Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”






Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..




“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “




Pino Ciampolillo


sabato 13 luglio 2019

2019 12 luglio Carini, mare inquinato per guasti al collettore fognario IL VIDEO DEGLI SCARICHI DI RIFIUTI TOSSICI





Carini, mare inquinato per guasti al collettore fognario


Da alcuni giorni, lo specchio di mare antistante le vie Cristoforo Colombo e Marinella a Villagrazia di Carini, appare con l’acqua molto torbida. Guasti e probabili scarichi fognari abusivi rendono non balneabile tutto il tratto di costa e ciò fa storcere il naso a residenti e villeggianti. Il sindaco, Giovì Monteleone, rammenta dal canto suo che “il problema strutturale e  ultradecennale che caratterizza l’impianto fognario nella zona in questione non può essere addebitato all’azione amministrativa degli ultimi anni. Nonostante lo stato fallimentare ereditato di un comune con 58 milioni di euro di debiti , con la complicità di chi  doveva stare a vigilare sulla tenuta dei bilanci e che invece annualmente dava il suo lasciapassare e,  nonostante l’organico dei dipendenti ridotto al lumicino, in questi 4 anni abbiamo fatto risalire a galla una barca affondata e cerchiamo di risolvere i tanti problemi lasciati insoluti per decenni, a iniziare  dall’eliminazione  del degrado del territorio e dalla sistemazione delle fognature. Siamo già intervenuti – prosegue in una nota il sindaco di Carini – presso lo scarico Predicatore, realizzando  un tratto fognario che, per ora recapita a mare e,  di alcuni pozzetti di ispezione. Non essendo stato l’intervento risolutivo,  sono state con molta fatica reperite le somme per sostituire un successivo tratto di circa 400  metri di condutture  per risolvere un problema molto complesso in quella strada che è attraversata dal recapito fognario di parte di Villagrazia di Carini.   Il problema scaturisce dal fatto che in una condotta fognaria realizzata  negli anni 30 di 70 x 30 ,che serviva una utenza di 600 abitanti, hanno allacciato una condotta che serve circa 6000 utenze. Praticamente il recapito finale é molto sottodimensionato rispetto al resto della fognatura che vi é allacciata. Come se non bastasse vi confluiscono anche le acque meteoriche e quindi quella fogna scoppia sempre a ogni pioggerellina perché trova un tappo e quindi fa stappare tutti i coperchi dei pozzetti lungo le fognature adduttrici a quella di via Predicatore . Abbiamo racimolato i fondi x dare una soluzione  definitiva e strutturale che comporta una spesa di circa 150 mila euro Dopo che il nostro ufficio tecnico ha comunque redatto un progetto approvato dalla giunta. Proprio in questi giorni si stanno realizzando i lavori. Stiamo lavorando per sistemare anche altre fognature : non ce n’è nessuna che funzioni come si deve per pessimi lavori eseguiti senza alcun controllo e per alcuni tratti, come quelli di via Magellano e Chiovaro, abbiamo attivato il contenzioso giudiziario contro la ditta appaltatrice. Stiamo sistemando quella di via Chiovaro anche per pessimi lavori eseguiti precedentemente  e intervenendo anche su  altri tratti fognari, come Via Palermo e sulla colonna fognaria premente in Via Magellano che trasporta tutte le acque reflue dell’impianto di sollevamento di contrada Predicatore che,  a sua volta raccoglie gran parte delle acque di Villagrazia di Carini, realizzata circa otto anni fa, oggetto del contenzioso con la ditta appaltatrice , che è letteralmente scoppiata in più punti sia dentro il Parco dei Dinosauri  sia in Via Magellano. A causa di queste continue rotture, sulle quali si sono fatte diverse riparazioni, si  è dovuto fermare l’impianto di sollevamento fognario di cda Predicatore e le acque sversano  nel canale di emergenza che defluisce nel tratto di mare antistante contrada Predicatore e via Mattarella,  sul quale vige un un’ordinanza di divieto di balneazione. É molto probabile che la colonna premente di Via Magellano dovrà essere tutta rifatta e il costo si aggira sui tre milioni di euro. In attesa di esito del contenzioso, abbiamo  richiesto al commissario unico per le acque reflue di modificare il progetto dei cosiddetti emissari fognari  che dovranno attraversare la via Vespucci e servire gli agglomerati urbani della zona per consentire anche di collegare a queste reti la pompa di sollevamento della vasca di Contrada Predicatore che attualmente, sversa  a mare”. In attesa di queste soluzioni definitive, Il 23 maggio il sindaco Monteleone ha invitato l’ufficio lavori pubblici ad elaborare una soluzione progettuale e di realizzazione di una condotta alternativa per eliminare gli scarichi.   “La situazione è molto complessa – dice il primo cittadino – e nonostante ciò stiamo facendo tutto quello che è possibile con i mezzi,  il personale  e le risorse disponibili per andare incontro alle esigenze dei cittadini”. Infine, in via Piraineto, sono in corso i lavori di realizzazione della condotta fognaria litoranea che raggiungerà attraverso via Vespucci il depuratore di Torre Ciachea che servirà migliaia di abitazioni ed eliminerà parecchi pozzi neri e gli scarichi a mare.


Sarichi tossici nel golfo di Isola' esposto in Procura degli ambientalisti


Si sospetta l' inquinamento per spiegare i malori avvertiti da residenti e villeggianti di Isola delle Femmine nello scorso week-end. Secondo un gruppo di ambientalisti, rappresentati da Mario Ajello, presidente dell' Associazione per la difesa del mare e del territorio, la causa sarebbe da imputare a uno scarico abusivo nel golfo di Carini. 
Le ipotesi, fino a ora, sono state le più disparate: c' è chi ha ritenuto che i sintomi fossero collegati a un' alga tossica, proliferata a largo e portata a riva dal vento di maestrale, ma c' è anche chi ha giurato di aver visto venerdì scorso una imbarcazione sospetta a largo dell' Isolotto che avrebbe scaricato in mare le acque di sentina. Il giallo sui malori che, puntualmente, si ripetono ogni anno si infittisce ma i residenti di quel tratto di litorale sono pronti a dar battaglia. 
L' ex sindaco di Isola, Stefano Bologna, punta il dito contro l' area industriale: «Questi problemi sono sotto gli occhi di tutti ma fino ad ora non si è fatto nulla. Mi chiedo se il depuratore funzioni come dovrebbe». 
Secondo Mario Ajello il problema dell' inquinamento è invece da imputare a una industria delle zona che scarica abusivamente rifiuti chimici. Già un anno fa, esattamente il 19 luglio, aveva presentato un esposto in Procura per far luce sui fenomeni di inquinamento marino. 
Quest' anno ci riprova, presentando una nuova denuncia, visto che «nulla è stato fatto - dice Ajello - è urgente la convocazione di un tavolo tecnico tra l' Arpa, i sindaci di Isola, Carini, Capaci e Torretta, e il consorzio Asi per cercare di risolvere la questione. I villeggianti hanno paura e così si vive nell' incertezza». 
Ieri mattina i tecnici dell' Arpa hanno effettuato un altro sopralluogo e prelevato dieci campioni di acqua vicino alla riva e a largo dell' Isolotto: «Al momento non si esclude nulla - dicono dall' Arpa - I sintomi sembrano quelli da intossicazione da alga ma è strano che questo fenomeno si verifica ogni anno nello stesso periodo anche se in condizioni climatiche diverse». 
Secondo un dipendente del lido La Sirenetta, che preferisce rimanere anonimo, è l' inquinamento la causa dei malori: «Non ci prendano in giro. Ho sentito distintamente l' odore di un acido. Non è un semplice scarico abusivo ma è colpa di una fabbrica». Alessandro Albanese, responsabile dell' area industriale rassicura: «Il depuratore è controllato da verifiche quotidiane. Insieme ai sindaci di questa zona mettiamoci intorno a un tavolo e ragioniamo sulla fabbrica che potrebbe scaricare abusivamente, magari direttamente nel torrente Ciachea. Aspettiamo le analisi e agiamo di conseguenza». 
Ma nel frattempo la preoccupazione tra gli abitanti aumenta. «Vengono tutti con gli stessi sintomi - dice Antonietta Di Mino, titolare della farmacia di Isola - sensazione di stanchezza, gola arrossata a difficoltà nella respirazione. Molte delle ricette che ho visto prescrivevano del cortisone. Ogni anno si verifica un fenomeno simile». 
A monitorare costantemente la situazione è il sindaco di Isola delle Femmine Gaspare Portobello: «Oggi ancora due persone si sono rivolte alla guardia medica con la stessa sintomatologia lamentata dagli altri. Hanno cominciato a star male sabato scorso. In totale sono più di venti casi. Mi rendo conto che la situazione è spiacevole. Stiamo facendo il possibile per risolvere al più presto il problema. La gente è ritornata in spiaggia ma dobbiamo essere in grado di assicurare che appena cambia il vento non succeda di nuovo».
ADRIANA FALSONE  12 luglio 2006 
Divisione Stampa Nazionale — GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. - P.Iva 00906801006 — Società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di CIR SpA


Alga killer viene dai Tropici



è l' alga Ostreopsis, una microalga di origine tropicale, la causa dei malesseri che hanno colpito decine di bagnanti da sabato scorso tra Isola delle Femmine e Capaci. Ad anticipare una parte delle analisi ancora in corso nei laboratori dell' Arpa, l' Agenzia regionale protezione e ambiente, è il direttore Sergio Marino: «Abbiamo effettuato vari esami sia in fondo al mare che a terra - spiega - e da questi risulta la presenza di varie alghe, tra cui quella tossica dell' Ostreopsis, che se inalata determina difficoltà respiratorie. Si tratta di una fioritura eccezionale dovuta alle alte temperature e all' abbondanza di nutrienti. Un fenomeno analogo si è verificato l' anno scorso a Bagheria, lungo il litorale di Aspra. Ci sono ancora in corso altre indagini, e al termine decideremo se il tratto di spiaggia tra Capaci e Isola delle Femmine, debba essere vietato alla balneazione. Continueremo a tenere sotto controllo la situazione». Di quest' alga tossica, è stata scoperta una grande quantità sui fondali vicini alla costa. Con l' alta luminosità, queste alghe producono per fotosintesi le tossine che poi con il vento di maestrale vengono sprigionate nell' aria. 




E così nei giorni scorsi, molte persone che si trovavano a mare a Isola delle Femmine hanno accusato febbre, bruciore di gola, asma, anche senza fare il bagno. 
Come Tommaso Saputo, che si è sentito male solo per avere respirato quell' aria. «Ho sentito prima un bruciore alla gola - dice - poi dopo qualche ora ho avuto qualche colpo di tosse. E ho avuto anche la febbre a 38 e mezzo». 
Anche Pippo Catania, che ha un villino a Isola delle Femmine, sabato scorso, si è sentito male: «Ho avvertito un malessere e bruciore alla gola. Sono specialista in malattie respiratorie, bisogna verificare le conseguenze che può portare quest' alga». 
Per Rossella Barone, docente di botanica all' Università di Palermo, «fortunatamente i casi di sindromi gravi registrati in paesi tropicali, in Sicilia non hanno motivo di verificarsi perché non ci sono pesci erbivori che si nutrono di queste alghe e che se consumati dall' uomo, possono provocare disturbi respiratori più seri. Sono alghe che proliferano perché si nutrono di sali di azoto e fosforo e l' eccessiva concentrazione di questi elementi, per lo più legata agli scarichi delle acque di fogna mal depurati è una condizione necessaria per la "fioritura" ». Una dinamica che avvalora la denuncia delle associazioni ambientaliste di uno scarico abusivo a Carini. Oggi, il sindaco di Isola delle Femmine Gaspare Portobello potrebbe decidere di vietare la balneazione di concerto con il sindaco di Capaci: «Aspettiamo di conoscere tutti gli esami e di conseguenza ci adegueremo. Se dobbiamo vietare la balneazione, lo faremo». Ieri non sono stati segnalati altri casi di malesseri. «Non ci sono stati altri pazienti con questi malori - dicono dalla guardia medica di Isola delle Femmine - anche perché le spiagge dopo i primi casi sono molto meno frequentate»
tratto da LA REPUBBLICA PALERMO 

ISABELLA NAPOLI 13 luglio 2006 



2012 22 MAGGIO MARE INQUINATO SEQUESTRATI UNDICI SCARICHI INDAGATI SINDACI CAPACI CARINI ISOLA GDS_22 MAG 2012



Isola delle Femmine Via palermo la fogna a cielo aperto 


Isola delle Femmine Via palermo la fogna a cielo aperto 


ALGA OSTREOPSIS, BOLOGNA STEFANO, ISOLA DELLE FEMMINE,CAPACI,ARPA,CARINI,SCARICHI A MARE,INQUINAMENTO,ITALCEMENTI,COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA,ABUSIVISMO EDILIZIO,CEMENTIFICAZIONE,PARRA FRANCESCO, RETE FOGNARIA


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2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


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2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 11 Luglio La schifezza in u mar I bagnanti sono scappati 


2019 12 luglio la confessione











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2006 12 LUGLIO LA REPUBBLICA ADRIANA FALSONE UN ESPOSTO ALLA PROCURA DELLE REPUBBLICA DEGLI AMBIENTALISTI SUGLI SCARICHI TOSSICI A MARE Alle sorgenti del Ciachea
































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2006 12 LUGLIO LA REPUBBLICA ADRIANA FALSONE UN ESPOSTO ALLA PROCURA DELLE REPUBBLICA DEGLI AMBIENTALISTI SUGLI SCARICHI TOSSICI A MARE Alle sorgenti del Ciachea











2019 12 luglio Carini, mare inquinato per guasti al collettore fognario IL VIDEO DEGLI SCARICHI DI RIFIUTI TOSSICI






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giovedì 11 luglio 2019

2019 10 LUGLIO L'italiano Matteo Salvini sta affrontando le richieste per un'inchiesta in una segreta registrazione del petrolio russo rivelata da BuzzFeed News Leggi la trascrizione completa dell'estrema destra italiana e della riunione del petrolio in Russia

2019  10 LUGLIO L'italiano Matteo Salvini sta affrontando le richieste per un'inchiesta in una segreta registrazione del petrolio russo rivelata da BuzzFeed News

Due ex primi ministri vogliono le risposte di Salvini, il cui aiutante è stato impegnato a negoziare con i russi un accordo per incanalare i soldi del petrolio al suo partito Lega di estrema destra.
Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 16:23 ET


Due ex primi ministri italiani chiedono un'inchiesta sulla rivelazione che uno stretto collaboratore del vice primo ministro italiano, Matteo Salvini, abbia negoziato i termini di un accordo proposto per incanalare segretamente il denaro del petrolio russo al partito Lega di estrema destra di Salvini.
BuzzFeed News ha rivelato Mercoledì che Gianluca Savoini, un assistente di lunga data di Salvini, è stato catturato nel nastro al Metropol Hotel di Mosca lo scorso ottobre discutendo i termini di un possibile accordo petrolifero con altri cinque uomini - tre russi e due italiani - che avrebbe visto Lega riceverai segretamente circa $ 65 milioni nel corso di un anno. BuzzFeed News ha anche pubblicato una trascrizione dell'intera registrazione .
Gli uomini erano espliciti che lo scopo dell'accordo era di finanziare il partito della Lega e sostenere la sua campagna elettorale
"È molto semplice", ha detto uno dei due uomini italiani per circa 25 minuti. "La pianificazione fatta dai nostri ragazzi politici è stata che dato uno sconto del 4%, 250.000 [tonnellate] più 250.000 al mese per un anno, possono sostenere una campagna".
Dopo la pubblicazione della storia, Matteo Renzi, che era stato primo ministro in Italia dal 2014 al 2016, ha dichiarato a BuzzFeed News che avrebbe richiesto un'inchiesta parlamentare più avanti questa settimana.
In un tweet, Renzi ha anche detto che sarebbe stato "pazzo" usare il petrolio russo per finanziare la Lega, aggiungendo: "Salvini deve chiarire immediatamente". 
Il suo successore, Paolo Gentiloni, ha dichiarato: "Le indagini di BuzzFeed non sono gossip. Credo che, data l'importanza delle accuse portate avanti e il lavoro investigativo svolto, Salvini non possa pretendere che nulla sia accaduto e debba rispondere con urgenza ". Anche i parlamentari del loro partito democratico di centro-sinistra hanno protestato in Parlamento dopo la pubblicazione delle rivelazioni. Hanno tenuto traccia delle cifre 65, un riferimento alla Lega di 65 milioni di dollari avrebbe ricevuto in base all'accordo proposto e 49, un riferimento ai fondi pubblici il partito della Lega è stato accusato di appropriazione indebita tra il 2008 e il 2010 ed è stato condannato a rimborsare .

