Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”






Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo


giovedì 10 gennaio 2008

IL RUOLO DEI SINDACI NELL'AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE E NELLA V.I.S. VALUTAZIONE INCIDENZA SANITARIA SEQUESTRO DI PETCOKE

Convocazione Urgente e straordinaria Consiglio Comunale a Isola delle Femmine su... http://isolapulita.blogspot.com/2008/01/blog-post.html#links

Giulietta è 'na zoccola
leggi su….http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/01/il-professor-marfella-scrive-al.html





servizio a 6,30minuti

UNA PRECISAZIONE SUL RUOLO DEI SINDACI NELLA PROCEDURA A.I.A.
I poteri del sindaco nell’autorizzazione integrata ambientale
L’ordinamento del D. Lgs. 59/2005 conferisce al Sindaco un rilevante ruolo operativo nel procedimento che porta all’AIA, alle verifiche e controlli successivi e, addirittura, gli affida la potestà di chiedere ed ottenere la revisione dell’AIA, se già concessa. Egli così diventa il vero Tutore del territorio, a cui è indispensabile la sintonia con il Presidente della Regione e con le altre Istituzioni.
Sulla concessione dell’AIA, il Sindaco ha quindi un potere immenso: come suoi amministrati abbiamo il diritto di chiedergli di esercitarlo e di non farsi sviare dalla questione più importante per il futuro della città. L’Autorizzazione Integrata Ambientale ha valore vincolante e prescrive limiti, condizioni, controlli, strumenti di misura e analisi dei campioni. Essa stabilisce che i costi di controllo devono essere a carico dell’azienda e, in caso di inadempienze, prevede conseguenze amministrative e penali. E' in questa procedura che il Comune deve intervenire per fissare limiti e relativi strumenti di verifica. Le strette di mano con i dirigenti dell’Azienda non hanno alcun valore normativo, i limiti e le prescrizioni dell'AIA sì e vanno definiti con il Ministero.
Il Governo, con il D. Lgs del 30 ottobre 2007, che certamente sarà all’attenzione delle Istituzioni europee, all’ultimo minuto ha prorogato al 31 marzo 2008 la data entro la quale anche la Italcementi di isola delle Femmine dovrà essere in possesso dell’AIA. Il Sindaco è nelle condizioni di avanzare al Ministro dell’ambiente la richiesta, già avanzata ufficialmente dalle Associazioni Ambientaliste, di applicare per la Italcementi il comma 20 dell’art. 5 del D. Lgs 59/2005 che sembra tagliato su misura per Isola delle Femmine e che qui riportiamo.
“In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, di intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l’armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi, l’autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 18, assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e la procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma il termine di centocinquanta giorni di cui al comma 12 è sostituito dal termine di trecento giorni.”


DA QUESTE INFORMAZIONI DIPENDE LA SALUTE DEI CITTADINI E LA SICUREZZA DEI LAVORATORI NELLE FABBRICHE.

PERCHE' IN ITALIA NON PARTE LA NORMATIVA IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control), ossia Prevenzione e Controllo Intergrato dell'Inquinamento

PERCHE' TACE IL GOVERNO

PERCHE' TACE L'AMBIENTALISMO DI GOVERNO

PERCHE' TACE ANCHE LA "COSA ROSSA"

ECCO I RETROSCENA DI UN RICATTO NAZIONALE DI CUI NON SI PARLA
E DA CUI DIPENDE LA DURATA DEL GOVERNO PRODI



Esiste una normativa europea che in Italia non viene applicata.
Si chiama AIA (Autorizzazione Intergrata Ambientale) e dovrebbe rendere operativa la Direttiva comunitaria n. 96/61/CE, nota con il nome "IPPC" (Integrated Pollution Prevention and Control), recepita dall'Italia con il Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n.59.


QUESTA NORMATIVA EUROPEA REACEPITA PER LEGGE NON LA VOGLIONO APPLICARE.
Chi?
I poteri forti.

I "poteri forti" la rendono invisibile, le grandi associazioni ambientaliste non ne parlano. "No applicatela altrimenti faremo cadere il governo".
Se una decina di parlamentari chiedesse al governo di avvisare i cittadini dell'AIA e di far partire le procedure di consultazione del "pubblico"... il governo sarebbe in grave imbarazzo. E se la commissione AIA, con i suoi tecnici, venisse messa nelle condizioni di lavorare secondo il dettato
della normativa europea... il governo avrebbe i giorni contati.

Ma perché è così pericolosa e temuta?
Non è ancora chiaro?

La normativa prevede la partecipazione dei cittadini. Prevede che vengano adottate le migliori tecnologie. I grandi capitalisti dovrebbero mettere mano al borsellino e spendere qualcosa per la sicurezza degli impianti e per la salubrità dell'aria che vi si respira.

