Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”






Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo


lunedì 19 novembre 2007

INQUINAMENTO ACUSTICO ALLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


Ferriera è una piccola frazione che sorge nel comune di Torgiano, distante neanche una decina di chilometri da Perugia. Un paese come tanti ce ne sono in Italia, senza grandi attrazioni ma senza neanche grossi problemi apparenti; un centro dove molte famiglie hanno deciso di stabilirsi con l’ambizione di potersi costruire un’esistenza dignitosa e tranquilla…Eppure anche in queste località minori, si possono nascondere problematiche impreviste e preoccupanti. Qualche giorno fa, Michele Baldoni, un amico del nostro blog, ci aveva segnalato una vicenda piuttosto seria riguardante il paese. Michele è un giovane giornalista che collabora con il Corriere dell’Umbria e che per questo giornale scrive articoli di cronaca sui fatti di Torgiano. È quindi sicuramente una persona informata sugli eventi di questo comune e una fonte attendibile sulla vicenda di cui andremo ora a parlare. Con Michele, abbiamo realizzato un’intervista in cui cerchiamo di spiegare brevemente che cosa non va nella piccola frazione torgianese…

Allora Michele, che cosa sta succedendo a Ferriera?
A Ferriera i problemi sono molti ultimamente, anche se non è un caso recentissimo. Però è tornato di attualità negli ultimi tempi perché l’azienda Calcestruzzi Magione, di proprietà del signor Mario Gradassi, purtroppo sta causando molti problemi ai cittadini di Ferriera che si sono riuniti infatti in un Comitato…

Che tipo di problemi ci segnali?
Fondamentalmente l’azienda Calcestruzzi Magione – con il suo lavoro di lavatura delle botti e di produzione di calcestruzzo – produce un eccessivo inquinamento che si traduce in un’aria irrespirabile per i cittadini e soprattutto produce un rumore oltre la soglia consentita dalla legge. Ciò ha causato la presa di posizione dei cittadini che si sono riuniti in un Comitato per protestare contro il lavoro di questa azienda.

Ci dicevi poi che questa azienda è stata coinvolta in azioni giudiziarie ed è stata condannata; leggevo ad esempio che nel Maggio del 2007 c’è stata una sentenza del giudice Massimo Ricciarelli che ha condannato la Calcestruzzi Magione a pagare dei risarcimento alle famiglie residente della zona. Quali sono state le motivazioni che sono state accolte dal giudice? E poi volevo sapere se, dopo questa sentenza, le cose sono cambiate o sono rimaste tali e quali…
Allora, la prima sentenza del giudice Ricciarelli ha visto la condanna della Calcestruzzi Magione. Il proprietario Gradassi ha dovuto corrispondere alle famiglie del Comitato di Ferriera il corrispettivo previsto per il superamento della soglia di rumore, dei decibel consentiti dalla legge. Poi il giudice Ricciarelli ha condannato la Calcestruzzi Magione ad installare delle barriere antirumore e anche delle barriere antinquinamento. Il fatto è che Gradassi non ha installato né l’una né l’altra cosa. Quindi i cittadini continuano a protestare. C’è da dire che i cittadini non vogliono comunque la chiusura dell’industria, perché è dietro a questa scusa che si trincera l’azienda. I cittadini non vogliono mandare a casa e rendere disoccupati i cinquanta dipendenti, ma vogliono solamente che il proprietario installi queste barriere, come previsto dalla sentenza.

Sono peraltro – almeno penso - richieste legittime! Ma nessuno sta facendo nulla per imporre alla Calcestruzzi Magione di installare questi dispositivi?
Alcune forze politiche si stanno facendo sentire. Io personalmente sto facendo molti articoli. Però non basta, perché ci vorrebbe solamente che il Sindaco e la maggioranza prendessero una posizione chiara e facessero rispettare questa sentenza all’azienda di calcestruzzi; cosa che purtroppo per ora non avviene. C’è da dire che – oltre alla prima sentenza del giudice Ricciarelli – c’è stata anche la Cassazione che si è espressa: ed ha confermato la condanna alle suddette cose che abbiamo elencato.