Fornito
Non è chiaro se l'accordo negoziato al Metropol sia mai stato eseguito, o se la Lega abbia ricevuto finanziamenti, ma la registrazione ha sollevato seri interrogativi sui legami tra Lega e Mosca, nonché sulle conoscenze che Salvini ha avuto della negoziazione. Non ha partecipato alla riunione ma era a Mosca in quel momento.
In un comunicato diffuso ieri dall'agenzia di stampa italiana ANSA, Salvini ha dichiarato che "non avrebbe mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di Vodka in finanziamenti russi". 
Tuttavia, non ha negato esplicitamente la conoscenza della riunione o dell'accordo proposto, e non ha ancora risposto a una lista di domande dettagliate che BuzzFeed News lo ha inviato lunedì sulla trattativa.
Savoini, il cui rapporto con Salvini abbraccia due decenni, ha detto ad un quotidiano italiano che la Lega non ha ricevuto alcun finanziamento dalla Russia.
Quando, a febbraio, la riunione di Metropol è stata segnalata per la prima volta da due giornalisti italiani, Savoini ha negato di prendere parte a qualsiasi negoziato e ha descritto le affermazioni come "la trama di una finzione" in un messaggio a BuzzFeed News in quel momento.
Dopo che BuzzFeed News ha pubblicato i dettagli della registrazione mercoledì, Savoini ha riconosciuto di aver preso parte a un incontro al Metropol, ma ha minimizzato il suo significato, continuando a insistere sul fatto che nessun accordo è stato discusso e che molti imprenditori erano stati presenti.
Savoini può essere ascoltato sul nastro che si definisce "la connessione totale" tra le parti russa e italiana e dichiara che l'obiettivo dell'accordo proposto era "cambiare l'Europa". Può anche essere ascoltato discutere di dettagli come la valuta che dovrebbe essere usato, oltre a dire agli altri italiani che il loro rapporto deve rimanere segreto.
Ha rifiutato di rispondere alle domande dettagliate poste da BuzzFeed News sulla riunione e l'accordo proposto.
2019 10 GIUGNO DALLA TRASMISSIONE REPORT I COMERCIALISTI DELLA LEGA A CURA DI LUCA CHIANCA
Collaborazione di Alessia Marzi



Per sapere chi gestisce la cassa della Lega di Salvini Premier bisogna andare a Bergamo, in un immobile dove il partito ha trasferito la sede di alcune società e associazioni gestite da tre professionisti: Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, rispettivamente i revisori contabili dei gruppo alla Camera e al Senato. Ed è in questo studio di Bergamo che a dicembre scorso i magistrati della procura di Genova, hanno sequestrato decine di carte di alcune società. L'ipotesi è che potrebbero essere state utilizzate per portare all'estero parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti e rendicontati con irregolarità. Ma seguendo le tracce dei commercialisti di Bergamo siamo finiti a Milano in un altro studio di commercialisti dove Matteo Salvini ha fatto registrare, per un breve periodo, la sede del suo nuovo partito e dove abbiamo trovato un altro commercialista con interessi nella Lombardia Film Commission, guidata fino allo scorso anno da Alberto Di Rubba, che ha comprato un fabbricato da 800mila euro. Seguendo chi ha incassato buona parte dei soldi pubblici della Lombardia Film Commission, Report è finito con il tornare da dove era partito, nelle valli bergamasche, e più esattamente proprio nel paese di Di Rubba.