La tragedia della Tyssen Krupp di Torino non ci sarebbe stata con la procedura AIA e se ci fosse stata adesso sul banco degli imputatati ci sarebbe anche chi ha concesso autorizzazioni troppo "leggere".

Con l'AIA i cittadini possono richiedere, facendone richiesta scritta, l'adozione della migliori tecnologie disponibili per ridurre le emissioni inquinanti. E le autorizzazioni diventerebbero una cosa molto seria.

Ma quanti cittadini in Italia hanno esercitato questo diritto a presentare osservazioni per l'AIA?
Solo uno.
Provate a fate un giro sul sito http://aia.minambiente.it e cliccate su "Area libera consultazione". Non lo trovate? Scendete in giù, ancora giù... vedete in basso a sinistra la finestrella azzurra a sinistra? Bene, cliccate lì.

Anche voi puoi controllare le emissioni. Appare...

PERCORSI GUIDATI

* Cerca l'impianto per territorio
* Cerca l'impianto per categoria di attività
* Cerca l'impianto per tipo di procedura

Cercate l'impianto per territorio e andate sulla vostra regione.
Qualcuno vi aveva mai detto che potevate consultare quei dati e che potevate fare delle contestazioni scritte per ottenere le prescrizioni delle migliori tecnologie?
Qualcuno vi aveva mai detto che era un vostro diritto
reclamare impianti meno inquinanti?

Nel mondo ambientalista qualcosa è andato storto. Davvero una brutta storia.

Ad esempio mentre i dirigenti nazionali di Legambiente si davano da fare ad entrare nel Partito Democratico, nessuno di loro si preoccupava realmente di fare una campagna di informazione sui diritti di intervento nell'AIA.

Ma nella "Cosa Rossa" c'è qualcuno che ha scelto di informare i cittadini e di mettere le istituzioni al loro servizio? Certo non lo ha fatto Nichi Vendola che, pur governatore della Regione Puglia, non ha fatto pronunciato una sola sillaba.

Bocche cucite anche fra i sindacati.

E così su 139 impianti sottoposti alla procedura nazionale di AIA sono arrivate sul tavolo del Ministero dell'Ambiente solo 6 relazioni di osservazioni relative a solo 4impianti.

Ed ecco i risultati:
Italia Nostra: 1 relazione con osservazioni
Legambiente: 1 relazione con osservazioni
AIL: 1 relazione con osservazioni
Comitati locali: 2 relazioni con osservazioni.
E infine: anche un cittadino (un ingegnere volonteroso) risulta aver inviato una relazione, a testimonianza che la normativa europea dà diritti al "pubblico" e non solo alle associazioni.

Occorrerebbe vedere gli interventi delle associazioni per le AIA regionali (ad esempio il Wwf del Friuli ha inviato osservazioni ben fatte per l'impianto di Servola).

Nel mondo sindacale solo la Uil di Taranto è intervenuta sull'Ilva associazioni alle osservazioni di un comitato locale e apponendo il proprio timbro.

Praticamente siamo di fronte ad un fallimento di proporzioni storiche per il tradizionale mondo ambientalista. Per non parlare di quello politico-partitico e sindacale.

Andate sui siti nazionali di Legambiente e Wwf, troverete tante campagne, ma sulle emissioni industriali e sui diritti europei dell'AIA non trovate nulla.

Le grandi associazioni sono rimaste in silenzio, inattive. Proprio mentre entrava in vigore un importante diritto europeo di accesso e partecipazione ambientale che avrebbe messo in seria difficoltà l'industria più inquinante.

Va notato che - se vi sono state quelle poche relazioni pervenute al Ministero dell'Ambiente - ciò è frutto di uno sforzo prodotto unicamente dagli attivisti locali. Ma lo staff dirigente delle grandi associazione è stato un palcoscenico di "belle statuine" che non ha mosso un dito per
informare i cittadini.

Provata ad andare su Google e digitate: Legambiente AIA IPPC Non troverete indicazioni su quali diritti di partecipazione ambientale ha il cittadino, non troverete rinvii al sito nazionale di Legambiente.
Una cocente delusione vi porterà ai limiti dello sconforto.

"E ora, che si può fare?", vi chiederete.

La frittata è stata fatta, ma solo per metà. Non dategliela vinta ai vostri inquinatori.

Infatti i poteri forti sono così ottusi che, nel rallentare la procedura di AIA fino a bloccarla di fatto, consentono adesso ai comitati spontanei di cittadini di rimettersi in gioco e di rivendicare il diritto europeo di partecipare al processo autorizzativo con osservazioni mirate.

Quindi: non demordete!

Ecco i primi passi che dovete fare:

- costituite subito un comitato;
- create un blog;
- fissate una sede;
- buttate giù un atto costitutivo;
- inaugurate un indirizzo email per il vostro comitato e diffondetelo.

Il comitato chiamatelo come volete, metteteci il nome della vostra provincia o della vostra regione.

