Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”






Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo


martedì 20 novembre 2007

30 GENNAIO 2008 ARRESTI ALLA CALCESTRUZZI DEL GRUPPO ITALCEMENTI








Truffa e forniture mai arrivate, arrestato l'amministratore delegato della Calcestruzzi

ITALCEMENTI A DISPOSIZIONE DEI MAGISTRATI - «Piena collaborazione con l'autorità giudiziaria»: è questa la posizione espressa dalla Italcementi, il gruppo che fa capo alla famiglia Pesenti, che conferma «una linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità».
Calcestruzzi e' nel Gruppo Italcementi
Su ordine del Gip di Caltanisetta è stato arrestato questa mattina Mario Colombini, amministratore delegato della società Calcestruzzi spa, società del gruppo Italcementi e leader del settore in Italia. Colombini è accusato di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di aver agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con le stesse accuse sono stati arrestati tre ex dirigenti della stessa azienda. Secondo gli inquirenti la società bergamasca, che da dicembre ha sospeso l'attività in Sicilia, avrebbe creato dei fondi neri da destinare alla mafia. L'amministratore delegato della Calcestruzzi spa, Mario Colombini, di 62 anni, è stato arrestato stamani dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta che coinvolge la società di Bergamo. Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolo' Marino.
Colombini è accusato di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di avere agevolato l'attività di Cosa nostra.

Indagini articolate
L'inchiesta, che già nei mesi scorsi aveva portato ad altri arresti di dipendenti della Calcestruzzi, è supportata da documenti acquisiti durante le perquisizioni effettuate negli stabilimenti siciliani e negli uffici della direzione di Bergamo. A questi si sono aggiunti accertamenti tecnici effettuati sulle opere edilizie realizzate con il calcestruzzo fornito e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Un gigante del cemento
La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale con 10 direzioni di zona, 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione di inerti. Fa parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del Mediterraneo.

Un anno da ricordare
Nel 2007 gli uomini del centro operativo Dia di Palermo hanno confiscato in Sicilia occidentale beni per un totale di 77 milioni e 600 mila euro. In tema di sequestri gli uomini della direzione investigativa antimafia, guidati dal colonnello Rodolfo Passaro, hanno apposto i sigilli a patrimoni riconducibili a mafiosi e a prestanome di boss per 254 milioni e 650 mila euro. Tra le indagini della Dia, quelle che hanno portato al sequestro della sala Bingo di viale Regione siciliana a Palermo (il 24 ottobre) e nel dicembre 2007 di beni aziendali tra Castelvetrano ed altre località del Trapanese riconducibili al boss latitante Matteo Messina Denaro.
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. L'amministratore delegato avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». La Calcestruzzi spa avrebbe fornito materiale di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale» e gestita anche attraverso il «sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità per alcune opere realizzate, come il nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.
ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - I provvedimenti sono stati firmati dal gip del tribunale di Caltanissetta Giovambattista Tona su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. La Calcestruzzi spa è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso l'azienda aveva annunciato la sospensione delle attività in Sicilia in attesa della fine dell'inchiesta.
SOTTO SEQUESTRO - Il gip nisseno Tona ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di Finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della società e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche usate dall'azienda. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.
ITALCEMENTI A DISPOSIZIONE DEI MAGISTRATI - «Piena collaborazione con l'autorità giudiziaria»: è questa la posizione espressa dalla Italcementi, il gruppo che fa capo alla famiglia Pesenti, che conferma «una linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità».
CONFINDUSTRIA - L'arresto dell'amministratore delegato Colombini scuote inoltre la Confindustria siciliana. «Da parte mia - ha detto il numero uno degli industriali siciliani Ivan Lo Bello - c'è il pieno rispetto per l'operato della magistratura che in Sicilia sta conducendo un'importante azione di ripristino della legalità. Non ci resta che attendere l'accertamento rigoroso di tutte le responsabilità» ha detto Lo Bello. «Credo che il gruppo - ha aggiunto - dovrà accelerare quel passo positivo che aveva intrapreso, cioè la nomina dei tre saggi, persone autorevolissime, per individuare le regole di "governance", ovvero quelle procedure di gestione per tutelare l'azienda dalle infiltrazioni mafiose». Ma per Marco Venturi, presidente regionale della Piccola industria di Confindustria Sicilia, «la Calcestruzzi spa andrebbe subito sospesa da Confindustria». Dello stesso avviso Salvino Caputo, capogruppo di An all'Assemblea regionale siciliana. «Il codice deontologico che Confindustria si è dato, con grande coraggio, in Sicilia - spiega l'esponente di An -che prevede l'espulsione e la cancellazione delle aziende colluse con la mafia, venga esteso su tutto il territorio nazionale».
30 gennaio 2008

NEWS NAZIONALI E REGIONALI
Mafia: Divella, Estromettere Calcestruzzi Da Confindustria



Milano, 30 gen. - "Se l'azienda non si e' adeguata alla ultime direttive di Confindustria, va subito estromessa. E' una buona occasione per fare pulizia". Lo ha detto Vincenzo Divella, amministratore delegato della F. Divella e presidente della Provincia di Bari, all'ADNKRONOS, commentando l'arresto dell'ad di Calcestruzzi, Mario Colombini, avvenuto oggi nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Caltanissetta che coinvolge la controllata di Italcementi in Sicilia. "Ho molto apprezzato la posizione forte presa da Confindustria -ha spiegato Divella- non si puo' piu' pensare di subire pressioni che impediscono all'azienda di cresce".

"Noi -ha spiegato l'ad del gruppo attivo nella produzione di pasta- non abbiamo mai subito nessuna richiesta di pagare il pizzo. Ma purtroppo in alcune regioni del Sud puo' capitare. Purtroppo e' difficilissimo fare impresa in Sicilia. La mafia e' molto presente e se entra in un'impresa non la lascia piu'". Per Divella, pero', "in questa vicenda il grande assente e' lo Stato, che ha il dovere di proteggere i cittadini e le attivita' sul territorio. Lo Stato non dovrebbe mandare l'esercito, altrimenti diventa oppressivo e squalificante. Dovrebbe invece pianificare un programma ampio contro le attivita' mafiose, con metodi normali e in un arco di tempo accettabile". Ad esempio, ha concluso, "aiutando gli imprenditori coraggiosi, assicurando la continuazione dell'impresa in un altro luogo".

http://www.quotidianosiciliano.it/articolo.php?id=16167

Per Legambiente "Cosa Nostra ha assunto il controllo dell´intero ciclo del cemento"
Antimafia
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Hanno fatto non poco rumore i 4 arresti effettuati dai carabinieri del Reparto operativo e dal Gico della Guardia di Finanza di Caltanissetta Calcestruzzi spa, la maggiore azienda italiana per la fornitura del calcestruzzo, accusata di collusioni con la mafia in Sicilia. Nel Paese con il maggior consumo pro-capite di cemento, l’arresto dell’amministratore delegato della Calcestruzzi, Mario Colombini, rappresenta un vero e proprio terremoto economico e svela ancora una volta l’opacità dei rapporti tra grandi aziende e criminalità organizzata sul fronte degli appalti pubblici.

Tra i provvedimenti di custodia cautelare anche quelli di Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania della Calcestruzzi spa (già sospeso dall’azienda bergamasca nei mesi scorsi) Francesco Librizzi e Giuseppe Giovanni Laurino, già capi-area per la Sicilia, che sono accusati di aver agevolato la mafia con la creazione di appositi fondi neri. Secondo i magistrati l´azienda riforniva gli appalti pubblici con calcestruzzo di qualità inferiore, attuando «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». La Calcestruzzi fa parte del gruppo Italcementi, una vera e propria potenza economica planetaria: è il quinto produttore di cemento del mondo e il principale del bacino del Mediterraneo. La Calcestruzzi ha 10 direzioni di zona che controllano tutto il territorio nazionale, 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione di inerti.

Durissimo il commento di Legambiente Sicilia: «L´inchiesta della procura di Caltanissetta che ha portato al sequestro della Calcestruzzi Spa è l´ennesima conferma che Cosa Nostra negli ultimi anni ha assunto il controllo dell´intero ciclo del cemento, a partire proprio dalla materia prima: il cemento». Tiziano Granata, responsabile dell´ufficio ambiente e legalità di legambiente Sicilia sottolinea che «Da anni Legambiente denuncia attraverso le pagine dell´annuale Rapporto Ecomafia che nell´Isola si registra una costante inclinazione verso le attività a basso impatto tecnologico, cioè quelle che veicolano logiche di sviluppo obsolete fondante sul consumo del territorio».

Per il direttore del Cigno verde siciliano, Salvatore Granata, «I milioni di metri cubi di sabbia e cemento che la politica siciliana cerca di riversare in Sicilia sotto forma di imponenti strutture alberghiere annesse a campi da golf e porti marini sono la testimonianza più eclatante di opere pubbliche obsolete e faraoniche che si basano su speculazioni edilizie che attingono ai fondi per lo sviluppo. Cosa Nostra condiziona le scelte edilizie che si fanno sul territorio al fine di intercettare risorse da incanalare nel ciclo del cemento che essa stessa controlla. Il risultato e´ sotto gli occhi di tutti: un sistema economico malato e una regione che resta arretrata, nonostante le ingenti risorse finanziarie spese negli anni».

http://a.marsala.it/index.php?mod=page&nw=3:38:02:2008:7681
http://www.isolapulita.it

L’azienda bergamasca - del gruppo Italcementi – per i magistrati della Procura di Caltanissetta risulta implicata in un “giro” di affari che avrebbe permesso ai boss di riprendersi i beni confiscati alle cosche