2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO
Di Giorgio Mottola Collaborazione Alessia Cerantola – Elisa Bruno – Lorenzo Di Pietro
Immagini Alessandro Nucci Montaggio Giorgio Vallati
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Cosa c’entra Steve Bannon con i nostri vice premier Salvini e Di Maio. Bannon è stato lo stratega, era dietro la campagna elettorale di Trump, è quello che ha contribuito alla sua vittoria. Ha curato la strategia della comunicazione e gli ha consentito di incassare anche i voti dell’estrema destra. Ora da un po’ di tempo ha gettato lo sguardo sull’Europa e anche sul nostro paese. Ha istituito una scuola di formazione in un’abbazia del 1200. Però ha messo il suo movimento, The Movement, nel cuore dell’Europa. La sede è a Bruxelles e il suo portavoce ha rilasciato un’intervista esclusiva al nostro Giorgio Mottola e ha rivelato un particolare inedito: Bannon avrebbe avuto un ruolo nella formazione del nostro governo. E non solo su quello.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quando Donald Trump vinse le presidenziali nel 2016, buona parte del merito fu attribuito a quest’uomo rimasto fino ad allora nell’ombra: Steve Bannon. A Trump ha consigliato la strategia politica ed elettorale e soprattutto gli ha fatto conquistare il consenso dell’estrema destra americana. Ma alla Casa Bianca Steve Bannon ci è resistito davvero poco. Ha collezionato una gaffe dopo l’altra, a colpi di dichiarazioni sempre più razziste, che hanno messo in imbarazzo persino Donald Trump.
DONALD TRUMP – PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA Bannon mi piace, è una brava persona. Non è un razzista, ve lo garantisco. È davvero una brava persona, solo che la stampa lo tratta molto male.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Qualche giorno dopo Trump lo ha licenziato dalla Casa Bianca con un tweet, liquidandolo come “lo Sciatto Steve”.
DA THE BRINK DI ALISON KLAYMAN STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Siamo andati ad Atene, poi a Gerusalemme, Roma, Varsavia? No, Varsavia no. Aushwitz; Birkenau. Cazzo, Auschwitz ! Dio mio: è ingegneria di precisione all’ennesima potenza, fatta da Mercedes, Kropp, Hugo Boss. È un complesso industriale istituzionalizzato per eccidi di massa.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO In Europa Steve Bannon ha fondato una propria associazione; si chiama The Movement e ha sede in questo sobborgo del sud di Bruxelles. Questa villa è il quartier generale del network europeo di Steve Bannon. Coordinatore e portavoce di The Movement è Mischaël Modrikamen, avvocato e leader di un partito belga di estrema destra.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Steve Bannon dice spesso che la prima volta che ci siamo incontrati lui riusciva a finire le mie frasi e io le sue. Ed è vero!
GIORGIO MOTTOLA Come due amanti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Lo dovresti chiedere a lui!
GIORGIO MOTTOLA Che cos’è the Movement? È un partito, un network, un gruppo di lobbisti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Noi siamo nel mezzo di una guerra, che non è solo politica perché riguarda l’anima della nostra civiltà. Noi abbiamo un’immigrazione straripante. Qui ad esempio siamo a Bruxelles, capitale d’Europa e del Belgio. Tra cinque o sei anni avremo una maggioranza arabo-mussulmana. Il movimento serve a bloccare tutto questo. È come un club che serve a mettere insieme tutti i sovranisti, metterli in contatto, non farli sentire soli.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Per questo Bannon ha incontrato più volte la leader del Front National Marine Le Pen, il primo ministro ungherese Viktor Orban ed esponenti del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland. Ma Bannon sembra particolarmente concentrato sull’Italia.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Per noi è un modello perché avete questo governo che mette insieme populismo di destra e di sinistra. I 5 stelle sono un animale strano, non è esattamente un partito di sinistra, ma ha idee di sinistre. Ma alla fine sono riusciti a trovare un accordo con la Lega.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio nella genesi del governo gialloverde, un ruolo importante lo avrebbe avuto anche Steve Bannon. Il 28 maggio del 2018, il presidente della Repubblica affida l’incarico di formare il Governo a Carlo Cottarelli, dopo il fallimento delle trattative tra Lega e 5 stelle. Lo stesso giorno Steve Bannon è a Roma e lancia un attacco al capo dello Stato Mattarella con una durezza che non ha precedenti.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Hanno l’audacia di piazzare al governo un altro tecnocrate del Fondo Monetario Internazionale. Da quanto tempo non avete un governo eletto dalla gente? Dal 2011? Tutto questo è disgustoso.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Mentre l’americano Steve Bannon denunciava le ingerenze straniere nelle decisioni del capo dello Stato, il portavoce di The Movement ci rivela un retroscena inedito che risale proprio ai giorni della formazione del governo gialloverde.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Questo non è un particolare noto all’opinione pubblica, ma Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l’attuale coalizione di governo. Ha detto loro: “Dovreste provare a farla questa alleanza populista”.
GIORGIO MOTTOLA Nei giorni precedenti alla nascita del governo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ha incontrato Di Maio e Salvini?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, certo. E alla fine entrambi sono riusciti a fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E dopo aver avuto un ruolo nella nascita del governo gialloverde, Steve Bannon ha iniziato a incontrare regolarmente anche altri capi di partito italiani come Giorgia Meloni. Alla festa di Atreju ha offerto pubblicamente il suo aiuto e il suo sostegno in vista delle elezioni europee.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Io vi posso aiutare, focalizzandoci sulle prossime europee per vincerle. Vi possiamo fornire e far realizzare sondaggi, analisi di big data, preparare cabine di regia. Tutto quello di cui si ha bisogno per vincere le elezioni. Vi aiutiamo in modo gratuito!
GIORGIO MOTTOLA State finanziando qualche partito italiano?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No, no, no. Ci sentiamo molto vicini a Salvini, ma anche Giorgia Meloni fa parte di The Movement. Sono nostri alleati, li sosteniamo.
GIORGIO MOTTOLA In che modo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Li sosteniamo politicamente.
GIORGIO MOTTOLA Gli organizzate strategie o gli pagate sondaggi?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No affatto, affatto.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma le affermazioni di Modrikamen sembrano in contraddizione con quanto accade nella trasferta di Bannon in Italia dello scorso 7 settembre: nel viaggio in auto verso il Viminale, si trova con un emissario della Lega, Federico Arata, figlio di Paolo: colui che secondo la procura di Palermo sarebbe socio occulto del re dell’eolico, Vito Nicastri, presunto prestanome di Matteo Messina Denaro. Paola Arata è accusato di aver pagato al sottosegretario leghista Armando Siri una mazzetta da 30mila euro per inserire un emendamento a favore dell’eolico. Ed è proprio con il figlio Federico che Bannon parla di strategie elettorali.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Intendiamo fornire inchieste, analisi di dati, messaggi dal centro di comando.
FEDERICO ARATA È l’idea che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia. E poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare. “Pianificare” è la parola chiave… la vittoria per le elezioni europee.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Queste immagini che avete appena visto fanno parte del documentario “The Brink” di Alison Klayman, che Report vi mostra in esclusiva per l'Italia. Dimostrerebbero che Arata è il vero artefice dei rapporti tra Bannon e la Lega.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sono Mischaël, dal Belgio. Sono di The Movement. MATTEO SALVINI Piacere.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio il leader leghista è stato incoronato da Bannon come leader del suo progetto europeo.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA L’Italia è al centro dell’universo grazie all’ascesa di Salvini. Grazie a ciò che Salvini significa per l’Europa e grazie a ciò che significa per il mondo. Lo si capisce, ad esempio, in Brasile, dove il Capitano Bolsonaro ha vinto le elezioni facendo una campagna elettorale modellata su quella di Salvini.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO A sentire Bannon ha investito su Salvini quale leader del suo progetto europeo. Quando viene a Roma e viene scortato al Viminale, in macchina parla con un emissario della Lega, Federico Arata, che è un giovane collaboratore della Presidenza del Consiglio incaricato da Giorgetti, ma è anche il figlio di Paolo Arata, di quell’imprenditore che è accusato dai magistrati di essere il socio occulto del prestanome di Matteo Messina Denaro. Federico Arata però è immacolato, lo diciamo subito, ha esperienze in istituti bancari, è manager di una società di informatica con sede in Svizzera, non è un politico, tuttavia elegge Bannon quale stratega della campagna elettorale della Lega. Dovrà trasformare la Lega nel primo partito italiano e fargli vincere le elezioni europee. A che titolo lo fa? E Bannon da parte sua, da americano, era entrato a gamba tesa in maniera inopportuna sulle decisioni del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ha detto che metterà a disposizione dei sondaggi, dati e analisi dalla sua cabina di regia. Di quali dati parla? È importante saperlo, perché Bannon è stato vicepresidente e fondatore della Cambridge Analytica, cioè di quella società che ha violato 50 milioni di profili Facebook. Secondo un suo dipendente, Christopher Wylie, che è quello che ha denunciato lo scandalo, Bannon avrebbe autorizzato lo "spionaggio". Cambridge Analytica avrebbe analizzato i profili singolarmente e avrebbe veicolato la dottrina di Bannon e avrebbe mandato dei messaggi ad hoc, personalizzati per ogni utente, condizionando prima le primarie, poi le presidenziali americane e anche la Brexit. Ora Bannon getta il suo sguardo qui in Italia: vuole formare la nuova classe politica, vuole formare gli angeli del cambiamento, così li chiama. E da New York si è spostato in Ciociaria. Attraverso un’associazione privata, la Dignitatis Humanae, gestisce un’abbazia splendida del 1200 che era dei frati Certosini. L’ordine più rigoroso e inaccessibile degli ordini della storia. E il guardiano in questo momento è Harnwell, che non è un abate, ma un ex portaborse.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed è così che Steve Bannon ha spostato la sua roccaforte dalla Trump Tower di New York in Ciociaria. L’ex stratega di Donald Trump ha infatti scelto di costruire il suo fortino sovranista a Collepardo, in provincia di Frosinone, dentro questa magnifica abbazia del 1200: la Certosa di Trisulti. Per otto secoli ci hanno vissuto i frati certosini, oggi nel monastero ci vive soltanto lui.
GIORGIO MOTTOLA E come ci si sente ad essere il custode di un’abbazia del 1200?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Impaurito.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il suo nome è Benjamin Harnwell: non è un frate certosino ed è molto più di un custode. Qualche mese fa il ministero dei Beni Culturali gli ha affidato in concessione l’intero monastero. Sarà dunque il padrone di casa della Certosa di Trisulti per i prossimi 19 anni.
GIORGIO MOTTOLA Dall’accento non sembra di Frosinone?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA E come è finito qui a Trisulti?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE È una lunga storia: io lasciato l’Inghilterra nel 2006 per lavorare a Bruxelles e poi mi sono trasferito in Italia nel 2010.
GIORGIO MOTTOLA Di cosa si occupava a Bruxelles?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io ero capufficio di un deputato inglese.
GIORGIO MOTTOLA Di che partito è?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Conservatore.
GIORGIO MOTTOLA Lei è un tory insomma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Adesso sono un po’ più di destra dei Tory.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO
Ecco perché Benjamin Harnwell è diventato il braccio destro di Steve Bannon in Italia. Qui ha fondato un’associazione, la Dignitatis Humanae Institute, incubatore e gran cassa di teorie ultraconservatrici. E nell’abbazia, Harnwell crede di aver trovato affreschi che richiamano le sue idee.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Per me questa allegoria è un, anche se è molto prima, è una lezione contro le ideologie socialistiche, contro il comunismo. Perché con il comunismo, il socialismo, si tenta di raddrizzare una cosa che esiste nella natura, cioè nella natura umana.
GIORGIO MOTTOLA La diseguaglianza è naturale?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Bravo, sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Quindi i comunisti sono contro natura in qualche modo?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, certo, secondo me in ogni modo.
GIORGIO MOTTOLA Sono come gli omosessuali quindi? Eh, questa è una domanda difficile.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Eh.
GIORGIO MOTTOLA La domanda è: sono contro natura o no gli omosessuali?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Gli atti omosessuali sono disordinati. GIORGIO MOTTOLA Sono disordinati, quindi sono contro natura? BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. GIORGIO MOTTOLA Sono contro l’ordine della natura. GIORGIO MOTTOLA Sì. STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Lasciate pure che vi chiamino razzisti, lasciate che vi chiamino xenofobi, lasciate che vi chiamino nativisti. Fatene una medaglia d’onore.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La nuova visione del mondo di Steve Bannon verrà divulgata proprio a partire dall’abbazia di Trisulti. Secondo il progetto della Dignitatis Humanae Institute, la Certosa sarà trasformata in una Scuola internazionale di sovranismo.
GIORGIO MOTTOLA Quante iscrizioni vi sono arrivate?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Mille richieste.
GIORGIO MOTTOLA Mille richieste?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì e non abbiamo pubblicizzato ancora. Io e Steve Bannon stiamo solo facendo le interviste.
GIORGIO MOTTOLA L’obiettivo di questa scuola è creare tanti piccoli Salvini, tante piccole Le Pen?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il più, il meglio.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quindi dalla certosa e dalla Ciociaria potrebbe partire la riscossa dell’internazionale sovranista di Steve Bannon. Ma come la prenderanno a Collepardo, comune di appena mille anime, quando vedranno calare nel loro paesello i sovranisti di tutta Europa?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Vogliamo verificare se ci sia l’aspetto commerciale e turistico e la ricaduta sul nostro territorio.
GIORGIO MOTTOLA Insomma voi puntate all’incasso. Più che questioni ideologiche puntate un po’ all’incasso.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Andiamo alla sostanza.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’associazione di Bannon dovrebbe versare al Ministero dei Beni culturali, per la concessione della Certosa, un canone di 100mila euro all’anno, da pagare in ristrutturazioni dell’abbazia e altri 80mila in tasse comunali.
GIORGIO MOTTOLA Ma ha capito chi è che ci li mette questi soldi?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Questo lo vorremmo capire anche noi.
GIORGIO MOTTOLA Ma ad Harnwell ha chiesto: “Ma dove prendi i soldi”?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì.
GIORGIO MOTTOLA E che ha risposto?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Ha detto: “Ci penseranno gli zii d’America”.
GIORGIO MOTTOLA Chi è che sta finanziando l’associazione e che finanzierà la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE I nostri benefattori sono persone private.
GIORGIO MOTTOLA Avete una concessione statale, forse sarebbe il caso che diceste a tutti noi da dove vengono quei soldi.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Vi ripeto che sono persone private e hanno diritto alla privacy.
GIORGIO MOTTOLA Steve Bannon sta finanziando la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io posso nominarlo perché lui ha già parlato nella stampa di essere un benefattore.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Al momento per l’abbazia non è stato pagato nemmeno un euro dall’associazione. E per questo non resta che chiedere spiegazioni all’unico zio d’America al momento noto.
GIORGIO MOTTOLA Ma chi sta finanziando la concessione per la Certosa di Trisulti?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Te lo dico, sono io!
GIORGIO MOTTOLA Lei sta finanziando?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Oh, certo.
GIORGIO MOTTOLA Con quali soldi?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sì.
GIORGIO MOTTOLA Lei deve essere davvero ricco visto che costa molto costosa: 100mila euro all’anno.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sono un multimilionario. G
IORGIO MOTTOLA Perché non ci dice dove ha preso i soldi?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Sulla provenienza dei finanziamenti, Harnwell e Steve Bannon sono reticenti. Anche le carte presentate al ministero dei Beni Culturali per ottenere la concessione della Certosa sono infatti carenti di informazioni fondamentali.
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Ci troviamo di fronte a uno stato che affida una grandissima e importantissima struttura per un termine lunghissimo senza disporre neppure di una fideiussione, di una polizza fideiussoria, di una dichiarazione, di una garanzia di terzi che attesti l’effettiva realizzazione del progetto.
GIORGIO MOTTOLA Non aveva garanzie finanziarie l’associazione?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Fondamentalmente no: ci viene data soltanto una dichiarazione di asseverazione di un istituto, non so neppure se sia di carattere bancario oppure no, di Gibilterra, nella quale si assevera la coerenza del piano economico.
GIORGIO MOTTOLA E che vuol dire?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA La coerenza del piano economico non vuol dire che si garantisce la buona esecuzione del contratto, è un mondo a parte. Non abbiamo le garanzie della buona esecuzione del contratto. Perché ci viene detto che il piano economico è coerente.
GIORGIO MOTTOLA L’unico documento che ci assicura la solvibilità di questa associazione è questo? Una banca di Gibilterra?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Una banca di Gibilterra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La lettera che certificherebbe i conti è firmata dalla sede di Gibilterra della Jyske Bank, una banca danese, che dopo una serie di scandali finanziari legati al mancato rispetto delle norme anti riciclaggio e all’evasione fiscale poche settimane fa ha deciso di liberarsi proprio del suo ramo gibilterrino. La lettera della Jyske Bank è l’unica garanzia della tenuta finanziaria dell’associazione di Bannon, presentata al ministero dei beni culturali.
GIORGIO MOTTOLA Come mai una banca che ha sede a Gibilterra ha asseverato le vostre attività? Perché tra tante banche proprio una di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché questa banca…
GIORGIO MOTTOLA Gibilterra è un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa, quindi come mai proprio una banca di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché aveva un buon rapporto con questa banca.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma ci sono anche altre anomalie nella pratica per il rilascio della concessione dell’abbazia di Trisulti. Per partecipare al bando del Ministero dei Beni Culturali, chiuso il 16 gennaio del 2017, servivano infatti requisiti ben precisi.
GIORGIO MOTTOLA La Dignitatis Humanae Institute aveva i requisiti per poter avere la concessione dell’abbazia di Trisulti?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Non aveva i requisiti: requisito formale era quello di avere la personalità giuridica.
GIORGIO MOTTOLA E ce l’aveva questa personalità giuridica?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questa personalità giuridica non ce l’aveva. L’ha acquisita successivamente, ma l’ha acquisita, tra l’altro, con uno scopo esclusivamente religioso e non culturale.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Avere la personalità giuridica significa essere un’associazione riconosciuta. Bisogna presentare una richiesta alla Prefettura e attendere il riconoscimento. La Dignitatis Humanae ha dichiarato al Ministero di essere in possesso di questo requisito dalla fine del 2016, ma dalle carte della Prefettura questo non risulta. All’associazione di Bannon e Harnwell viene infatti riconosciuta la personalità giuridica solo il 20 giugno del 2017. Vale a dire oltre sei mesi dopo la scadenza del bando.
GIORGIO MOTTOLA La Prefettura ci dice che la personalità giuridica l’avete acquista il 20 giugno del 2017. Quindi quando voi avete partecipato al bando in realtà non avevate la personalità giuridica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok.
GIORGIO MOTTOLA Quindi non avevate diritto a partecipare a questo bando.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che non avevamo diritto di firmare la concessione del bando.
GIORGIO MOTTOLA No: secondo il bando era necessaria la personalità giuridica, ma non ce l’avevate.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok, controllerò e poi le faccio sapere.
GIORGIO MOTTOLA Questa sarebbe una cosa molto grave che rischia di annullare il bando, se ne rende conto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io controllo, ma non penso, no.
GIORGIO MOTTOLA Ma mi scusi, la personalità giuridica non è il requisito base per partecipare a questi bandi?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Era fondamentale avere questa personalità giuridica. Dal punto di vista formale era essenziale.
GIORGIO MOTTOLA Com’è possibile che il Ministero non se ne sia accorto e abbia dato in concessione l’abbazia?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questo è un mistero che non sono in grado di chiarire.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Un altro mistero, ci mancava. Tutto ruota intorno all’associazione Dignitatis Humanae che fa riferimento a Bannon, che è nel direttivo, ma il patrono fondatore è stato Rocco Buttiglione, che a noi ha confessato però di aver preso subito le distanze dalla dottrina di Bannon. Tuttavia nel frattempo l’associazione si è portata a casa la gestione, la concessione per 19 anni dell’abbazia del 1200, e secondo noi con qualche anomalia nei requisiti: mancava la personalità giuridica riconosciuta, mancherebbero anche secondo noi, comunque sono debole le garanzie bancarie, finanziarie: non c’erano le fideiussioni, c’è solo una lettera che viene da una banca offshore che dice che è coerente il progetto dal punto di vista economico. Però Harnwell dice non vi preoccupate perché tanto pagano gli zii d’America. Sì, ma quali. L’unico miliardario che conosciamo è Bannon, che però fino adesso non ha sganciato un euro, né per i 100mila euro di affitto da pagare, né per le ristrutturazioni, né per pagare le tasse, 80mila euro che dovrebbe al Comune. Ed è anche in trattative per cercare di spendere un po’ meno, ha un po’ il braccino corto il miliardario. E poi tra i requisiti richiesti ce ne sarebbe anche un altro: di dimostrare di aver gestito nei cinque anni precedenti un altro bene culturale. E qui l’associazione, la Dignitatis ce l’aveva questo requisito? Insomma qui la narrativa cambia passo. Emerge un conflitto tutto interno alla chiesa. È stato anche preso per il naso papa Francesco. E abati e vescovi hanno anche violato lo spirito dell’ottavo comandamento: che vieta di dare una falsa rappresentazione della realtà agli altri.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il bene culturale che la Dignitatis Humanae dichiara di aver gestito è “Il Piccolo Museo di San Nicola”, che si troverebbe sempre nel Comune di Collepardo a pochi passi dalla certosa di Trisulti dentro a questa antica chiesa.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Il Museo non è mai esistito, tant’è che il Comune non ha mai rilasciato nessuna autorizzazione né tantomeno è arrivata una richiesta in tal senso.
GIORGIO MOTTOLA Lei è il primo cittadino di Collepardo e di questo museo non ha mai sentito parlare fino a questo momento, praticamente.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì, sì, questo lo posso affermare che è così.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed eccolo il museo che l’associazione di Bannon e Harnwell sostiene di aver gestito. L’interno della vecchia chiesa è completamente diroccato. Tetti sfondati, mura crollate e al posto della navata oggi c’è una fantastica stalla per gli asini che pascolano di fuori.
GIORGIO MOTTOLA È un museo fantasma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA Ma questo museo è mai stato aperto al pubblico?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Non lo sa nessuno, però. Com’è possibile?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Si apriva…
GIORGIO MOTTOLA Nascosto lo avete fatto.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No, non facevamo grande pubblicità, si apriva solo a richiesta.
GIORGIO MOTTOLA Ma voi come attività museale che cosa avete fatto quindi? Avete catalogato, avete fatto mostre… Cosa avete fatto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mostra degli oggetti che stavano lì.
GIORGIO MOTTOLA È un po’ generico la mostra degli oggetti che stavano lì. Anche perché non l’ha vista nessuno questa mostra.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il punto è che il bene può essere o pubblico o privato. Dunque anche se il museo non è mai stato aperto al pubblico, non importa perché avevamo la gestione del bene.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’unico atto che attesta la gestione del bene da parte della Dignitatis Humanae è questa scrittura privata tra Benjamin Harnwell e l’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, sotto cui ricadrebbe anche il presunto museo.
GIORGIO MOTTOLA Voi avete firmato un contratto con l’associazione per la gestione del museo?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No.
GIORGIO MOTTOLA Eh sì.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Soltanto dal punto di vista nominale e basta.
GIORGIO MOTTOLA Cioè anche questa gestione non c’è mai stata veramente, ecco.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Ma no, ma non lo so io.
GIORGIO MOTTOLA Sarebbe un falso perché hanno potuto avere la Certosa perché hanno gestito il museo. Quindi sarebbe un falso anche molto importante.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Un falso? Non c’è niente là!
GIORGIO MOTTOLA Ah non ci sta niente?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, ci sta qualche ricordo, non lo so…
GIORGIO MOTTOLA Ma non c’è un museo, ecco, sicuramente.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Io non l’ho visto mai! Mai!
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Eppure è proprio dell’abate Romagnuolo la firma in calce al contratto che affida alla Dignitatis Humanae le rovine del museo fantasma. Dando così la possibilità all’associazione di poter dichiarare di aver già gestito in passato un bene culturale e quindi vincere il bando. Tuttavia è una dimenticanza piuttosto strana quella dell’abate di Casamari; anche perché il nome di padre Eugenio Romagnuolo compare anche nell’organigramma dell’associazione di Bannon e Harnwell.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. Fa parte del nostro consiglio direttivo, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ed è il soggetto che ha certificato la vostra gestione. Vi siete autocertificati la gestione di questo bene, praticamente. È così?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Non so se accetterò queste parole…
GIORGIO MOTTOLA Ma lei è vicino a Steve Bannon? É sulle posizioni di Steve Bannon.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo conosco nemmeno. Io conosco Ben.
GIORGIO MOTTOLA Benjamin Harnwell…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Il giovane che ha preso, diciamo, con altri possesso della Certosa.
GIORGIO MOTTOLA E lei fa parte della sua associazione Dignitatis Humanae.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, di nome così e basta.
GIORGIO MOTTOLA Ah così, formalmente, però sì, formalmente…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Sì.
GIORGIO MOTTOLA Perché sono contro Papa Bergoglio, loro. Lo sa?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo so questi sono i giornalisti che parlano…
GIORGIO MOTTOLA No, no loro… Steve Bannon dice che il Papa difende ricchi ed è contro i poveri e che è espressione della élite globalista, dicono loro.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non l’ho trovato scritto questo.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E invece Bannon non perde occasione di attaccare pubblicamente Papa Bergoglio, definendolo espressione delle élite globaliste e difensore dei ricchi.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Ecco perché sono contro questo Papa. Dal punto di vista amministrativo sta prendendo una serie di terribili decisioni che porteranno alla distruzione della Chiesa Cattolica.
GIORGIO MOTTOLA Bergoglio è un pericolo per l’Europa?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Oh certo. Quando il Papa parla di aprire i confini, per noi è un vero problema.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Gli attacchi al Papa, farebbero parte di una strategia che Steve Bannon avrebbe condiviso anche con il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo una ricostruzione fatta dal sito Source Material e ripresa dal Guardian, nell’aprile del 2016 Bannon avrebbe suggerito a Salvini di attaccare il Papa e indicarlo pubblicamente come un nemico. Poco tempo dopo alla festa di Pontida Salvini si fa fotografare in posa con una t-shirt antiBergoglio e comincia ad attaccare quotidianamente il Pontefice.
MATTEO SALVINI – MINISTRO DELL’INTERNO - 18 SETTEMBRE 2016 Il mio Papa è Benedetto. Papa Benedetto sull’Islam e sulla convivenza tra i popoli aveva le idee molto chiare. Quelli che invitano gli Imam in Chiesa non mi piacciono.
GIORGIO MOTTOLA Sembra che voi abbiate una strategia per fare pressioni sulla Chiesa Cattolica e sostenere la fronda anti Bergoglio?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sia nella Chiesa Cattolica che in qualsiasi altro campo, noi puntiamo a sostenere coloro che credono nei nostri valori.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E in questa strategia un ruolo centrale ce l’ha proprio la Dignitatis Humanae: presidente dell’associazione è infatti il cardinale ultraconservatore Raymond Leo Burke capo della fronda interna anti Bergoglio. Nel direttivo siede anche Monsignor Walter Brandmüller che insieme a Burke ha denunciato la presenza di una lobby gay nella Santa Sede e non manca neanche Edwin O’Brien molto vicino a Donald Trump ed estremamente critico nei confronti del papato di Bergoglio.
GIORGIO MOTTOLA Cioè quindi non vi sta per niente simpatico Begoglio?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Allora, non voglio aggiungere alla narrativa che qui sarà la sede antibergogliana, perché non è vero.
GIORGIO MOTTOLA Qui è molto ben rappresentata la fronda antiBergoglio della chiesa cattolica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mia opinione è che il Papa parla troppo della politica anche della politica di sinistra che esclude anche i buoni cattolici di destra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Nonostante ciò, è proprio al Papa che l’associazione Dignitatis Humanae scrive nel 2015 per ottenere in concessione la Certosa di Trisulti. Ma nella missiva, firmata dal cardinal Raffaele Martino, non si fa alcun riferimento al progetto di una scuola di formazione sovranista. Anzi viene annunciato a Papa Bergoglio la volontà di promuovere il concetto di dignità umana e di costruire all’interno della Certosa una comunità religiosa animata da carisma francescano.
GIORGIO MOTTOLA Qui non si parla di sovranismo in questa lettera. Avete preso in giro il Papa?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No. Prima cosa non abbiamo preso in giro il Papa. Seconda cosa, il Papa non ha risposto a questa lettera, dunque anche se è una cosa diversa in questa lettera, non siamo obbligati. Io non mi sento costretto a seguire alla parola una cosa di una lettera che non ha ricevuto una risposta.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma la pressione sulle gerarchie vaticane sembra sortire il suo effetto. E infatti poco dopo arriva la lettera del vescovo di Anagni e Alatri, Lorenzo Loppa che dà la sua benedizione alla concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae. Nella lettera il vescovo garantisce che l’associazione può contare sul suo sostegno.
GIORGIO MOTTOLA Come mai lei ha sostenuto l’assegnazione della Certosa all’associazione di Steve Bannon?
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI È falso, non l’ho mai sostenuta, l’ho sempre combattuta.
GIORGIO MOTTOLA Beh, qui abbiamo una lettera che dice però esattamente il contrario.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera però…
GIORGIO MOTTOLA Se la firma è sua… lei parla proprio di sostegno.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera è prima che si rivelassero per quello che sono, prima che rivelassero le loro alleanze e le loro motivazioni. Siccome venivano da me sempre con il nome di un cardinale… e io che devo fare?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma c’è un’altra anomalia, forse la più preoccupante. Nella missiva a Papa Bergoglio, la Dignitatis Humanae, oltre a nascondere il progetto della scuola sovranista, chiede al pontefice di intervenire sull’allora ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Franceschini però, a noi, nega qualsiasi pressione.
GIORGIO MOTTOLA Chiedete al Papa di influenzare una decisione del ministro Franceschini.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, ma la Chiesa ha questa discrezione.
GIORGIO MOTTOLA Quindi ha la descrizione di dire al Ministro a chi dare l’Abbazia?
 BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Ah, beh questo non secondo le leggi italiane, mi sta dando una notizia.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ci sono i monumenti che passano da una congregazione a un’altra.
GIORGIO MOTTOLA Da una congregazione a un’altra, non a un’associazione privata, di cittadini privati.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che queste cose… non so se risalgono ai patti lateranensi, a un accordo storico fra la Chiesa e lo Stato italiano di questi beni.
GIORGIO MOTTOLA Ma le do una notizia: non siamo più uno Stato pontificio. C’è l’Italia e quindi ci sono delle leggi dello Stato italiano, non è che la Chiesa può dire a chi affidare un bene.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La storia è questa: per tutelare un bene pubblico, il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Gianluca Vacca, ha annunciato a Report di aver chiesto all’Avvocatura dello Stato di verificare se esistono i presupposti per ritirare la concessione all’associazione di Bannon. Il verdetto nelle prossime settimane; ve ne daremo conto. Questo dal punto di vista formale. Poi c’è l’altro sguardo. L’abbazia di Trisulti è stata per otto lunghi secoli un luogo di inclusione: sono arrivate centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo per promuovere un messaggio d’amore. Qui invece oggi è in mano a un’associazione che l’ha ottenuta innanzi tutto con un imbroglio, imbrogliando papa Francesco e hanno detto “veicoliamo lo spirito di san Francesco” che significa povertà e amore indistinto per tutte le creature. E qui invece vogliono formare una nuova classe politica basandosi sulle disuguaglianze, sulle differenze tra uomini, mascherandosi anche dietro un nome: Dignitatis Humanae, che evoca la dichiarazione del Concilio Vaticano di Paolo VI. Dignitatis. Ma dietro quel concetto là di dignitatis, c’era la tolleranza la libertà, e l’uguaglianza. Qui, dietro l’associazione di Bannon di quale dignità parliamo?
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2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO BALDUZZI GIORGIO, BANCA CIS, BANNON STEVEN,BARACCHETTI SERVICE,BOSSI UMBERTO, CHIANCA LUCA,DI RUBBA ALBERTO, ECO SRL,GENTILI DAVID,IMMOBILIARE ANDROMEDA,LAZZARI ANGELO, Lega,LOMBARDIA FILM COMMISSION, MAFFEIS PIERINO, MANZONI ANDREA,MARONI ROBERTO MERLINO MASSIMO VEMNTOLA, REPORT, SALVINI MATTEO, SCILLIERI MICHELE,SEVEN FIDUCIARIA, SIGFRIDO RANUCCI, TIZIAN GIOVANNI, BALDUZZI GIORGIO, BANCA CIS, BANNON STEVEN, CHIANCA LUCA,COMMERCIALISTI,DI RUBBA ALBERTO, ECO SRL,GENTILI DAVID, Lega, MAFFEIS PIERINO, MANZONI ANDREA, REPORT, SALVINI MATTEO, SCILLIERI MICHELE, SIGFRIDO RANUCCI, 2019 10 GIUGNO DALLA TRASMISSIONE REPORT I COMERCIALISTI DELLA LEGA A CURA DI LUCA CHIANCA

2019 2 MARZO L'Espresso: soldi russi alla Lega, il patto nell'hotel di Mosca siglato lo scorso autunno




L'inchiesta sul settimanale in edicola domani. L'incontro è avvenuto nella hall del Metropol. L'idea di usare come copertura una compravendita di petroli


La trattativa per finanziare la Lega con soldi russi è iniziata perlomeno l'estate scorsa. Già allora l'obiettivo era nascondere il sostegno economico dietro una compravendita petrolifera. Lo dimostra un documento del 24 luglio. Un'offerta inviata da Gianluca Savoini, l'uomo di Matteo Salvini a Mosca, e ricevuta da una società russa che condivide gli uffici con due aziende intestate all'oligarca Konstantin Malofeev


È uno dei nuovi particolari che leggerete nel numero dell'Espresso in edicola da domani. La trattativa è proseguita il 18 ottobre, con l'incontro all'Hotel Metropol, a pochi passi dal teatro Bolshoi e dalla piazza Rossa. Quel giorno Savoini è seduto nella hall dell'albergo con tre russi e due italiani. Dopo un'introduzione politica, Savoini lascia la parola ai "nostri partner tecnici" per discutere i termini dell'affare. A vendere il gasolio sarebbe Rosneft, dicono i russi. 