Poi:
- inviate un primo comunicato stampa;
- convocate un'assemblea costitutiva;
- raccogliete le email degli intervenuti e fatevi una prima mailing list;
- inviate una seconda email per convocare una conferenza stampa.
State alle costole dei giornalisti locali, telefonate alle redazioni per spiegare perché la cosa è importante.

E soprattutto:

- stilate un elenco delle sostanze inquinanti emessa dall'azienda che nella vostra zona vi appesta di più. Per saperne di più andate su http://www.eper.sinanet.apat.it (qui infatti c'è l'inventario delle emissioni, azienda per azienda, regione per regione).

Anche se fuori tempo massimo, i cittadini possono rivendicare il diritto di partecipare. Possono preparare, anche a gennaio 2008, alcune relazioni con osservazioni. Infatti Napolitano ha dato una proroga alla procedura AIA, per evitare la procedura di infrazione europea (che comunque è già
partita perché l'AIA alle aziende doveva essere data entro il 30 ottobre
2007).

Da quello che abbiamo saputo NEPPURE UNA SOLA AUTORIZZAZIONE AIA è stata data dall'apposita commissione. L'istruttoria è partita solo per poche aziende. Per la grande maggioranza è tutto "in attesa".

Questo colpo di freno dei poteri forti rischia di essere un boomerang per loro.

Se volete spendere bene questo vantaggio tattico e trasformarlo in una risorsa strategica, studiate la documentazione AIA delle aziende della vostra regione e inviate le delle lettere raccomandate al Ministero dell'Ambiente.

Coma va messo nelle raccomandate? Le vostre osservazioni sugli impianti inquinanti delle vostra zona. Fatevi aiutare da qualche ingegnere, da qualche chimico, da qualche medico. Buttate giù una relazione chiara e precisa individuando tutto ciò che le aziende non hanno eventualmente indicato: emissioni inquinanti, misure per prevenirle, tecnologie migliori per abbattere i fumi, ecc. Fatelo, fatelo! Non aspettate altri: fatelo voi, anche come semplici cittadini, ne avete diritto! Tanto, se non lo fate voi, non credo che lo faranno gli "ecologisti" come Della Seta che da Legambiente sono entrati nel Partito Democratico.

Agite, fatelo subito: se non ora... quando?
Il 31 marzo 2008 (termine della proroga) i giochi saranno chiusi
definitivamente per voi e per i vostri polmoni.

Per la proroga si può leggere
http://www.amblav.it/news_dettaglio.aspx?IDNews=4608

Vi diranno che scrivere delle osservazioni tecniche è complicato: ma allora perché si va a scuola? Perché abbiamo la rete?
Se solo si usa cultura e rete a che cavolo serve tutto ciò?

Agite, collegatevi al sito http://aia.minambiente.it e ciccate sull'azienda più vicina a voi. Leggete tutta la documentazione e controllate - legge alla mano - che abbiamo elencato tutti gli inquinanti e tutte le soluzioni tecniche per ridurli.

Fatelo subito: mandate questa email ai vostri amici e create un gruppetto di lavoro. Fate circolare questa informazione!

I poteri forti vogliono bloccare la vostra e la nostra partecipazione e ricattano il governo e l'intera sinistra: state zitti, state buoni, non dite nulla ai cittadini se no vi facciamo cadere il governo.

Se Nichi Vendola ha avuto un crollo dei consensi (è sceso dal 52,5% del 2006 al 45,5% del 2007, dati di Repubblica 8/1/2008) è perché anche lui fa realpolitik. Potrebbe nominare per l'AIA Ilva i migliori esperti in campo ambientale e invece... stendiamo un velo pietoso anche su Nichi.

Zitti, zitti: non disturbate il manovratore! Il governo non vuole casini su questa storia dell'AIA. Compagni, moderatevi, non è più tempo di fare gli estremisti applicando la legislazione europea. Quelle sono belle cose per la Svezia, non per noi.

Vi diranno che la realpolitik richiede qualche "opportuno silenzio".

Ma voi parlate e, se è necessario, gridate!

Vi diranno che avete la sindrome di Nimby. Ma non ci fate caso: siete solo malati di democrazia.


http://www.peacelink.it


Gela, sequestrato Coke fuorilegge
Il carbone sintetico ad alto contenuto di zolfo, prodotto dal petrolchimico, è stato trovato in un deposito di Taranto. La magistratura pugliese ha posto i sigilli in due aree dello stabilimento, limitandone la produzione


GELA (CALTANISSETTA) - I carabinieri del nucleo operativo ecologico (Noe) hanno proceduto al sequestro del "Parco Carbone", all'Isola 29 del petrolchimico di Gela, in esecuzione di un'ordinanza emessa dalla procura della Repubblica di Taranto. L'indagine riguarda una partita di Coke (il carbone sintetico ottenuto dalla raffinazione del petrolio) proveniente da Gela, trovato a Taranto nel deposito di un broker che lo commercia in Italia e all'estero.
Secondo la magistratura tarantina, quel Coke non poteva essere messo in commercio in quanto il suo contenuto di zolfo è risultato superiore al 6%.