CALTANISSETTA - Cosa Nostra diventa impresa, e attraverso aziende di rilievo nazionale tenta non solo di controllare il business degli appalti ma anche di riprendersi i beni confiscati alle cosche. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Caltanissetta, sfociata stamani in tre provvedimenti di custodia cautelare e nella notifica di un avviso di garanzia per associazione mafiosa alla Calcestruzzi s.p.a., l’azienda del gruppo Italcementi. Gli arrestati sono Salvatore Paterna - 44 anni, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi - e Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava «Billiemi», sempre a Riesi. Un terzo provvedimento è stato notificato in carcere a Giuseppe Giovanni Laurino, detto «ù Gracciato», 49 anni, ex dipendente della Calcestruzzi. Sono accusati di associazione mafiosa. La stessa ipotesi formulata per la Calcestruzzi s.p.a. che è anche indagata per falso in bilancio. L’azienda è stata iscritta in un apposito registro degli indagati. È la prima volta che questa nuova metodologia di indagine viene applicata per il reato di mafia. Secondo gli inquirenti l’azienda bergamasca sarebbe stata «strumento» dei boss mafiosi. L’avviso di garanzia è stato notificato al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. In particolare la Calcestruzzi s.p.a. avrebbe messo a disposizione somme di denaro a presunti affiliati a Cosa nostra per acquistare beni che erano sottoposti ad amministrazione controllata. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Renato Di Natale e dai sostituti della Dda di Caltanissetta, Nicolò Marino, Rocco Liguori e Alessandro Picchi. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip Giovanbattista Tona. Il giudice ha pure sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi s.p.a., e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro. L’inchiesta ha accertato come beni sequestrati alla mafia siano tornati, di fatto, nella disponibilità dei boss. Un esempio riguarda la cava «Billiemi» che era sotto amministrazione giudiziaria perché sequestrata a presunti mafiosi. Secondo gli inquirenti, Ferraro, che è accusato di far parte della cosca di Riesi, l’avrebbe acquistata grazie ad una somma di denaro messa a disposizione proprio dalla Calcestruzzi s.p.a. Il «prestito» sarebbe stato giustificato come «anticipo su forniture di inerti». Per gli investigatori si sarebbe trattato, invece, di una «operazione illecita» in cui «la direzione della società bergamasca è venuta in soccorso a Ferraro». Dal canto suo la Calcestruzzi s.p.a. «ribadisce la sua estraneità ai fatti» e garantisce la piena «collaborazione» all’azione avviata dalla magistratura. La società da un lato sottolinea come l’iscrizione nel registro degli indagati predisposto nei propri confronti «sia un atto dovuto e previsto dalla legge», dall’altro rimarca che «già lo scorso anno era prontamente intervenuta licenziando uno dei suoi dipendenti dell’impianto siciliano raggiunto da provvedimenti giudiziari e che ora, venuta a conoscenza dei nuovi sviluppi, ha predisposto il licenziamento dell’altro dipendente della stessa area». Per il procuratore aggiunto di Caltanissetta Renato Di Natale, che ha coordinato l’inchiesta, «la mafia ormai non si occupa solo di pizzo e appalti ma è diventata imprenditrice e come tale si insinua nel tessuto economico provocando danni enormi». http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_cronache_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=163633&IDCategoria=10


Indagata la Calcestruzzi spa, azienda del gruppo Italcementi, per gli affari illeciti dei boss del nisseno
Associazione mafiosa e falso in bilancio, queste le accuse con cui i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda del gruppo Italcementi. L'accusa è maturata nell'ambito dell'operazione ''Doppio colpo'', che ha portato in carcere ieri tre presunti affiliati alla cosca mafiosa di Riesi che avrebbero gestito illecitamente appalti e forniture ai cantieri edili della zona. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata un'indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Per questo motivo, l'avviso di garanzia è stato notificato all'avvocato della società, Pierfranco Barabini a Bergamo. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Motivo per cui, la Dda di Caltanissetta ha disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile nella sede centrale dell'azienda sia a Bergamo, sia negli stabilimenti in Sicilia e in Lombardia. Ma anche in alcuni istituti di credito dove erano custodite le documentazioni bancarie, e in diverse abitazioni della zona circostante l'azienda.
Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino che, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa, è punto di riferimento della cosca di Riesi per tutto quello che riguarda la cura degli interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. Come ha infatti spiegato il procuratore aggiunto Renato Di Natale, ieri, ''la mafia ormai non si occupa solo di pizzo e appalti ma è diventata imprenditrice e come tale si insinua nel tessuto economico provocando danni enormi''. ''L'operazione antimafia - ha invece commentato il senatore Carlo Vizzini, responsabile del dipartimento sicurezza e criminalità di Forza Italia - apre scenari inquietanti coinvolgendo una grande impresa nazionale, come la Calcestruzzi Spa, che nel nisseno pare addirittura essere un braccio operativo di Cosa Nostra''. Il senatore parla di ''un drammatico salto indietro verso i tempi del passato in cui, in Sicilia, anche le imprese nazionali si imbrattavano di contatti con mafiosi di rango''.
29/07/06
http://www.guidasicilia.it/ita/main/news/index.jsp?IDNews=22880

28.07.2006 L'impresa è accusata di associazione mafiosa e falso in bilancionell'operazione che ha portato all'arresto di 3 presunti affiliati
Mafia, indagata la Calcestruzzi spaper gli affari dei boss nell'edilizia
Per il gip ha svolto attività di favoreggiamento verso Cosa nostraL'azienda: "Estranei ai fatti, piena collaborazione ai giudici"

Mafia, indagata la Calcestruzzi spa per gli affari dei boss nell'edilizia
CALTANISSETTA -
Associazione mafiosa e falso in bilancio: queste le accuse con cui i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda del gruppo Italcementi. L'accusa è maturata nell'ambito dell'operazione "Doppio colpo", che ha portato in carcere oggi tre presunti affiliati alla cosca mafiosa di Riesi che avrebbero gestito illecitamente appalti e forniture ai cantieri edili della zona. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata un'indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Per questo motivo, l'avviso di garanzia è stato notificato all'avvocato della società, Pierfranco Barabini a Bergamo. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Motivo per cui, la Dda di Caltanissetta ha disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile nella sede centrale dell'azienda sia a Bergamo, sia negli stabilimenti in Sicilia e in Lombardia. Ma anche in alcuni istituti di credito dove erano custodite le documentazioni bancarie, e in diverse abitazioni della zona circostante l'azienda. Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino che, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa, è punto di riferimento della cosca di Riesi per tutto quello che riguarda la cura degli interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. Come ha infatti spiegato il procuratore aggiunto Renato Di Natale, oggi, "la mafia ormai non si occupa solo di pizzo e appalti ma è diventata imprenditrice e come tale si insinua nel tessuto economico provocando danni enormi".
"L'operazione antimafia - ha invece commentato il senatore Carlo Vizzini, responsabile del dipartimento sicurezza e criminalità di Forza Italia - apre scenari inquietanti coinvolgendo una grande impresa nazionale, come la Calcestruzzi Spa, che nel nisseno pare addirittura essere un braccio operativo di Cosa Nostra". Il senatore parla di "un drammatico salto indietro verso i tempi del passato in cui, in Sicilia, anche le imprese nazionali si imbrattavano di contatti con mafiosi di rango". La società Calcestruzzi ''ribadisce la sua estraneità ai fatti'' e garantisce la piena collaborazione all'azione avviata dalle istituzioni. "Calcestruzzi Spa ribadisce la propria estraneità a fatti che allo stato sono imputati a suoi dipendenti", spiega la società. "Calcestruzzi Spa - viene osservato ancora in una nota dell'azienda - ha sempre prontamente interessato le autorità competenti in merito ad episodi anche solo potenzialmente illeciti di cui fosse venuta a conoscenza. Già lo scorso anno abbiamo licenziato un dipendente raggiunto da provvedimenti giudiziari e ora, venuti a conoscenza dei nuovi sviluppi, abbiamo predisposto il licenziamento di un altro dipendente".
http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/mafia-calcestruzzi/mafia-calcestruzzi/mafia-calcestruzzi.html


28.06.2006 MAFIA SU APPALTI E CANTIERI, TRE ARRESTI E INDAGATA LA CALCESTRUZZI SPA
CALTANISSETTA -
La gestione illecita degli appalti pubblici e la fornitura di materiali ai cantieri edili delle imprese del Nisseno. Queste le accuse nei confronti di tre persone, raggiunte stamani da un'ordinanza di custodia cautelere e ha portato ad iscrivere nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda che fa parte del gruppo Italcementi.Si tratta di Salvatore Paterna, di 44 anni, di Riesi, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi, Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava "Billiemi" a Riesi e Giuseppe Giovanni Laurino, inteso "ù Gracciato", di 49 anni, a cui gli investigatori hanno notificato l'ordine di custodia cautelare in carcere perché già detenuto.I carabinieri e i finanzieri hanno anche sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi Spa, che fa capo al gruppo Italcementi, e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro.Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa e secondo gli inquirenti sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi, cittadina in provincia di Caltanissetta.I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta Giovanbattista Tona, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e dei sostituti della Dda Nicolò Marino, Rocco Liguori e Alessandro Picchi.L'indagine ha messo in luce il fatto che i boss di Cosa Nostra, nell'ottica di ottenere maggiori profitti, si sono integrati nel tessuto produttivo e imprenditoriale con imprese riconducibili a loro affiliati, in virtù del quale, secondo gli inquirenti, "hanno ottenuto appalti e forniture in un contesto pressoché privo di concorrenza, alla luce del capillare controllo territoriale esercitato dalle cosche".L'indagine scaturisce dall'attività svolta nei mesi scorsi nei confronti delle famiglie mafiose dello storico mandamento di Riesi, a conclusione della quale il 22 novembre 2005, furono tratte in arresto nell'operazione "Odessa" 42 persone, affiliate al clan Cammarata, e ritenute a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione e danneggiamento.INDAGATA LA CALCESTRUZZI SPAI pm della Dda di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda che fa parte del gruppo Italcementi, accusata di associazione mafiosa e falso in bilancio. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata questa nuova metodologia di indagine che coinvolge direttamente l'azienda. L'avviso di garanzia, per questo motivo, è stato notificato a Bergamo al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Sono in corso perquisizioni in abitazioni e uffici, anche presso le sedi direzionali e gli impianti di produzione della Calcestruzzi Spa. Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino, il quale, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa è risultato essere il riferimento della cosca di Riesi per la cura di interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. La Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta ha dunque disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile presso la sede centrale dell'azienda a Bergamo e negli stabilimenti che si trovano in Sicilia e in Lombardia, e quelli relativi a documentazione bancaria detenuta in alcuni istituti di credito.

http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200607281009251474/200607281009251474.html

28.7.2006 CALTANISETTA 09,13 Mafia 3 ordinanze di custodia a Caltanisetta

(ANSA) -CALTANISSETTA, 28 LUG- Carabinieri e Guardia di Finanza di Caltanissetta hanno eseguito 3 ordinanze di custodia in carcere per gestione illecita di appalti. I destinatari dei provvedimenti sono accusati di associazione mafiosa e sarebbero affiliati alla cosca che controlla il territorio di Riesi. Perquisizioni in corso anche in Lombardia e Napoli. L'operazione ha permesso di accertare tra l'altro 'infiltrazioni mafiose in alcuni rami di azienda della Calcestruzzi Spa'. Sequestrati beni per 4 mln di euro. KUI

http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200607281009251474/200607281009251474.html



