, così non gli stiamo dando soldi, gli stiamo dando semplicemente debiti su debiti perché con il mutuo che vanno a fare gli facciamo pagare altri mutui. Per cui, chiedo all’Assessore di fermarci 10 minuti per fare una sintesi tra il Governo ed i Presidenti dei Gruppi parlamentari al fine di trovare una soluzione affinché, ripeto, si possano dare soldi veri ai Comuni.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Figuccia.

FIGUCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in effetti il dibattito in Aula su questa cosa risulta molto acceso e ritengo che molti dei colleghi abbiano ragione su questa vicenda, intanto, perché si sta intervenendo sul fondo pensioni e, in un momento come questo, obiettivamente, andare a gravare su una voce di spesa come le pensioni che è l’unico, probabilmente, riferimento certo che è rimasto in Sicilia, anche in considerazione della riduzione dei trasferimenti nazionali francamente, assessore Baccei, mi sembra veramente un colpo basso. Oggettivamente, andare a gravare sempre sugli stessi e, in questo caso, su cittadini, dipendenti, Pubblica amministrazione che da 30 anni aspettano quel momento rispetto al quale rischiamo di mettere un grande punto interrogativo su questa dimensione, certamente, è davvero un colpo basso. Ma sa perché è un colpo basso, Assessore? Perché noi è vero, assessore Baccei… Presidente, gradirei che l’Assessore su questa cosa, invece, di parlare con l’assessore Cracolici rinviasse un attimino. Ha ragione, era la nostra contro finanziaria. Ma c’è una piccola differenza. Noi non parlavamo certo di mutuo, noi parlavamo di anticipazioni che non gravavano con ulteriori interessi sempre sugli stessi, sui comuni. Noi adesso stiamo andando a gravare sui comuni, avviando a loro scapito una serie di costi che non potranno più sostenere anche perché, tra le altre cose, come si evince al comma 3, voi fate riferimento agli investimenti e non certo alla spesa corrente, perché in quella Sala gialla, due giorni fa, quando i Presidenti dei Gruppi parlamentari si sono presi l’impegno con tutti i sindaci e con il Presidente dell’Anci, di dare sì 115 milioni, ma garantendo servizi ai comuni, i servizi essenziali, gli asili nido, l’illuminazione. Adesso, li mettiamo nelle condizioni di fare che cosa? Gli investimenti. Ebbene, non è di questo che i comuni sono venuti a parlare, non è questo che i Comuni sono venuti a chiedere, mettendo, tra l’altro, un’ipoteca per i prossimi trent’anni sulle teste di tutti i cittadini siciliani. Noi ad accendere altri mutui, che sia chiaro, per coprire qualsivoglia spesa, non ci stiamo! Quindi, di questa cosa vi assumerete la responsabilità, fermo restando ancora, presidente Ardizzone ed assessore Baccei, che siamo ancora in fase di discussione. Inviterei, Assessore, a fare una riflessione su questa cosa, accantoniamo l’articolo e vediamo su questa cosa dov’è che possiamo andare a trovare le voci di spesa perché, sicuramente, i siciliani non hanno bisogno di accendere ulteriori costi.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho apprezzato, senza infingimenti fino a questo momento, la conduzione dell’Aula ed il modo in cui il Governo si è mosso su articoli di questo disegno di legge che, ritengo assolutamente importanti per lo sviluppo della Sicilia. Parlo di CRIAS, di IRCAC, di IRFIS, di stabilimenti, di precari, di partecipate; tutti articoli che abbiamo approvato con il contributo ragionevole di un pezzo di opposizione responsabile e che danno risposte economiche e garantiscono la pace sociale nella nostra Regione. Ho, però, un timore, che rassegno sommessamente all’assessore per l’economia, dottor Baccei, e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, onorevole Ardizzone - non essendo presente in Aula il Presidente della Regione - che, avendo compiuto un errore, rischiamo, cercando di correggerlo, di farne uno più grave. Presidente Ardizzone, Assessori e colleghi, qualcuno ha definito Orlando, un capo popolo, io voglio dire al presidente Ardizzone che non sono stato io ad invitarlo in piena finanziaria, con 200 sindaci al seguito in Sala gialla, io non lo avrei fatto! Assessore Baccei, in quelle condizioni, devo dire francamente che non l’avrei incontrato, avrei invece chiesto ed ottenuto un incontro, di carattere tecnico, tra i tecnici dell’ANCI e quelli dell’Assessorato al bilancio, per svolgere, insieme all’Assessore per la funzione pubblica, il giusto ruolo di ciascuno. Quindi, per inseguire un errore, oggi, ci stupiamo del capo popolo! Ma se i capi popolo si aiutano a diventare tali, poi, diventa complicato spiegare che la colpa è dei capi popolo, probabilmente, prima di assumere decisioni e scelte dovremmo essere un po’ più oculati. Nel merito, ieri mattina in questa straordinaria Aula, si è svolto un convegno dell’ANCI, al quale ho avuto l’onore di partecipare come relatore. Nell’occasione di ieri, ovviamente, il tema dominante è stata la riunione del giorno precedente in Sala gialla, perché tra i relatori dell’incontro di ieri vi erano anche il sindaco Orlando, Presidente dell’ANCI ed il segretario generale dell’ANCI, Alvano.
Ebbene, siccome siamo in diretta e gli emendamenti sono cartacei, ho ricevuto, presidente Ardizzone, una telefonata da parte del Segretario generale dell’ANCI, il quale avendo avuto modo di leggere l’emendamento 8.143, mi ha detto non solo che gli impegni non erano quelli – e io non so chi avesse preso impegni ed in che termini – ma mi ha pure detto, “con amara ironia”, che se il problema era stabilire che dovevano fare un mutuo non c’era bisogno che i soldi glieli desse la Regione perché i Comuni come fare un mutuo lo sanno già. Allora, non vorrei che trattandosi di mutuo e non di soldi immediatamente spendibili, che trattandosi di soldi destinati ad investimenti e non credo che tutti questi Comuni abbiano questa voglia matta di fare palestre ma hanno altri problemi molto più seri, noi posto che questi Comuni devono chiudere i bilanci, siamo qua, alla fine, a rischiare di bocciare, come Parlamento regionale, una norma proposta dal Governo perché, poi, si dica fuori che il Parlamento ha affossato i comuni. Questo è un rischio che stiamo correndo che non possiamo assolutamente permetterci di portare fino in fondo e, allora, con molta franchezza, invito con un fare quale è stato il mio e voglio continuare a comportarmi durante questa finanziaria in maniera costruttiva perché ribadisco ci sono dei punti che fin’ora mi hanno convinto e che abbiamo sostenuto, fermiamoci un attimo perché capisco che il Governo ha dei paletti e dei limiti da rispettare, ma il Governo capisca che il Parlamento non può assumersi la responsabilità di bocciare norme che, poi, a torto o a ragione, verrebbero vendute fuori come un omicidio politico. Quindi, presidente Ardizzone siccome l’articolo 8, così come riscritto, diventa il tema dei temi, vi invito a fermarci un attimo ed a fare un ragionamento serio soprattutto sulla possibilità di rinvenire, da qualche altra parte, soldi reali che sono quelli che servono davvero ai comuni.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Formica. Ne ha facoltà.

FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta ci ritroviamo ad affrontare all’ultimo momento utile i problemi più spinosi ed importanti che, invece, avrebbero dovuto trovare soluzione addirittura all’inizio della presentazione della manovra finanziaria stessa. Quindi, ancora una volta, ci troviamo di fronte all’incapacità, da parte del Governo, di affrontare i problemi veri che ha lasciato e che lascia, ovviamente, poi, la porta aperta al demagogo di turno che aspettando all’ultimo secondo utile si presenta qui per cercare di ribaltare il tavolo e buttare la palla dall’altro lato o prendere la palla quando non gli conviene portarsela via se il gioco si fa duro. Allora, se dobbiamo affrontare un tema così spinoso con la dovuta cautela che deve contraddistinguere sempre l’azione di chi fa le leggi, distinguendoci in ciò da chi cerca di approfittare delle decisioni altrui per poter dire poi: “Ah, ci hanno penalizzati”! Allora, cominciamo ad affrontare il problema in maniera seria e vera. Intanto, non è vero che tutti i comuni sono uguali, perché non è vero che tutti i comuni uguali, considerato che c’è una differenza abissale trai comuni che possono godere di entrate proprie - anche sconfinate - e comuni invece che per la loro ubicazione geografica, per la loro situazione economica, per la loro capacità di avere possibili entrate e per la loro consistenza non sono nelle stesse condizioni degli altri comuni. Quindi, fare un ragionamento univoco per i comuni grandi e per i comuni piccoli, per quelli che hanno altre entrate e per quelli che invece vivono esclusivamente dei trasferimenti della Regione non è un ragionamento obiettivo, egualitario, rispettoso del legislatore ma è un modo per camuffare chi fa il furbo e magari opera sul proprio bilancio scialacquando con spese improprie che non trovano più motivo di essere in un momento di grave crisi economica e danneggia di fatto le vere esigenze dei comuni. Andiamo alle toppe che faticosamente il governo regionale ha cercato di presentare con quell’emendamento che è assurdo, ridicolo per tanti motivi, governo regionale pressato dalla richiesta avanzata all’ultimo minuto dai comuni o da chi rappresenta i comuni e che non ha trovato di meglio, con quell’emendamento, porre o presentare un rimedio che è molto peggiore del male che vuole risolvere. Primo: per le ragioni che ho detto perché non discerne tra comuni grandi e piccoli. Secondo: si tenta di prendere soldi dal fondo pensioni che è stato faticosamente ricostituito in questi ultimi anni dopo che inopinatamente alcuni decenni fa era stato tolto e tutti sappiamo i problemi enormi, gravi che aveva provocato quella decisione sbagliata allora di raschiare il fondo del barile. Non si parli e si tagli subito questa previsione di attingere al fondo pensione. E’ chiaro, signor presidente della regione, non è vero che i fondi debbono fare speculazioni finanziarie perché fare speculazioni finanziarie, in un momento di finanza creativa, avendo osservato cosa è avvenuto con le speculazioni finanziarie negli ultimi anni e i buchi enormi che hanno prodotto queste speculazioni finanziarie, in virtù di ciò non si può venire a dire che i fondi debbono fare speculazioni finanziarie sulla pelle dei cittadini. I fondi pensioni sono soldi dei pensionati e non si toccano. Proposta, presidente Ardizzone, se noi dobbiamo trovare una soluzione ragionevole e da legislatori quali siamo in quest’Aula senza soluzioni di compromesso dari da fari cuntenti e gabbati, cioè che non risolvono il problema e aggravano invece i problemi esistenti, come quella proposta del governo, ci fermiamo un attimo, non troviamo 115 milioni? Ne troviamo di meno, ma almeno troviamo soldi veri, soldi che possono essere utilizzati dai comuni e non prese per i fondelli a danno di altri settori che distruggiamo, vedi fondo pensioni. Facciamo la distinzione tra grandi comuni e comuni più piccoli, e diamogli 50 milioni veri. Se dobbiamo fare un taglio lineare dell’uno, dell’uno e mezzo, del due per cento su quella parte del bilancio su cui si può incidere, mi rendo conto che non è tutto in bilancio, ma anche se possiamo incidere su una parte del Bilancio non credo, e finisco Presidente Ardizzone, che faremo danno ad alcuno, se con un sacrificio dell’1, dell’1,50 anche del 2 per cento, raccogliamo una cifra di quarantacinque, cinquanta milioni di Euro, li diamo, e diamo soldi veri, a chi ne ha effettivamente bisogno e finiamola con la demagogia! Quindi chiedo ufficialmente di accantonare l’esame di questo articolo in attesa che si trovi la soluzione da tutti, credo, condivisa in quest’Aula. ALLORO. Chiedo di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALLORO. Presidente, io condivido il ragionamento dei colleghi che mi hanno preceduto e segnatamente quello dell’onorevole Di Giacinto per quanto riguarda i Comuni. Perché è chiaro che un prestito di questo tipo, un mutuo di questo tipo, perché di questo si tratta, sarà difficilmente utilizzabile. Sicuramente non potrà essere utilizzato da tutti i Comuni ma, a maggior ragione non potrà essere assolutamente utilizzabile dalle Province, perché i trenta milioni che noi mettiamo per investimenti sulle Province non consentiranno alle Province, ammesso che la norma dovesse rimanere questa, di potere utilizzare questi fondi, perché, come tutti sappiamo le Province ormai sono in una condizione di pregiudizio degli equilibri di Bilancio con i ragionieri generali che hanno fatto le comunicazioni ai sensi dell’articolo 153 del Testo Unico dell’Ordinamento Enti Locali. Quest’anno le Province stanno subendo dallo Stato un taglio di centocinquanta milioni, taglio che è stato parzialmente riequilibrato dalla legge di stabilità del 2016 e che in Sicilia purtroppo non ha operato per il fatto che ancora la legge sui liberi consorzi non è stata approvata. Quindi è chiaro che dobbiamo trovare una soluzione diversa al problema, dobbiamo dare ai Comuni ed ai liberi consorzi soldi veri e non solo la possibilità di indebitarsi.