La famiglia Gradassi, proprietaria della Calcestruzzi Magione, non è peraltro nuova a vertenze di tipo giudiziario. Nel maggio del 2007 Carlo Gradassi - che è il figlio di Mario, titolare dell’azienda di Ferriera - è stato coinvolto in un’ inchiesta piuttosto famosa nella nostra regione, per intenderci quella che ha coinvolto il costruttore Giombini. In pratica, questa inchiesta ha fatto emergere pesantissime concussioni tra il settore dei costruttori locali e le principali istituzioni dell’Umbria (alcuni magistrati, ad esempio, sono stati arrestati). Quello che ti volevo chiedere è se tu hai degli elementi per sostenere se questi intrecci di affari hanno avuto il loro peso anche nella vicenda di Ferriera?
Beh, non ho elementi certi per affermare una commistione di cause che determinano questi eventi. Però personaggi come Mario Gradassi sono certamente persone che incutono un certo timore nei piccoli comuni come Torgiano. Quindi sicuramente assessori e sindaci ci pensano bene prima di prendere provvedimenti che possano ledere l’immagine o condannare questi personaggi a sborsare denaro e a rispettare le richieste dei cittadini.

E infine l’ultima domanda che ti volevo fare. Hai parlato nelle precedenti domande della presenza di un Comitato e volevo chiederti appunto quale è stata la reazione della popolazione locale a questa vicenda. Quali sono le rivendicazioni che il Comitato di cittadini pone e quali sono le iniziative intraprese per raggiungere gli obiettivi?
Diciamo che il Comitato, in questi ultimi due anni, ha sempre voluto rimanere senza una propria connotazione politica. Ultimamente c’è da dire che il gruppo di minoranza de “La Bilancia” di Torgiano si è impegnato nel sostenere questo Comitato e nel portare avanti questa campagna per tutelare i cittadini e tutelare la loro salute (c’è da ricordare che nella sentenza, sono stati riconosciuti ai cittadini molti elementi come lo stress causato dal rumore, l’inquinamento, l’aria irrespirabile). Il Comitato ha ottenuto di far venire un organo come l’Arpa, che è la società che fa le rilevazioni nel rumore nei decibel prodotto dalle industrie e che ha certificato l’illegalità delle lavorazioni dell’industria di Gradassi. Quindi, dopo due condanne, si aspetta che le forze politiche facciano il loro dovere.

http://socialmentegiovani.blogspot.com/2008/10/i-calcestruzzi-di-ferriera.html

30 ottobre 2008

I residenti di Ferriera di Torgiano tornano a chiedere le barriere antirumore
Dopo la diffusione delle rilevazioni dell'Arpa, il Comitato di cittadini che protesta per i disagi prodotti dalla presenza di un impianto di calcestruzzi sollecitano provvedimenti

Michele Baldoni

La diffusione da parte dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale delle rilevazioni effettuate a Ferriera di Torgiano ha spinto il Comitato di cittadini costituitosi per protestare contro il mancato rispetto dei provvedimenti a carico dell’azienda ‘Calcestruzzi Magione’ ad annunciare nuove azioni da intraprendere in periodi brevi.
“I risultati arrivati recentemente danno ancora una volta ragione alle persone che devono subire il disagio dell'inquinamento acustico. L’Arpa segnala il superamento dei limiti di rumore consentiti dalla norma – esordiscono alcuni componenti del Comitato – inoltre c’è da segnalare il fatto nuovo: il cambio di ‘classe acustica’ che la nostra zona abitativa ha subìto e che ovviamente riteniamo inaccettabile”.

Il Comitato si riferisce al provvedimento comunale in virtù del quale la zona territoriale abitata da numerosi residenti di Ferriera è ora passata dalla ‘classe 2’ alla ‘classe 5’. “Ora i decibel di rumore consentiti non sono più sessanta ma settanta. Ben dieci in più – continuano Claudio Binucci ed altri del Comitato – e nonostante ciò, l’azienda supera anche tale nuovo limite di 2 punti e mezzo”.
I difensori legali del Comitato di Ferriera ritengono che “non si possono cambiare le classi acustiche nelle zone interessate da una causa legale in corso. Chiediamo il rispetto semplice e chiaro della norma, come recitava la sentenza a suo tempo emessa. E non chiederemo mai la chiusura dell’azienda: vogliamo l’installazione di barriere antirumore”, concludono dal Comitato.


http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=9842
domenica 7 settembre 2008
Polveri e rumore: azienda di cementi a Ferriera