La norma non vale per Gela perchè una apposita legge, varata nel 2003 per impedire la chiusura dello stabilimento dell'Eni (sequestrato allora dalla locale procura) autorizzò in loco l'utilizzo come combustibile del Coke prodotto, anche se ad alto tenore di zolfo (Atz) in virtù dell'esistenza di appositi sistemi di abbattimento dell'SO2, polveri ed ossidi di azoto (l'impianto Snox).

I carabinieri, oggi, stavano per sequestrare anche l'impianto Cocking che produce il combustibile e il piccolo deposito intermedio del Coke che alimenta la centrale termoelettrica di stabilimento. Ma quando dalla direzione aziendale è giunta una nota con la quale si comunicava che il provvedimento avrebbe portato alla fermata di tutti gli impianti del petrolchimico di Gela, compreso il dissalatore che fornisce acqua potabile ai comuni della fascia centro meridionale della Sicilia, l'autorità giudiziaria ha limitato i sigilli al solo parco carbone dell'isola 29.

La Raffineria di Gela, non disponendo, al momento, di altre aree di stoccaggio, da qui in avanti potrà produrre tanto coke quanto ne brucia in centrale per generare energia elettrica. Il carico degli impianti di raffinazione è stato perciò diminuito fino a nuove disposizioni.


09/01/2008

http://www.isolapulita.it

La valutazione d’impatto sulla salute (VIS)
Fabrizio Bianchi (a,b) e Eva Buiatti (a)
(a) Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia Regionale di Sanità Toscana
(b) Sezione di Epidemiologia, Istituto Fisiologia Clinica del CNR, Pisa
Premessa
Ambiente e salute: per una integrazione degli strumenti di
programmazione e valutazione