28.07.2006 7/28/2006 12:04 AM CALTANISSETTA: ARRESTATI 3 PRESUNTI BOSS DI COSA NOSTRA(AGENZIA GRT)
Operazione congiunta di carabinieri e guardia di finanza dei comandi provinciali di Caltanissetta. Arrestati tre presunti boss, accusati di associazione mafiosa.Per gli inquirenti, gli indagati sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi. L'indagine ha portato alla luce la presenza di Cosa Nostra negli ambienti produttivo e imprenditoriale della zonacon imprese riconducibili ai loro affiiati, riuscendo ad ottenere appalti e forniture "in un contesto privo di concorrenza".

http://www.agenziagrt.it/www/notizia.asp?id=52567



28.07.2006 CALTANISSETTA, 10.44
Mafia, indagata la Calcestruzzi Spa




(ANSA) - CALTANISSETTA, 28 LUG - La Dda di Caltanissetta ha iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa con l'accusa di associazione mafiosa. All'azienda del gruppo Italcementi e' addebitato anche il reato di falso in bilancio. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata questa nuova metodologia di indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Secondo il gip, la Calcestruzzi Spa ha svolto attivita' di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. KUI [Italia/mondo]







Sabato 29 luglio 2006 Associazione mafiosa, indagata Calcestruzzi spa L’azienda, del gruppo Italcementi, è sospettata di aver favorito Cosa Nostra e falso in bilancio
Sequestrati a Gela e Riesi impianti per un valore di quattro milioni. Eseguiti tre ordini di custodia cautelare

CALTANISSETTA — La gestione illecita degli appalti pubblici e la fornitura di materiali ai cantieri edili delle imprese del nisseno sono alcuni dei punti su cui ruota l’indagine che ieri mattina ha portato i carabinieri e i finanzieri dei Comandi provinciali di Caltanissetta, ad eseguire tre ordini di custodia cautelare in carcere. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa e secondo gli inquirenti sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi. L’indagine ha messo in luce il fatto che i boss di Cosa Nostra, nell’ottica di ottenere sempre di più maggiori profitti, si sono integrati nel tessuto produttivo e imprenditoriale con imprese riconducibili a loro affiliati, in virtù del quale, secondo gli inquirenti, «hanno ottenuto appalti e forniture in un contesto pressoché privo di concorrenza, alla luce del capillare controllo territoriale esercitato dalle cosche». I provvedimenti cautelari hanno riguardato Salvatore Paterna, di 44 anni, di Riesi, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi, Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava «Billiemi» a Riesi e Giuseppe Giovanni Laurino, di 49 anni, a cui gli investigatori hanno notificato l’ordine di custodia cautelare in carcere perché già detenuto per altra inchiesta. I carabinieri e i finanzieri hanno anche sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi Spa, che fa capo al gruppo Italcementi, e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro. La Calcestruzzi spa è stata iscritta nel registro degli indagati ed è sospettata di associazione mafiosa e falso in bilancio. L’avviso di garanzia è stato notificato a Bergamo al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa avrebbe svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. La società Calcestruzzi «ribadisce la sua estraneità ai fatti» e garantisce la piena «collaborazione» all’azione avviata dalle istituzioni.
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1004047


1-08-2006 Mafia: arrestato dirigente Calcestruzzi Spa
Dirigente coinvolto nell'inchiesta sulla cosche mafiose nissene (ANSA)
A Caltanisetta è stato tratto in arresto dai carabinieri Fausto Volante, il manager della Calcestruzzi spa, nell'ambito di un'inchiesta sulle cosche mafiose nissene. Il dirigente della societa' Calcestruzzi Spa, Società che fa parte del gruppo Italcementi e' accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori per aver fornito, secondo gli inquirenti, per conto della Calcestruzzi, il supporto finanziario per acquistare una cava che era stata sequestrata alcuni anni fa dai giudici di Palermo ad Antonino Buscemi.



Caltanissetta, 10:30 La Repubblica
MAFIA: APPALTI NEL NISSENO, ARRESTATO IMPRENDITORE ROMANO
E' stato arrestato nella notte l'imprenditore romano Fausto Volante, 55 anni, coinvolto nell'operazione "Doppio colpo 2" coordinata dalla Dda di Caltanissetta. Volante, che e' il responsabile della "Calcestruzzi Spa", posta sotto sequesto nei giorni scorsi, e' accusato di essere il responsabile dei trasferimenti fraudolenti di beni e di avere favorito con queste operazioni Cosa nostra. L'inchiesta, che gia' la settimana scorsa aveva portato a tre ordini di custodia cautelare, si caratterizza perche' per la prima volta nell'ambito dell'antimafia una societa' e' stata iscritta nel registro degli indagini. Le indagini condotte dal Gico della Guardia di finanza e dal reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta avrebbero dimostrato che Volante insieme a Giuseppe Laurino e Giuseppe Ferraro, gia' arrestati la scorsa settimana, avrebbe attribuito in modo fittizio la proprieta' di una cava di Riesi (Caltanissetta) allo stesso Ferraro. Si tratta del sito estrattivo di contrada Billemi che era di proprieta' della General Impianti, sequestrata nell'ambito di un'inchiesta su Antonino Buscemi. Volante avrebbe fornito, per conto della Calcestruzzi spa, supporto finanziario all'operazione finanziando l'acquisto della cava con falsi "anticipi di forniture". L'ordinanza di custodia cautelare e' stata firmata dal gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona.

Arrestato a Palermo dirigente della Calcestruzzi Spa
09.18: Arrestato a Palermo un dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, nell'ambito di una inchiesta sulle cosche mafiose nissene. Il manager e' accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori; avrebbe fornito per conto della Calcestruzzi, il supporto finanziario per acquistare una cava, sequestrata alcuni anni fa dai giudici di Palermo ad Antonino Buscemi.
AUDIONEWS.it agenzia area on line
Avrebbe fatto da tramite per Antonino Di Buscemi
Mafia, in manette dirigente della Calcestruzzi spa


Fausto Volante, romano, 55 anni, è stato arrestato con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante d'aver favorito le attività di 'Cosa Nostra'
Caltanissetta (Adnkronos/Ign) - Un dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, romano, 55 anni, è stato arrestato nella notte con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante di aver favorito le attività dell'organizzazione criminale 'Cosa Nostra'. L'arresto è stato effettuato dal Gico del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta e dal Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Caltanissetta. Nei giorni scorsi la Dda di Caltanissetta aveva iscritto nel registro degli indagati la stessa Calcestruzzi spa, con l'accusa di associazione mafiosa. All'azienda, che fa parte del gruppo Italcementi, viene contestato anche il falso in bilancio.L'operazione che ha portato all'arresto del dirigente, definita 'Doppio Colpo 2', ha consentito di dimostrare che Volante, insieme a Giuseppe Giovanni Laurino e a Giuseppe Ferraro, aveva deciso di attribuire fittiziamente a Ferraro la titolarità di una cava a Riesi, nella contrada Palladio, in precedenza di proprietà della General impianti cava Billiemi s.r.l. e sottoposta a sequestro nell'ambito di un procedimento contro Antonino Di Buscemi. Un'operazione che sarebbe stata finalizzata ad aggirare le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali e a impedire la confisca del bene. In particolare, secondo le forze dell'ordine, Volante avrebbe fornito, per conto della Calcestruzzi s.p.a., il supporto finanziario all'operazione, dissimulando come ''anticipo forniture'' il finanziamento a Ferraro destinato all'acquisto della cava. Laurino, invece, avrebbe individuato per conto di 'Cosa Nostra', la persona disponibile ad assumere la titolarità della cava e avrebbe fatto da raccordo con la Calcestruzzi spa. Infine, Ferraro si sarebbe prestato a porre in essere atti necessari ad ottenere la titolarità della cava.L'arresto di Volante è avvenuto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona, su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta. Volante, che è difeso dall'avvocato Gioacchino Sbacchi, è stato portato nella Casa circondariale di Caltanissetta a disposizione del Gip, che provvederà entro cinque giorni all'interrogatorio di garanzia.
http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Cronaca&loid=1.0.511843526


Mafia, arrestato dirigente Calcestruzzi Spa


Arrestato il dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, di 55 anni, perchè accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, nell'ambito di una inchiesta sulle cosche mafiose nissene1/8/2006

PALERMO. I Carabinieri hanno arrestato il manager della Calcestruzzi spa Fausto Volante nell'ambito dell'inchiesta antimafia denominata 'Doppio colpo' sulle cosche nissene condotta dalla Dda di Caltanissetta. Il manager è accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori per aver fornito, per conto della Calcestruzzi, il supporto finanziario per acquistare una cava che era stata sequestrata alcuni anni fa dai giudici di Palermo ad Antonino Buscemi. La procura di Caltanissetta, venerdì scorso, aveva notificato un avviso di garanzia alla Calcestruzzi Spa nella persona del suo legale rappresentante Pierfranco Barabani quale ente sottoposto ad indagini per associazione mafiosa e falso in bilancio, applicando, per la prima volta in Italia, la legge 146/2006 che consente appunto di indagare delle società.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200608articoli/8468girata.asp
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FINANZA Dirigente della «Calcestruzzi spa» in cella per contatti con Cosa nostra






CALTANISSETTA — Un dirigente della Calcestruzzi spa Fausto Volante, romano di 55 anni, è stato arrestato l’altra notte dal Gico del Comando Provinciale della Finanza di Caltanissetta e dal Reparto Operativo del Comando Provinciale carabinieri di Caltanissetta con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante di aver favorito le attività dell'organizzazione criminale Cosa nostra. L'operazione ha consentito di dimostrare che Volante, insieme a Giuseppe Giovanni Laurino e a Giuseppe Ferraro, aveva deciso di attribuire fittiziamente a Ferraro la titolarità di una cava a Riesi. I magistrati stanno anche riesaminando il contesto in cui è maturato il suicidio di Raoul Gardini.
mercoledì 2 agosto 2006
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1006379
http://www.beppegrillo.it/2006/07/un_messaggio_in.html#comments

http://www.giornaledimerate.it/login.php?artID=289062
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Arrestato dirigente Calcestruzzi: ritrasferiva i beni a Cosa Nostra Tramite Fausto Volante la società avrebbe dato alla mafia il denaro per acquistare una cava sequestrata di Marzio Cencioni / Palermo