FONTANA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FONTANA. Presidente, anch’io su questo articolo francamente vorrei esprimere il mio pensiero proprio perché credo che questo è il modo per scontentare tutti e non risolvere nessun problema. Perché condivido anche l’intervento così accorato, molto sentito e partecipato, dell’onorevole Lentini il quale dice, giustamente, questi prelievi forzati non sono illegittimi ma sicuramente inopportuni. Talaltro costringere i Comuni a dover procedere a dei mutui, quando sono la maggior parte nell’impossibilità di potere accedere o negoziare un mutuo, mi sembra francamente una procedura che non ha nessun senso. Avrebbero potuto farlo i Comuni autonomamente, non era necessario che fossero stati così sollecitati dalla Regione con questo prelievo forzato per accedere a dei mutui, che i Comuni talaltro al novanta per cento non possono neppure negoziare perché non sono nelle condizioni di poterlo fare. Ed allora bisogna trovare delle strade alternative e credo che siano state già indicate da alcuni parlamentari che sono intervenuti in questo dibattito. L’onorevole Di Giacinto, mi pare, in maniera molto chiara, molto esplicita, ha anche affermato che questa procedura è una procedura non percorribile e che quindi va ricercata semmai una soluzione alternativa, una soluzione diversa. E quale può essere? La soluzione diversa può essere o quella del prelievo lineare di una percentuale che si possa, in modo da arrivare ad un tetto che è possibile distribuire e poi, quindi, trasferire e quindi come trasferimento ai comuni e non come mutuo, perché se noi li vogliamo aiutare veramente i comuni dobbiamo certamente trasferire risorse non indebitarli ulteriormente perché è come tentare ad una impresa che sta per fallire costringerli ad accendere nuovi mutui per coprire altre spese. Quindi mi pare una procedura assolutamente non percorribile. Cosa fare allora? Bisogna trovare delle risorse, bisogna trovare anche un 60, 80 milioni di euro che possa servire e io mi permetto di fare anche una proposta. Non so se l’assessore Baccei, non lo vedo si sarà forse allontanato, ma mi permetto di fare una proposta. La proposta è quella che se noi in qualche modo riuscissimo a trovare 80, 82 milioni di euro potremmo utilizzare 60 milioni di euro per i comuni, 20 milioni di euro per le ex province che anch’esse sono in grandissima difficoltà, e anche 2-3 milioni di euro per i consorzi universitari e potremmo in questo modo, credo, chiudere una partita importante sia con i comuni, sia con le ex province e sia con i consorzi universitari. Io mi permetto sommessamente di fare questa proposta e spero che possa essere vagliata dal Governo con grande attenzione perché non credo che ci possano essere soluzioni alternative a questo problema.

CIMINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENT. Ne ha facoltà.

CIMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, ritengo che questo articolo 8 sia alquanto pericoloso perché difficilmente potrà trovare una approvazione non soltanto da parte dell’Aula ma successiva anche dello stesso Consiglio dei Ministri. E mi spiego con più facilità. Questo gioco delle scatole cinesi non può funzionare in un sistema come la Regione siciliana perché quest’oggi, con questo emendamento si vuole trasformare il fondo pensioni in una banca. La banca per potere dare credito ad una impresa, ad una famiglia, ha bisogno di sapere e di conoscere il rating di quella impresa, di quella famiglia, le garanzie che tu poni. Noi oggi creiamo con il sistema di scatole cinesi la banca che diventa il fondo pensioni, che deve garantire la famiglia, l’impresa comune che guarda caso non mi pare che oggi riesce a dare al fondo pensioni, cosiddetta banca, le garanzie necessarie per supportare al finanziamento. E recentemente questo gioco di scatole cinesi la Banca d’Italia per alcune banche, fortunatamente del nord, lo ha fortemente sanzionato perché alcune banche cosa facevano? Finanziavano i propri soci con il proprio aumento di capitale, con i propri bilanci fregando di fatto il cittadino, il piccolo risparmiatore.
Questo articolo vuole fare questo. Allora, ve lo dico con estrema franchezza, il fondo pensioni non si può toccare. Io ritengo che sia necessario ritirarlo, provvedere ad un taglio lineare che dà la possibilità di dare la giusta copertura ai comuni per le necessità di spese correnti ed in più pregherei l’assessore al Bilancio con la sua attività di fare un controllo vero sulle spese dei comuni siciliani. Perché vi sono comuni che in modo serio, virtuoso spendono le risorse in conto capitale per investimenti ed altri, invece, che spendono le risorse anche per spesa corrente per iniziative che di fatto pongono oggi diversi comuni in fallimento. Ricordo proprio in questi giorni la lettera dei parroci del Comune di Porto Empedocle che sino a giorni addietro si riusciva in quel comune a finanziare iniziative ludiche, balletti, concerti, e manifestazioni di interesse culturale per rallegrare le piazze, ed oggi quel comune rischia il fallimento, quel comune rischia di vedere i propri dipendenti non avere neanche lo stipendio dei propri lavoratori, allora ritengo che è necessario poter fare chiarezza, riprendere e dare al fondo pensioni quella mission che è propria del fondo pensioni, che riguarda il fondo del personale della Regione siciliana che negli anni ha onorato e lavorato per la Regione siciliana, e fare anche un controllo vero sulle attività e sulle spese di tutti i comuni siciliani, perché alcuni comuni con le spese in conto capitale invece hanno coperto spese che di fatto non potevano essere ne ora e ne mai neanche negli stessi revisori dei conti.

RINALDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, io ho ascoltato con attenzione le dichiarazioni fatte dal Presidente Crocetta, e le devo dire che sono rimasto veramente esterrefatto da un Presidente che dichiara cose diverse da quando fa la riunione con i sindaci, e poi qui in Aula che c’è una demagogia ed uno sperpero di risorse da parte dei comuni, che li individuano attraverso le consulenze che danno o addirittura pagando delle rate di mutui in maniera illegittima, e la cosa più grave è che lo dice chi ha fatto il sindaco, quindi ha amministrato un comune, e sa le difficoltà a cui vanno incontro i comuni giornalmente, per le esigenze e per i servizi diciamo essenziali e primari che ogni comune deve dare e affrontare ogni giorno, i comuni hanno perso nell’arco di pochissimi anni delle risorse finanziarie che la Regione dava, da 900 milioni sono passati a 340, rispetto ai 357 dell’anno scorso, e i 119 milioni che avevamo previsto l’anno scorso come fondi strutturali, quest’anno diamo 340 milioni soltanto come dotazione ordinaria, e grazie al contributo diciamo di tutti i gruppi, è stato istituiti un fondo di 120 milioni per i cantieri di lavoro, qui si parla di fondo di fonti non ho capito se parlavamo di fonti di energia, o fondi nel senso ma questa è un’altra questione che riguarda il Presidente Crocetta, ma il fondo delle pensioni, giustamente come mi ha preceduto l’onorevole Di Giacinto, non è nella nostra disposizione, cioè è mai possibile che i sindaci vengono qui, fanno una manifestazione, chiedono aiuto alla Regione per trovare una soluzione alle loro difficoltà quotidiane, e noi diamo sempre risposte sulle spalle degli altri prevedendo di fondi Pac, prevedendo il fondo pensione, sapendo benissimo che ne l’uno ne l’altro potranno contare delle risorse, e anche se ciò dovesse avvenire Presidente, e anche se ciò dovesse essere legittimo, cioè utilizzare i fondi che riguardano i lavoratori, ha ragione l’onorevole Lentini, sono i fondi accantonati per le pensioni dei lavoratori, se questo dovesse avvenire cioè ognuno utilizza questi fondi e poi non è in grado di rimpinguare nuovamente questi fondi che facciamo non paghiamo le pensioni ai lavoratori? Ma queste idee io non so da dove derivano, e con quale criterio e con quale sentimento si possa proporle sia ai sindaci, ma soprattutto alla Regione siciliana, che tra l’altro non ha nessuna competenza in questo, invece la soluzione doveva avvenire prima, non può essere che la Regione ogni volta che deve fare una finanziaria comincia a tagliare, e poi dove vuole trovare le risorse per alcuni sottogoverni, per alcune partecipate, e per quello che conviene li lascia e li trova urgentemente, per tutti gli altri e soprattutto per i comuni che invece hanno un esigenza quotidiana, non sanno più come affrontare e fornire i servizi essenziali, hanno aumentato le percentuali di tutte le tasse possibili ed immaginabili che potevano fare, a cominciare da …. e finendo a tutti gli altri, e noi gli diciamo che sperperano le risorse? Non è una risposta che un Governo regionale può dare ai comuni, doveva prevederla e individuarla all’inizio quando ha stipulato questa finanziaria, e li doveva trovare le risorse per aumentare le erogazioni nei confronti dei comuni, non oggi, a un giorno dalla conclusione della finanziaria, a uscire tutti pazzi di pensare di tagliare le risorse dell’1 per cento. Doveva farlo all’inizio perché questo era il compito. Capisco che questo non interessa al Governo che ha altro su cui discutere. Ma credo che questa doveva essere la soluzione. 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, questa discussione sembra quasi surreale. Qualcosa l’ha evidenziata proprio ora l’onorevole Rinaldi. Trattiamo la finanziaria almeno da due mesi. Si è richiamato anche il discorso che il Presidente dell’Assemblea, nella qualità di Presidente dell’ARS, ha risposto ad una richiesta legittima fatta dal Presidente dell’ANCI, che poi sia il sindaco di Palermo, è un altro discorso, ognuno la valuta come ritiene più opportuno, compresi i parlamentari regionali palermitani, ma non credo che si facciano condizionare dal fatto che il presidente dell’ANCI, sia il sindaco di Palermo, e lo dice uno che rispetto alla sua parte politica, è molto ma molto lontano. Ma se il Presidente dell’ANCI mi chiede un incontro alla presenza di tantissimi rappresentanti dei comuni i quali hanno evidenziato che c’è una curva discendente per i trasferimenti ai comuni che parte da 900.000.000 di euro e arriva a 300.000.000 di euro, non credo che ci sia necessità di differenziarsi politicamente su questa esigenza. Né con la massima franchezza, lo dico con chiarezza, quando l’assessore Baccei ha detto questa è la coperta e su questi numeri dobbiamo ragionare, tutti si sono ribellati perché qua non possiamo toccare perché si tratta di x associazione, là non possiamo toccare, là non possiamo toccare, ma francamente i comuni sono parte della Repubblica italiana, così come lo è la Regione e lo Stato complessivamente. Non possiamo trattare i comuni come se considerassimo, si è parlato di tagli lineari, per carità può essere una soluzione, come se si trattasse di un’associazione qualunque, non è questo il modo di fare, perché svolgono servizi. E il dibattito è surreale perché noi arriviamo all’approvazione di una finanziaria che deve avvenire entro stasera o domani al massimo, mi auguro, o domani al massimo, e ancora discutiamo dove andare a reperire le somme e quasi tutti a disconoscere che c’è un problema. Tutti hanno ragione intervenendo, però poi quando si tocca un altro settore, si tocca un altro settore. Pur adesso, prendo atto, mi è pervenuto un messaggio da parte del segretario dell’ANCI che probabilmente questa non è la soluzione più opportuna trovata. Ma siamo in itinere non c’è motivo di dividerci su queste cose. E quello che ho detto ai sindaci, perché da parte probabilmente di qualcuno c’è stato pure populismo, però un po’ di buon senso in queste cose. Dobbiamo trovare i 115.000.000. La soluzione prospettata non è opportuna però, quando ora si tratterà dei tagli lineari, ogni parlamentare interverrà scaricando le responsabilità al Governo – e lo dico da presidente - perché questo non si può tagliare, quell’altro non si può tagliare, quell’altro ancora non si può tagliare. E tutti a fare le difese d’ufficio di questo o di quell’altro. Un po’ di responsabilità su questi argomenti occorrerebbe. Mi scuso con l’onorevole Laccoto, se vuole parlare bene, se intende riferire, perché ormai le posizioni sono chiare …

LACCOTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LACCOTO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, ho una proposta da fare. Penso che a questo punto vada per un attimo sospesa la seduta e trovata una soluzione da parte del Governo. C’è un piccolo problema nell’ipotesi prospettata dal Governo c’è l’ipotesi del fondo pensione e dei fondi PAC. Sappiamo che i bilanci dei comuni, con il bilancio regolamentare, non può essere affrontata la spesa d’investimento dai pagamenti dei mutui perché devono esserci entrata certe. Per quanto riguarda il fondo pensioni, il fondo pensioni messo in quella maniera, ma ci potrebbe essere altra soluzione, naturalmente crea problemi ai piccoli comuni principalmente che non hanno la possibilità di contrarre mutui in queste condizioni. La mia proposta, Presidente, è che seppur non tutti i 145 milioni, il Governo faccia una proposta immediata perché trovi soluzioni di somme immediatamente disponibili per i comuni in modo da affrontare il bilancio 2016 e poi, se possibile, fare anche dei tagli in quei capitoli non obbligatori, dove si possono fare dei tagli per rimpinguare le somme liquide da potere trasferire ai comuni. Certo, non saranno 145 ma potranno essere 115. Garantiamo la possibilità di fondi, assessore Baccei. Assessore Baccei, la Sicilia - io l’ho già detto in passato - si muove come investimento con i comuni. Se noi togliamo la possibilità ai comuni di fare le manutenzioni straordinarie, di incentivare, di investire, le piccole imprese, i piccoli artigiani che sono quelli che tengono l’economia della Regione Siciliana non potranno vivere e non potranno dare sviluppo alla Sicilia. Preoccupiamoci, soprattutto, di dare la possibilità ai comuni di spendere quel minimo possibile e di investirlo. Sono così si può mettere un poco in moto la Sicilia. Presidente, io ho accolto la sua ipotesi perché è anche giusta. Chiedo che si sospenda e che l’Assessore faccia una proposta diversa da quella che è stata fatta con la riscrittura dell’articolo 8 e si vada avanti speditamente.

PRESIDENTE. Ancora sono iscritti a parlare gli onorevoli Turano, Tancredi e Sorbello. Vorrei sentire l’Assessore. Onorevole Laccoto, vorrei essere chiaro su un passaggio. Noi comunque dovremo votare. Se noi affidiamo al Governo il compito di recuperare se non tutte le somme, una parte della somma, non possiamo ritornare in Aula dicendo ha tolto X a questo e quindi ci lamentiamo e presentiamo altri centomila sub-emendamenti con un giochetto dove ognuno si fa l’intervento dall’Aula per avere la coscienza a posto. Se uno si affida al Governo, si affida al Governo perché trova dei soldi immediatamente. Ma si sta dando una responsabilità al Governo. Se noi arriviamo in Aula e non siamo d’accordo perché spostiamo le somme e quello non si può toccare…