La programmazione regionale ambientale e sanitaria
Il Piano regionale di sviluppo promuove la integrazione fra le politiche regionali
finalizzate ad obiettivi comuni, fra i quali la salvaguardia della salute e del
benessere dei cittadini toscani.
Il PSR 2002-2004 indica nei Piani integrati di salute lo strumento che chiama
soggetti istituzionali diversi ad integrare le proprie politiche per raggiungere
obiettivi di salute a livello locale, fra i quali il miglioramento della salute
attraverso la qualità ambientale. Inoltre si indica nel rapporto organico fra
Agenzie regionali sanitaria ed ambientale uno strumento tecnico di supporto a
tali politiche.
Coerentemente, anche a livello di governo regionale occorre procedere verso
un coordinamento fra atti di indirizzo e di programmazione sanitari ed
ambientali.
In questa fase a livello nazionale ed in molte Regioni si semplifica la procedura
di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), abbassando così il livello di
protezione ambientale. Andare verso una programmazione delle grandi scelte
sulla base di un sistema integrato tra ambiente e salute colloca la Toscana in
prima fila anche a livello internazionale come luogo di esperienze innovative e
di alta sensibilità e rigore.
La salute al centro dell’attenzione delle comunità locali sulle le tematiche ambientali.
Nell’ultimo decennio si è assistito ad una aumentata sensibilità delle comunità
locali rispetto alle tematiche ambientali. Questa si è espressa anche attraverso movimenti e “comitati”, generalmente formatisi intorno ad una specifica tematica (v. ad es. le onde elettromagnetiche), o ad uno specifico intervento pubblico (v. ad es. i Piani di smaltimento dei rifiuti). Tale sensibilità non sempre si accompagna ad una chiara comprensione del rischio, né ad una strategia coerente con l’interesse collettivo; neanche è sempre chiara la rappresentività dei comitati rispetto al “punto di vista” prevalente della popolazione.
Nonostante questi limiti, è da tenere in debito conto l’esigenza che le comunità esprimono di essere più partecipi delle scelte relative al proprio territorio, e la chiara richiesta che l’impatto sulla salute sia posto “al centro” delle scelte sull’ambiente.
Di fatto, la integrazione delle politiche che ci si propone di perseguire è già
integrazione di contenuti nelle coscienze di molti cittadini toscani.
Le valutazioni di impatto: l’evoluzione della VIA e la valutazione di
impatto sulla salute.
Già nei principi ispiratori della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è contenuta la premessa per la integrazione. Infatti la L.R. n. 79 “Norme per
l'applicazione della valutazione di impatto ambientale” prevede che: “La Regione, nell'ambito della programmazione territoriale, socio-economica, ed ambientale rivolta al perseguimento di uno sviluppo sostenibile, garantisce che
le decisioni amministrative relative ai progetti ed agli interventi……., siano prese nel rispetto delle esigenze di salvaguardia e tutela:
a) della salute umana, della conservazione delle risorse, nonché del miglioramento della qualità della vita…” Tale premessa tuttavia non sempre riesce ad essere
applicata. La causa è da ricercare nel fatto che la tecnica della VIA si riferisce
al singolo impianto od opera, mentre l’ottica epidemiologica tiene conto
necessariamente dell’interazione dei fattori ai quali la popolazione residente è
esposta; inoltre, la VIA si applica a progettazione avvenuta, mentre è a
livello delle scelte di politica territoriale che può essere tenuto conto
dell’impatto sulla salute.
Nel sesto programma di Azione per l’ambiente della Commissione europea è
stata data enfasi all’approccio strategico articolato in indirizzi prioritari (fra i
quali: Integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche, indurre il
mercato a lavorare per l’ambiente, partecipazione dei cittadini e modifiche
comportamentali, pianificazione e gestione più sostenibili del territorio).
Dunque, passando da un approccio di valutazione ambientale ad un approccio
valutativo integrato emerge con maggiore evidenza la necessità di inserire la
salute nella metodologia di valutazione.
In questo contesto la valutazione di impatto sulla salute si inserisce nel solco
culturale e metodologico della VIA e dei suoi sviluppi. Questa scelta
innovativa, che viene incontro alle esigenze dei cittadini, ha implicazioni
complesse. Infatti, la valutazione di impatto sulla salute si avvale di
conoscenze e tecniche epidemiologiche, e queste sono meno “certe” ed
univoche rispetto a quelle utilizzate a livello ambientale. Necessariamente si
pone il problema, nella interpretazione e socializzazione dei risultati, di
sviluppare specificamente il processo di comunicazione e di condivisone da
parte dei cittadini.
Il processo decisionale
Nel momento in cui si incorporano le ricadute sulla salute nelle valutazioni di
impatto ambientale, proprio per la complessità e la delicatezza degli
argomenti trattati, è necessario sviluppare una strategia di condivisione delle
scelte e di crescita della “competenza“ della popolazione. Il modello che si
persegue è a carattere egualitario, ( i soggetti interessati partecipano alla
presa delle decisioni), contrapposto al modello elitario (le decisioni su materia
tecnicamente complessa debbono restare nelle mani di chi è in grado di
comprendere tale complessità), che non corrisponde più alla sensibilità civile e
democratica della popolazione.
Secondo tale modello, la valutazione di impatto sull’ambiente e sulla salute
inizia alla fonte delle decisioni e si applica prima di tutto alle grandi scelte di
indirizzo, e cioè a livello di governo regionale.
Successivamente, la pianificazione operativa che ne discende può essere a sua
volta oggetto di valutazione integrata, incorporando nelle Valutazioni
ambientali strategiche e nelle VIA gli aspetti legati alla salute delle popolazioni.
Fa parte integrante del processo decisionale anche la identificazione di un
percorso di condivisione e di comunicazione con i principali soggetti
interessati, ed in particolare con le comunità locali.
Una proposta operativa
Si possono individuare due livelli di integrazione degli strumenti di valutazione
ambientale e sulla salute: il livello regionale ed il livello locale.
A livello regionale sono coinvolti gli Assessorati all’Ambiente e del Diritto alla
Salute, che con una attività inter-dipartimentale, lavorano alla definizione delle
linee di indirizzo e di programmazione. Tale gruppo si avvale del contributo
congiunto di ARS ed ARPAT per la valutazione preliminare di impatto
sull’ambiente e sulla salute delle strategie individuate (Fase 1).
A livello locale, nella fase attuativa degli indirizzi regionali, gli Enti preposti
(Provincia, Comuni) si avvalgono dei tecnici di ARPAT e delle Aziende sanitarie
(Dipartimenti prevenzione) per la valutazione integrata in fase di costruzione
della pianificazione locale, e sulla base delle specifiche tecniche disponibili
(Fase 2).
Si tratterà quindi di attivare tutte le procedure necessarie per discutere le
scelte strategiche rilevanti con implicazioni su ambiente e salute, coinvolgendo
tutti i portatori di interessi e di responsabilità, sia a livello regionale sia a
livello locale, ove gli Enti preposti, nella fase di avvio dei piani e progetti,
individuano un percorso e modalità condivise di consultazione sulle scelte
operative che coinvolgono, oltre alle rappresentanze istituzionali, anche le
principali rappresentanze delle comunità locali.
ALLEGATO
Alcune specificazioni tecniche sulle caratteristiche della Valutazione di
Impatto sulla Salute (VIS)