TRASFERIMENTO CON IL TRUCCO I carabinieri hanno arrestato ieri il dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, 55 anni, con l’accusa di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, nell’ambito di una inchiesta sulle cosche mafiose nissene in cui è coinvolta anche la società bergamasca che fa parte del gruppo Italcementi.
L’uomo, originario di Roma, è responsabile per la Calcestruzzi della zona della Sicilia e lo è stato anche per la Puglia e la Campania. Volante stato bloccato a Palermo, dove i militari del comando provinciale di Caltanissetta gli hanno notificato l’ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal gip Giovambattista Tona, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Dda, Nicolò Marino.
Volante è accusato di aver fornito, per conto della Calcestruzzi spa, il supporto finanziario per acquistare una cava in provincia di Caltanissetta che era stata sequestrata alcuni anni fa dai giudici del tribunale di Palermo al boss Antonino Buscemi. Secondo gli investigatori i boss nisseni sarebbero riusciti a «riprendersi» il bene sequestrato, utilizzando somme di denaro messe a disposizione dalla Calcestruzzi.
La cava era stata acquistata e intestata in maniera fittizia a Giuseppe Ferraro, arrestato la scorsa settimana per associazione mafiosa. L’uomo, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip, avrebbe ammesso che dietro l’operazione economica che ha portato all’acquisto della cava vi era Fausto Volante.
Nell’ambito della stessa inchiesta era stato notificato nei giorni scorsi l'avviso di garanzia per associazione mafiosa alla Calcestruzzi Spa. L’azienda sarebbe stato il braccio economico dei boss mafiosi nella provincia nissena. Gli inquirenti, attraverso le indagini svolte dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri, hanno ricostruito i collegamenti economici che legherebbero la Calcestruzzi spa all'impresa di Giuseppe Ferraro.
Fausto Volante avrebbe avuto un ruolo importante in questi collegamenti. Per gli investigatori sarebbe stato l’interfaccia fra gli affiliati alle cosche siciliane e i vertici della Calcestruzzi.
Nel provvedimento cautelare notificato al dirigente della Calcestruzzi, il giudice scrive: «Gli investigatori hanno inoltre evidenziato il ruolo assai ambiguo dei dirigenti della Calcestruzzi per la Sicilia ed in particolare di Antonino Cuccia e di Fausto Volante che si prestano ad aiutare Giuseppe Ferraro nelle varie attività da lui poste in essere al fine di depistare le indagini».
Agli atti dell’inchiesta i pm hanno anche allegato un fascicolo in cui vengono riportate tutte le informazioni relative alla Calcestruzzi e i suoi collegamenti con i vertici regionali di Cosa nostra.
La Calcestruzzi faceva parte in precedenza del gruppo Ferruzzi e oggi è capofila del settore calcestruzzo di Italcementi Group. «Un unico filo conduttore - si legge nell’ordinanza - che ci consente ancora oggi di affermare per le sedi di Riesi e Gela della Calcestruzzi quel che la Corte d’appello di Caltanissetta concluse nella sentenza del 12 giugno 2002, nel procedimento nei confronti di Giovanni Bini e altri, e cioè come la Calcestruzzi spa fosse un'impresa intoccabile, protetta da Cosa nostra».
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Magistrati siciliani riaprono l’inchiesta sulla morte di Raul
02/08/2006 Resto del Carlino «Collegamenti con la mafia». La Calcestruzzi e Raul Gardini ancora una volta ricompaiono in una inchiesta per mafia, in Sicilia. Si tratta della società erede della Calcestruzzi che fu di Lorenzo Panzavolta: quella che oggi compare nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta.
La Calcestruzzi e Raul Gardini ancora una volta ricompaiono in una inchiesta per mafia, in Sicilia. Si tratta della società erede della Calcestruzzi che fu di Lorenzo Panzavolta: quella che oggi compare nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta (è la prima volta che in un’inchiesta per mafia finisce indagata una spa) è infatti la società bergamasca facente parte della holding Italcementi a suo tempo acquisita al banchetto sul distrutto gruppo Ferruzzi. Nell’ambito della stessa inchiesta è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare un manager di Calcestruzzi, Fausto Volante, romano, di 55 anni. L’ipotesi di reato è di trasferimento fraudolento di beni e possesso ingiustificato di valori nell’ambito di un’inchiesta per associazione mafiosa che coinvolge appartenenti alle cosche nissene. In sintesi si contesta a Volante, responsabile per la Calcestruzzi della zona della Sicilia (e lo è stato anche per la Puglia e la Campania) il fatto di aver agevolato il rilevamento di una cava di inerti da parte di un imprenditore locale, Giuseppe Ferraro, cava che era stata sequestrata nel 2002 ad Antonino Buscemi, condannato per mafia e che negli anni Novanta era a capo della Calcestruzzi Sicilia, al 50 per cento detenuta all’epoca dalla Calcestruzzi di Lorenzo Panzavolta. In sintesi l’accusa è quella di aver fatto in modo che quella cava sequestrata alla mafia, alla mafia ritornasse. Un’accusa pesantissima, che l’attuale Calcestruzzi si è subito affrettata a confutare riconducendo la vicenda all’alveo di un ordinario rapporto di affari.Il fatto è che anche all’epoca — era il 1997 — in cui Panzavolta venne arrestato per mafia, la contestazione fu quella secondo cui la Calcestruzzi di allora, in Sicilia, aveva agito per anni in combutta con la mafia, quando invece il fatto che Antonino Buscemi fosse un mafioso Panzavolta lo venne a sapere ben più tardi e subito si affrettò a prenderne le distanze. Ma per la magistratura non fu sufficiente e Panzavolta è stato condannato e ancora il processo di appello non si è celebrato.Ma ora i magistrati della Dda di Caltanissetta si spingono ben oltre. Ritengono la Calcestruzzi un vero e proprio ‘braccio economico’ di Cosa Nostra e in particolare di Totò Riina e addirittura vogliono riaprire l’inchiesta sul suicidio di Raul Gardini avvenuto a Milano nella stagione calda di tangentopoli. Per questo hanno chiesto gli atti alla Procura milanese. L’ipotesi, sulla quale i magistrati nisseni già lavorarono indagando sui mandanti occulti delle stragi di mafia del 1992 (omicidio di Giovanni Falcone e di Giuseppe Borsellino), è quella per cui Gardini potrebbe essersi ucciso «oltre che per evitare il carcere per l’inchiesta su tangentopoli, anche per il tentativo di non esporre il proprio nome a possibili collegamenti con l’orizzonte mafioso che proprio in quei frangenti stava in qualche misura emergendo». Per i magistrati siciliani era «non priva di fondamento razionale l’ipotesi investigativa che le stragi del ‘92 avrebbero costituito anche una rabbiosa reazione, organizzata ed eseguita in sinergica contestualità con Cosa Nostra, da parte di organizzazioni economiche espressione di poteri imprenditoriali e politici forti, disturbati nella loro attività dalle indagini» di Falcone e di Borsello. Ora quell’inchiesta, archiviata, viene riaperta.
10.08.2006 Gardini, procura riapre caso morte L'Espresso: inchiesta legata a mafia


Secondo L'Espresso, i magistrati di Caltanissetta "hanno riaperto l'inchiesta sulla fine dell'imprenditore e timoniere del Moro di Venezia, Raul Gardini", che si sarebbe suicidato un anno dopo l'uccisione del magistrato Paolo Borsellino. "Due morti - spiega il settimanale - che secondo la Procura di Caltanissetta sono direttamente collegate. I pm hanno ordinato alla Dia di ripartire da zero, senza trascurare nulla".
"I pubblici ministeri chiedono una nuova perizia balistica, nella speranza che le tecnologie odierne possano ricostruire meglio la dinamica dello sparo". Inoltre, viene sottolineata un'ipotesi inquietante: "La pistola esplose due colpi. Una modalità insolita per un suicidio. Tanto più che nessuno sentì le detonazioni: secondo la ricostruzione, solo dopo diversi minuti il corpo venne trovato in un lago di sangue dal maggiordomo. Accanto a lui, sul letto, l'arma. Sul mobile un biglietto: i nomi dei figli e della moglie, seguiti dalla parola grazie. Un biglietto che secondo un esperto, poteva anche essere stato scritto mesi prima".
La Procura, scrive L'Espresso, vuole anche "far risentire dalla Dia tutti i familiari e i protagonisti di quelle giornate del luglio 1993, l'estate del terrore quando tra stragi, crac finanziari, morti e arresti eccellenti cambiò la storia d'Italia. La prima ad essere interrogata come teste sarà Idina Ferruzzi, la moglie che non ha mai creduto al suicidio".
Il settimanale ricorda che quando Leonardo Messina, primo mafioso a pentirsi dopo la strage di Capaci, "accettò di collaborare col pm Borsellino disse che Totò Riina i suoi soldi li tiene nella calcestruzzi, intendo dire la Calcestruzzi Spa" e lo stesso Borsellino aveva riaperto il dossier del Ros sul monopolio degli appalti: una radiografia dell'intreccio tra cave e cantieri che costituisce il polmone di Cosa Nostra, permette di costruire relazioni con i politici e con la borghesia dei professionisti, di creare posti di lavoro e marcare il dominio del territorio". Il settimanale afferma che Borsellino "non ebbe il tempo di andare avanti", ucciso dall'autobomba di Via D'Amelio.
"La procura nissena - spiega ancora L'Espresso - riparte da un'ipotesi vecchia, già percorsa invano con un'indagine ribattezzata "sistemi criminali" e chiusa con l'archiviazione: dietro le stragi del 1992-1993 ci sarebbe stata la volontà di Cosa Nostra di impedire ogni inchiesta sul monopolio degli appalti".
"Ora i pm di Caltanissetta disporrebbero di fatti nuovi, alcuni ancora segreti, a partire dagli sviluppi nella ricostruzione dei rapporti con i Buscemi, i padrini di Passo di Rigano il feudo di Salvatore Inzerillo, a loro affidato da Totò Riina per la fedeltà dimostrata in guerra e in affari. Già dieci anni fa si era scoperto che il Gruppo Gardini e i Buscemi erano sostanzialmente soci: ciascuno controllava il 50%della Finsavi, creata per fare affari nell'isola. Poi nel '97 la Compart, nata dal crollo della Ferruzzi, vende tutto a Italcementi. In Sicilia, però, secondo le indagini le mani della mafia restano avvinghiate a Italcementi".