BACCEI, assessore per l’economia. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BACCEI, assessore per l’economia. Onorevoli deputati, innanzitutto volevo rispondere al tema del taglio lineare. A partire dal fatto che, a mio modo di vedere, ma gli uffici poi potranno darmi conforto, non è ammissibile perché non c’è copertura certa. Lì bisogna dire capitolo per capitolo quanti soldi si prendono. Non è che posso tagliare lo 0,5 a tutto sapendo che il 90 per cento del bilancio non si può toccare. E non dico un 90 per cento a caso. Inutile che sento parlare di 22 miliardi, non so da dove tirate fuori le cifre. I fondi regionali di entrate sono circa 12 miliardi. Se ci aggiungiamo i 900 milioni ottenuti arriviamo circa a 13 miliardi. Cominciamo a dire che 6 miliardi e mezzo sono sanità e non si possono toccare; mezzo miliardo sono mutui e non si possono toccare perché altrimenti andiamo in default; mezzo miliardo è disavanzo e non è che possiamo tagliare il disavanzo, ovviamente; 700 milioni sono le pensioni e ovviamente non possiamo andare a toccare le pensioni; 1 miliardo e 400 milioni sono gli stipendi fra quelli della Regione e quelli degli enti e non possiamo andare a toccare gli stipendi delle persone degli enti; 500 milioni sono gli enti locali, non possiamo andare a tagliare agli enti locali per ridare agli enti locali e quindi li togliamo; altri 200 milioni sono i trasporti, hanno obbligazioni giuridicamente vincolanti, per cui non si possono andare a toccare. Un miliardo e trecento milioni è il contributo alla finanza pubblica; abbiamo già un bilancio impugnato perché l’abbiamo toccato, sconsiglierei pertanto di andarlo a toccare. Siamo già arrivati a dodici miliardi dei tredici, possiamo toccare, teoricamente, un miliardo. Cosa è questo miliardo? Precari, forestali, la spesa sociale, le partecipate, l’ARS, questo possiamo andare a toccare. Ora dobbiamo arrivare ad un’altra area, ci sono delle cose che abbiamo già approvato in questa Assemblea. Sui forestali abbiamo già votato e così via. Rimane un montante molto ridotto. Quindi, o stiamo facendo demagogia allo stato puro o visto che la situazione è critica cerchiamo di fare le persone responsabili. Il taglio lineare – non so a chi sia venuto in mente, da quale parte del mondo venga – per me è inammissibile e inattuabile. Scartiamo questa ipotesi. Se vogliamo fare dei tagli, dobbiamo fare dei tagli mirati su un montante molto ridotto. Da un lato, difendo la soluzione che avevamo dato rendendomi conto di tutte le problematiche che ci sono. Non è che i dirigenti regionali, tutte le persone, devono venirci a raccontare le problematiche – non viviamo sulla luna! – le conosciamo perfettamente. Così come, ad esempio, sappiamo perfettamente che l’articolo 7 ha una rischiosità altissima che, io per primo, ho denunciato. Non voglio che, dopo che arriviamo all’articolo 7, tutti mi vengano a rappresentare i problemi, li conosco io per primo, ne ho già discusso con Roma. La ragioneria mi ha già detto che non si può fare, è una lotta politica che stiamo facendo perché, secondo noi, è giusta, stiamo cercando di dare tutti gli appigli per fare questa lotta politica a Roma. La stessa cosa era questo comma 853. Sicuramente presenta delle problematiche, sicuramente, dal punto di vista tecnico, ha mille problemi, dal punto di vista politico, è un’altra battaglia che io mi sento di fare a Roma. E come sui novecento milioni prima, come sui cinquecento milioni dopo, come sull’articolo 7 ci rimettevamo la faccia come Governo perché ritenevamo utile, in questo momento di difficoltà, fare questo tipo di battaglia politica, così come con l’onorevole Lantieri stiamo cercando di fare una battaglia politica sulle province. Ora si sta presentando il problema dei comuni ma non scordiamoci che le province hanno circa 150-180 milioni di disavanzo, per cui fra poco riaffronteremo quel problema. Non è che vogliamo non vedere i problemi, stiamo cercando di affrontarli in maniera graduale. Ricordiamoci che veniamo da una situazione di tre miliardi e mezzo di disavanzo, non veniamo da una situazione che avevamo soldi in più e li abbiamo spesi o li dobbiamo trovare. Veniamo, quindi, da una situazione in cui si sta cercando di risolvere il problema dei tre miliardi e mezzo di disavanzo. E’ chiaro che qualche problema sul tavolo rimane e con responsabilità cerchiamo di affrontarlo pronti a fare le giuste battaglie politiche a Roma, come già stiamo facendo e di cui si vedono i frutti. Da un lato, difendo quello che è scritto non perché penso sia perfetto ma perché penso che sia una battaglia che si può fare e che può portare i suoi risultati. Questa è una prima ipotesi.
Se, invece, vogliamo andare su un’ipotesi di tagli mirati o di interventi su quello che è disposizione, c’è la possibilità – lavorando fra Regione e Fondo pensioni – di rimandare, rateizzare, la rata che annualmente la Regione paga al Fondo pensioni che vale circa cinquanta milioni. Sul Fondo pensioni ne ho sentite di nuovo tantissime. Spero che siano tutte strumentalizzazioni. E’ ovvio che non andiamo a togliere i soldi al Fondo pensioni che deve pagare le pensioni. Tutti i Fondi pensioni fanno dei calcoli sulle riserve attuariali, hanno una grande liquidità disponibile che, normalmente, già oggi, investono. Nessuno è talmente incompetente, talmente cattivo, da andare a togliere i soldi ai pensionati. Mi meraviglia che Forza Italia, che per prima ha fatto questa proposta, venga a dire che noi andiamo a togliere i soldi ai pensionati quando quella proposta viene da Forza Italia fatta sulla Regione perché, sostanzialmente, si può fare. Infatti, dai calcoli delle riserve attuariali è una cosa fattibile.

MILAZZO Giuseppe. Ha cambiato idea, Assessore?