TORGIANO – Polvere nell’aria, rumore, annosi disagi. Problemi di ardua soluzione,questioni che riguardano molte famiglie e che si trascinano da lungo tempo. E’ il caso dell’azienda di Ferriera, costituita da impianti produttori di conglomerato cementizio.
“Il 15 maggio 2007 c’è stata la sentenza del giudice Massimo Ricciarelli. L’azienda ‘Calcestruzzi Magione’ ha dovuto corrispondere risarcimenti di poche migliaia di euro ad alcune famiglie – spiegano alcuni residenti di Ferriera – va ricordato che il titolare dell’azienda ‘Calcestruzzi Magione’, Mario Gradassi, era imputato per ‘non osservanza delle prescrizioni imposte dall’autorità competente’. Abbiamo ottenuto qualcosa? Quasi niente, purtroppo”. I cittadini di Ferriera, alcuni riunitisi in un ‘comitato’, aggiungono che negli anni scorsi era stato prescritto alla ditta torgianese di adottare idonee barriere frangivento e di installare manichette e spruzzatori per l’umidificazione dei cumuli dei piazzali. Era stato inoltre imposto alla ditta di arretrare la propria recinzione, in modo da ‘consentire un allargamento della sede stradale’, e l’abbattimento di una siepe costituita da cipressi, che fino ad allora ‘aveva svolto la funzione di barriera’ – recita la sentenza del maggio scorso. In conseguenza, però, di una ‘più intensa utilizzazione dell’impianto e della mancanza di quella barriera’, prosegue la sentenza, i proprietari delle abitazioni poste in prossimità della strada provinciale avevano cominciato ad avvertire notevoli disagi dipendenti dalla ‘sempre più massiccia diffusione di polveri – continua il testo della sentenza - Insorgenza di allergie, difficoltà a stare all’aperto nel proprio giardino’. “Abbiamo perciò presentato un esposto. L’Arpa venne a fare dei sopralluoghi già nel luglio e nell’agosto 2004 – aggiungono i membri del ‘comitato’ di Ferriera – In tali occasioni fu rilevato che la ditta aveva omesso di installare sia la barriera frangivento sia l’impianto di umidificazione”. La sentenza sottolinea il fatto che un impianto del genere esisteva, ma ‘si trovava inutilizzato ed inutilizzabile sotto il manto che ricopriva il piazzale’.
La ‘Calcestruzzi Magione’ si sarebbe messa in regola alla fine del 2004, secondo alcuni testi. La sentenza del giudice Ricciarelli si conclude però rimarcando che la colpa dell’imputato “fino al novembre-dicembre 2004 è di omissione all’ottemperanza nel senso richiesto” – recita la sentenza. “Noi non abbiamo però riscontrato miglioramenti nella qualità dell’aria. Inoltre il rumore prodotto dall’impresa continua a superare i 60 decibel previsti per legge, arrivando perfino a 70 – aggiungono i residenti del borgo– senza togliere che il 6 agosto 2003 l’allora sindaco di Torgiano Stefano Fodra firmò un’ordinanza che prevedeva l’installazione di pannelli fono-assorbenti entro 60 giorni. Pannelli ‘utili a ridurre il livello di rumorosità prodotto dalle lavorazioni dell’azienda locale’ – recitava l’ordinanza. Ora i cittadini della frazione torgianese chiedono “agli assessori competenti ed al sindaco torgianesi cosa intendono affermare in merito” all’ordinanza sopra citata ed al ‘caso-calcestruzzi’ in generale.

Michele Baldoni


Sulla vicenda, guarda sul blog il video I calcestruzzi di Ferriera.
http://www.ambientediritto.it/Giurisprudenza/RUMORE.htm