Premessa
Mentre le potenzialità tecnologiche avanzano aumenta anche l’incertezza degli
effetti sulla salute di numerosi potenziali fattori di rischio.
Sempre più spesso vengono invocate misure precauzionali per la salute, tanto
che l’approccio cautelativo (principio di cautela, o di precauzione) è entrato a
far parte del quadro legislativo della UE.
Comunità locali e amministratori richiedono evidenze scientifiche “certe” per
proteggere la salute dai rischi ambientali, ma l’epidemiologia, specie nel
campo delle malattie cronico-degenerative, non è in grado di dare certezze ma
solo margini di incertezza delle misure di rischio, criteri e metodologie di
interpretazione.
Di fronte a tale incertezza si producono atteggiamenti e approcci assai
diversificati: da quello efficientistico, che non raccomanda azioni, perchè ha
piena fiducia nelle garanzie tecnologiche e gestionali, a quello cautelativo che
raccomanda azioni assumendo l’incertezza, ad impostazioni protese ad
assegnare pesi ai possibili effetti sulla base di una forte assunzione di
responsabilità (teoria delle decisioni).
Dovendo gestire situazioni caratterizzate da esposizioni potenzialmente
pericolose la necessità di essere cauti è condivisa da tutti, ma la scelta di
misure precauzionali specifiche resta controversa e le difficoltà si addensano
se si tratta di stabilire limiti e soglie di tutela dal rischio in assenza di evidenze
certe sulla relazione tra esposizione ed effetto (si vedano gli atti del WHO
Workshop on Precautionary Policies and Health Protection: Principles and
Applications, Rome 2001).
Da più parti si ricorre al principio di precauzione, ma esso deve essere
utilizzato con precauzione ! essendo uno strumento utile in presenza di
evidenze con ampio margine di incertezza, ma che deve lasciare il passo a
programmi o misure di prevenzione primaria quando i risultati sono più
affidabili e solidi.
Difficoltà specifiche emergono in particolare quando si è di fronte alla necessità
di fare valutazioni preventive di effetti sulla salute conseguenti ad interventi
antropici di diversa natura.
In tutti i casi alcuni elementi emergono con forte evidenza: la richiesta da
parte della comunità di informazioni sui rischi e di tutela della salute e la
necessità da parte degli amministratori di prendere decisioni, impongono
sempre più di dare risposte responsabili basate su evidenze scientificamente
valide, facendo ricorso a mezzi di comunicazione e di partecipazione
appropriati.
Accettabilità del rischio
Emerge subito con chiarezza come molti dei problemi ruotino attorno al tema
del rischio, che necessita di essere definito, dimensionato o stimato, valutato e
comunicato.
La valutazione del rischio è una attività assai complessa, composta da quattro
fasi, per ognuna delle quali sono richieste competenze ed esperienze diverse
che debbono operare in modo integrato. Troviamo utile riassumere le diverse
fasi:
Fase Risponde alla domanda
1. Identificazione del pericolo l’agente ambientale è potenzialmente
in grado di provocare effetti avversi sulla salute ?
2. Determinazione della qual’è la relazione tra la dose
risposta alla dose e l’incidenza sugli esseri umani ?
3. Valutazione dell’esposizione quali sono i livelli di esposizione a cui
la comunità è attualmente sottoposta ?
4. Caratterizzazione del rischio qual è l’incidenza stimata e il numero
di persone colpite all’ interno della comunità ?
Mentre queste fasi sono affrontabili con una metodologia scientifica
formalizzata l’accettazione del rischio non è definibile scientificamente, ma
dipende dalle conoscenze dal livello culturale, sociale ed economico e da molte
altre variabili sociali (es.: rapporto rischio-benefici).
Molti sono i fattori che influenzano la tolleranza del rischio, tra questi si
elencano:
Rischi tollerati Rischi non tollerati
Assunti volontariamente Imposti da altri
Percezione di benefici Nessuna percezione di personali elevati benefici personali
Gli scienziati sono d’accordo Gli scienziati sono in disaccordo
Non catastrofico Catastrofico
Di origine naturale Di origine industriale
Il pericolo non desta timore Si teme molto il pericolo
Evento comune Evento raro
Distribuiti equamente Distribuiti non equamente