A comprare sarebbe Eni, assicurano gli italiani. Si parla di 3 milioni di tonnellate di diesel. L'avvocato italiano dice che non c'è problema: assicura che Eni ha le capacità per comprarne anche di più all'occorrenza. Il diesel verrà venduto dalla major russa con uno sconto minimo del 4 per cento sul prezzo Platts, il principale riferimento del settore. Quel 4 per cento di sconto sarebbe il finanziamento per la Lega.



A dirlo non siamo noi, ma i protagonisti della vicenda, gli italiani e i russi seduti nella hall del Metropol. Questo è ciò di cui abbiamo prova. Non abbiamo parlato di soldi già incassati, come ha fatto intendere Salvini nelle sue dichiarazioni dei giorni scorsi. Non lo abbiamo fatto perché non sappiamo come sia andata a finire la trattativa. Ma sappiamo che una trattativa c'è stata. E questo è già rilevante politicamente.
L'Espresso: soldi russi alla Lega, il patto nell'hotel di Mosca siglato lo scorso autunno
 La copertina dell'Espresso in edicola domani
Dopo l'uscita del nostro articolo, la settimana scorsa, abbiamo ricevuto richieste di rettifica da parte di Eni e Rosneft. Entrambe hanno negato di aver partecipato a una trattativa e di aver finanziato partiti politici. A fare il nome della compagnia di Stato italiana e di quella russa, però, sono stati i presenti al meeting del 18 ottobre. Le due società petrolifere dovrebbero dunque rivolgersi agli attori della trattativa. A Savoini, ad esempio. 

Nei giorni scorsi il consigliere di Salvini piuttosto che rispondere all'Espresso, ha preferito affidare la sua risposta a Sputnik, giornale controllato dal Cremlino: "Non ho nulla da dire riguardo alle accuse e alla ricostruzione inventata degli eventi, di cui mi sento libero di parlare con i miei avvocati. Posso solo dire che non ho partecipato a nessuna trattativa e non ho mai ricevuto un singolo rublo né da Mosca né da nessun altro". 

Eppure quel giorno Savoini era all'Hotel Metropol: lo dimostrano le foto che pubblichiamo su L'Espresso. Chi erano le altre persone con cui si è seduto al tavolo pochi istanti dopo quegli scatti? E perché stavano parlando di un piano per finanziare la Lega?