DELOCALIZZARE TUTTI I SITI INDUSTRIALI E ARTIGIANALI SITUATI NELLE ZONE ABITATE E CHE A CAUSA DELLA LORO ATTIVITA' LAVORATIVA ARRECANO DANNO ALL'AMBIENTE E ALLA SALUTE UMANA INDUSTRIE DI PRIMA CLASSE: B) Prodotti e materiali: 33. Cementi – produzione; (art.216 testo unico delle leggi sanitarie e allegato D.M. 5 settembre 1994 di cui all'art. 216). La disciplina delle industrie insalubri secondo un'ampia accezione, si riferisce, in ugual modo, a qualsiasi attività che possa dar luogo ad occasioni di pericolo. Una recente decisione del T.A.R. Toscana può, da sola, riassumere tutta la questione, andando dettagliatamente a specificare che: «Il concetto di industria utilizzato dal Legislatore nell'art. 216 T.U. 27 luglio 1934 n. 1265, a norma del quale vengono effettuate le classificazioni delle industrie insalubri di prima e seconda classe, non attiene esclusivamente all'attività umana diretta alla produzione di beni mediante procedimenti di carattere artificiale, ma si riferisce sostanzialmente a tutte quelle attività che, modificando la situazione socio-ambientale del territorio, possono dar luogo ad occasioni di pericolo per l'igiene e la salute pubblica." Sul punto della localizzazione delle industrie insalubri di 1^ classe, la giurisprudenza amministrativa ha affermato che il giudizio valutativo del Comune su dette industrie, che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontano dalle abitazioni, presenta ampi margini di insindacabilità, censurabile solo quando le valutazioni di lontananza e vicinanza siano manifestamente illogiche (Cons. di Stato, V, n.240/90). L’art. 216 del t.u. delle leggi sanitarie n. 1265/1934, al quinto comma, prevede una deroga per la “industria o manifattura” insalubre di prima classe, che può essere “permessa nell’abitato” se l’interessato dimostri che per l’introduzione di metodi o cautele il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato; il Comune, proprio ai sensi dell’art. 216 ricordato, è tenuto a verificare la nocività dell’impianto in concreto, con la specifica valutazione dei metodi e delle cautele offerte dall’interessato. Art. 5 Disciplina comunale del procedimento. 6. Nei casi in cui non si ravvisi la presenza di tutte le condizioni necessarie a garantire la tutela della salute pubblica, l'amministrazione comunale può vietare l'attivazione dell'industria o subordinarla all'adozione di particolari cautele e misure atte ad assicurare le condizioni richieste. In quest'ultimo caso, il titolare dell'impianto dovrà fornire, nei termini assegnatigli, opportuna prova dell'adozione delle misure richieste. Le aziende insalubri sono definite nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie (RD n 1265/34) come "le manifatture che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti". Le categorie di aziende che devono essere considerate insalubri sono incluse in un elenco diviso in due classi sulla base delle sostanze chimiche utilizzate, dei processi produttivi e dei materiali prodotti. La prima classe comprende quelle che devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni, la seconda comprende quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato. Un'industria che sia iscritta nella prima classe, può essere ammessa nell'abitato qualora l'industriale provi che il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato. I dati sono ricavati dalle richieste alle emissioni in atmosfera presentate presso le province - Assessorato Ecologia ed Ambiente, Servizio Ecologia e Ambiente ai sensi del D.P.R. 20/88. In base a tale decreto tutti gli impianti che possono dar luogo ad emissioni in atmosfera sono tenuti a presentare all'autorità competente, domanda di autorizzazione corredata da una relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo produttivo, le tecnologie adottate per prevenire l'inquinamento, la quantità e la qualità delle emissioni[9]. Rischi ambientali e rischi sanitari si legano in quanto la salvaguardia della salute, in primo luogo quella dei lavoratori. Le aziende produttrici di cemento sono classificate tra le aziende insalubri di prima classe ai sensi dell'articolo 216 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e del decreto del Ministro della sanità 5 settembre 1994, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 220 del 20 settembre 1994. Per tali aziende la norma prevede l'isolamento nelle campagne (oggi nelle zone industriali) o la lontananza dalle abitazioni, a meno che il titolare non provi che, per le speciali cautele messe in atto, l'esercizio dell'attività non crea nocumento alla salute del vicinato. In tale ambito, i problemi da risolvere attengono pertanto alla DELOCALIZZAZIONE delle aziende stesse dai centri abitati, favorendo uno sviluppo delle attività dove può essere migliore il livello di protezione ambientale e l'adeguamento agli standard richiesti dalla normativa in vigore.
Pino Ciampolillo
Comitato Cittadino Isola Pulita

Il Comitato Cittadino Isola Pulita chiede all’Amministrazione e al Consiglio Comunale:
- la individuazione e la classificazione, di tutte le aziende, presenti nel nostro Comune, considerate per legge “Aziende Insalubri”;
- la messa a punto di un programma di lavoro atto a limitare l’azione inquinante delle “aziende insalubri” e non solo;
- la individuazione delle aree da destinare alle aziende insalubri;- la messa a punto di un programma di delocalizzazione delle aziende insalubri dal conglomerato urbano;
- i progetti per un'azione di bonifica delle zone contaminate, recupero riqualificazione e pubblica fruibilità.














TRIBUNALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
ATTO DI OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA
DI ARCHIVIAZIONE E RICHIESTA DI PROSECUZIONE
DELLE INDAGINI
Ill. mo Sig. Giudice per le Indagini Preliminari,
l'Avv. Antonio Canto del Foro di Palermo, con studio in Palermo, via Croce Rossa, n. 113, difensore delle persona offese dal reato, nel procedimento penale n. 12864/06, a carico di La Maestra Giovanni,
PREMESSO
- che con atto in data 24/10/07, il Pubblico Ministero ha effettuato richiesta di archiviazione della notizia di reato;
- che tale richiesta è stata notificata all'esponente in data 07/11/07;
- che la notizia di reato è stata considerata infondata, in quanto dagli elementi di indagine raccolti, il P.M. ha ritenuto che gli stessi non fossero idonei per sostenere l’accusa in giudizio;
ciò premesso,
assume questa difesa, che le indagini eseguite sono prive del necessario approfondimento ed evidenziano una carente analisi della problematica sottostante alla richiesta di tutela avanzata da 23 persone offese dal reato, per due sostanziali ragioni:
a)il documento, unico elemento d’indagine sul quale è stata ritenuta infondata la notizia di reato, non è stato correttamente interpretato;
b)il medesimo organo che ha rilevato i dati contenuti nel suddetto documento, l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale (A.R.P.A.) ha eseguito di recente, dal 17/08/07 al 19/09/07, un ulteriore accertamento tecnico a seguito del quale i limiti consentiti dalla normativa vigente sono stati inequivocabilmente superati.
In riferimento al suddetto si espone quanto segue:
gli accertamenti compiuti dall’A.R.P.A. risalgono ad un periodo precedente alla presentazione della denuncia-querela: quest’ultima, difatti, è stata sporta presso la Stazione dei Carabinieri di Isola delle Femmine dal sig. Solina Fabio nel Settembre del 2006, mentre i rilevamenti tecnici sono stati effettuati più di sei mesi prima, nel Febbraio 06;
è evidente che sarebbe stata maggiormente efficace e pertinente un’ indagine tecnica susseguente alla presentazione della querela, almeno nell’ottica di una efficiente valutazione di causa ed effetto;
ciò nonostante non è questo l’elemento ( temporale) costituente la ragione principe dell’odierno argomentare;
l’attenzione, difatti, deve spostarsi verso le dichiarazione ed osservazioni che palesemente emergono dal citato documento di natura tecnica;
scrivono i tecnici:
- ” … è stato rilevato un rumore sordo e persistente…”, dunque non esistono 23 soggetti affetti da virus collettivo, ma vi è una concreta realtà, ovvero un rumore sordo e persistente che li disturba “;
-“…è stata scelta l’abitazione … pur non particolarmente vicina…”, si immagini cosa subiscono quelle più vicine;
-per quanto attiene alle vibrazioni, le stesse nonostante percepite, non vengono rilevate per assenza di normativa specifica, quindi, per una lacuna legislativa, il cittadino rimane privo di tutela…sig!
Ma proseguiamo,
viene espressamente precisato che i valori rilevati sono considerati come “rumore ambientale” e quindi come la somma di tutte le sorgenti ivi compresi i macchinari della Italcementi,
pertanto, specificano al successivo punto, con indubbia chiarezza che “ dai rilevamenti effettuati non è stato possibile valutare il rumore residuo, con i macchinari dell’Italcementi non attivi, in quanto la stessa Ditta non ha partecipato agli accertamenti/monitoraggi”, prima di commentare tale affermazione di incontrovertibile rilevanza, per onor di completezza la rapportiamo all’altra affermazione sempre contenuta nel documento in esame e cioè “ la valutazione della tollerabilità del rumore immesso dall’Italcementi nell’ambiente abitativo oggetto di misura richiede necessariamente la valutazione della differenza tra il rumore ambientale ed il rumore residuo, per verificare il rispetto del limite –differenziale- di 3dB indicato in giurisprudenza come limite di tollerabilità”;
queste sono le dichiarazioni dei tecnici dell’A.R.P.A. i quali sostanzialmente dicono che per delineare l’effettivo quadro della situazione occorre eliminare i rumori dei macchinari e valutare se il residuo supera i limiti tollerabili;