I numerosi problemi inerenti il tema della accettabilità del rischio possono
essere descritti sinteticamente con cinque domande:
- chi ha l’autorità e la responsabilità per decidere qual’è il rischio accettabile ?
- quale deve essere la dimensione minima del rischio per essere considerato
accettabile ?
- perché un certo rischio dovrebbe essere accettabile se esso non è capito e
liberamente accettato da coloro che dovrebbero accettarlo ?
- come possono essere prese le decisioni di accettabilità del rischio, in
considerazione degli effetti dei limiti scientifici sulla comprensione del rischio ?
- come dovrebbero essere stabilite priorità per la riduzione o protezione del
rischio ?
Nel rispondere a tali domande occorre considerare il peso della disponibilità di
nuove tecnologie e dei cambiamenti sociali.
Inoltre debbono essere tenute in considerazione le diversità di punto di vista
degli operatori coinvolti nel settore ambiente e salute. I primi hanno come
compito principale l’attività regolatoria per la protezione dell’ambiente, rivolta
anche ai rischi più difficilmente compresi che sono spesso bassi per molti
individui (es: campi elettromagnetici ad alta frequenza) e che sono
generalmente di più difficile identificazione da parte degli studi epidemiologici;
i secondi sono più rivolti ai rischi di media o grande entità, generalmente ben
compresi e/o percepiti dai soggetti coinvolti o interessati.
Qualsiasi esame per cercare di produrre risposte a questo complesso di
domande necessita di una premessa sul modello epistemologico ed etico di
riferimento.
Il modello sottostante alle valutazioni preventive d’impatto, siano esse
ambientali o sulla salute, è ovviamente riferito al modello egualitario il che
presuppone una forte enfasi sulla trasparenza delle procedure e delle scelte e
sugli strumenti di comunicazione e di coinvolgimento.
Il RUOLO DELL’EPIDEMIOLOGIA E LA VIS
Nel presente contesto l’epidemiologia ha, in generale, il compito di produrre
elementi di informazione a supporto della presa di decisioni in materia di
sanità pubblica.
Nello specifico, anche per aiutare a rispondere alle cinque domande di
partenza, l’epidemiologia ha la necessità di definire la migliore stima del
rischio, con i dati disponibili o indicando le indagini e gli approfondimenti
necessari e provvedendo, inoltre, alla predisposizione degli opportuni
strumenti per la rassegna delle evidenze scientifiche e per la verifica di
appropriatezza dell’uso delle stesse.
Per il raggiungimento di questi obiettivi, e in sintonia con la scelta di un
modello democratico partecipato, occorre definire un sistema dedicato di
comunicazione con i decisori, orientato soprattutto al trasferimento, in un
senso, di una corretta informazione scientifica (inclusi i limiti e le incertezze) e,
nell’altro senso, delle necessità relative alle questioni emergenti così da
pianificare appropriatamente le necessarie iniziative di studio.
In questo contesto l’approccio della valutazione d’impatto sanitario (VIS) si
inserisce nel solco culturale e metodologico della VIA, ma con la forte
peculiarità di una assunzione di responsabilità di operare in un contesto in cui
non tutto è misurabile e su molti aspetti i risultati scientifici sono tutt’altro che
conclusivi.
Dalla VIA alla Valutazione Ambientale Integrata (VAI) alla Valutazione
Ambientale Strategica (VAS)
Dalla esperienza della VIA sono maturati filoni di sviluppo sottesi ad una
maggiore visione strategica finalizzata allo sviluppo sostenibile ed alla
integrazione delle considerazioni ambientali nelle politiche settoriali.
Nel sesto programma di Azione per l’ambiente, varato dalla Commissione
europea il 24.1.2001, è stata data grande enfasi all’approccio strategico
articolato in cinque indirizzi prioritari (quattro dei quali sono: Integrazione
delle tematiche ambientali nelle altre politiche, indurre il mercato a lavorare
per l’ambiente, partecipazione dei cittadini e modifiche comportamentali,
pianificazione e gestione più sostenibili del territorio). Ne è emerso un indirizzo
di “valutazione ambientale strategica” (VAS) “.. rivolta a garantire che le
implicazioni ambientali dei progetti di infrastrutture e della pianificazione siano
debitamente affrontate e contribuiranno anche a garantire che le
considerazioni di ordine ambientale siano meglio integrate nelle decisioni di
pianificazione” (si veda anche la Direttiva 2001/42/CE concernente la
valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente).
Il riconoscimento della necessità di una VAS come forma partecipativa
avanzata di costruzione delle decisioni, indirizza ad una visione di questo
strumento come processo decisionale integrato, da attuarsi attraverso un
processo di valutazione ambientale integrata (VAI).
E’ ormai riconosciuto sia a livello comunitario che a livello degli stati membri,
Italia inclusa visti i documenti riportati sullo stesso sito web del Ministero
dell’Ambiente, che la valutazione integrata costituisce una importante
occasione per introdurre temi, ormai maturi, legati agli aspetti psicologici e
sociali della valutazione (percezione, mappaggio cognitivo, psicologia
ambientale) e dei processi decisionali (facilitors, conflict resolution,
environmental mediation).
In questo contesto, considerati anche gli altri strumenti di settore che
presentano analoghe finalità, come l’Agenda 21, appare matura la scelta di
