Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”






Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo


domenica 6 settembre 2015

Isola Pulita: Dal film di Tom Hooper con il bravo Eddie Redmayne che cambia sesso ad “Arianna” del debuttante Lavagna qui il tema è politically correct

Dal film di Tom Hooper con il bravo Eddie Redmayne che cambia sesso ad “Arianna” del debuttante Lavagna qui il tema è politically correct









Eddie Redmayne, 33 anni, come appare nel film «The Danish Girl» di Tom Hooper

INVIATO A VENEZIA
Adesso, il minimo che possiamo aspettarci è una Coppa Volpi per Eddie Redmayne e un’altra polemica surreale fra il sindaco di Venezia ed Elton John. Oggetto: The Danish Girl, applaudito dai giornalisti alla proiezione e riapplaudito anche di più alla conferenza stampa. La ragazza danese del titolo è un uomo, il pittore Einar Wegener (appunto Redmayne), che nella Copenhagen degli Anni 20 vive apparentemente in perfetto amore etero con la moglie Gerda (Alicia Vikander), anche lei artista ma di minor successo.  



I guai cominciano quando Einar inizia a vestirsi da donna e a posare en travesti per la moglie, perché scopre che la sua vera natura è questa. La coppia scoppia ma resta insieme, perché Gerda continua ad amare Einar anche quando questi diventa Lilli (e, dettaglio interessante, lui non riesce più a dipingere, lei inizia a farlo meglio e conquista Parigi). Finché Einar non decide di fare il passo definitivo, affidandosi a un medico tedesco che prima gli amputa, come dire?, l’oggetto più significativo della sua mascolinità (e qui, emozione per il nudo frontale di Redmayne, che peraltro non appartiene alla nefasta categoria dei belloni) e poi lo ammazza nel tentativo di impiantargli una vagina. È una storia vera: lui/lei lasciò anche un diario, diventato di culto per la comunità transgender. 

Il film di Tom Hooper, Oscar per Il discorso del Re, è raffinatissimo, delicatissimo, insomma ineccepibile: belle scene, bei costumi, belle luci, begli arredi déco e magari venti minuti di troppo. Redmayne è così mostruosamente bravo che avrebbero potuto già mettergli in mano la Coppa, che invece magari non avrà perché a Venezia non si premia volentieri chi è già oscarizzato, e Redmayne la statuetta l’ha appena avuta per lo Stephen Hawking della Teoria del tutto. Ma è bravissima anche Vikander e perfino Amber Heard che fa l’amica ballerina classica. Per inciso, sono le due fanciulle più invidiate di Venezia perché rispettivamente morosa di Michael Fassbender e moglie di Johnny Depp. 

La polemica del sindaco  
È ovvio però che The Danish Girl non è solo un film. È anche una specie di manifesto gender: il sesso non è quello che i cromosomi o la Provvidenza ci hanno dato, ma quello che decidiamo di avere. Dice il regista: «Soltanto l’amore e la compassione rendono possibile l’inclusione» di chi decide che il suo genere non è quello nel quale è nato. Con qualche contraddizione, magari, evidente anche in conferenza stampa quando a Hooper è stato chiesto perché per il suo film non abbia allora scritturato un transessuale vero. Risposta di implacabile pragmatismo anglosassone, una breccia nel politically correct d’obbligo: posto che «l’accesso ai ruoli degli attori trans è un problema chiave», e quindi bisogna far scattare l’inclusione anche in questo caso, Hooper ha scelto un uomo perché «Eddie è un grande attore», e qui davvero c’è poco da obiettare.  

Però il film arriva in un momento delicato, tanto più che non è il solo a mettere questi temi in Mostra. Anche il molto ben recensito Arianna del debuttante Carlo Lavagna parla di un’identità sessuale incerta, ma questa volta di una ragazza che si sente un ragazzo. Proprio mentre impazzano le polemiche sull’«ideologia gender», sui libri di testo nelle scuole e così via.  

Ironia della sorte, si torna sempre a Venezia (una città, per inciso, che con il sesso è sempre stata di manica larga: in centro c’è tuttora il ponte delle Tette, perché lì la saggia Serenissima ordinava alle prostitute di mostrarle ai giovani attratti da altri gusti). Il nuovo sindaco di centrodestra, Luigi Brugnaro, uno che ha capito subito come far parlare di sé, ha appena ordinato il ritiro dalle scuole d’infanzia comunali dei libri di fiabe contro la discriminazione sessuale. Elton John si è sentito chiamato in causa, gli ha subito dato del «bifolco» e del «bigotto» e ne è nato un meraviglioso polverone mediatico internazionale. Roba che a Copenhagen sembrerebbe fantascienza. 


http://www.lastampa.it/2015/09/06/spettacoli/lido-stile-transgender-con-la-ragazza-danese-0uGzTY0MLwFOuhWXi8rniN/pagina.html







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