BACCEI, assessore per l’economia. Noi, pertanto, non andiamo a prendere i soldi dalle tasche dei pensionati – riconosco che l’idea veniva da Forza Italia – solo che il problema che veniva dato alla Regione era che aumentava comunque la spesa ed io non avevo più il mio paletto, la trattativa con lo Stato per i 500 milioni, questo ho sempre detto a Forza Italia, per questo non poteva andare bene. Però, questo tecnicamente si poteva fare, si può fare con tutte le difficoltà. E’ ovvio che il fondo pensioni non lo stiamo trasformando in una banca. E’ una eccezione che andremmo a fare, che abbiamo motivato nella norma, che andrebbe motivata con Roma, che andrebbe spinta a Roma e che i siciliani cercheranno di portare avanti a Roma. Secondo me, i pensionati non possono ricorrere perché non stiamo toccando i loro soldi stiamo andando sulle modalità in cui il fondo pensioni fa gli investimenti. Per cui, affrontiamo le cose con responsabilità e con la competenza che, sicuramente, avete e state dicendo cose per strumentalizzare. Pertanto, secondo me, se vogliamo accantonare questa ipotesi e vogliamo andare su una ipotesi di tagli o, comunque, agire sull’ammontare che è disponibile al bilancio, io andrei sui 50 milioni di questa rata che annualmente la Regione versa al Fondo pensioni facendo un accordo con il Fondo pensioni, per una successiva rateizzazione, per quello che è e, a questo volendo possiamo andare ad aggiungere altri tagli mirati alla spesa che, però, possiamo andare a toccare oggi e che, quindi, stiamo parlando dell’articolo 23, stiamo parlando dell’allegato 1, parte b, stiamo parlando dei soldi che stiamo dando come crediti a Riscossione Sicilia. Questo è l’ammontare su cui possiamo lavorare, andando a togliere le obbligazioni giuridicamente vincolanti vale circa un’ottantina di milioni come montante, non sto dicendo che li prendiamo tutti, come montante su cui lavorare. E’ chiaro che, se andassimo a toccare queste cifre, c’è l’impegno del Governo non a togliere i soldi a queste persone ma di ritornare, come già io ho detto ad apertura della relazione, sia in Commissione “Bilancio” che in Aula, cioè l’impegno del Governo di ritornare in assestamento, vedere tutte le risorse disponibili e risolvere quei problemi che oggi potrebbero rimanere irrisolti, sia questi fondi ulteriori che potremmo andare a prendere sia, e soprattutto, anche il problema che in gran parte rimarrà fuori oggi da questo bilancio, che stiamo affrontando con l’Assessore alle autonomie locali, che riguarda quello dei liberi consorzi. La decisione è se andare avanti o se vogliamo dare i soldi contanti, subito, un po’ meno di quelli che i Comuni si aspettano ma, comunque, un gesto importante e, secondo me, a questo punto, togliamo tutte le mistificazioni, non li diamo più come spesa di investimento perché spesa di investimento non è, aumentiamo il fondo della spesa corrente, se si può, e almeno risolviamo questo problema.
Relativamente a quello che ho sentito, che non si può fare perché questo è conto capitale, ma l’anno scorso il mutuo casa, deposito e prestiti che abbiamo dato ai Comuni, ma non è la stessa cosa? Allora, cosa stiamo dicendo? Lo abbiamo fatto l’anno scorso, l’abbiamo fatto tutti gli anni, il fondo per gli investimenti è tra le spesi correnti. Una stima che hanno fatto gli uffici, assolutamente approssimativa come ordine di grandezza, è che le rate dei comuni valgono tra i 300 e i 400 milioni e, quindi, sono ben oltre i 115 milioni, quindi, vuol dire che il problema dei comuni è molto maggiore. Io direi, a questo punto, se è possibile, recuperiamo questa spesa ed eventualmente la facciamo passare direttamente come spesa corrente, almeno la finiamo di giocare e chiamiamo con il nome proprio le cose. Pertanto, eventualmente, possiamo fermarci 10 minuti e decidiamo un attimo anche con il Presidente.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci fermiamo fino alle ore 13.00, però, quello che vorrei evidenziare è che alle 13.00 riprendiamo. Assessore Baccei, Presidente Crocetta, alle 13.00 abbiamo l’esigenza di riprendere. (La seduta, sospesa alle ore 12.39 riprende alle ore 13.16) La seduta è ripresa.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato dal Governo l’emendamento 8.143 R, che è in distribuzione. Invito l’assessore Baccei ad illustrarlo all’Aula.

BACCEI, assessore per l’economia. Signor Presidente, onorevoli deputati, in coerenza con quanto dicevo prima, con l’emendamento in distribuzione, sostanzialmente, diamo 50 milioni in più ai comuni da destinarsi prioritariamente al pagamento delle quote dei mutui. I criteri poi verranno definiti su proposto dell’assessorato delle autonomie locali e dell’assessorato dell’economia, verificando le accertate difficoltà finanziarie e il fatto che abbiano adottato misure di contenimento della spesa. Si va a vedere chi realmente ne ha bisogno, che sia comunque un Comune virtuoso e si da questo fondo in più di 50 milioni di euro. Rimangono le misure del PAC, quindi i 115 milioni per i comuni – ora parliamo di comuni, poi una cosa analoga viene fatta per i liberi consorzi – e rimangono i 10 milioni sempre del PAC per i fondi di rotazione. Questa, di fatto, è una misura aggiuntiva a quanto prima previsto. Abbiamo tolto quel che riguarda il fondo pensioni perché abbiamo dato questo in più; poi, visti tutti gli interventi fatti, mi sembra sufficiente, 50 più 115 più 10, più gli abbiamo dato 100 milioni per i cantieri di lavoro, più i fondi per il completamento delle opere PO/FESR 2007-2013. Mi pare che stiamo dando un cospicuo ammontare di risorse da utilizzare per investimento, in più questa misura che aiuta i comuni in difficoltà al pagamento delle rate di mutuo con 50 milioni aggiuntivi.

ASSENZA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ASSENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sull’articolo 8 in generale interverrà il mio Capogruppo e, quindi, lascio a lui gli argomenti. Io volevo soffermarmi sull’emendamento di riscrittura del Governo, che riguarda il problema delle royalties.
In pratica, l’emendamento canguro non vale solo per la Cirinnà, vale anche per questo problema delle royalties in quanto, attraverso questa riscrittura, il Governo voleva far saltare tutti gli emendamenti proposti, cosa che non è riuscita perché li abbiamo ripresentati testè adattandoli all’articolo 8.143R. In realtà questo articolo 8.143R è scritto tecnicamente un po’ meglio dell’articolo 19 bis contenuto nel testo esitato dalla Commissione “Bilancio”. In questo intervento, oltre che rivolgermi all’Aula, vorrei che mi seguisse la Presidenza, gli uffici di Presidenza e soprattutto gli uffici. Questo articolo 8.143R ha un po’ superato le illegittimità più macroscopiche, però nel risultato finale perviene agli stessi risultati – anzi a risultati ancora peggiori per la sola città di Ragusa – e non supera le critiche di fondo. Questa materia di royalties non è materia di competenza regionale – o quanto meno lo è nei limiti imposti dalle direttive comunitarie e dalla legge nazionale. Quello che fa testo in questo campo è il decreto legislativo 25 novembre 1966, n. 625 che è esattamente un decreto legislativo di attivazione della direttiva 94/22/CE relative alle condizioni di rilascio di esercizio delle autorizzazione ricerca e coltivazione di idrocarburi. E’ una normativa comunitaria, una direttiva immediatamente applicabile nell’ambito del territorio nazionale e ribadita con questo decreto legislativo 25 novembre 1996. Andiamo alla sostanza del problema. Gli articoli 19, 20 e 21 di questo decreto legislativo si occupano dell’applicazione di queste concessioni e quindi delle modalità di divisione della royalties. Gli articoli 20 e 21 – gradirei che gli uffici mi seguissero – parlano della destinazione delle aliquote, il 20 per le regioni a statuto ordinario, il 21 per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e Bolzano, applicando la stessa normativa e stabilendo in maniera imperativa come può avvenire la ripartizione delle quote di spettanza di questi ordinamenti, caro Presidente. In tutte queste norme l’applicazione di ripartizione fra vari comuni non è assolutamente lasciata alla libera interpretazione delle singole regioni, ma deve avvenire, recita esattamente l’articolo 19, “in conformità alle norme del presente decreto”. Le norme del presente decreto dicono che “qualora l’impianto, la centrale di raccolta o trasferimento e l’impianto di estrazione interessi il sottosuolo di più comuni allora si procede a questa ripartizione altrimenti la ripartizione non ha luogo perché il suolo è di spettanza del comune nel cui ambito è inserito l’impianto di coltivazione” Basta leggere l’articolo 20, comma 2, in cui dice “la ripartizione della quota di spettanza comunale è effettuata con gli stessi criteri qualora le concessioni con impianti di coltivazione interessino il territorio di più comuni”. E’ solo questo il caso in cui si può dar luogo ad una ripartizione diversa da quella che è la destinazione complessiva che viene regolata dalla legge comunitaria, dalla legge nazionale ed anche dalle leggi regionali in vigore. Ritengo che l’articolo 19 bis, anche così come modificato dall’articolo 8.143R del Governo, vada interamente abrogato. Mi dispiace che su questo si voglia fare una polemica inutile, perché è come se qualcuno fosse paladino degli interessi dei vari comuni e gli altri fossero invece a favore di un solo Comune o quant’altro. Non si tratta di questo, si tratta di fare corrispondere quello che indubbiamente è un sacrificio e un rischio per il territorio di riferimento con gli eventuali benefici che possono derivare dall’estensione di questa royalties. Aggiungo ancora, ad ulteriore dimostrazione che sia questa la strada da seguire, vi è una sentenza della Corte di Cassazione di appena due o tre giorni fa che, su imput di un Comune riverasco dell’Adriatico, che adesso non ricordo qual è ma mi pare che sia un Comune del Teramese, che aveva intrapreso un giudizio nei confronti dell’ENI e dell’EDISON, sostenendo che qualora si tratti di piattaforme off shore rientrante nelle 12 miglia, quelle piattaforme devono pagare l’IMU e l’ICI di riferimento anche ed esclusivamente a quel comune nel cui sottosuolo vi è il giacimento di riferimento. L’unica eccezione è qualora il giacimento si estenda nel territorio di più Comuni questi benefici vanno a più Comuni. Poi è chiaro che se si apre una maglia di questo tipo si arriverà al rischio paradossale. Mettiamo che Gela aderisca al libero consorzio dei Comuni e le estrazioni superano questo limite, paradossalmente, adottando quel criterio assurdo del numero degli abitanti, sarebbe Catania. A questo punto la Presidenza deve valutare seriamente sull’ammissibilità della discussione sia di questo emendamento sia del testo originario come è uscito dalla Commissione Bilancio, perché è in palese contrasto con una disciplina imposta dalla Comunità europea e dallo stesso decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, per effetto dell’articolo 201 – ripeto, perché non vorrei essere frainteso – che si applica specificatamente anche per le ragioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e Bolzano.

TANCREDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TANCREDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola per fare una proposta all’assessore Bacchi, perché è chiaro che l’articolo 8 di questa finanziaria mette a nudo quelle che sono le problematiche di questa Regione. E’ anche vero che in questa formulazione è una toppa che sposta in la quelle che sono le problematiche di bilancio che i nostri comuni stanno affrontando e che di fatto sta portando ad avere determinate sofferenze direttamente ai cittadini. Io ho partecipato alla riunione di un paio di giorni fa che c’è stata in Sala Gialla e si percepiva chiaramente la sofferenza dei Sindaci, della reale difficoltà di potere chiudere il bilancio e soprattutto della ricaduta negativa che avranno i territorio e i cittadini per la difficoltà di erogare servizi essenziali e primari. Per questo mi piacerebbe che dalla Sicilia, possibilmente l’Assessore Baccei si facesse portavoce di una proposta in prospettiva che potrebbe, nel medio periodo, dare ulteriori risorse a tutte le Regioni italiane puntando magari a coinvolgere i suoi omologhi delle altre Regioni italiane per portare lo Stato a ragionare su questo tipo di presupposto imitando i più bravi d’Europa che sono i tedeschi. Perché non tutti sanno che i tedeschi hanno un istituto omologo delle casse depositi e prestiti, che è la KFW. La differenza qual è? Che la cassa depositi e prestiti che l’anno passato ha emesso 320 milioni di euro di titoli che vengono iscritti nel bilancio dello Stato e quindi incidono sul bilancio dello Stato italiano. Invece la cassa depositi e prestiti tedesca, nel 2015 ha emesso 500 miliardi di euro di obbligazioni che non vengono conteggiate. Non c’è traccia nel bilancio dello Stato tedesco. Sarebbe molto importante se lo Stato cominciasse a fare un ragionamento di questo tipo in ambito europeo, possibilmente su proposta delle Regioni, perché nel momento in cui si riuscisse a fare questo tipo di ragionamento ovviamente a cascata i benefici per le Regioni sarebbero enormi, in quanto non ci sarebbe più quel deficit del 3 per cento e ci permetterebbe sicuramente di azzerare quella famosa compartecipazione alle spese nazionali e, di fatto, dare ristoro a tutti quegli enti locali che in questo momento sono in fortissima sofferenza e cominciare a ragionare su un prospetto di rilancio reale di quello che è non solo la nostra regione, ma la nostra nazione. Perché questa forma di razzismo economico che subiamo sistematicamente, non solo come siciliani ma soprattutto come italiani, credo che bisogna cominciare a metterlo sul tavolo in maniera forte. La proposta che faccio e che spero che l’assessore Baccei possa portare avanti, e quindi di cominciare a ragionare con i suoi omologhi perché so che nelle altre regioni hanno gli stessi problemi ed è soltanto un portare più in là, la fine della nostra economia. E’ una proposta che dovrebbe essere portata avanti per poi discuterla a livello più ampio, perché noi subiamo a cascata quelle che sono i vincoli dati dall’Europa.

DIPASQUALE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIPASQUALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, accetto la proposta del Presidente della Regione, onorevole Crocetta, sul punto 19 intervengo dopo.

CROCETTA. Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare. 