collaborazione di Alessia Cerantola, Lorenzo Di Pietro ed Elisa Bruno

2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO
Di Giorgio Mottola Collaborazione Alessia Cerantola – Elisa Bruno – Lorenzo Di Pietro
Immagini Alessandro Nucci Montaggio Giorgio Vallati
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Cosa c’entra Steve Bannon con i nostri vice premier Salvini e Di Maio. Bannon è stato lo stratega, era dietro la campagna elettorale di Trump, è quello che ha contribuito alla sua vittoria. Ha curato la strategia della comunicazione e gli ha consentito di incassare anche i voti dell’estrema destra. Ora da un po’ di tempo ha gettato lo sguardo sull’Europa e anche sul nostro paese. Ha istituito una scuola di formazione in un’abbazia del 1200. Però ha messo il suo movimento, The Movement, nel cuore dell’Europa. La sede è a Bruxelles e il suo portavoce ha rilasciato un’intervista esclusiva al nostro Giorgio Mottola e ha rivelato un particolare inedito: Bannon avrebbe avuto un ruolo nella formazione del nostro governo. E non solo su quello.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quando Donald Trump vinse le presidenziali nel 2016, buona parte del merito fu attribuito a quest’uomo rimasto fino ad allora nell’ombra: Steve Bannon. A Trump ha consigliato la strategia politica ed elettorale e soprattutto gli ha fatto conquistare il consenso dell’estrema destra americana. Ma alla Casa Bianca Steve Bannon ci è resistito davvero poco. Ha collezionato una gaffe dopo l’altra, a colpi di dichiarazioni sempre più razziste, che hanno messo in imbarazzo persino Donald Trump.
DONALD TRUMP – PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA Bannon mi piace, è una brava persona. Non è un razzista, ve lo garantisco. È davvero una brava persona, solo che la stampa lo tratta molto male.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Qualche giorno dopo Trump lo ha licenziato dalla Casa Bianca con un tweet, liquidandolo come “lo Sciatto Steve”.
DA THE BRINK DI ALISON KLAYMAN STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Siamo andati ad Atene, poi a Gerusalemme, Roma, Varsavia? No, Varsavia no. Aushwitz; Birkenau. Cazzo, Auschwitz ! Dio mio: è ingegneria di precisione all’ennesima potenza, fatta da Mercedes, Kropp, Hugo Boss. È un complesso industriale istituzionalizzato per eccidi di massa.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO In Europa Steve Bannon ha fondato una propria associazione; si chiama The Movement e ha sede in questo sobborgo del sud di Bruxelles. Questa villa è il quartier generale del network europeo di Steve Bannon. Coordinatore e portavoce di The Movement è Mischaël Modrikamen, avvocato e leader di un partito belga di estrema destra.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Steve Bannon dice spesso che la prima volta che ci siamo incontrati lui riusciva a finire le mie frasi e io le sue. Ed è vero!
GIORGIO MOTTOLA Come due amanti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Lo dovresti chiedere a lui!
GIORGIO MOTTOLA Che cos’è the Movement? È un partito, un network, un gruppo di lobbisti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Noi siamo nel mezzo di una guerra, che non è solo politica perché riguarda l’anima della nostra civiltà. Noi abbiamo un’immigrazione straripante. Qui ad esempio siamo a Bruxelles, capitale d’Europa e del Belgio. Tra cinque o sei anni avremo una maggioranza arabo-mussulmana. Il movimento serve a bloccare tutto questo. È come un club che serve a mettere insieme tutti i sovranisti, metterli in contatto, non farli sentire soli.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Per questo Bannon ha incontrato più volte la leader del Front National Marine Le Pen, il primo ministro ungherese Viktor Orban ed esponenti del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland. Ma Bannon sembra particolarmente concentrato sull’Italia.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Per noi è un modello perché avete questo governo che mette insieme populismo di destra e di sinistra. I 5 stelle sono un animale strano, non è esattamente un partito di sinistra, ma ha idee di sinistre. Ma alla fine sono riusciti a trovare un accordo con la Lega.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio nella genesi del governo gialloverde, un ruolo importante lo avrebbe avuto anche Steve Bannon. Il 28 maggio del 2018, il presidente della Repubblica affida l’incarico di formare il Governo a Carlo Cottarelli, dopo il fallimento delle trattative tra Lega e 5 stelle. Lo stesso giorno Steve Bannon è a Roma e lancia un attacco al capo dello Stato Mattarella con una durezza che non ha precedenti.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Hanno l’audacia di piazzare al governo un altro tecnocrate del Fondo Monetario Internazionale. Da quanto tempo non avete un governo eletto dalla gente? Dal 2011? Tutto questo è disgustoso.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Mentre l’americano Steve Bannon denunciava le ingerenze straniere nelle decisioni del capo dello Stato, il portavoce di The Movement ci rivela un retroscena inedito che risale proprio ai giorni della formazione del governo gialloverde.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Questo non è un particolare noto all’opinione pubblica, ma Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l’attuale coalizione di governo. Ha detto loro: “Dovreste provare a farla questa alleanza populista”.
GIORGIO MOTTOLA Nei giorni precedenti alla nascita del governo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ha incontrato Di Maio e Salvini?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, certo. E alla fine entrambi sono riusciti a fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E dopo aver avuto un ruolo nella nascita del governo gialloverde, Steve Bannon ha iniziato a incontrare regolarmente anche altri capi di partito italiani come Giorgia Meloni. Alla festa di Atreju ha offerto pubblicamente il suo aiuto e il suo sostegno in vista delle elezioni europee.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Io vi posso aiutare, focalizzandoci sulle prossime europee per vincerle. Vi possiamo fornire e far realizzare sondaggi, analisi di big data, preparare cabine di regia. Tutto quello di cui si ha bisogno per vincere le elezioni. Vi aiutiamo in modo gratuito!
GIORGIO MOTTOLA State finanziando qualche partito italiano?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No, no, no. Ci sentiamo molto vicini a Salvini, ma anche Giorgia Meloni fa parte di The Movement. Sono nostri alleati, li sosteniamo.
GIORGIO MOTTOLA In che modo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Li sosteniamo politicamente.
GIORGIO MOTTOLA Gli organizzate strategie o gli pagate sondaggi?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No affatto, affatto.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma le affermazioni di Modrikamen sembrano in contraddizione con quanto accade nella trasferta di Bannon in Italia dello scorso 7 settembre: nel viaggio in auto verso il Viminale, si trova con un emissario della Lega, Federico Arata, figlio di Paolo: colui che secondo la procura di Palermo sarebbe socio occulto del re dell’eolico, Vito Nicastri, presunto prestanome di Matteo Messina Denaro. Paola Arata è accusato di aver pagato al sottosegretario leghista Armando Siri una mazzetta da 30mila euro per inserire un emendamento a favore dell’eolico. Ed è proprio con il figlio Federico che Bannon parla di strategie elettorali.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Intendiamo fornire inchieste, analisi di dati, messaggi dal centro di comando.
FEDERICO ARATA È l’idea che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia. E poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare. “Pianificare” è la parola chiave… la vittoria per le elezioni europee.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Queste immagini che avete appena visto fanno parte del documentario “The Brink” di Alison Klayman, che Report vi mostra in esclusiva per l'Italia. Dimostrerebbero che Arata è il vero artefice dei rapporti tra Bannon e la Lega.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sono Mischaël, dal Belgio. Sono di The Movement. MATTEO SALVINI Piacere.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio il leader leghista è stato incoronato da Bannon come leader del suo progetto europeo.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA L’Italia è al centro dell’universo grazie all’ascesa di Salvini. Grazie a ciò che Salvini significa per l’Europa e grazie a ciò che significa per il mondo. Lo si capisce, ad esempio, in Brasile, dove il Capitano Bolsonaro ha vinto le elezioni facendo una campagna elettorale modellata su quella di Salvini.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO A sentire Bannon ha investito su Salvini quale leader del suo progetto europeo. Quando viene a Roma e viene scortato al Viminale, in macchina parla con un emissario della Lega, Federico Arata, che è un giovane collaboratore della Presidenza del Consiglio incaricato da Giorgetti, ma è anche il figlio di Paolo Arata, di quell’imprenditore che è accusato dai magistrati di essere il socio occulto del prestanome di Matteo Messina Denaro. Federico Arata però è immacolato, lo diciamo subito, ha esperienze in istituti bancari, è manager di una società di informatica con sede in Svizzera, non è un politico, tuttavia elegge Bannon quale stratega della campagna elettorale della Lega. Dovrà trasformare la Lega nel primo partito italiano e fargli vincere le elezioni europee. A che titolo lo fa? E Bannon da parte sua, da americano, era entrato a gamba tesa in maniera inopportuna sulle decisioni del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ha detto che metterà a disposizione dei sondaggi, dati e analisi dalla sua cabina di regia. Di quali dati parla? È importante saperlo, perché Bannon è stato vicepresidente e fondatore della Cambridge Analytica, cioè di quella società che ha violato 50 milioni di profili Facebook. Secondo un suo dipendente, Christopher Wylie, che è quello che ha denunciato lo scandalo, Bannon avrebbe autorizzato lo "spionaggio". Cambridge Analytica avrebbe analizzato i profili singolarmente e avrebbe veicolato la dottrina di Bannon e avrebbe mandato dei messaggi ad hoc, personalizzati per ogni utente, condizionando prima le primarie, poi le presidenziali americane e anche la Brexit. Ora Bannon getta il suo sguardo qui in Italia: vuole formare la nuova classe politica, vuole formare gli angeli del cambiamento, così li chiama. E da New York si è spostato in Ciociaria. Attraverso un’associazione privata, la Dignitatis Humanae, gestisce un’abbazia splendida del 1200 che era dei frati Certosini. L’ordine più rigoroso e inaccessibile degli ordini della storia. E il guardiano in questo momento è Harnwell, che non è un abate, ma un ex portaborse.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed è così che Steve Bannon ha spostato la sua roccaforte dalla Trump Tower di New York in Ciociaria. L’ex stratega di Donald Trump ha infatti scelto di costruire il suo fortino sovranista a Collepardo, in provincia di Frosinone, dentro questa magnifica abbazia del 1200: la Certosa di Trisulti. Per otto secoli ci hanno vissuto i frati certosini, oggi nel monastero ci vive soltanto lui.
GIORGIO MOTTOLA E come ci si sente ad essere il custode di un’abbazia del 1200?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Impaurito.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il suo nome è Benjamin Harnwell: non è un frate certosino ed è molto più di un custode. Qualche mese fa il ministero dei Beni Culturali gli ha affidato in concessione l’intero monastero. Sarà dunque il padrone di casa della Certosa di Trisulti per i prossimi 19 anni.
GIORGIO MOTTOLA Dall’accento non sembra di Frosinone?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA E come è finito qui a Trisulti?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE È una lunga storia: io lasciato l’Inghilterra nel 2006 per lavorare a Bruxelles e poi mi sono trasferito in Italia nel 2010.
GIORGIO MOTTOLA Di cosa si occupava a Bruxelles?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io ero capufficio di un deputato inglese.
GIORGIO MOTTOLA Di che partito è?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Conservatore.
GIORGIO MOTTOLA Lei è un tory insomma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Adesso sono un po’ più di destra dei Tory.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO
Ecco perché Benjamin Harnwell è diventato il braccio destro di Steve Bannon in Italia. Qui ha fondato un’associazione, la Dignitatis Humanae Institute, incubatore e gran cassa di teorie ultraconservatrici. E nell’abbazia, Harnwell crede di aver trovato affreschi che richiamano le sue idee.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Per me questa allegoria è un, anche se è molto prima, è una lezione contro le ideologie socialistiche, contro il comunismo. Perché con il comunismo, il socialismo, si tenta di raddrizzare una cosa che esiste nella natura, cioè nella natura umana.
GIORGIO MOTTOLA La diseguaglianza è naturale?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Bravo, sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Quindi i comunisti sono contro natura in qualche modo?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, certo, secondo me in ogni modo.
GIORGIO MOTTOLA Sono come gli omosessuali quindi? Eh, questa è una domanda difficile.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Eh.
GIORGIO MOTTOLA La domanda è: sono contro natura o no gli omosessuali?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Gli atti omosessuali sono disordinati. GIORGIO MOTTOLA Sono disordinati, quindi sono contro natura? BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. GIORGIO MOTTOLA Sono contro l’ordine della natura. GIORGIO MOTTOLA Sì. STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Lasciate pure che vi chiamino razzisti, lasciate che vi chiamino xenofobi, lasciate che vi chiamino nativisti. Fatene una medaglia d’onore.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La nuova visione del mondo di Steve Bannon verrà divulgata proprio a partire dall’abbazia di Trisulti. Secondo il progetto della Dignitatis Humanae Institute, la Certosa sarà trasformata in una Scuola internazionale di sovranismo.
GIORGIO MOTTOLA Quante iscrizioni vi sono arrivate?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Mille richieste.
GIORGIO MOTTOLA Mille richieste?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì e non abbiamo pubblicizzato ancora. Io e Steve Bannon stiamo solo facendo le interviste.
GIORGIO MOTTOLA L’obiettivo di questa scuola è creare tanti piccoli Salvini, tante piccole Le Pen?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il più, il meglio.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quindi dalla certosa e dalla Ciociaria potrebbe partire la riscossa dell’internazionale sovranista di Steve Bannon. Ma come la prenderanno a Collepardo, comune di appena mille anime, quando vedranno calare nel loro paesello i sovranisti di tutta Europa?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Vogliamo verificare se ci sia l’aspetto commerciale e turistico e la ricaduta sul nostro territorio.
GIORGIO MOTTOLA Insomma voi puntate all’incasso. Più che questioni ideologiche puntate un po’ all’incasso.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Andiamo alla sostanza.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’associazione di Bannon dovrebbe versare al Ministero dei Beni culturali, per la concessione della Certosa, un canone di 100mila euro all’anno, da pagare in ristrutturazioni dell’abbazia e altri 80mila in tasse comunali.
GIORGIO MOTTOLA Ma ha capito chi è che ci li mette questi soldi?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Questo lo vorremmo capire anche noi.
GIORGIO MOTTOLA Ma ad Harnwell ha chiesto: “Ma dove prendi i soldi”?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì.
GIORGIO MOTTOLA E che ha risposto?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Ha detto: “Ci penseranno gli zii d’America”.
GIORGIO MOTTOLA Chi è che sta finanziando l’associazione e che finanzierà la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE I nostri benefattori sono persone private.
GIORGIO MOTTOLA Avete una concessione statale, forse sarebbe il caso che diceste a tutti noi da dove vengono quei soldi.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Vi ripeto che sono persone private e hanno diritto alla privacy.
GIORGIO MOTTOLA Steve Bannon sta finanziando la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io posso nominarlo perché lui ha già parlato nella stampa di essere un benefattore.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Al momento per l’abbazia non è stato pagato nemmeno un euro dall’associazione. E per questo non resta che chiedere spiegazioni all’unico zio d’America al momento noto.
GIORGIO MOTTOLA Ma chi sta finanziando la concessione per la Certosa di Trisulti?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Te lo dico, sono io!
GIORGIO MOTTOLA Lei sta finanziando?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Oh, certo.
GIORGIO MOTTOLA Con quali soldi?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sì.
GIORGIO MOTTOLA Lei deve essere davvero ricco visto che costa molto costosa: 100mila euro all’anno.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sono un multimilionario. G
IORGIO MOTTOLA Perché non ci dice dove ha preso i soldi?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Sulla provenienza dei finanziamenti, Harnwell e Steve Bannon sono reticenti. Anche le carte presentate al ministero dei Beni Culturali per ottenere la concessione della Certosa sono infatti carenti di informazioni fondamentali.
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Ci troviamo di fronte a uno stato che affida una grandissima e importantissima struttura per un termine lunghissimo senza disporre neppure di una fideiussione, di una polizza fideiussoria, di una dichiarazione, di una garanzia di terzi che attesti l’effettiva realizzazione del progetto.
GIORGIO MOTTOLA Non aveva garanzie finanziarie l’associazione?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Fondamentalmente no: ci viene data soltanto una dichiarazione di asseverazione di un istituto, non so neppure se sia di carattere bancario oppure no, di Gibilterra, nella quale si assevera la coerenza del piano economico.
GIORGIO MOTTOLA E che vuol dire?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA La coerenza del piano economico non vuol dire che si garantisce la buona esecuzione del contratto, è un mondo a parte. Non abbiamo le garanzie della buona esecuzione del contratto. Perché ci viene detto che il piano economico è coerente.
GIORGIO MOTTOLA L’unico documento che ci assicura la solvibilità di questa associazione è questo? Una banca di Gibilterra?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Una banca di Gibilterra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La lettera che certificherebbe i conti è firmata dalla sede di Gibilterra della Jyske Bank, una banca danese, che dopo una serie di scandali finanziari legati al mancato rispetto delle norme anti riciclaggio e all’evasione fiscale poche settimane fa ha deciso di liberarsi proprio del suo ramo gibilterrino. La lettera della Jyske Bank è l’unica garanzia della tenuta finanziaria dell’associazione di Bannon, presentata al ministero dei beni culturali.
GIORGIO MOTTOLA Come mai una banca che ha sede a Gibilterra ha asseverato le vostre attività? Perché tra tante banche proprio una di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché questa banca…
GIORGIO MOTTOLA Gibilterra è un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa, quindi come mai proprio una banca di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché aveva un buon rapporto con questa banca.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma ci sono anche altre anomalie nella pratica per il rilascio della concessione dell’abbazia di Trisulti. Per partecipare al bando del Ministero dei Beni Culturali, chiuso il 16 gennaio del 2017, servivano infatti requisiti ben precisi.
GIORGIO MOTTOLA La Dignitatis Humanae Institute aveva i requisiti per poter avere la concessione dell’abbazia di Trisulti?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Non aveva i requisiti: requisito formale era quello di avere la personalità giuridica.
GIORGIO MOTTOLA E ce l’aveva questa personalità giuridica?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questa personalità giuridica non ce l’aveva. L’ha acquisita successivamente, ma l’ha acquisita, tra l’altro, con uno scopo esclusivamente religioso e non culturale.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Avere la personalità giuridica significa essere un’associazione riconosciuta. Bisogna presentare una richiesta alla Prefettura e attendere il riconoscimento. La Dignitatis Humanae ha dichiarato al Ministero di essere in possesso di questo requisito dalla fine del 2016, ma dalle carte della Prefettura questo non risulta. All’associazione di Bannon e Harnwell viene infatti riconosciuta la personalità giuridica solo il 20 giugno del 2017. Vale a dire oltre sei mesi dopo la scadenza del bando.
GIORGIO MOTTOLA La Prefettura ci dice che la personalità giuridica l’avete acquista il 20 giugno del 2017. Quindi quando voi avete partecipato al bando in realtà non avevate la personalità giuridica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok.
GIORGIO MOTTOLA Quindi non avevate diritto a partecipare a questo bando.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che non avevamo diritto di firmare la concessione del bando.
GIORGIO MOTTOLA No: secondo il bando era necessaria la personalità giuridica, ma non ce l’avevate.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok, controllerò e poi le faccio sapere.
GIORGIO MOTTOLA Questa sarebbe una cosa molto grave che rischia di annullare il bando, se ne rende conto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io controllo, ma non penso, no.
GIORGIO MOTTOLA Ma mi scusi, la personalità giuridica non è il requisito base per partecipare a questi bandi?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Era fondamentale avere questa personalità giuridica. Dal punto di vista formale era essenziale.
GIORGIO MOTTOLA Com’è possibile che il Ministero non se ne sia accorto e abbia dato in concessione l’abbazia?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questo è un mistero che non sono in grado di chiarire.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Un altro mistero, ci mancava. Tutto ruota intorno all’associazione Dignitatis Humanae che fa riferimento a Bannon, che è nel direttivo, ma il patrono fondatore è stato Rocco Buttiglione, che a noi ha confessato però di aver preso subito le distanze dalla dottrina di Bannon. Tuttavia nel frattempo l’associazione si è portata a casa la gestione, la concessione per 19 anni dell’abbazia del 1200, e secondo noi con qualche anomalia nei requisiti: mancava la personalità giuridica riconosciuta, mancherebbero anche secondo noi, comunque sono debole le garanzie bancarie, finanziarie: non c’erano le fideiussioni, c’è solo una lettera che viene da una banca offshore che dice che è coerente il progetto dal punto di vista economico. Però Harnwell dice non vi preoccupate perché tanto pagano gli zii d’America. Sì, ma quali. L’unico miliardario che conosciamo è Bannon, che però fino adesso non ha sganciato un euro, né per i 100mila euro di affitto da pagare, né per le ristrutturazioni, né per pagare le tasse, 80mila euro che dovrebbe al Comune. Ed è anche in trattative per cercare di spendere un po’ meno, ha un po’ il braccino corto il miliardario. E poi tra i requisiti richiesti ce ne sarebbe anche un altro: di dimostrare di aver gestito nei cinque anni precedenti un altro bene culturale. E qui l’associazione, la Dignitatis ce l’aveva questo requisito? Insomma qui la narrativa cambia passo. Emerge un conflitto tutto interno alla chiesa. È stato anche preso per il naso papa Francesco. E abati e vescovi hanno anche violato lo spirito dell’ottavo comandamento: che vieta di dare una falsa rappresentazione della realtà agli altri.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il bene culturale che la Dignitatis Humanae dichiara di aver gestito è “Il Piccolo Museo di San Nicola”, che si troverebbe sempre nel Comune di Collepardo a pochi passi dalla certosa di Trisulti dentro a questa antica chiesa.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Il Museo non è mai esistito, tant’è che il Comune non ha mai rilasciato nessuna autorizzazione né tantomeno è arrivata una richiesta in tal senso.
GIORGIO MOTTOLA Lei è il primo cittadino di Collepardo e di questo museo non ha mai sentito parlare fino a questo momento, praticamente.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì, sì, questo lo posso affermare che è così.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed eccolo il museo che l’associazione di Bannon e Harnwell sostiene di aver gestito. L’interno della vecchia chiesa è completamente diroccato. Tetti sfondati, mura crollate e al posto della navata oggi c’è una fantastica stalla per gli asini che pascolano di fuori.
GIORGIO MOTTOLA È un museo fantasma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA Ma questo museo è mai stato aperto al pubblico?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Non lo sa nessuno, però. Com’è possibile?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Si apriva…
GIORGIO MOTTOLA Nascosto lo avete fatto.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No, non facevamo grande pubblicità, si apriva solo a richiesta.
GIORGIO MOTTOLA Ma voi come attività museale che cosa avete fatto quindi? Avete catalogato, avete fatto mostre… Cosa avete fatto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mostra degli oggetti che stavano lì.
GIORGIO MOTTOLA È un po’ generico la mostra degli oggetti che stavano lì. Anche perché non l’ha vista nessuno questa mostra.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il punto è che il bene può essere o pubblico o privato. Dunque anche se il museo non è mai stato aperto al pubblico, non importa perché avevamo la gestione del bene.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’unico atto che attesta la gestione del bene da parte della Dignitatis Humanae è questa scrittura privata tra Benjamin Harnwell e l’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, sotto cui ricadrebbe anche il presunto museo.
GIORGIO MOTTOLA Voi avete firmato un contratto con l’associazione per la gestione del museo?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No.
GIORGIO MOTTOLA Eh sì.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Soltanto dal punto di vista nominale e basta.
GIORGIO MOTTOLA Cioè anche questa gestione non c’è mai stata veramente, ecco.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Ma no, ma non lo so io.
GIORGIO MOTTOLA Sarebbe un falso perché hanno potuto avere la Certosa perché hanno gestito il museo. Quindi sarebbe un falso anche molto importante.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Un falso? Non c’è niente là!
GIORGIO MOTTOLA Ah non ci sta niente?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, ci sta qualche ricordo, non lo so…
GIORGIO MOTTOLA Ma non c’è un museo, ecco, sicuramente.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Io non l’ho visto mai! Mai!
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Eppure è proprio dell’abate Romagnuolo la firma in calce al contratto che affida alla Dignitatis Humanae le rovine del museo fantasma. Dando così la possibilità all’associazione di poter dichiarare di aver già gestito in passato un bene culturale e quindi vincere il bando. Tuttavia è una dimenticanza piuttosto strana quella dell’abate di Casamari; anche perché il nome di padre Eugenio Romagnuolo compare anche nell’organigramma dell’associazione di Bannon e Harnwell.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. Fa parte del nostro consiglio direttivo, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ed è il soggetto che ha certificato la vostra gestione. Vi siete autocertificati la gestione di questo bene, praticamente. È così?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Non so se accetterò queste parole…
GIORGIO MOTTOLA Ma lei è vicino a Steve Bannon? É sulle posizioni di Steve Bannon.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo conosco nemmeno. Io conosco Ben.
GIORGIO MOTTOLA Benjamin Harnwell…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Il giovane che ha preso, diciamo, con altri possesso della Certosa.
GIORGIO MOTTOLA E lei fa parte della sua associazione Dignitatis Humanae.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, di nome così e basta.
GIORGIO MOTTOLA Ah così, formalmente, però sì, formalmente…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Sì.
GIORGIO MOTTOLA Perché sono contro Papa Bergoglio, loro. Lo sa?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo so questi sono i giornalisti che parlano…
GIORGIO MOTTOLA No, no loro… Steve Bannon dice che il Papa difende ricchi ed è contro i poveri e che è espressione della élite globalista, dicono loro.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non l’ho trovato scritto questo.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E invece Bannon non perde occasione di attaccare pubblicamente Papa Bergoglio, definendolo espressione delle élite globaliste e difensore dei ricchi.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Ecco perché sono contro questo Papa. Dal punto di vista amministrativo sta prendendo una serie di terribili decisioni che porteranno alla distruzione della Chiesa Cattolica.
GIORGIO MOTTOLA Bergoglio è un pericolo per l’Europa?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Oh certo. Quando il Papa parla di aprire i confini, per noi è un vero problema.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Gli attacchi al Papa, farebbero parte di una strategia che Steve Bannon avrebbe condiviso anche con il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo una ricostruzione fatta dal sito Source Material e ripresa dal Guardian, nell’aprile del 2016 Bannon avrebbe suggerito a Salvini di attaccare il Papa e indicarlo pubblicamente come un nemico. Poco tempo dopo alla festa di Pontida Salvini si fa fotografare in posa con una t-shirt antiBergoglio e comincia ad attaccare quotidianamente il Pontefice.
MATTEO SALVINI – MINISTRO DELL’INTERNO - 18 SETTEMBRE 2016 Il mio Papa è Benedetto. Papa Benedetto sull’Islam e sulla convivenza tra i popoli aveva le idee molto chiare. Quelli che invitano gli Imam in Chiesa non mi piacciono.
GIORGIO MOTTOLA Sembra che voi abbiate una strategia per fare pressioni sulla Chiesa Cattolica e sostenere la fronda anti Bergoglio?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sia nella Chiesa Cattolica che in qualsiasi altro campo, noi puntiamo a sostenere coloro che credono nei nostri valori.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E in questa strategia un ruolo centrale ce l’ha proprio la Dignitatis Humanae: presidente dell’associazione è infatti il cardinale ultraconservatore Raymond Leo Burke capo della fronda interna anti Bergoglio. Nel direttivo siede anche Monsignor Walter Brandmüller che insieme a Burke ha denunciato la presenza di una lobby gay nella Santa Sede e non manca neanche Edwin O’Brien molto vicino a Donald Trump ed estremamente critico nei confronti del papato di Bergoglio.
GIORGIO MOTTOLA Cioè quindi non vi sta per niente simpatico Begoglio?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Allora, non voglio aggiungere alla narrativa che qui sarà la sede antibergogliana, perché non è vero.
GIORGIO MOTTOLA Qui è molto ben rappresentata la fronda antiBergoglio della chiesa cattolica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mia opinione è che il Papa parla troppo della politica anche della politica di sinistra che esclude anche i buoni cattolici di destra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Nonostante ciò, è proprio al Papa che l’associazione Dignitatis Humanae scrive nel 2015 per ottenere in concessione la Certosa di Trisulti. Ma nella missiva, firmata dal cardinal Raffaele Martino, non si fa alcun riferimento al progetto di una scuola di formazione sovranista. Anzi viene annunciato a Papa Bergoglio la volontà di promuovere il concetto di dignità umana e di costruire all’interno della Certosa una comunità religiosa animata da carisma francescano.
GIORGIO MOTTOLA Qui non si parla di sovranismo in questa lettera. Avete preso in giro il Papa?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No. Prima cosa non abbiamo preso in giro il Papa. Seconda cosa, il Papa non ha risposto a questa lettera, dunque anche se è una cosa diversa in questa lettera, non siamo obbligati. Io non mi sento costretto a seguire alla parola una cosa di una lettera che non ha ricevuto una risposta.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma la pressione sulle gerarchie vaticane sembra sortire il suo effetto. E infatti poco dopo arriva la lettera del vescovo di Anagni e Alatri, Lorenzo Loppa che dà la sua benedizione alla concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae. Nella lettera il vescovo garantisce che l’associazione può contare sul suo sostegno.
GIORGIO MOTTOLA Come mai lei ha sostenuto l’assegnazione della Certosa all’associazione di Steve Bannon?
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI È falso, non l’ho mai sostenuta, l’ho sempre combattuta.
GIORGIO MOTTOLA Beh, qui abbiamo una lettera che dice però esattamente il contrario.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera però…
GIORGIO MOTTOLA Se la firma è sua… lei parla proprio di sostegno.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera è prima che si rivelassero per quello che sono, prima che rivelassero le loro alleanze e le loro motivazioni. Siccome venivano da me sempre con il nome di un cardinale… e io che devo fare?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma c’è un’altra anomalia, forse la più preoccupante. Nella missiva a Papa Bergoglio, la Dignitatis Humanae, oltre a nascondere il progetto della scuola sovranista, chiede al pontefice di intervenire sull’allora ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Franceschini però, a noi, nega qualsiasi pressione.
GIORGIO MOTTOLA Chiedete al Papa di influenzare una decisione del ministro Franceschini.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, ma la Chiesa ha questa discrezione.
GIORGIO MOTTOLA Quindi ha la descrizione di dire al Ministro a chi dare l’Abbazia?
 BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Ah, beh questo non secondo le leggi italiane, mi sta dando una notizia.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ci sono i monumenti che passano da una congregazione a un’altra.
GIORGIO MOTTOLA Da una congregazione a un’altra, non a un’associazione privata, di cittadini privati.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che queste cose… non so se risalgono ai patti lateranensi, a un accordo storico fra la Chiesa e lo Stato italiano di questi beni.
GIORGIO MOTTOLA Ma le do una notizia: non siamo più uno Stato pontificio. C’è l’Italia e quindi ci sono delle leggi dello Stato italiano, non è che la Chiesa può dire a chi affidare un bene.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La storia è questa: per tutelare un bene pubblico, il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Gianluca Vacca, ha annunciato a Report di aver chiesto all’Avvocatura dello Stato di verificare se esistono i presupposti per ritirare la concessione all’associazione di Bannon. Il verdetto nelle prossime settimane; ve ne daremo conto. Questo dal punto di vista formale. Poi c’è l’altro sguardo. L’abbazia di Trisulti è stata per otto lunghi secoli un luogo di inclusione: sono arrivate centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo per promuovere un messaggio d’amore. Qui invece oggi è in mano a un’associazione che l’ha ottenuta innanzi tutto con un imbroglio, imbrogliando papa Francesco e hanno detto “veicoliamo lo spirito di san Francesco” che significa povertà e amore indistinto per tutte le creature. E qui invece vogliono formare una nuova classe politica basandosi sulle disuguaglianze, sulle differenze tra uomini, mascherandosi anche dietro un nome: Dignitatis Humanae, che evoca la dichiarazione del Concilio Vaticano di Paolo VI. Dignitatis. Ma dietro quel concetto là di dignitatis, c’era la tolleranza la libertà, e l’uguaglianza. Qui, dietro l’associazione di Bannon di quale dignità parliamo?
http://www.rai.it/dl/doc/1556705805925_americano_report.pdf

MANGIAFUOCO BANNON E IL GATTO E LA VOLPE DI MAIO-SALVINI


C'è anche Matteo Salvini nella lista annuale delle 100 persone più influenti al mondo secondo la classifica stilata dal settimanale americano Time. Big sponsor è Steve Bannon, guru dell'ultradestra con il suo The Movement ed ex stratega della campagna di Donald Trump, ora diventato ideologo dell'internazionale populista, grande ammiratore del modello organizzativo del campo di sterminio nazista di Auschwitz, definito, letteralmente, "una figata, ingegneria di precisione all'ennesima potenza, fatta da Mercedes, Kropp, Hugo Boss... un complesso industriale istituzionalizzato per eccidi di massa". 