orbene, nonostante questa univoca e chiara precisazione, risultante dall’unico elemento d’indagine raccolto, il P.M., pilatescamente, probabilmente pensando alla salvaguardia dei posti di lavoro, decide, con una palese insufficiente motivazione, che la notizia criminis è infondata e richiede l’archiviazione del caso.
Afferma questo legale, a contrario, che l’unica attività da ritenere insufficiente è rappresentata proprio dalle indagini svolte, le quali dovevano, a nostro avviso, approfondire, innanzi tutto la questione appena descritta, e cioè verificare i limiti differenziali a macchine spente, quindi andava approfondita la disciplina giuridica in materia, tanto le norme, quanto la giurisprudenza, ed in ultimo, siccome già informati, anche se solo verbalmente (come di seguito preciseremo) acquisire i nuovi accertamenti tecnici compiuti sempre dall’A.R.P.A., nel periodo compreso tra il 17/08/07 ed il 10/09/07, nell’abitazione dei querelanti Solina Fabio e Scaffia Flavio.
Nell’ Agosto del c.a., difatti, il maresciallo Curaro della stazione dei Carabinieri di Isola delle Femmine, delegato alle indagini sin dall’inizio del procedimento, era stato avvisato che si stavano rilevando nuovi dati e che all’esito, previa acquisizione, gli sarebbero stati forniti;
egli in quella occasione rispose ai due soggetti presenti, sig. Solina Fabio e Davide Canto che avrebbe atteso tale nuova documentazione, per poi trasmetterla al P.M. competente;
purtroppo (poiché ad un semplice cittadino non sempre i termini decorrono a suo favore), nonostante la formale richiesta effettuata dal sig. Solina, ad oggi, l’intera documentazione non gli è stata consegnata, confidiamo pertanto, e per onor di verità, che Vostra Signoria ordini al magistrato titolare delle indagini di acquisire d’ufficio, tale recente relazione, pretendendo una consegna immediata, dalla quale è dato ricavare il superamento dei limiti di legge consentiti per le ipotesi di specie.
Essa costituirà nuovo elemento di indagine che certamente convincerà il P.M. sulla fondatezza della notizia criminis.
Sarebbe opportuno inoltre ascoltare a sommarie informazioni il dott. Antonio Sansone Santamaria, Dirigente Fisico dell’A.R.P.A., egli sarà in grado di confortare e correttamente interpretare i dati tecnici sia quelli sui quali in appresso molto succintamente questo legale argomenterà, sia quelli nuovi (di cui si è appena detto) dei quali abbiamo richiesto l’acquisizione, a mezzo Codesto Giudice.
In tale direzione, poiché informalmente un parere tecnico è stato da questo legale, per il tramite dei propri assistiti, già acquisito, in riferimento sempre al solo documento di indagine raccolto (e agli atti), si osserva quanto segue:
dichiarano i tecnici che, non sussistendo nel periodo di riferimento tanto i criteri per effettuare la zonizzazione (di competenza regionale la loro emanazione) ai sensi della legge 447/95, quanto una specifica zonizzazione effettuata dal comune di Isola (ne ai sensi della legge suddetta ne ai sensi della normativa precedente DPCM 01/03/91), gli stessi altro non hanno fatto che applicare “ al rumore ambientale immesso nell’ambiente abitativo esclusivamente il limite notturno assoluto di zona B, di 50 dBA e, siccome il valore max è risultato di 45,7 dBA, concludono che, in assenza di cooperazione della Italcementi e per la concorrenza delle suddette carenze legislative, la situazione denunciata non oltrepassa i limiti di tollerabilità.
E proprio per le predette carenze normative, nonostante abbiano applicato il limite assoluto, non hanno potuto completare gli accertamenti, applicando il limite differenziale, di cui all’art. 4 del DPCM 14/11/1997.
In altri termini concludono, per come già precisato sopra, confermando la loro disponibilità a supportare il Sindaco ed i Carabinieri per effettuare gli indispensabili accertamenti tecnici, basati sul valore differenziale che, ovviamente, necessitano dell’assistenza della presenza del personale tecnico della Italcementi;
a tale palese sollecito, ne il Sindaco ne i Carabinieri danno un seguito;