CROCETTA. Presidente della Regione. Grazie, onorevole Dipasquale, anche perché nelle questioni ragusane ci voglio entrare poco. Farò un intervento lapidario. Vorrei ricordare che gli interventi che stiamo facendo in questa finanziaria a favore dei comuni, dove confermiamo 342 milioni di euro di trasferimenti agli enti locali, rispetto all’anno scorso. Negli ultimi due anni noi non abbiamo ridotto i trasferimenti agli enti locali di un solo centesimo. Abbiamo provveduto ad abbassare la spesa regionale su tutte le altre voci, compreso il 5 per cento quest’anno che abbiamo fatto quest’anno in tutte le voci e che non abbiamo applicato. Diamo 115 milioni di investimenti dai Fondi PAC, ulteriori 50 milioni che andavano proprio nella direzione, di chi mi ha preceduto, proprio per i comuni in difficoltà che servono a coprire quelle spese per mutui; quindi noi facciamo una doppia operazione, da un lato costringiamo i Comuni a investire proprio per lo sviluppo e proprio per evitare che attraverso i fondi per investimenti, mi pago solo i mutui e invece non qualifico la spesa corrente. Noi stiamo dando un’accelerata nella direzione dello sviluppo, interveniamo anche addizionalmente sui comuni in difficoltà, i Fondi PAC non è vero che non possono chiudere i bilanci, per il semplice motivo che,per gli investimenti non è obbligatorio iscriverli in bilancio, si scrivono appena vi è certezza ai fondi, però diventano lavoro, diventano economia, diventano PIL, è questo quello che stiamo facendo come Regione, ma che dobbiamo portare avanti per i comuni. Diamo 10 milioni per il Fondo progettazione che sottraiamo alla spesa corrente, per essere chiari, destinati ad essere incrementati sulla base dell’articolo che abbiamo già approvato o che è in itinere, penso che deve essere ancora approvato, sul rimpinguamento del vecchio fondo, che sarà di venti, trenta milioni. Diamo 100 milioni per cantieri e servizi di lavoro che permetteranno di risparmiare anche lì tante spese, risparmiare sui contributi sociali e risparmiare anche sulle spese a investimento, attraverso lavori che si potranno dare in economia. Cioè i Comuni ricevono quest’anno qualcosa come 200 milioni in più di euro rispetto all’anno scorso e poi dobbiamo sentire qualche demagogo populista che non vuole, e non mi riferisco a quest’Aula, che non vuole riformare la spesa e andare nella direzione dove siamo andati noi in questi tre anni che hanno permesso di salvare la Regione, grazie anche al vostro lavoro parlamentare, dobbiamo capire che i tempi del rigore sono venuti per tutti, ma questi non sono del rigore tout court sono manovre per la riqualificazione della spesa che vanno nella direzione degli investimenti. Salviamo la possibilità ai Comuni in difficoltà di potersi pagare i mutui, quindi facciamo la grande operazione che serve per lo sviluppo della Sicilia. Sulle province non è questo l’articolo, ma anticipo che ci saranno oltre ai 30 milioni per gli investimenti 9 milioni in più che verranno destinati specificamente per il pagamento dei mutui. Quindi, stiamo facendo una grande operazione in un momento di difficoltà di incremento dei trasferimenti di fatto su varie voci agli Enti locali. Ultima questione da non sottovalutare. Con il trasferimento del patrimonio demaniale della Regione noi diamo ai Comuni la possibilità di valorizzare il patrimonio che attualmente è inutilizzato potendo dare entrate incredibili, perché non mi venite a dire che il sistema come andava prima quando noi praticamente concedevamo le spiagge attraverso l’Assessorato territorio e Ambiente per cui, magari, si pagava la prima rata e poi non si pagava più e nessuno verificava, oppure la tassa da pagare per una spiaggia a Taormina possa essere la stessa da quella pagata al comune di Licata come avveniva prima. E’ chiaro che questo, quindi, può dare una possibilità reale ai Comuni di investire nelle politiche di sviluppo, perché laddove io devo promuovere il turismo applicherò la tariffa bassa, laddove il turismo funziona alla grande e si possono pagare cifre più alte determineranno le entrate. Quindi, stiamo modernizzando il sistema, stiamo cambiando le modalità con cui si interviene a favore dei Comuni, ripeto, che devono cominciare ad investire sui tagli e su spesa corrente inutile su consulenti inutili, eccetera e si investa si faccia politica di investimento, questo stiamo dicendo con questa finanziaria e ripeto quando diamo 200 milioni di euro in più ai Comuni non si può dire noi non li vogliamo per gli investimenti; allora, volete continuare a “babbiare” e questo noi qualifichiamo. D’altra parte, guardate, noi abbiamo sempre la possibilità di intervenire con una manovra di bilancio, i 50 milioni sono più che sufficienti perché vedremo le difficoltà reali singolo Comune, per singolo Comune e su questo faremo le scelte. PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo intanto tutti gli emendamenti nei fascicoli, poi sono stati presentati gli emendamenti che enuncio: 8.143 R1 da parte della Commissione, 8.143 R quello presentato dal Governo a seguito del dibattito d’Aula che c’è stato, l’8.61.1, l’8.141, l’8.61, poi abbiamo tutti una serie di sub emendamenti all’8.141 la materia delle royalties per comprenderci. Comunico che sono stati presentati emendamenti soppressivi all’articolo 8. Si passa all’emendamento 8.27 degli onorevoli Clemente ed altri. Onorevole Cordaro, lo mantiene o lo ritira? 

CORDARO. Dichiaro di ritirarlo. 

PRESIDENTE. L’Assemblea ne prende atto. Si passa all’emendamento 8.1, a firma degli onorevoli Di Mauro ed altri. Per assenza dall’Aula dei firmatari, l’emendamento si intende decaduto. Si passa all’emendamento 8.28, degli onorevoli Clemente ed altri. Onorevole Cordaro, lo mantiene o lo ritira? 

CORDARO. Dichiaro di ritirarlo.

PRESIDENTE. L’Assemblea ne prende atto. Si passa all’emendamento 8.2. a firma degli onorevoli Di Mauro ed altri. Per assenza dall’Aula dei firmatari, l’emendamento si intende decaduto. Si passa all’emendamento 8.29 a firma degli onorevoli Di Mauro ed altri. Per assenza dall’Aula dei firmatari, l’emendamento si intende decaduto. Si passa all’emendamento 8.123 a firma dell’onorevole Cancelleri ed altri.

CANCELLERI. Ritiriamo tutto e votiamo l’emendamento 8.117. Chiediamo la votazione per scrutinio nominale.

PRESIDENTE. Si può votare solo la prima parte dell’emendamento 8.117, non si può votare dalla parte ‘del comma 1 dell’articolo 1 della legge’ perché è materia di competenza del Consiglio di Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. Quindi si vota l’emendamento 8.117 ‘gli effetti dell’articolo 2 comma 1 della legge regionale 26 giugno 2015, n. 11’. Si vota la prima parte, la seconda parte è inammissibile: ‘il comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale 30 dicembre 1965, n. 44 è abrogato’. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica. Contrario.

CANCELLERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANCELLERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’emendamento serve semplicemente per fare entrare in vigore la norma che prevede l’adeguamento alla normativa nazionale in tema di enti locali, cioè di consigli comunali, quindi il taglio dei gettoni di presenza. L’emendamento prevede di fare entrare in vigore, con l’approvazione di questa finanziaria, la legge che abbiamo approvato qualche mese fa in tema di enti locali, cioè di comuni, per fare entrare immediatamente il taglio dei gettoni di presenza, il taglio degli stipendi dei sindaci e degli assessori immediatamente, e non come è stato previsto dalla precedente legge che abbiamo approvato, al successivo rinnovo dei consigli comunali. In commissione Bilancio, purtroppo, questa norma è stata modificata dicendo che i consigli comunali possono adottare questa cosa e io credo che – a parte il fatto che il Governo aveva già previsto questo taglio e che quindi in qualche modo aveva previsto quelle somme da potere utilizzare – il Governo dovrebbe dare parere favorevole a questo emendamento e poi anche la Commissione dovrebbe adeguarsi a questa scelta. Chiedo al Parlamento di poterlo analizzare e di poterlo valutare favorevolmente perché mi sembra una cosa opportuna.

PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 8.117. Il parere del Governo?

LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica. Contrario, anche perché l’emendamento specifica che diventa responsabilità dei consigli comunali recepire la legge, perciò loro possono, con delibera del consiglio comunale, attuare la legge subito.

PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

VINCIULLO, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Contrario a maggioranza.

CANCELLERI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale. Votazione per scrutinio palese nominale dell’emendamento 8.117 - I Parte Indìco la votazione finale per scrutinio nominale dell’emendamento 8.117, I Parte. Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante bianco. Dichiaro aperta la votazione.


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