A fare incontrare Bannon e Salvini è Federico Arata, figlio di Paolo Arata, fulcro dell'indagine in Sicilia che collega gli interessi di Vito Nicastri, presunto prestanome del boss Matteo Messina Denaro e il sottosegretario leghista Armando Siri. Federeco Arata è anche consigliere a Palazzo Chigi di Giancarlo Giorgetti, uomo forte della Lega. In seguito all'incontro tra Bannon e Matteo Salvini, quest'ultimo sarà il punto di riferimento italiano e non solo, del suo "The Movement".

L'inchiesta di Report sottolinea che sarebbe proprio Arata jr l'artefice del rapporto fra Bannon e Salvini, promotore del contatto, presente all'incontro. 

Secondo il portavoce di"The Movement", Mischael Modrikamen, "Steve Bannon ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l'attuale coalizione di governo", dopo il fallimento delle consultazioni di Carlo Cottarelli e mentre il Movimento 5 Stelle evocava l'impeachment per Mattarella. 

Adesso, però, a seguito delle raccomandazioni di Federico Arata, il riferimento di Bannon è Salvini, che Time, su presentazione dello stesso Bannon mette in copertina. 

"L'Italia - afferma Bannon - è al centro dell'universo grazie all'ascesa di Salvini. Grazie a ciò che Salvini significa per l'Europa e grazie a ciò che significa per il mondo".

Report triangola i rapporti Bannon, Arata, Lega, ponendo un dubbio a chi sa decodificare.

E se Siri sia stato solo una rotella di un meccanismo più alto e del triangolo tra la Lega e gli Arata, trait d'union con Bannon, per la rivoluzione sovranista internazionale?

Marroni, che certamente sa leggere specialmente in casa Lega, infatti, sottolinea molto soft, il ruolo di Giorgetti, uomo forte e uomo nero della Lega che parla col "Diavolo" dei poteri forti ... per un nuovo ordine mondiale? 


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2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO


2017 2 OTTOBRE TRATTO  DALL'ESPRESSO  L’attuale leader della Lega e Bobo Maroni hanno utilizzato una parte dei 49 milioni di euro frutto della truffa orchestrata dal Senatur e dall’ex tesoriere. Lo dimostrano le carte del partito tra la fine del 2011 e il 2014 che abbiamo consultato

Cinque anni fa, quando tutto ebbe inizio, Umberto Bossi usò un’immagine biblica per spiegare il suo intento. «Ho fatto come Salomone: non ho voluto tagliare a metà il bambino», disse mentre si apprestava a lasciare le redini del partito a Roberto Maroni.


Erano i giorni in cui i giornali pubblicavano le prime notizie sullo scandalo dei rimborsi elettorali leghisti, quelli incassati gonfiando i bilanci e usati per pagare le spese personali del Capo e della sua famiglia, come la laurea in Albania del figlio Renzo o le multe del primogenito Riccardo.

Il senso della metafora bossiana era chiaro: piuttosto di dividere la Lega tra chi sta con me e chi contro di me, il Senatùr si diceva pronto a lasciare pacificamente il potere al suo storico rivale. Da allora in poi l’intento di chi è succeduto a Bossi, prima Maroni e oggi Salvini, è sempre stato quello di differenziarsi, di creare compartimenti stagni tra il partito dell’Umberto e quello di oggi, tanto che all’ultimo raduno di Pontida al fondatore non è stato nemmeno concesso il tradizionale discorso dal palco.



Gli immigrati al posto dei meridionali, il nazionalismo in sostituzione del secessionismo. Pure un nuovo marchio, Noi con Salvini, dotato di satelliti sparsi dal Centro al Sud e rappresentato da personaggi della destra, come in Calabria, o vecchi democristiani votati all’autonomia, come in Sicilia. Nuovi volti (per modo di dire) e nuovi ideali sostenuti con forza proporzionale all’incedere delle inchieste giudiziarie sui fondi elettorali.


Se è vero che negli ultimi anni molto è in effetti cambiato all’interno del Carroccio, c’è qualcosa che è rimasto segretamente invariato. Roberto Maroni preferisce non dirlo, Matteo Salvini lo nega categoricamente. Insomma, gli eredi del Senatùr sostengono di non aver visto un euro di quegli oltre 48 milioni rubati da Bossi e Belsito. «Sono soldi che non ho mai visto», ha scandito di recente l’attuale segretario federale commentando la decisione del Tribunale di Genova di sequestrare i conti correnti del partito dopo la condanna per truffa di Bossi.

I documenti ottenuti da L’Espresso dimostrano però che esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori. Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati.

Per scoprire i retroscena di questo intrigo padano bisogna tornare al 5 aprile del 2012. E tenere a mente le date. Quel giorno, a poche ore dalla perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio, a Milano, Bossi si dimette da segretario del partito. È la prima scossa del terremoto che sconvolgerà gli equilibri interni alla Lega.


A metà maggio diversi giornali scrivono che a essere indagato non è solo il tesoriere Francesco Belsito, ma anche il Senatùr. Il reato ipotizzato è quello di truffa ai danni dello Stato in relazione ai rimborsi elettorali. Il primo di luglio Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’attuale governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. È il rimborso che spetta alla Lega per le elezioni politiche del 2008, quelle vinte da Berlusconi contro Veltroni. Il primo di una lunga serie. Da qui in poi a Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento.


A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo avrà così ricevuto 12,9 milioni di euro. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato.

Che cosa cambia quando Salvini subentra a Maroni? Niente, se non le cifre. A metà dicembre del 2013 Matteo viene eletto segretario del partito. L’inchiesta sui rimborsi elettorali intanto va avanti, e a giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio: i magistrati chiedono il processo per Bossi. Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, Salvini incassa 820mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010. Perché allora il segretario della Lega e aspirante candidato premier per il centro-destra continua a sostenere che lui quei soldi non li ha mai visti? E se li ha visti, come poteva non sapere che erano frutto di truffa?

Due mesi dopo aver incassato gli oltre 800 mila euro, Salvini e la Lega si costituiscono infatti parte civile contro i compagni di partito. Si sentono vittime di un imbroglio, di una truffa che ha sfregiato il vessillo padano. E vogliono essere risarciti. La nuova dirigenza è dunque consapevole della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre, solo venti giorni dopo l’annuncio di costituirsi parte civile, Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010.

La sostanza però non cambia. Sono denari ottenuti con la rendicontazione gonfiata firmata da Belsito. Fatto di cui a quel punto è dichiaratamente convinto anche Salvini. Il quale, due giorni dopo l’ultimo prelievo, riceve persino una lettera dallo storico avvocato di Bossi, Matteo Brigandì. «Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato», si legge nella missiva con la quale la vecchia guardia lancia un messaggio chiaro al nuovo gruppo dirigente: voi ci accusate di aver rubato quattrini, allora sappiate che i soldi che avete in cassa sono il profitto della truffa, e usarli vuol dire diventare complici del reato.


Il denaro, più che l’ideologia, è dunque il collante tra l’epoca di Bossi, l’interregno di Maroni e il presente firmato Salvini. Le tre età del partito della Padania intrecciate attorno a una vicenda che tutti vogliono dimenticare in fretta. Talmente in fretta da ritirare persino la costituzione di parte civile davanti al giudice.


Già, perché solo un mese dopo essersi dichiarato vittima della truffa targata Bossi-Belsito, Salvini fa marcia indietro. Come a dire: chiudiamola qua, scordiamoci il passato e andiamo avanti. Una scelta travagliata, non da tutti condivisa. All’interno della Lega, infatti, nei primi mesi del 2014, c’era chi voleva mostrare pubblicamente la rottura col passato. Altri, invece, parteggiavano per la politica della rimozione. In questo contesto matura l’accordo di conciliazione”con l’avvocato di Bossi, nel quale la Lega rinuncia a costituirsi parte civile. A un patto però: il legale di fiducia del Senatùr avrebbe dovuto accantonare ogni pretesa di denaro che il partito gli doveva, circa 6 milioni di euro. Infine, a Bossi sarebbe andato un lauto vitalizio.

Tutto risolto, dunque? Macché. Salvini e Maroni vengono meno al patto. E danno mandato all’avvocato Domenico Aiello, legale del governatore lombardo, di procedere con la costituzione di parte civile. Uno smacco al vecchio amico Bossi, a cui poco dopo segue un altro colpo di scena. A novembre durante l’udienza preliminare contro B&B, Aiello ritira l’atto di costituzione. In pratica la Lega non chiede più i danni per la truffa. Un’idea di Salvini, motivazione ufficiale: «Non abbiamo né tempo né soldi per cercare di recuperare soldi che certa gente non ha», spiegò l’europarlamentare appena eletto segretario del Carroccio. Una mossa che sorprese persino il governatore della Lombardia, Maroni, che con Aiello aveva fatto il possibile per chiedere i danni agli imputati leghisti.

La sensazione di chi il partito lo frequenta da venti e passa anni è che sia stata una ritirata strategica, per rappacificare le opposte fazioni ed evitare rivelazioni scomode. Soprattutto in merito ai soldi lasciati in cassa da Bossi, quelli finiti al centro delle inchieste di tre procure.


I bilanci della Lega raccontano, infatti, meglio di qualsiasi dichiarazione politica che cosa è successo in questi anni ai soldi dei Lumbard, o meglio di tutti i contribuenti italiani. Il primo dato evidente è che le cose andavano molto meglio, almeno dal punto di vista finanziario, quando sulla plancia di comando c’era Bossi. Con lui al vertice i bilanci degli ultimi anni si sono infatti chiusi sempre in positivo. Le cose cambiano nel 2012, quando arriva Maroni: per la prima volta la Lega chiude i conti in rosso, con una perdita di 10,7 milioni di euro. L’anno seguente, il primo interamente firmato da Bobo, le cose vanno persino peggio: il bilancio evidenzia una perdita di 14,4 milioni. Colpa della diminuzione dei rimborsi elettorali e del calo delle donazioni private, si legge nei resoconti padani. Ma non è solo questo.


Nonostante i dipendenti diminuiscano, i costi sostenuti dalla Lega aumentano. In particolare alcune voci, come quella denominata “spese legali”, per cui il partito arriva a sborsare oltre 4,3 milioni di euro tra il 2012 e il 2014. Un bella somma, oltretutto senza neppure essersi costituita parte civile nel processo contro Bossi e Belsito.

Com’è possibile allora aver speso tutti quei soldi in avvocati? I bilanci non lo spiegano, ma un documento ottenuto da L’Espresso aiuta a capire meglio come sono andate le cose. È un contratto datato 18 aprile 2012. Bossi si è dimesso da due settimane e il Carroccio è retto dal triumvirato Maroni-Dal Lago-Calderoli. Sono loro ad affidare la consulenza legale allo studio Ab di Domenico Aiello, già avvocato personale di Maroni e in ottimi rapporti con il magistrato milanese che sta seguendo l’inchiesta, Alfredo Robledo. Nel contratto si specifica che la consulenza riguarderà proprio i procedimenti penali che coinvolgono Bossi e i rimborsi truccati. Si tratta delle indagini in corso a Milano, Napoli, Genova e Reggio Calabria, ciascuna segnalata con il relativo numero di fascicolo.

Un lavoro ben pagato: per Aiello la tariffa sarà di 450 euro all’ora, costo che sale a oltre 650 euro se si aggiungono - come da prassi - spese generali, contributi previdenziali e imposte. Insomma non male per l’avvocato calabrese che, qualche anno dopo, Maroni piazzerà nel consiglio d’amministrazione di Expo, mentre la moglie, Anna Tavano, finirà per un periodo in Infrastrutture Lombarde, società controllata direttamente dalla Regione.

Va detto che Aiello, così come la moglie, ha un curriculum di tutto rispetto. Tra i suoi clienti più celebri, oltre a Bobo Maroni spicca l’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. Poi ci sono gli incarichi negli organismi di vigilanza: Consip, Siemens, Conbipel, Veolia e la Sparkasse di Bolzano. In quest’ultima banca il presidente del Consiglio di amministrazione si chiama Gerhard Brandstätter. Brillante avvocato del Sudtirolo, che con Aiello, nel 2011, ha fondato lo studio associato AB, lo stesso scelto dalla Lega.

Con Maroni traghettatore, le camice verdi apriranno anche un conto “easy business” e un conto deposito presso la banca altoatesina, depositando in totale qualche milioncino. È il periodo in cui si tentava di mettere al sicuro il patrimonio del partito, dalle cordate bossiane e forse anche dai giudici. Matura così l’idea, poi tramontata, di creare un trust in Sparkasse per blindare quasi 20 milioni.

I bilanci non confermano solo questo. Spiegano anche perché oggi i conti del partito sono a secco. E quale la strategia scelta per evitare il sequestro effettivo dei soldi. Nel 2015, quando è Salvini a comandare, la ricchezza della Lega cala, infatti, vistosamente. Il patrimonio netto passa da 13,1 milioni dell’anno precedente a 6,7 milioni. Il motivo è spiegato chiaramente nella relazione sulla gestione finanziaria: i soldi del partito sono stati trasferiti alle sezioni locali, 13 in tutto, dotate nel frattempo di codici fiscali autonomi.

È così ad esempio che due giorni prima di Natale la sezione Lombardia, fino ad allora sprovvista di risorse finanziarie, diventa titolare di un patrimonio da 2,9 milioni di euro. Custoditi per lo più su conti correnti bancari e postali. Una partita di giro, insomma. Il risultato? Al termine del 2016 la Lega aveva una disponibilità liquida di soli 165mila euro, mentre le sue 13 sezioni locali messe insieme registravano somme per 4,3 milioni. La nuova architettura finanziaria non ha però impedito ai magistrati di sequestrare le ricchezze del Carroccio. Come ha dichiarato lo stesso Salvini, al momento non è stato bloccato il conto corrente della Lega nazionale, ma quelli delle sezioni locali. «Un punto su cui daremo battaglia in sede legale», assicura una fonte del Carroccio che non vuole essere nominata.

C’è però ancora una questione da risolvere. Il tribunale di Genova, nei giorni scorsi, ha deciso di bloccare il sequestro. I giudici hanno annunciato di aver congelato poco meno di 2 milioni. Eppure, come detto, alla fine dell’anno scorso sui conti della Lega c’erano 4,3 milioni. Mancano dunque all’appello oltre 2 milioni. Possibile che la Lega li abbia spesi in questo 2017. O anche che siano stati trasferiti su altri conti. Un’ipotesi, questa, impossibile da verificare. Perché “Noi con Salvini”, il movimento creato tre anni fa dal nuovo leader del Carroccio per conquistare il Centro-Sud, non ha mai pubblicato un bilancio.

Dubbi e interrogativi sollevati dai nemici interni del leader in felpa. Salvini potrà dire che a lui certe questioni “politichesi” non interessano e che preferisce parlare di immigrazione, euro, lavoro. Ma all’interno del suo partito i bossiani non dimenticano. E i mal di pancia iniziano a diventare veri e propri tumulti silenziosi. Pare che siano persino pronti a muoversi autonomamente per le prossime elezioni politiche. Una forza che ruberebbe al Capitano il 2-3 per cento.