Per un'analisi più approfondita ..........................................La via giudiziaria al deserto Sicilia di Marianna Bartoccelli Rapporto su come, per colpire la mafia, la magistratura ha ucciso l'economia dell'isolaLuogo comune, praticato anche da economisti di rilievo, è quello che parla di un'economia pervasa dalla mafia, vero nemico di ogni possibile sviluppo. Dietro i tentativi di quella pacificazione sociale che dovrebbe consentire il riavvio di un'attività imprenditoriale, sollecitata dalle migliaia di miliardi che dovranno arrivare soprattutto dall'Europa, molti vedono la longa mano dell'ultimo potente boss, latitante da trent'anni, che dopo aver aiutato lo Stato a sconfiggere la mafia del terrorismo stragista (Riina, Brusca...) oggi tesse la tela del ripristino di patti con nuovi interlocutori per riavviare la macchina politica ed economica. Ma é solo mafia quello che blocca e quello che avvia? È possibile che sia un boss come Binnu Provenzano a tenere in mano le chiavi dell'economia siciliana? E le accuse alla politica degli aiuti hanno un fondamento? Domande così se ne potrebbero fare a migliaia. Quello che è certo è che nell'ultimo decennio abbiamo assistito ad un grande processo di desertificazione. Sono scomparsi sotto la mannaia dell'antimafia e del riassetto del credito siciliano i più importanti gruppi siciliani legati soprattutto alle grandi opere pubbliche realizzate anche nel resto d'Europa. Storie diverse certamente, ma in un modo e nell'altro tutti protagonisti di una stagione d'oro, come i Rendo, i Costanzo e i Graci di Catania, i Cassina e i D'Agostino di Palermo, i Vita e i Salamone di Agrigento. E con loro gli istituti di credito siciliani, Banco di Sicilia e Cassa di Risparmio. Un'economia pervasa dalla mafia di Provenzano e di Riina, scrivono in milioni di pagine (non é un numero esagerato) i magistrati, non solo siciliani. Un'economia uccisa dall'antimafia, accusano altri, che nel voler buttare l'acqua sporca non ha tenuto conto dei bambini. Ma c'è anche chi intravede nella concorrenza violenta di grandi gruppi economici del Nord e dell'Europa (al cui fascino difficilmente hanno resistito politici e partiti egemoni in Sicilia) la paralisi di qualunque sviluppo autonomo dell'imprenditoria. Nel «sottosviluppo» siciliano succede che da cinquant'anni a questa parte (ma forse bisognerebbe risalire al crack dei Florio per iniziare a dipanare l'intricata matassa) tutto quello che va sotto il nome di politica per il Mezzogiorno é servita a incrementare i bilanci delle grandi imprese nazionali e in parallelo i bilanci dei partiti che dalla Sicilia davano una mano non indifferente alle loro sedi centrali. In cambio un riconoscimento politico nazionale, spesso improvviso. Le idee degli anni 50. Negli anni 50 ci fu la nascita di un fronte che, mettendo insieme liberismo e socialismo, provò a disegnare una via autonoma allo sviluppo. «Sperando che la classe politica locale riuscisse ad affrancarsi dai grandi gruppi del Nord, che ovviamente hanno sempre cercato di trarre il massimo sia dalle risorse siciliane, che dalla sua mano d'opera e infine dai grandi capitali che andavano sotto il nome di politica di sostegno al mezzogiorno, non consentendo che crescesse un filo d'erba». È la sintesi che fa di questi cinquant'anni, Mimì La Cavera, uno dei grandi protagonisti dei tentativi di svezzare la Sicilia, di restituirle l'onore dei Florio, come ama ripetere ricordando quegli incredibili anni '50. I sali potassici, il petrolio, le industrie manifatturiere, e poi il sostegno alle piccole e medie imprese, attraverso apposite finanziarie regionali. Questo il sogno degli anni '50 di Mimì La Cavera, primo presidente della Sicindustria (appena costituitasi) per oltre un decennio e componente della Confindustria, sino a quando non venne buttato fuori, raccontano le cronache, per i suoi contrasti durissimi con «i monopoli». I grandi gruppi nazionali privati, Edison, Montecatini, Italcementi, Fiat, che invece, con il sostegno dei cosiddetti «cattolici integralisti», Don Sturzo per intenderci, invadevano e si impadroniva degli spazi economici siciliani, senza lasciare che l'imprenditoria locale potesse svilupparsi. Una tesi questa che alcuni mettono a fondamento di quella incredibile, e mai capita in tutte le sue sfaccettature, esperienza del «milazzismo». Quel governo guidato da Silvio Milazzo, il barone villano di Caltagirone che da fedele allievo di Luigi Sturzo né diventò fiero oppositore e si alleò con i «temibili comunisti» e anche con qualche fascista per un governo che restituisse dignità e autonomia alla Sicilia sempre più asservita ai monopoli. Queste le motivazioni politiche dei milazzisti. Esperienza conclusasi con 200 milioni pronti per «comprare» un paio di deputati per ottenere la maggioranza e scoperti con grande scandalo.«La data della grande svolta degli industriali del Nord verso la Sicilia fu del 1954, l'anno nel quale i padroni del vapore varcarono per la prima volta le soglie del governo regionale ed iniziarono rapporti personali con Giuseppe La Loggia (allora presidente della Regione) e qualche altro dirigente integralista cattolico. Erano stati da poco scoperti i sali potassici, forse i più grandi giacimenti di petrolio e la carta siciliana era diventata ad un tratto l'asso nella manica dopo che per decenni e decenni la Sicilia era stata considerata una zona povera da sfruttare a distanza»... È il racconto di quegli anni che fa un giornalista di sinistra Felice Chilanti nel suo libro inchiesta pubblicato nel 1959 su Milazzo, mezzo barone e mezzo villano. Nessun imprenditore siciliano riuscì a farsi largo per gestire quella grande risorsa. Per incapacità o per impossibilità.Il governo dei «due Carletti». A Palermo, racconta sempre Mimì La Cavera, si cercava di creare un muro all'invasione del Nord, con una legge che avrebbe dovuto garantire le piccole e medie imprese locali, attraverso una finanziaria regionale (la Sofis) che poteva agire in autonomia dalle holding finanziarie nazionali. Lo scontro continuo tra gli autonomisti a cui capo c'era Giuseppe Alessi e gli «amici» dei monopoli, capeggiati da Giuseppe La Loggia venne deciso in un famoso convegno del Cepes, il 14 ottobre 1955, a Palermo, al quale parteciparono gli esponenti di tutti i grandi gruppi economici e finanziari di allora. Dietro i discorsi di facciata del convegno Cepes, fu stabilito che i grandi gruppi sarebbero calati in Sicilia finanziati dalla Banca Internazionale, con fondi ottenuti attraverso l'Irfis, Istituto d finanziamento per l'impresa siciliana, gestito allora dal repubblicano Dominici. E fu anche deciso anche che il Parlamento siciliano avrebbe votato la sfiducia al presidente Alessi, troppo legato ai La Cavera e ai Milazzo e al loro tentativo di non perdere il controllo delle scelte economiche in Sicilia.Ancora una volta a dare una mano alla storia fu la capace azione lobbistica del capitale del Nord. Carlo Pesenti, padrone dell'Italcementi, nell'aprile del 1954 si era incontrato con l'allora assessore alle Finanze, Giuseppe La Loggia. Da quell'incontro scaturì una nuova legge per l'industrializzazione e il governo siciliano inserì una clausola decisiva per il gruppo di Pesenti e i suoi colleghi del Nord. L'estensione dell'esenzione fiscale non solo per le piccole e medie imprese, ma anche per le società derivate da fusioni tra vecchie e nuove società per azioni.Il rapporto tra i due continuò, e così anche con Carlo Faina, della Montecatini. Furono i «due Carletti», come li chiamava lo stesso La Loggia, a dargli il sostegno economico e politico per essere eletto nuovo presidente del governo regionale. E quel governo venne chiamato dalla stampa di opposizione proprio «il governo dei due Carletti». In quegli anni mentre la Gulf si impadroniva di tutto il petrolio di Ragusa, la Edison e la Montecatini si presero i sali potassici. La Cavera non fu più nominato presidente della Sofis e iniziò quel duro scontro che porterà al breve governo Milazzo. Così la Sicilia aprì le sue porte alla grande impresa sperando molto e ottenendo in cambio pochi posti di lavoro. L'Irfis diede alla Edison, alla Montecatini e all' Italcementi finanziamenti (siamo nel '57) per 22 miliardi, la metà di quanto venne investito dai tre gruppi nell'isola. La Edison,avviò la costruzione e l'ampliamento degli stabilimenti Sincat e Celene di Augusta, in società per quest'ultima al 50% con la Union Carbide Co. americana. Ne seguirà un periodo di sostanziale equilibrio, dominato dal consociativismo tra la Dc il Pci, e da governi che cambiavano di continuo. Sino alla fine degli anni '70, quando la mafia al suo grande potere del controllo del territorio aggiunse una capacità finanziaria talmente forte da sconvolgere tutti i giochi. Che da allora non furono più soltanto economici o politici.Il nuovo patto. In quegli anni, gli anni '70, nacque un patto nuovo. Un patto di ferro e di cemento. Un patto fra le grandi imprese del Nord, dal gruppo Ferruzzi alla Fiat, e la mafia. La mafia di Vito Ciancimino e dei corleonesi. Da Totò Riina a Giovanni Brusca sino a Binnu Provenzano. In mezzo politici regionali e imprenditori locali con le loro convenienze e le loro connivenze. È il patto descritto in tutte le inchieste «mafia e appalti»e che fa dire ai pm delle stragi che c'è un filo che da quelle bombe porta a Nord. Da più di dieci anni i giudici di Palermo aggiungono carte su carte, interrogatori a interrogatori alla ricerca delle vie attraverso cui é stato inserito nel circuito economico ufficiale il «tesoro» della mafia. Dove è finito? Come è stato riciclato? Attraverso quali investimenti il danaro ottenuto con il traffico dell'eroina è stato ripulito?Ogni giorno, tassello su tassello, le inchieste puntano a metter a fuoco questo legame che sembrerebbe essere stato alla base di qualunque iniziativa economica dell'isola. Un perfetto gioco ad incastro dove imprese e mafia stavano l'una dentro l'altra come scatole cinesi infinite. Ad aprire e chiudere le scatole il numero uno della mafia, l'eterno latitante, ricercato da polizie e carabinieri di mezzo mondo, ma sempre ospite da amici tra Bagheria, Enna, e Caltanissetta. Binnu Provenzano. Dalla sua latitanza da' consigli, calma le liti tra i suoi, definisce regole per gli appalti e «raccomanda» imprese a lui vicine. Ad uno dei suoi interlocutori privilegiati, Luigi Ilardo, scriveva nell'aprile del 1995: «Mi dicono persone interessate di Palermo che hanno subito danni nella cava di Riesi: chiedi se ne sa parlare Peppe Cammarata e che ci dobbiamo dire a quelli interessati.... Per chiarirvi le cose tutte e due le volte non siete riusciti a venire alla chiarificazione dei fatti, vuoi per una cosa, vuoi per un'altra, se vi é possibile fatelo alla presenza di T.T. Fragapane, e poi vedi tu di trovare una buona via per andare avanti con tutti... mi hanno cercato, e ci ho i problemi miei, e non mi sono potuto vedere con nessuno, ma tu a Luca (Bagarella; ndr) lo conosci a Giovanni (Brusca; ndr) forse no. Comunque io so che quando a uno lo invitano, uno non può dire di no...». Una sintesi quasi letteraria di quello che si intende come «controllo mafioso e mediazione» la cava di Riesi, paese della provincia di Caltanissetta, attorno a cui chiama tutti a discutere e trovare un accordo, è una delle strutture di proprietà della Calcestruzzi spa di Ravenna del gruppo Ferruzzi. Storie di «affari» apparentemente minimaliste ma che secondo gli inquirenti confermano l'intreccio continuo tra la grande impresa e la mafia siciliana a ogni livello. I grandi processi siciliani dell'ultimo decennio hanno fornito all'opinione pubblica uno schema fisso: da un lato Giulio Andreotti, grande vecchio dei clan mafiosi, dall'altro Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi, i possibili grandi riciclatori. Quasi nascoste, soprattutto dai media nazionali, le altre inchieste con i grossi nomi dell'imprenditoria nazionale, quella che vinceva gli appalti, prendeva i lavori, spesso mai portati a termine o il cui costo lievitava di almeno dieci volte, secondo le necessità dei gruppi mafiosi di riferimento. Negli ultimi anni sono finiti in carcere quasi tutti gli imprenditori che hanno avuto a che fare con le opere pubbliche siciliane. Da Claudio De Eccher a Vincenzo Lodigiani, dai Rendo ai Costanzo, da Lorenzo Panzavolta e altri big del gruppo Ferruzzi a Romano Tronci della De Bartolomeis. Dai manager della Fiat Impregilo ai dirigenti della Cooperative Ravennate, della Lega delle Cooperative. Una débacle economica di eccezionale gravità, che ha portato allo stop definitivo di molte opere pubbliche iniziate, alla disoccupazione di migliaia di operai e al fallimento di società di primo piano. Lasciando un mercato deserto, pronto a nuovi conquistatori.Gli arresti illustri. L'ultimo degli imprenditori del Nord a finire dentro è stato Giulio Romagnoli, della famiglia un tempo proprietaria del potente gruppo «Aqua Marcia». Presidente della società Costruzioni generali Cgp srl che in consorzio con la Collini spa ha vinto l'appalto per la costruzione del nuovo ospedale «Garibaldi» di Catania, Giulio Romagnoli è stato accusato dalla procura della città etnea di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo accusano di avere vinto quella gara e altre non per meriti imprenditoriali ma grazie all'intervento del boss Giuseppe Intelisano, del clan Nitto Santapaola, e legato al palermitano in ascesa Vito Vitale, arrestato lo scorso anno. Un appalto maledetto quello dell'ospedale di Catania. Già per il primo lotto, circa 63 miliardi, erano finiti in galera l'imprenditore Filippo Salamone, Elio Rossitto, consulente dell'allora presidente della Regione Rino Nicolosi, e il direttore dell'Iter, le aziende rosse delle Cooperative Ravennate, Michele Cavallini.Nell'inchiesta, chiamata «Trash» dal tipo di appalti (discariche e riciclaggio di rifiuti), è rimasto coinvolto il romano Giuseppe Crini, megadirigente della Fiat Impregilo. Gruppo al quale era arrivato dopo alcuni anni di esperienza siciliana presso la Cisa di Ferruzzi, passato nel 1991 alla Icis, collegata alla Socomet, società il cui capitale era interamente della Impregilo. Nel 1991, presidente della «Depurazioni Palermo», consorzio tra la Cogefar Impresit e l'impresa catanese dei Costanzo per i lavori di completamento dell'impianto di depurazione che nel 1980 era stato appaltato alla De Bartolomeis. L'ingegnere Crini è stato anche, dal 1991 al '95, presidente del Consorzio strade depuratori di Palermo, società che avrebbe dovuto realizzare strade e fognature al quartiere Zen finanziate dall'Italispaca, ente di Stato. La stessa carica ha avuto nel 1993 nel Consorzio Bellolampo scarl, sempre insieme alla De Bartolomeis. Un personaggio certamente di rilievo quindi nel mondo imprenditoriale, imputato delle stesse accuse di Tronci, è stato rimesso in libertà dopo l'interrogatorio. Nel luglio del 1998 su ordinanza del giudice istruttore del Tribunale di Palermo è finito in carcere il patron della De Bartolomeis, Romano Tronci, il «comunista», come lo definisce il pentito Angelo Siino. Anche se, come racconta l'ingegnere Salvatore Lanzalaco, personaggio al centro di numerosi appalti pubblici, oggi collaborante: «Per gestire il teatro degli appalti su Bellolampo (la discarica dei rifiuti di Palermo; ndr) arrivava con uno yacht al porto di Palermo». Accusato inizialmente di associazione mafiosa, di corruzione, di turbativa d'asta, per il Tribunale del riesame è colpevole solo di concorso. Ma intanto è stato «ospite» del carcere di Termini Imerese per parecchi mesi. L'attività di Tronci inizia a Palermo alla fine degli anni 60, tempi d'oro di Ciancimino. Il grande affare fu il depuratore della città di Palermo. Appalto vinto nel 1982 per 14 miliardi e concluso dodici anni dopo, nel 1994 con un costo finale di 170. Tutto bloccato sino al 1986, fu Luca Orlando (allora sindaco democristiano del rinnovamento) che riuscì ad avviare i lavori dopo che al Consorzio si erano aggregati i fratelli Costanzo e altre società come la Impresit e la Smogless di Milano. Ma l'inchiesta «Trash» ruota soprattutto sui 3.400 miliardi per la realizzazione del piano delle discariche dei rifiuti, ancora oggi mai attuato che sarebbero arrivati dall'Europa. Imprenditori e gruppi mafiosi, intrecciandosi con i politici, scrivono i pm, ognuno nel suo ambito, hanno per anni deciso accordi e strategie. Il caso Ferruzzi. È la società di Raoul Gardini che più di ogni altra sembra essere rimasta coinvolta nel «patto» di ferro, cemento e... calcestruzzo. Da Lorenzo Panzavolta, presidente del consiglio di amministrazione della Calcestruzzi spa, a Giulio Visentin, amministratore delegato della Cisa, a Franco Canepa, amministratore delegato della Gambogi spa e a Giovanni Bini, rappresentante in Sicilia della Calcestruzzi, per anni ai vertici del gruppo, sono stati tutti arrestati nell'ottobre 1997. Oggi in libertà, molti processi ancora in corso. Subito dopo il suo arresto, è Franco Canepa che offre la prima spiegazione degli intrecci tra il suo gruppo e la mafia siciliana: «Quando Panzavolta compra la Gambogi il problema era quello di importare sassi, per questo, Panzavolta che era un cervello dal punto di vita industriale, voleva andare in Albania, mettere su cave, frantumare e portare con le chiatte gli inerti sull'Adriatico. Gli inerti sono la materia prima della Calcestruzzi. E questi sono in mano a chi? ...Ai delinquenti di tutta l'Italia, indistintamente. Dal Nord al Sud».È Giovanni Bini che si collega ad un imprenditore locale di «tutto rispetto», Giovanni Buscemi. Di quest'ultimo, sempre Canepa racconta :«È quello del marmo billiemi, pietra grigia fondamentale per ricostruire il centro storico di Palermo. Una volta mi permisi anche una battuta di spirito e mi ricordo che fui cazziato duramente da Panzavolta perchè dissi: ma quel Buscemi che è nostro socio non sarà mica parente di quel Buscemi che si legge sui giornali?». Ovviamente era lo stesso Buscemi. Un rapporto consapevole quindi quello tra il gruppo di Gardini e un personaggio centrale nel giro imprenditoriale della mafia. Giovanni Brusca così racconta nell'aprile 1997 (alcuni mesi prima dell'ordinanza di custodia cautelare del vertice Ferruzzi): «Le imprese in Sicilia facevano parte sostanzialmente di tre gruppi: gruppo Gambogi, il cui referente è Buscemi della famiglia di Passo di Rigano e l'ingegnere Bini; il gruppo di Pino Lipari che controlla la Lodigiani, Costanzo e Reale (impresa palermitana); Siino è collegato con le imprese del padre e con la Realvalle dell'ingegnere Francesco Martello». Sono gli accordi fra questi personaggi che spesso predeterminano i consorzi e gli affidamenti degli appalti. Il grande alleato siciliano di Panzavolta, Antonio Buscemi, è di «peso», non solo in Sicilia, ma anche in Toscana. Già alla fine degli anni '80 la Procura della Repubblica di Massa Carrara aveva compiuto una serie di indagini che avevano accertato che l'intero capitale della Sam (Società Apuana Marmi) e dell'Imeg (industria di Marmi e Graniti), fosse stato ceduto dall'Eni alla Calcestruzzi di Ravenna. Il business era stato realizzato dalla Generale Impianti, il cui capitale sociale apparteneva alla Finsavi, società al 50% dei fratelli Buscemi. Direttore della Imeg é un parente di Buscemi, Rosario Sfera che diventerà procuratore della Finimeg. La stessa società che porta il gruppo Calcestruzzi tra gli affari di Michele Greco, facendogli acquistare il complesso immobiliare di Pizzo Sella (collina sopra la baia di Mondello) di proprietà di Rosa Notaro, sorella del boss Greco. Le cronache di allora raccontano che a valutare l'affare venne lo stesso Carlo Sama. I lavori per terminare le costruzioni furono affidati alla Cisa guidata da Giuliano Visentin. Anche se, come racconta sempre Canepa, Visentin avesse sempre sostenuto che l'affare di Pizzo Sella era una «cazzata» e che lui aveva «paura a scendere a Palermo». Non aveva tutti i torti, considerato che Panzavolta, Bini e Sergio Pironi, conigliere delegato della Calcestruzzi, sono imputati anche del reato di «lottizzazione abusiva», e il processo è già iniziato lo scorso 6 novembre '98. Perché la mafia aveva intrecciato un rapporto così forte con la Ferruzzi? Per Giovanni Brusca «lo facevamo per avvicinarci al Psi perché dopo il tradimento dei democristiani avevamo bisogno di qualcuno che bloccasse il maxiprocesso». Ma Canepa suggerisce una ipotesi semplicemente economica perchè, spiegava, «il signore di Hammamet aveva in dispregio Gardini, non lo voleva proprio vedere, fisicamente vedere». I tavolini della mediazione. A raccontare tutta la storia che ha dato il via all' inchiesta «Trash», Salvatore Lanzalaco, considerato dagli inquirenti molto più informato di fatti recenti del del cosiddetto ministro della mafia per i lavori pubblici, Angelo Siino. Noto a Palermo per uno studio professionale ben avviato, lui stesso si definiva «di riferimento degli amici manniani», mentre, in particolare nel progetto sulla discarica di Bellolampo, di cui si comincia a parlare nel 1986, c'era «l'ing. Traficante, di riferimento all'assessore regionale all'ambiente Franz Gorgone», e l'ing. Chincaglini, arrivato da Pescara, per rappresentare gli interessi del gruppo Mattarella. E infine Francesco Martello, imprenditore, rappresentava gli «esterni»: cioè la mafia e le imprese». Un team di esperti, spiegano i giudici dell'inchiesta, pronti a varare il piano delle discariche appena si fosse raggiunto l'equilibrio tra le parti. Un «tavolino apparentemente tecnico» necessario a calmierare il mercato e a garantire ogni tipo di interesse: quello economico, quello politico e quello mafioso.L'economia siciliana é lastricata di «tavolini». Il primo a fine anni '60 era retto da Vito Ciancimino, ruolo analogo e di livello superiore ebbe Salvo Lima dagli anni '70 in poi. Nel 1989, Leoluca Orlando sindaco democristiano in rotta con i vertici del suo partito, subito dopo l'omicidio dell' ex-collega Giuseppe Insalaco, lanciò un appello ai vertici dello Stato : «Liberateci dagli appalti». Nacque così l'Italispaca con decreto dell'allora presidente del Consiglio Goria, con il compito di gestire i miliardi stanziati per le opere pubbliche. La presidenza fu affidata all'ex-alto commissario antimafia Riccardo Boccia, su indicazione del Pci. A vincere i pochi bandi di gara fatti per i due depuratori di Palermo nel 1990 fu la Icis-Fiat, guidata allora dall'ingegnere Crini, insieme alla Ira di Catania, gruppo Graci. Era nato il «tavolino» pubblico. Ma durò poco. Anche perché gli esclusi erano troppi. Le stesse società, del resto, si ritrovavano a spartirsi altri appalti con il meccanismo di sempre: bisognava che tutti trovassero un equilibrio, e che non si creassero fibrillazioni dannose alla pax mafiosa e imprenditoriale. Chi rompeva i patti pagava subito. E chi è stato ai patti, prima o poi, si è ritrovato stritolato dalla macchina della giustizia. Rimangono ancora per la verità molti omissis ed i pm di Palermo sperano in «confessioni» e conferme da parte dei vari imputati. Da Lodigiani a Romagnoli, non c'è impresa del Nord che non sia rimasta impigliata nelle reti del pool antimafia. Un fiume di risorse pubbliche spese male, spesso bloccate nelle casse dello Stato. Sull'altro fronte, quello della mafia, una quantità immane di denaro accumulato in questi decenni. Dove è finito questo tesoro? È il leit motiv nelle inchieste portate avanti dal pool antimafia. Ancora paradossi. Gli enti pubblici, bloccati da anni alla boa delle «dismissioni», sono un capitolo a parte nel processo di desertificazione. L'Ems che avrebbe dovuto gestire i tesori del sottosuolo, inventato da Graziano Verzotto, il padovano potente segretario regionale dc, che all'apice della sua carriera abbandonò la Sicilia perché inseguito da un mandato di cattura. L'Espi, ente finanziatore che ha sostituito nel tempo la Sofis, socio di decine di aziende private, unico fiore all'occhiello oggi la Vini Corvo. L'Espi da sempre é stata gestita, anche se a fasi alterne, da Francesco Pignatone uno dei padri del governo Milazzo, grande oppositore della politica di convergenza tra liberisti e comunisti portata avanti da Mimì La Cavera e dal suo grande amico il diessino, Emanuele Macaluso. Il giro infinito dei grandi paradossi siciliani si può concludere con l'esperienza della Sirap, struttura ideata sempre da La Cavera e da alcuni dirigenti del Pci; che insieme alle società Fime e all'Espi, utilizzando le norme della legge 64, ennesimo tentativo di finanziamento all'impresa del Sud, pensò di costruire le cosiddette aree attrezzate artigiane per offrire servizi comuni alle migliaia di aziende piccole che costituiscono un pezzo importante del tessuto siciliano.La società era riuscita a convogliare circa mille miliardi tra Stato ed Europa, a mettere in cantiere otto aree attrezzate in tutta la Sicilia. Ma prima che le opere fossero concluse, come da copione, tutto il suo staff dirigente venne arrestato (per la magistratura, su confessione di Siino dietro la Sirap ci stava Salvo Lima), i lavori bloccati e la Sirap malgrado un bilancio ricco di crediti, va al fallimento per due miliardi non erogati dal socio Espi, ai tempi commissariato sempre da Francesco Pignatone. «Appositamente per fare fallire la Sirap», denunzia al tribunale di Palermo Mimì La Cavera. Le aree attrezzate per una politica di sviluppo, alcune quasi finite, sono ormai tornate ad essere terreno di pascolo per le pecore dei paesi che da quelle strutture si aspettavano un decollo imprenditoriale. Per il Tribunale di Palermo la Sirap era un modo per fregare soldi allo Stato e dividerlo con i mafiosi, che come sempre avrebbero approfittato di un nuovo centro di accumulazione di capitali.I paradossi di cui abbiamo parlato alla fine restituiscono una Sicilia senza impresa siciliana, senza classe dirigente capace di programmare l'uso delle risorse, e con una nuova «calata» di nomi non più nazionali, ma certamente europei, tedeschi soprattutto e anche americani, pronti a realizzare le nuovi iniziative tutte raccolte nella cosidetta «Agenda 2000».Marianna Bartoccelli
http://www.liberalfondazione.it/archivio/fl/numero1/Via_giudiz.htm