ci si chiede come possano essere disattese, a piè pari, eventi di siffatta gravità, visto che l’ambito in cui si muove l’inquinamento acustico è quello coincidente con l’interesse tutelato dalla fattispecie di cui all’art. 659 c.p., che è il turbamento della tranquillità e della quiete pubblica e privata che, a sua volta, rientra nel più ampio concetto della tutela della salute di cui all’art. 32 Cost. .
Ad ogni modo, poiché il citato art. 4 del DPCM del 14/11/1997 non è stato correttamente applicato, in riferimento agli accertamenti tecnici in esame, vogliamo sottoporre all’attenzione l’attuale orientamento amministrativo in materia di inquinamento acustico che, siccome espresso nel Dicembre 06, con sent. N°5639 dal TAR Puglia, Lecce, sez I, ovvero ben 10 mesi dopo la relazione tecnica di cui si sta discutendo, non poteva far parte del patrimonio culturale di quei tecnici che stilarono il documento agli atti;
così “testualmente” i Giudici Amministrativi: ” il criterio dei valori limite differenziali di immissione è pienamente operativo anche nei Comuni privi della “zonizzazione acustica”, in perfetta rispondenza allo spirito della vigente normativa in tema di inquinamento acustico, oltre che ai principi costituzionali ed alla ragionevolezza. Infatti, considerato che i valori limite differenziali, facendo specifico riferimento al rumore percepito dall’essere umano, mirano precipuamente alla salvaguardia della salute pubblica e che (già prima dell’entrata in vigore della Legge 26/10/1995 n°447 e del conseguente DPCM 14/11/1997) l’art. 6 del DPCM 1/3/91 prevedeva l’applicazione sia di limiti massimi in assoluto (primo comma) sia di valori limite differenziali per le zone non esclusivamente industriali (secondo comma), si deve necessariamente concludere che la disposizione transitoria dettata dall’art. 8 del citato DPCM del 14/11/1997 (che testualmente si limita soltanto a preveder l’applicazione- sino all’avvenuta zonizzazione di cui all’art. 6 lettera “a” della legge 447/1995 dei limiti assoluti di accettabilità di immissione sonora previsti dal primo comma dell’art. 6 del predetto DPCM 1/3/1991) non può essere correttamente interpretata nel significato di escludere del tutto l’operatività del criterio dei valori limite differenziali d’immissione (contemplato dall’art. 4 del DPCM 14/11/1997 e, come detto, già fissato dal secondo comma dell’art. 6 del DPCM 1/3/1991), nel territorio di quei Comuni che non abbiano già provveduto all’approvazione del c.d. piano di zonizzazione acustica.”
Dal suddetto orientamento ne discende come obbligata conclusione che, non avendo ancora il Comune di Isola delle Femmine o non avendo voluto avere, per tutelare i posti di lavoro, un piano di zonizzazione, non deve ugualmente escludersi l’applicazione dei limiti differenziali che, per la mancata collaborazione sia del Sindaco sia Dei Carabinieri sia della Italcementi, non sono stati mai accertati.
Alla luce delle considerazioni di fatto e di diritto che precedono appare evidente che l’indagine preliminare svolta per il caso de quo sia carente e del tutto insufficiente, di conseguenza le persone offese che rappresento, il cui diritto alla salute deve essere tutelato almeno al pari del posto di lavoro, intendono chiedere la prosecuzione delle indagini preliminari sul seguente oggetto:
1)accertare i valori differenziali e quindi il rumore residuo derivante dallo spegnimento dei macchinari della Italcementi, con il necessario intervento, al momento dei rilievi che eseguirà l’A.R.P.A., delle Autorità competenti: Sindaco e Carabinieri delegati, oltre che, chiaramente ,dei tecnici della stessa azienda e permettere, in tale occasione, l’intervento di questo difensore con una rappresentanza delle persone offese e con un eventuale tecnico di parte.
Si indicano il seguente elemento di prova da acquisire d’ufficio:
relazione A.R.P.A. relativa al periodo 17/08/07-10/09/07, per analisi eseguite presso le abitazione dei querelanti: Solina Fabio e Scaffia Flavio, site in via Libertà 62-Isola delle Femmine.
Per tutto quanto sopra
CHIEDE
che la S.V. Ill. ma voglia, ai sensi dell'art. 410 c.p.p., fissare l’udienza di comparizione delle parti in camera di consiglio per la discussione.
Palermo 15/11/2007
Avv. Antonio Canto



COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA

http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/

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