Del resto non è facile disfarsi del Senatur, fu il primo a dare avvio a una tipica usanza leghista: scaricare i compagni di partito che osavano mettere in dubbio la sua autorità. Bossi fece così con l’ideologo della secessione Gianfranco Miglio. Con la stessa moneta lo hanno ripagato Maroni e Salvini. E ora sotto a chi tocca.





ARATA, BANNON STEVE, BENJAMIN HARNWELL, BOSSI UMBERTO,  Dignitatis Humanae, GIORGIO MOTTOLA, LEGA, MARONI,MASSONERIA, MISCHAËL MODRIKAMEN,  Salvini, SIGFRIDO RANUCCI,BELSITO FRANCESCO,PONTIDA,,MIGLIO GIANFRANCO,


2019 10 GIUGNO DALLA TRASMISSIONE REPORT I COMERCIALISTI DELLA LEGA A CURA DI LUCA CHIANCA
Collaborazione di Alessia Marzi



Per sapere chi gestisce la cassa della Lega di Salvini Premier bisogna andare a Bergamo, in un immobile dove il partito ha trasferito la sede di alcune società e associazioni gestite da tre professionisti: Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, rispettivamente i revisori contabili dei gruppo alla Camera e al Senato. Ed è in questo studio di Bergamo che a dicembre scorso i magistrati della procura di Genova, hanno sequestrato decine di carte di alcune società. L'ipotesi è che potrebbero essere state utilizzate per portare all'estero parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti e rendicontati con irregolarità. Ma seguendo le tracce dei commercialisti di Bergamo siamo finiti a Milano in un altro studio di commercialisti dove Matteo Salvini ha fatto registrare, per un breve periodo, la sede del suo nuovo partito e dove abbiamo trovato un altro commercialista con interessi nella Lombardia Film Commission, guidata fino allo scorso anno da Alberto Di Rubba, che ha comprato un fabbricato da 800mila euro. Seguendo chi ha incassato buona parte dei soldi pubblici della Lombardia Film Commission, Report è finito con il tornare da dove era partito, nelle valli bergamasche, e più esattamente proprio nel paese di Di Rubba.