Sul sequestro dei documenti contabili amministrativi della Generale Impianti spa
I0613 * SI13L0024820 Documento 43 di 105. Tipo e Num atto: CAMERA –
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14491
Primo Firmatario LO PRESTI (AN)
Data Presentaz: 15/12/97 (Seduta n.0287) Stato iter: * ITER IN CORSO * Ministro delegato : INDUSTRIA
Testo: Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che: in data 5 ottobre 1997, con provvedimento n. 1120/97 RGN DDA del 3 ottobre 1997, l'autorità giudiziaria ha sequestrato tutti i documenti contabili amministrativi della Generale Impianti spa, il denaro contante presente in cassa, i carnet di assegni (anche quelli non ancora utilizzati) ed ha disposto la disattivazione del sistema CED IBM AS/400 utilizzato per la fatturazione, le scritture obbligatorie, gli adempimenti previdenziali e per tutte le altre necessita amministrative dell'azienda medesima; detto provvedimento ha interessato non soltanto la succitata società, ma anche altre che hanno la sede legale nei medesimi locali, siti in Palermo, in via Spadafora - Borgo Nuovo, a causa di indagini in corso sul signor Antonino Buscemi, dirigente della Generale Impianti spa, nonché socio della "Finsavi srl" (con una quota pari al 16,67 per cento) che e l'unica azionista della Generale Impianti spa; le società che hanno sede nei suddetti locali sono le seguenti: Finsavi srl; Generale Impianti spa; Gentech srl; Trinacria Sabbia srl; Calcestruzzi Palermo spa; specificatamente, la Generale Impianti spa ha 37 lavoratori alle sue dipendenze ed un indotto di circa 100 persone, inclusi i cosiddetti "padroncini" ed i "terzisti"; a causa del provvedimento adottato dalla autorità giudiziaria, tutti i lavoratori della Generale Impianti spa temono per la salvaguardia del posto di lavoro per i motivi cosi sintetizzati: a) la possibilità che la società possa essere posta in liquidazione per effetto di decisioni adottate dal "Calcemento spa" che rappresenta il 50 per cento del capitale sociale (decisioni adottate unilateralmente poiché gli altri soci, che rappresentano il restante 50 per cento, non le condividono e sono contrari alla messa in liquidazione della Finsavi srl e consequenzialmente, della Generale Impianti spa, da questa controllata); b) lo stato di paralisi totale dell'intera attività amministrativa, a tutt'oggi permanente, causato dal provvedimento della autorità giudiziaria, che sta provocando oneri tanto gravosi quanto non prevedibili, a carico della società; i succitati lavoratori hanno ragione di temere quanto esposto al punto a), in quanto esiste la reale possibilità che la società possa essere posta in liquidazione attraverso la controllante "Finsavi srl" ed in seguito a quanto deliberato dall'assemblea dei soci, convocata il giorno 22 ottobre 1997 alle ore 12, presso la sede sociale che recava il seguente ordine del giorno: dimissioni dell'amministratore uni-co; nomina nuovo organo amministrativo; dimissioni del collegio sindacale; nomina del nuovo collegio sindacale; tale ordine del giorno era gia stato oggetto di tre precedenti assemblee tenutesi, rispettivamente, il giorno 8 maggio 1997, il 26 settembre 1997 ed il 10 ottobre 1997; dal 1996, per il periodo di un triennio e stato nominato amministratore unico della Generale Impianti spa e della Finsavi srl il dottor Elio Collova che, dal 1994, e anche amministratore giudiziario di entrambe le società; nei giorni 8 maggio 1997 e 26 settembre 1997, il dottor Collovà e l'intero collegio sindacale di ambedue le società, hanno presentato le dimissioni nelle rispettive assemblee, ma i soci, all'unanimità, hanno chiesto ed ottenuto che soprassedessero a tale decisione (relativa a cariche ricoperte fino 10 ottobre 1997), poiché era in corso una trattativa, fra i due gruppi di soci, che avrebbe modificato l'assetto societario attraverso una variazione delle partecipazioni pervenute; il 10 ottobre 1997, a seguito del provvedimento della autorità giudiziaria, il socio Calcemento spa rinnovava l'invito, gia rivolto ai dimissionari il 26 settembre 1997, di soprassedere alle loro decisioni, ritenendo fossero gli unici organi in grado di garantire la definizione della trattativa in corso e dichiarando, altresì, che, qualora ciò non fosse stato possibile, non avrebbe potuto che constatare l'impossibilita di funzionamento della società e quindi la sua consequenziale messa in liquidazione; il sunnominato dottor Collovà ha risposto confermando la propria indisponibilità a proseguire la conduzione dell'amministrazione delle società se non per incarico giudiziario ed ha accettato, comunque, di rimanere in carica fino a non oltre il 22 ottobre 1997 e cioè per il tempo necessario ad accertare eventuali cause di scioglimento, cosi come previste dall'articolo 2448 del codice civile; il 22 ottobre 1997 il socio Calcemento spa, consapevole dell'impossibilità manifestata dall'organo amministrativo di proseguire nella carica e della conseguente liquidazione della società per "impossibilita di funzionamento" dell'assemblea, ha ribadito quanto precedentemente espresso, non fornendo alcuna spiegazione e rifiutando proposte alternative, quali ad esempio la nomina di amministratori di suo gradimento; a seguito di ciò, il dottor Collovà ha presentato, presso la volontaria giurisdizione del tribunale di Palermo, istanza per la messa in liquidazione della società, verificandosi, a suo avviso, i presupposti previsti dall'articolo 2448 del Codice Civile ed ha convocato l'assemblea straordinaria delle società Finsavi srl e Generale Impianti spa per il giorno 18 dicembre 1997 alle ore 11 ed alle ore 12 per deliberare lo scioglimento e la liquidazione della società ex articoli 2448 e 2449 del codice civile; i succitati lavoratori, ritengono che non vi siano i presupposti per lo scioglimento della società in quanto: a) manca la volontà dell'altra società e delle stesse maestranze; b) la società ha attualmente grosse commesse in portafoglio, un buon andamento reddituale dal 1c settembre 1997 ed ottime previsioni per il futuro; c) prima di porre una società in liquidazione per impossibilita di funzionamento occorre verificare, ad avviso dei lavoratori, che siano state poste in essere tutte le operazioni necessarie e prioritarie per la salvaguardia dell'azienda stessa e dei posti di lavoro (es. vendita della partecipazione da parte della Calcemento spa all'altro socio, o ai lavoratori dipendenti, o ad altro soggetto che esprima la volontà di proseguire la gestione aziendale ed il conseguente affidamento dell'incarico di amministratore ad altre persone); i lavoratori della Generale Impianti spa sostengono che la società per cui lavorano non è solo di interesse comunale, ma, anche ed indubbiamente, di interesse regionale e nazionale poiché produce, quasi in esclusiva, un materiale per l'edilizia particolarmente pregiato e di notevole interesso storico, artistico e culturale denominato marmo di Billiemi; detto materiale e presente in tutti i monumenti più importanti della città di Palermo (cattedrale, teatro Massimo, Quattro Canti, San Francesco, musei, chiese, palazzo delle poste, tribunale di Palermo) e nei centri storici di alcune località italiane ed estere (es. Duomo di Monaco di Baviera in Germania, Stati Uniti, Estremo Oriente, Paesi Arabi); la Generale Impianti spa, attualmente, sta fornendo al comune di Palermo il materiale necessario al risanamento del centro storico della città, a seguito di gare di appalto delle quali la società e rimasta aggiudicataria durante l'amministrazione giudiziaria del tribunale di Palermo; la pietra di Billiemi, oltre che materia prima per la fabbricazione dei calcestruzzi, e utilizzata anche per alcuni tipi di opere di notevole importanza per la collettività (quali i frangiflutti adoperati per le opere portuali e per la difesa dei litorali); a causa del blocco da parte della autorità giudiziaria dell'intera attività amministrativa della Generale Impianti spa e della Finsavi srl, il succitato dottor Collovà ed il personale addetto sono nell'assoluta impossibilita di gestire l'ordinaria attività lavorativa e di fare fronte a tutti gli adempimenti di natura fiscale e previdenziale -: quali iniziative intendano assumere e provvedimenti intendano adottare a tutela del posto di lavoro delle succitate maestranze.
http://www.ninolopresti.it/interrogazioni.htm