completare l’integrazione valutativa con l’anello mancante: quello della salute .
Valutazione d’impatto sulla Salute (VIS)
La Legge regionale 3 novembre 1998, n. 79 “Norme per l'applicazione della
valutazione di impatto ambientale”, nel rispetto delle direttive 85-337-CEE,
97-11-CE e 96-61-CE, all’art 2 “finalità” prevede che “La Regione, nell'ambito
della programmazione territoriale, socio-economica, ed ambientale rivolta al
perseguimento di uno sviluppo sostenibile, garantisce che le decisioni
amministrative relative ai progetti ed agli interventi di cui all'art. 1, siano
prese nel rispetto delle esigenze di salvaguardia e tutela: a) della salute
umana, della conservazione delle risorse, nonche' del miglioramento della
qualita' della vita; b) della protezione e conservazione delle risorse naturali; c)
della sicurezza del territorio”.
Dunque passando da un’approccio di valutazione ambientale ad un approccio
valutativo integrato emerge, con maggiore evidenza, la necessità di inserire la
valutazione sulla salute nella metodologia di valutazione a fini decisionali.
La VIS si compone di due blocchi di attività:
- uno mirato alla pre-valutazione dello stato di salute della popolazione
residente in un particolare ambito territoriale, durante il quale il
programma/progetto viene celermente esaminato al fini di valutazione
generale sui potenziali effetti sulla salute della popolazione (fase di preselezione
o di screening)
- uno per definire la portata dell’intervento e il potenziale impatto sulla salute,
inclusivo anche delle fasi di raccomandazione ai decisori e di monitoraggio e
valutazione dell’applicazione delle scelte.
Gli obiettivi e l’articolazione dei due blocchi sono complessi (scheda), tuttavia
anche la loro sintetica descrizione è sufficiente a far comprendere come il
primo blocco di attività sia da inserire a livello degli strumenti per la
programmazione regionale, ovvero uno strumento pre-valutativo di aiuto (a
monte) alla definizione degli indirizzi generali, mentre il secondo blocco è
tipico degli strumenti valutativi di progetto o intervento specifico, dunque a
valle di scelte di indirizzo.
In una fase in cui a livello nazionale ed in molte Regioni si semplifica la
procedura di VIA, abbassando di conseguenza il livello di protezione
ambientale, andare ad una programmazione delle grandi scelte sulla base di
un sistema integrato tra ambiente e salute (VIAS), pone la Toscana a livello
delle esperienze di maggior sensibilità e rigore a livello internazionale.
SCHEDA
Valutazione di Impatto Sanitario (VIS): caratteristiche generali
Uno studio finalizzato a comprendere i potenziali rischi e benefici di qualsiasi
progetto che abbia un interesse per una comunità.
Avviene:
prima delle decisioni
per scelta
Ha l’obiettivo:
di produrre dati quantitativi di supporto alle scelte
Si inserisce:
in un processo a cui partecipano più soggetti portatori di interessi (stakeholders),
volto a trovare un accordo sulle scelte.
Comporta un uso integrato delle conoscenze ambientali ed epidemiologiche
(sulla salute)
Comporta il passaggio attraverso più fasi di:
indagine,
discussione,
condivisione dei risultati,
decisione.
La VIS è:
Un bilancio
Un percorso
Uno strumento per prendere le decisioni;
La VIS non è:
Una valutazione degli interventi passati
Una risposta si/no
Un surrogato dei livelli decisionali.
Fasi della VIS (secondo le esperienze in uso in Inghilterra e Canada)
A. Screening della situazione: processo di pre-selezione durante il quale il
programma/progetto viene celermente esaminato al fini di valutazione generale sul potenziali effetti sulla salute della popolazione.
B. Definizione della portata: fase essenziale per la valutazione, per definirne la struttura e formalizzare le seguenti attività:
Definizione degli ambiti (e dei limiti e confini) per la valutazione dell'impatto
sanitario
Accordo su modalità e percorso per la gestione delle valutazione Allocazione
delle responsabilità per la presa delle decisioni
Accordo sul come monitorare e valutare il processo di VIS e gli outcomes per la salute
C. Valutazione del potenziale impatto sanitario:
- analisi della proposta oggetto di VIS (es. scelta politica, nuova normativa,
programma, progetto)
- Identificazione e caratterizzazione della popolazione potenzialmente esposta
- Identificazione e caratterizzazione dei rischi potenziali ai fini dell'impatto
sanitario
- Rapporti e documentazione
- Raccomandazioni per la gestione
D. Raccomandazioni ai decisori: coloro che dovranno gestire le decisioni possono far parte o meno del gruppo di coordinamento della VIS. Tale scelta viene effettuata in fase di definizione dello scopo (si veda anche il tema del
conflitto díinteressi).
Il gruppo di coordinamento ha, comunque, il compito di decidere sulla proposta oggetto di VIS e di produrre le raccomandazioni per i decisori finali, incluse le misure di mitigazione, avendo garanzie della separazione netta tra queste due competenze e responsabilità.
E. Monitoraggio e valutazione: gli scopi principali sono:
- Valutare il livello di applicazione delle misure raccomandate
- Sorvegliare sul campo l'impatto delle scelte.

http://www.isolapulita.it

http://www.rete.toscana.it/sett/pta/7a_conferenza_ambiente/documenti/bianchi_buiatti.pdf

1 commento:

Pino Ciampolillo ha detto...

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