MAFIA SU APPALTI E CANTIERI, TRE ARRESTI E INDAGATA LA CALCESTRUZZI SPA

CALTANISSETTA - La gestione illecita degli appalti pubblici e la fornitura di materiali ai cantieri edili delle imprese del Nisseno. Queste le accuse nei confronti di tre persone, raggiunte stamani da un'ordinanza di custodia cautelere e ha portato ad iscrivere nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda che fa parte del gruppo Italcementi. Si tratta di Salvatore Paterna, di 44 anni, di Riesi, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi, Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava "Billiemi" a Riesi e Giuseppe Giovanni Laurino, inteso "ù Gracciato", di 49 anni, a cui gli investigatori hanno notificato l'ordine di custodia cautelare in carcere perché già detenuto.
I carabinieri e i finanzieri hanno anche sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi Spa, che fa capo al gruppo Italcementi, e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro.
Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa e secondo gli inquirenti sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi, cittadina in provincia di Caltanissetta.
I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta Giovanbattista Tona, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e dei sostituti della Dda Nicolò Marino, Rocco Liguori e Alessandro Picchi.
L'indagine ha messo in luce il fatto che i boss di Cosa Nostra, nell'ottica di ottenere maggiori profitti, si sono integrati nel tessuto produttivo e imprenditoriale con imprese riconducibili a loro affiliati, in virtù del quale, secondo gli inquirenti, "hanno ottenuto appalti e forniture in un contesto pressoché privo di concorrenza, alla luce del capillare controllo territoriale esercitato dalle cosche".
L'indagine scaturisce dall'attività svolta nei mesi scorsi nei confronti delle famiglie mafiose dello storico mandamento di Riesi, a conclusione della quale il 22 novembre 2005, furono tratte in arresto nell'operazione "Odessa" 42 persone, affiliate al clan Cammarata, e ritenute a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione e danneggiamento.

INDAGATA LA CALCESTRUZZI SPA
I pm della Dda di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda che fa parte del gruppo Italcementi, accusata di associazione mafiosa e falso in bilancio. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata questa nuova metodologia di indagine che coinvolge direttamente l'azienda. L'avviso di garanzia, per questo motivo, è stato notificato a Bergamo al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Sono in corso perquisizioni in abitazioni e uffici, anche presso le sedi direzionali e gli impianti di produzione della Calcestruzzi Spa. Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino, il quale, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa è risultato essere il riferimento della cosca di Riesi per la cura di interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. La Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta ha dunque disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile presso la sede centrale dell'azienda a Bergamo e negli stabilimenti che si trovano in Sicilia e in Lombardia, e quelli relativi a documentazione bancaria detenuta in alcuni istituti di credito.
http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200607281009251474/200607281009251474.html%2028/07/2006

TG3 SICILIA su arresti Calcestruzzi spa (Italcementi)

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Mafia, indagata la Calcestruzzi spa per gli affari dei boss nell'edilizia - cronaca - Re...

CRONACA
L'impresa è accusata di associazione mafiosa e falso in bilancio nell'operazione che ha portato all'arresto di 3 presunti affiliati Mafia, indagata la Calcestruzzi spa per gli affari dei boss nell'edilizia Per il gip ha svolto attività di favoreggiamento verso Cosa nostra
L'azienda: "Estranei ai fatti, piena collaborazione ai giudici"
CALTANISSETTA - Associazione mafiosa e falso in bilancio: queste le accuse con cui i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda del gruppo Italcementi. L'accusa è maturata nell'ambito dell'operazione "Doppio colpo", che ha portato in carcere oggi tre presunti affiliati alla cosca mafiosa di Riesi che avrebbero gestito illecitamente appalti e forniture ai cantieri edili della zona. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata un'indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Per questo motivo, l'avviso di garanzia è stato notificato all'avvocato della società, Pierfranco Barabini a Bergamo.
Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Motivo per cui, la Dda di Caltanissetta ha disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile nella sede centrale dell'azienda sia a Bergamo, sia negli stabilimenti in Sicilia e in Lombardia. Ma anche in alcuni istituti di credito dove erano custodite le documentazioni bancarie, e in diverse abitazioni della zona circostante l'azienda. Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino che, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa, è punto di riferimento della cosca di Riesi per tutto quello che riguarda la cura degli interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. Come ha infatti spiegato il procuratore aggiunto Renato Di Natale, oggi, "la mafia ormai non si occupa solo di pizzo e appalti ma è diventata imprenditrice e come tale si insinua nel tessuto economico provocando danni enormi".
"L'operazione antimafia - ha invece commentato il senatore Carlo Vizzini, responsabile del dipartimento sicurezza e criminalità di Forza Italia - apre scenari inquietanti coinvolgendo una grande impresa nazionale, come la Calcestruzzi Spa, che nel nisseno pare addirittura essere un braccio operativo di Cosa Nostra". Il senatore parla di "un drammatico salto indietro verso i tempi del passato in cui, in Sicilia, anche le imprese nazionali si imbrattavano di contatti con mafiosi di rango".

La società Calcestruzzi ''ribadisce la sua estraneità ai fatti'' e garantisce la piena collaborazione all'azione avviata dalle istituzioni. "Calcestruzzi Spa ribadisce la propria estraneità a fatti che allo stato sono imputati a suoi dipendenti", spiega la società. "Calcestruzzi Spa - viene osservato ancora in una nota dell'azienda - ha sempre prontamente interessato le autorità competenti in merito ad episodi anche solo potenzialmente illeciti di cui fosse venuta a conoscenza. Già lo scorso anno abbiamo licenziato un dipendente raggiunto da provvedimenti giudiziari e ora, venuti a conoscenza dei nuovi sviluppi, abbiamo predisposto il licenziamento di un altro dipendente".
Mafia, indagata la Calcestruzzi spa per gli affari dei boss nell'edilizia - cronaca -
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1 commento:

Comitato Cittadino Isola Pulita ha detto...

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