2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO
Di Giorgio Mottola Collaborazione Alessia Cerantola – Elisa Bruno – Lorenzo Di Pietro
Immagini Alessandro Nucci Montaggio Giorgio Vallati
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Cosa c’entra Steve Bannon con i nostri vice premier Salvini e Di Maio. Bannon è stato lo stratega, era dietro la campagna elettorale di Trump, è quello che ha contribuito alla sua vittoria. Ha curato la strategia della comunicazione e gli ha consentito di incassare anche i voti dell’estrema destra. Ora da un po’ di tempo ha gettato lo sguardo sull’Europa e anche sul nostro paese. Ha istituito una scuola di formazione in un’abbazia del 1200. Però ha messo il suo movimento, The Movement, nel cuore dell’Europa. La sede è a Bruxelles e il suo portavoce ha rilasciato un’intervista esclusiva al nostro Giorgio Mottola e ha rivelato un particolare inedito: Bannon avrebbe avuto un ruolo nella formazione del nostro governo. E non solo su quello.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quando Donald Trump vinse le presidenziali nel 2016, buona parte del merito fu attribuito a quest’uomo rimasto fino ad allora nell’ombra: Steve Bannon. A Trump ha consigliato la strategia politica ed elettorale e soprattutto gli ha fatto conquistare il consenso dell’estrema destra americana. Ma alla Casa Bianca Steve Bannon ci è resistito davvero poco. Ha collezionato una gaffe dopo l’altra, a colpi di dichiarazioni sempre più razziste, che hanno messo in imbarazzo persino Donald Trump.
DONALD TRUMP – PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA Bannon mi piace, è una brava persona. Non è un razzista, ve lo garantisco. È davvero una brava persona, solo che la stampa lo tratta molto male.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Qualche giorno dopo Trump lo ha licenziato dalla Casa Bianca con un tweet, liquidandolo come “lo Sciatto Steve”.
DA THE BRINK DI ALISON KLAYMAN STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Siamo andati ad Atene, poi a Gerusalemme, Roma, Varsavia? No, Varsavia no. Aushwitz; Birkenau. Cazzo, Auschwitz ! Dio mio: è ingegneria di precisione all’ennesima potenza, fatta da Mercedes, Kropp, Hugo Boss. È un complesso industriale istituzionalizzato per eccidi di massa.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO In Europa Steve Bannon ha fondato una propria associazione; si chiama The Movement e ha sede in questo sobborgo del sud di Bruxelles. Questa villa è il quartier generale del network europeo di Steve Bannon. Coordinatore e portavoce di The Movement è Mischaël Modrikamen, avvocato e leader di un partito belga di estrema destra.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Steve Bannon dice spesso che la prima volta che ci siamo incontrati lui riusciva a finire le mie frasi e io le sue. Ed è vero!
GIORGIO MOTTOLA Come due amanti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Lo dovresti chiedere a lui!
GIORGIO MOTTOLA Che cos’è the Movement? È un partito, un network, un gruppo di lobbisti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Noi siamo nel mezzo di una guerra, che non è solo politica perché riguarda l’anima della nostra civiltà. Noi abbiamo un’immigrazione straripante. Qui ad esempio siamo a Bruxelles, capitale d’Europa e del Belgio. Tra cinque o sei anni avremo una maggioranza arabo-mussulmana. Il movimento serve a bloccare tutto questo. È come un club che serve a mettere insieme tutti i sovranisti, metterli in contatto, non farli sentire soli.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Per questo Bannon ha incontrato più volte la leader del Front National Marine Le Pen, il primo ministro ungherese Viktor Orban ed esponenti del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland. Ma Bannon sembra particolarmente concentrato sull’Italia.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Per noi è un modello perché avete questo governo che mette insieme populismo di destra e di sinistra. I 5 stelle sono un animale strano, non è esattamente un partito di sinistra, ma ha idee di sinistre. Ma alla fine sono riusciti a trovare un accordo con la Lega.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio nella genesi del governo gialloverde, un ruolo importante lo avrebbe avuto anche Steve Bannon. Il 28 maggio del 2018, il presidente della Repubblica affida l’incarico di formare il Governo a Carlo Cottarelli, dopo il fallimento delle trattative tra Lega e 5 stelle. Lo stesso giorno Steve Bannon è a Roma e lancia un attacco al capo dello Stato Mattarella con una durezza che non ha precedenti.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Hanno l’audacia di piazzare al governo un altro tecnocrate del Fondo Monetario Internazionale. Da quanto tempo non avete un governo eletto dalla gente? Dal 2011? Tutto questo è disgustoso.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Mentre l’americano Steve Bannon denunciava le ingerenze straniere nelle decisioni del capo dello Stato, il portavoce di The Movement ci rivela un retroscena inedito che risale proprio ai giorni della formazione del governo gialloverde.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Questo non è un particolare noto all’opinione pubblica, ma Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l’attuale coalizione di governo. Ha detto loro: “Dovreste provare a farla questa alleanza populista”.
GIORGIO MOTTOLA Nei giorni precedenti alla nascita del governo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ha incontrato Di Maio e Salvini?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, certo. E alla fine entrambi sono riusciti a fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E dopo aver avuto un ruolo nella nascita del governo gialloverde, Steve Bannon ha iniziato a incontrare regolarmente anche altri capi di partito italiani come Giorgia Meloni. Alla festa di Atreju ha offerto pubblicamente il suo aiuto e il suo sostegno in vista delle elezioni europee.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Io vi posso aiutare, focalizzandoci sulle prossime europee per vincerle. Vi possiamo fornire e far realizzare sondaggi, analisi di big data, preparare cabine di regia. Tutto quello di cui si ha bisogno per vincere le elezioni. Vi aiutiamo in modo gratuito!
GIORGIO MOTTOLA State finanziando qualche partito italiano?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No, no, no. Ci sentiamo molto vicini a Salvini, ma anche Giorgia Meloni fa parte di The Movement. Sono nostri alleati, li sosteniamo.
GIORGIO MOTTOLA In che modo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Li sosteniamo politicamente.
GIORGIO MOTTOLA Gli organizzate strategie o gli pagate sondaggi?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No affatto, affatto.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma le affermazioni di Modrikamen sembrano in contraddizione con quanto accade nella trasferta di Bannon in Italia dello scorso 7 settembre: nel viaggio in auto verso il Viminale, si trova con un emissario della Lega, Federico Arata, figlio di Paolo: colui che secondo la procura di Palermo sarebbe socio occulto del re dell’eolico, Vito Nicastri, presunto prestanome di Matteo Messina Denaro. Paola Arata è accusato di aver pagato al sottosegretario leghista Armando Siri una mazzetta da 30mila euro per inserire un emendamento a favore dell’eolico. Ed è proprio con il figlio Federico che Bannon parla di strategie elettorali.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Intendiamo fornire inchieste, analisi di dati, messaggi dal centro di comando.
FEDERICO ARATA È l’idea che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia. E poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare. “Pianificare” è la parola chiave… la vittoria per le elezioni europee.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Queste immagini che avete appena visto fanno parte del documentario “The Brink” di Alison Klayman, che Report vi mostra in esclusiva per l'Italia. Dimostrerebbero che Arata è il vero artefice dei rapporti tra Bannon e la Lega.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sono Mischaël, dal Belgio. Sono di The Movement. MATTEO SALVINI Piacere.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio il leader leghista è stato incoronato da Bannon come leader del suo progetto europeo.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA L’Italia è al centro dell’universo grazie all’ascesa di Salvini. Grazie a ciò che Salvini significa per l’Europa e grazie a ciò che significa per il mondo. Lo si capisce, ad esempio, in Brasile, dove il Capitano Bolsonaro ha vinto le elezioni facendo una campagna elettorale modellata su quella di Salvini.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO A sentire Bannon ha investito su Salvini quale leader del suo progetto europeo. Quando viene a Roma e viene scortato al Viminale, in macchina parla con un emissario della Lega, Federico Arata, che è un giovane collaboratore della Presidenza del Consiglio incaricato da Giorgetti, ma è anche il figlio di Paolo Arata, di quell’imprenditore che è accusato dai magistrati di essere il socio occulto del prestanome di Matteo Messina Denaro. Federico Arata però è immacolato, lo diciamo subito, ha esperienze in istituti bancari, è manager di una società di informatica con sede in Svizzera, non è un politico, tuttavia elegge Bannon quale stratega della campagna elettorale della Lega. Dovrà trasformare la Lega nel primo partito italiano e fargli vincere le elezioni europee. A che titolo lo fa? E Bannon da parte sua, da americano, era entrato a gamba tesa in maniera inopportuna sulle decisioni del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ha detto che metterà a disposizione dei sondaggi, dati e analisi dalla sua cabina di regia. Di quali dati parla? È importante saperlo, perché Bannon è stato vicepresidente e fondatore della Cambridge Analytica, cioè di quella società che ha violato 50 milioni di profili Facebook. Secondo un suo dipendente, Christopher Wylie, che è quello che ha denunciato lo scandalo, Bannon avrebbe autorizzato lo "spionaggio". Cambridge Analytica avrebbe analizzato i profili singolarmente e avrebbe veicolato la dottrina di Bannon e avrebbe mandato dei messaggi ad hoc, personalizzati per ogni utente, condizionando prima le primarie, poi le presidenziali americane e anche la Brexit. Ora Bannon getta il suo sguardo qui in Italia: vuole formare la nuova classe politica, vuole formare gli angeli del cambiamento, così li chiama. E da New York si è spostato in Ciociaria. Attraverso un’associazione privata, la Dignitatis Humanae, gestisce un’abbazia splendida del 1200 che era dei frati Certosini. L’ordine più rigoroso e inaccessibile degli ordini della storia. E il guardiano in questo momento è Harnwell, che non è un abate, ma un ex portaborse.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed è così che Steve Bannon ha spostato la sua roccaforte dalla Trump Tower di New York in Ciociaria. L’ex stratega di Donald Trump ha infatti scelto di costruire il suo fortino sovranista a Collepardo, in provincia di Frosinone, dentro questa magnifica abbazia del 1200: la Certosa di Trisulti. Per otto secoli ci hanno vissuto i frati certosini, oggi nel monastero ci vive soltanto lui.
GIORGIO MOTTOLA E come ci si sente ad essere il custode di un’abbazia del 1200?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Impaurito.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il suo nome è Benjamin Harnwell: non è un frate certosino ed è molto più di un custode. Qualche mese fa il ministero dei Beni Culturali gli ha affidato in concessione l’intero monastero. Sarà dunque il padrone di casa della Certosa di Trisulti per i prossimi 19 anni.
GIORGIO MOTTOLA Dall’accento non sembra di Frosinone?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA E come è finito qui a Trisulti?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE È una lunga storia: io lasciato l’Inghilterra nel 2006 per lavorare a Bruxelles e poi mi sono trasferito in Italia nel 2010.
GIORGIO MOTTOLA Di cosa si occupava a Bruxelles?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io ero capufficio di un deputato inglese.
GIORGIO MOTTOLA Di che partito è?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Conservatore.
GIORGIO MOTTOLA Lei è un tory insomma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Adesso sono un po’ più di destra dei Tory.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO
Ecco perché Benjamin Harnwell è diventato il braccio destro di Steve Bannon in Italia. Qui ha fondato un’associazione, la Dignitatis Humanae Institute, incubatore e gran cassa di teorie ultraconservatrici. E nell’abbazia, Harnwell crede di aver trovato affreschi che richiamano le sue idee.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Per me questa allegoria è un, anche se è molto prima, è una lezione contro le ideologie socialistiche, contro il comunismo. Perché con il comunismo, il socialismo, si tenta di raddrizzare una cosa che esiste nella natura, cioè nella natura umana.
GIORGIO MOTTOLA La diseguaglianza è naturale?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Bravo, sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Quindi i comunisti sono contro natura in qualche modo?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, certo, secondo me in ogni modo.
GIORGIO MOTTOLA Sono come gli omosessuali quindi? Eh, questa è una domanda difficile.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Eh.
GIORGIO MOTTOLA La domanda è: sono contro natura o no gli omosessuali?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Gli atti omosessuali sono disordinati. GIORGIO MOTTOLA Sono disordinati, quindi sono contro natura? BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. GIORGIO MOTTOLA Sono contro l’ordine della natura. GIORGIO MOTTOLA Sì. STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Lasciate pure che vi chiamino razzisti, lasciate che vi chiamino xenofobi, lasciate che vi chiamino nativisti. Fatene una medaglia d’onore.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La nuova visione del mondo di Steve Bannon verrà divulgata proprio a partire dall’abbazia di Trisulti. Secondo il progetto della Dignitatis Humanae Institute, la Certosa sarà trasformata in una Scuola internazionale di sovranismo.
GIORGIO MOTTOLA Quante iscrizioni vi sono arrivate?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Mille richieste.
GIORGIO MOTTOLA Mille richieste?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì e non abbiamo pubblicizzato ancora. Io e Steve Bannon stiamo solo facendo le interviste.
GIORGIO MOTTOLA L’obiettivo di questa scuola è creare tanti piccoli Salvini, tante piccole Le Pen?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il più, il meglio.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quindi dalla certosa e dalla Ciociaria potrebbe partire la riscossa dell’internazionale sovranista di Steve Bannon. Ma come la prenderanno a Collepardo, comune di appena mille anime, quando vedranno calare nel loro paesello i sovranisti di tutta Europa?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Vogliamo verificare se ci sia l’aspetto commerciale e turistico e la ricaduta sul nostro territorio.
GIORGIO MOTTOLA Insomma voi puntate all’incasso. Più che questioni ideologiche puntate un po’ all’incasso.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Andiamo alla sostanza.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’associazione di Bannon dovrebbe versare al Ministero dei Beni culturali, per la concessione della Certosa, un canone di 100mila euro all’anno, da pagare in ristrutturazioni dell’abbazia e altri 80mila in tasse comunali.
GIORGIO MOTTOLA Ma ha capito chi è che ci li mette questi soldi?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Questo lo vorremmo capire anche noi.
GIORGIO MOTTOLA Ma ad Harnwell ha chiesto: “Ma dove prendi i soldi”?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì.
GIORGIO MOTTOLA E che ha risposto?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Ha detto: “Ci penseranno gli zii d’America”.
GIORGIO MOTTOLA Chi è che sta finanziando l’associazione e che finanzierà la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE I nostri benefattori sono persone private.
GIORGIO MOTTOLA Avete una concessione statale, forse sarebbe il caso che diceste a tutti noi da dove vengono quei soldi.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Vi ripeto che sono persone private e hanno diritto alla privacy.
GIORGIO MOTTOLA Steve Bannon sta finanziando la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io posso nominarlo perché lui ha già parlato nella stampa di essere un benefattore.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Al momento per l’abbazia non è stato pagato nemmeno un euro dall’associazione. E per questo non resta che chiedere spiegazioni all’unico zio d’America al momento noto.
GIORGIO MOTTOLA Ma chi sta finanziando la concessione per la Certosa di Trisulti?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Te lo dico, sono io!
GIORGIO MOTTOLA Lei sta finanziando?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Oh, certo.
GIORGIO MOTTOLA Con quali soldi?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sì.
GIORGIO MOTTOLA Lei deve essere davvero ricco visto che costa molto costosa: 100mila euro all’anno.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sono un multimilionario. G
IORGIO MOTTOLA Perché non ci dice dove ha preso i soldi?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Sulla provenienza dei finanziamenti, Harnwell e Steve Bannon sono reticenti. Anche le carte presentate al ministero dei Beni Culturali per ottenere la concessione della Certosa sono infatti carenti di informazioni fondamentali.
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Ci troviamo di fronte a uno stato che affida una grandissima e importantissima struttura per un termine lunghissimo senza disporre neppure di una fideiussione, di una polizza fideiussoria, di una dichiarazione, di una garanzia di terzi che attesti l’effettiva realizzazione del progetto.
GIORGIO MOTTOLA Non aveva garanzie finanziarie l’associazione?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Fondamentalmente no: ci viene data soltanto una dichiarazione di asseverazione di un istituto, non so neppure se sia di carattere bancario oppure no, di Gibilterra, nella quale si assevera la coerenza del piano economico.
GIORGIO MOTTOLA E che vuol dire?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA La coerenza del piano economico non vuol dire che si garantisce la buona esecuzione del contratto, è un mondo a parte. Non abbiamo le garanzie della buona esecuzione del contratto. Perché ci viene detto che il piano economico è coerente.
GIORGIO MOTTOLA L’unico documento che ci assicura la solvibilità di questa associazione è questo? Una banca di Gibilterra?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Una banca di Gibilterra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La lettera che certificherebbe i conti è firmata dalla sede di Gibilterra della Jyske Bank, una banca danese, che dopo una serie di scandali finanziari legati al mancato rispetto delle norme anti riciclaggio e all’evasione fiscale poche settimane fa ha deciso di liberarsi proprio del suo ramo gibilterrino. La lettera della Jyske Bank è l’unica garanzia della tenuta finanziaria dell’associazione di Bannon, presentata al ministero dei beni culturali.
GIORGIO MOTTOLA Come mai una banca che ha sede a Gibilterra ha asseverato le vostre attività? Perché tra tante banche proprio una di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché questa banca…
GIORGIO MOTTOLA Gibilterra è un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa, quindi come mai proprio una banca di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché aveva un buon rapporto con questa banca.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma ci sono anche altre anomalie nella pratica per il rilascio della concessione dell’abbazia di Trisulti. Per partecipare al bando del Ministero dei Beni Culturali, chiuso il 16 gennaio del 2017, servivano infatti requisiti ben precisi.
GIORGIO MOTTOLA La Dignitatis Humanae Institute aveva i requisiti per poter avere la concessione dell’abbazia di Trisulti?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Non aveva i requisiti: requisito formale era quello di avere la personalità giuridica.
GIORGIO MOTTOLA E ce l’aveva questa personalità giuridica?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questa personalità giuridica non ce l’aveva. L’ha acquisita successivamente, ma l’ha acquisita, tra l’altro, con uno scopo esclusivamente religioso e non culturale.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Avere la personalità giuridica significa essere un’associazione riconosciuta. Bisogna presentare una richiesta alla Prefettura e attendere il riconoscimento. La Dignitatis Humanae ha dichiarato al Ministero di essere in possesso di questo requisito dalla fine del 2016, ma dalle carte della Prefettura questo non risulta. All’associazione di Bannon e Harnwell viene infatti riconosciuta la personalità giuridica solo il 20 giugno del 2017. Vale a dire oltre sei mesi dopo la scadenza del bando.
GIORGIO MOTTOLA La Prefettura ci dice che la personalità giuridica l’avete acquista il 20 giugno del 2017. Quindi quando voi avete partecipato al bando in realtà non avevate la personalità giuridica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok.
GIORGIO MOTTOLA Quindi non avevate diritto a partecipare a questo bando.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che non avevamo diritto di firmare la concessione del bando.
GIORGIO MOTTOLA No: secondo il bando era necessaria la personalità giuridica, ma non ce l’avevate.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok, controllerò e poi le faccio sapere.
GIORGIO MOTTOLA Questa sarebbe una cosa molto grave che rischia di annullare il bando, se ne rende conto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io controllo, ma non penso, no.
GIORGIO MOTTOLA Ma mi scusi, la personalità giuridica non è il requisito base per partecipare a questi bandi?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Era fondamentale avere questa personalità giuridica. Dal punto di vista formale era essenziale.
GIORGIO MOTTOLA Com’è possibile che il Ministero non se ne sia accorto e abbia dato in concessione l’abbazia?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questo è un mistero che non sono in grado di chiarire.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Un altro mistero, ci mancava. Tutto ruota intorno all’associazione Dignitatis Humanae che fa riferimento a Bannon, che è nel direttivo, ma il patrono fondatore è stato Rocco Buttiglione, che a noi ha confessato però di aver preso subito le distanze dalla dottrina di Bannon. Tuttavia nel frattempo l’associazione si è portata a casa la gestione, la concessione per 19 anni dell’abbazia del 1200, e secondo noi con qualche anomalia nei requisiti: mancava la personalità giuridica riconosciuta, mancherebbero anche secondo noi, comunque sono debole le garanzie bancarie, finanziarie: non c’erano le fideiussioni, c’è solo una lettera che viene da una banca offshore che dice che è coerente il progetto dal punto di vista economico. Però Harnwell dice non vi preoccupate perché tanto pagano gli zii d’America. Sì, ma quali. L’unico miliardario che conosciamo è Bannon, che però fino adesso non ha sganciato un euro, né per i 100mila euro di affitto da pagare, né per le ristrutturazioni, né per pagare le tasse, 80mila euro che dovrebbe al Comune. Ed è anche in trattative per cercare di spendere un po’ meno, ha un po’ il braccino corto il miliardario. E poi tra i requisiti richiesti ce ne sarebbe anche un altro: di dimostrare di aver gestito nei cinque anni precedenti un altro bene culturale. E qui l’associazione, la Dignitatis ce l’aveva questo requisito? Insomma qui la narrativa cambia passo. Emerge un conflitto tutto interno alla chiesa. È stato anche preso per il naso papa Francesco. E abati e vescovi hanno anche violato lo spirito dell’ottavo comandamento: che vieta di dare una falsa rappresentazione della realtà agli altri.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il bene culturale che la Dignitatis Humanae dichiara di aver gestito è “Il Piccolo Museo di San Nicola”, che si troverebbe sempre nel Comune di Collepardo a pochi passi dalla certosa di Trisulti dentro a questa antica chiesa.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Il Museo non è mai esistito, tant’è che il Comune non ha mai rilasciato nessuna autorizzazione né tantomeno è arrivata una richiesta in tal senso.
GIORGIO MOTTOLA Lei è il primo cittadino di Collepardo e di questo museo non ha mai sentito parlare fino a questo momento, praticamente.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì, sì, questo lo posso affermare che è così.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed eccolo il museo che l’associazione di Bannon e Harnwell sostiene di aver gestito. L’interno della vecchia chiesa è completamente diroccato. Tetti sfondati, mura crollate e al posto della navata oggi c’è una fantastica stalla per gli asini che pascolano di fuori.
GIORGIO MOTTOLA È un museo fantasma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA Ma questo museo è mai stato aperto al pubblico?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Non lo sa nessuno, però. Com’è possibile?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Si apriva…
GIORGIO MOTTOLA Nascosto lo avete fatto.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No, non facevamo grande pubblicità, si apriva solo a richiesta.
GIORGIO MOTTOLA Ma voi come attività museale che cosa avete fatto quindi? Avete catalogato, avete fatto mostre… Cosa avete fatto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mostra degli oggetti che stavano lì.
GIORGIO MOTTOLA È un po’ generico la mostra degli oggetti che stavano lì. Anche perché non l’ha vista nessuno questa mostra.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il punto è che il bene può essere o pubblico o privato. Dunque anche se il museo non è mai stato aperto al pubblico, non importa perché avevamo la gestione del bene.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’unico atto che attesta la gestione del bene da parte della Dignitatis Humanae è questa scrittura privata tra Benjamin Harnwell e l’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, sotto cui ricadrebbe anche il presunto museo.
GIORGIO MOTTOLA Voi avete firmato un contratto con l’associazione per la gestione del museo?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No.
GIORGIO MOTTOLA Eh sì.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Soltanto dal punto di vista nominale e basta.
GIORGIO MOTTOLA Cioè anche questa gestione non c’è mai stata veramente, ecco.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Ma no, ma non lo so io.
GIORGIO MOTTOLA Sarebbe un falso perché hanno potuto avere la Certosa perché hanno gestito il museo. Quindi sarebbe un falso anche molto importante.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Un falso? Non c’è niente là!
GIORGIO MOTTOLA Ah non ci sta niente?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, ci sta qualche ricordo, non lo so…
GIORGIO MOTTOLA Ma non c’è un museo, ecco, sicuramente.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Io non l’ho visto mai! Mai!
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Eppure è proprio dell’abate Romagnuolo la firma in calce al contratto che affida alla Dignitatis Humanae le rovine del museo fantasma. Dando così la possibilità all’associazione di poter dichiarare di aver già gestito in passato un bene culturale e quindi vincere il bando. Tuttavia è una dimenticanza piuttosto strana quella dell’abate di Casamari; anche perché il nome di padre Eugenio Romagnuolo compare anche nell’organigramma dell’associazione di Bannon e Harnwell.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. Fa parte del nostro consiglio direttivo, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ed è il soggetto che ha certificato la vostra gestione. Vi siete autocertificati la gestione di questo bene, praticamente. È così?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Non so se accetterò queste parole…
GIORGIO MOTTOLA Ma lei è vicino a Steve Bannon? É sulle posizioni di Steve Bannon.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo conosco nemmeno. Io conosco Ben.
GIORGIO MOTTOLA Benjamin Harnwell…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Il giovane che ha preso, diciamo, con altri possesso della Certosa.
GIORGIO MOTTOLA E lei fa parte della sua associazione Dignitatis Humanae.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, di nome così e basta.
GIORGIO MOTTOLA Ah così, formalmente, però sì, formalmente…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Sì.
GIORGIO MOTTOLA Perché sono contro Papa Bergoglio, loro. Lo sa?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo so questi sono i giornalisti che parlano…
GIORGIO MOTTOLA No, no loro… Steve Bannon dice che il Papa difende ricchi ed è contro i poveri e che è espressione della élite globalista, dicono loro.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non l’ho trovato scritto questo.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E invece Bannon non perde occasione di attaccare pubblicamente Papa Bergoglio, definendolo espressione delle élite globaliste e difensore dei ricchi.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Ecco perché sono contro questo Papa. Dal punto di vista amministrativo sta prendendo una serie di terribili decisioni che porteranno alla distruzione della Chiesa Cattolica.
GIORGIO MOTTOLA Bergoglio è un pericolo per l’Europa?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Oh certo. Quando il Papa parla di aprire i confini, per noi è un vero problema.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Gli attacchi al Papa, farebbero parte di una strategia che Steve Bannon avrebbe condiviso anche con il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo una ricostruzione fatta dal sito Source Material e ripresa dal Guardian, nell’aprile del 2016 Bannon avrebbe suggerito a Salvini di attaccare il Papa e indicarlo pubblicamente come un nemico. Poco tempo dopo alla festa di Pontida Salvini si fa fotografare in posa con una t-shirt antiBergoglio e comincia ad attaccare quotidianamente il Pontefice.
MATTEO SALVINI – MINISTRO DELL’INTERNO - 18 SETTEMBRE 2016 Il mio Papa è Benedetto. Papa Benedetto sull’Islam e sulla convivenza tra i popoli aveva le idee molto chiare. Quelli che invitano gli Imam in Chiesa non mi piacciono.
GIORGIO MOTTOLA Sembra che voi abbiate una strategia per fare pressioni sulla Chiesa Cattolica e sostenere la fronda anti Bergoglio?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sia nella Chiesa Cattolica che in qualsiasi altro campo, noi puntiamo a sostenere coloro che credono nei nostri valori.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E in questa strategia un ruolo centrale ce l’ha proprio la Dignitatis Humanae: presidente dell’associazione è infatti il cardinale ultraconservatore Raymond Leo Burke capo della fronda interna anti Bergoglio. Nel direttivo siede anche Monsignor Walter Brandmüller che insieme a Burke ha denunciato la presenza di una lobby gay nella Santa Sede e non manca neanche Edwin O’Brien molto vicino a Donald Trump ed estremamente critico nei confronti del papato di Bergoglio.
GIORGIO MOTTOLA Cioè quindi non vi sta per niente simpatico Begoglio?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Allora, non voglio aggiungere alla narrativa che qui sarà la sede antibergogliana, perché non è vero.
GIORGIO MOTTOLA Qui è molto ben rappresentata la fronda antiBergoglio della chiesa cattolica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mia opinione è che il Papa parla troppo della politica anche della politica di sinistra che esclude anche i buoni cattolici di destra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Nonostante ciò, è proprio al Papa che l’associazione Dignitatis Humanae scrive nel 2015 per ottenere in concessione la Certosa di Trisulti. Ma nella missiva, firmata dal cardinal Raffaele Martino, non si fa alcun riferimento al progetto di una scuola di formazione sovranista. Anzi viene annunciato a Papa Bergoglio la volontà di promuovere il concetto di dignità umana e di costruire all’interno della Certosa una comunità religiosa animata da carisma francescano.
GIORGIO MOTTOLA Qui non si parla di sovranismo in questa lettera. Avete preso in giro il Papa?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No. Prima cosa non abbiamo preso in giro il Papa. Seconda cosa, il Papa non ha risposto a questa lettera, dunque anche se è una cosa diversa in questa lettera, non siamo obbligati. Io non mi sento costretto a seguire alla parola una cosa di una lettera che non ha ricevuto una risposta.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma la pressione sulle gerarchie vaticane sembra sortire il suo effetto. E infatti poco dopo arriva la lettera del vescovo di Anagni e Alatri, Lorenzo Loppa che dà la sua benedizione alla concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae. Nella lettera il vescovo garantisce che l’associazione può contare sul suo sostegno.
GIORGIO MOTTOLA Come mai lei ha sostenuto l’assegnazione della Certosa all’associazione di Steve Bannon?
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI È falso, non l’ho mai sostenuta, l’ho sempre combattuta.
GIORGIO MOTTOLA Beh, qui abbiamo una lettera che dice però esattamente il contrario.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera però…
GIORGIO MOTTOLA Se la firma è sua… lei parla proprio di sostegno.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera è prima che si rivelassero per quello che sono, prima che rivelassero le loro alleanze e le loro motivazioni. Siccome venivano da me sempre con il nome di un cardinale… e io che devo fare?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma c’è un’altra anomalia, forse la più preoccupante. Nella missiva a Papa Bergoglio, la Dignitatis Humanae, oltre a nascondere il progetto della scuola sovranista, chiede al pontefice di intervenire sull’allora ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Franceschini però, a noi, nega qualsiasi pressione.
GIORGIO MOTTOLA Chiedete al Papa di influenzare una decisione del ministro Franceschini.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, ma la Chiesa ha questa discrezione.
GIORGIO MOTTOLA Quindi ha la descrizione di dire al Ministro a chi dare l’Abbazia?
 BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Ah, beh questo non secondo le leggi italiane, mi sta dando una notizia.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ci sono i monumenti che passano da una congregazione a un’altra.
GIORGIO MOTTOLA Da una congregazione a un’altra, non a un’associazione privata, di cittadini privati.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che queste cose… non so se risalgono ai patti lateranensi, a un accordo storico fra la Chiesa e lo Stato italiano di questi beni.
GIORGIO MOTTOLA Ma le do una notizia: non siamo più uno Stato pontificio. C’è l’Italia e quindi ci sono delle leggi dello Stato italiano, non è che la Chiesa può dire a chi affidare un bene.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La storia è questa: per tutelare un bene pubblico, il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Gianluca Vacca, ha annunciato a Report di aver chiesto all’Avvocatura dello Stato di verificare se esistono i presupposti per ritirare la concessione all’associazione di Bannon. Il verdetto nelle prossime settimane; ve ne daremo conto. Questo dal punto di vista formale. Poi c’è l’altro sguardo. L’abbazia di Trisulti è stata per otto lunghi secoli un luogo di inclusione: sono arrivate centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo per promuovere un messaggio d’amore. Qui invece oggi è in mano a un’associazione che l’ha ottenuta innanzi tutto con un imbroglio, imbrogliando papa Francesco e hanno detto “veicoliamo lo spirito di san Francesco” che significa povertà e amore indistinto per tutte le creature. E qui invece vogliono formare una nuova classe politica basandosi sulle disuguaglianze, sulle differenze tra uomini, mascherandosi anche dietro un nome: Dignitatis Humanae, che evoca la dichiarazione del Concilio Vaticano di Paolo VI. Dignitatis. Ma dietro quel concetto là di dignitatis, c’era la tolleranza la libertà, e l’uguaglianza. Qui, dietro l’associazione di Bannon di quale dignità parliamo?
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2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO BALDUZZI GIORGIO, BANCA CIS, BANNON STEVEN,BARACCHETTI SERVICE,BOSSI UMBERTO, CHIANCA LUCA,DI RUBBA ALBERTO, ECO SRL,GENTILI DAVID,IMMOBILIARE ANDROMEDA,LAZZARI ANGELO, Lega,LOMBARDIA FILM COMMISSION, MAFFEIS PIERINO, MANZONI ANDREA,MARONI ROBERTO MERLINO MASSIMO VEMNTOLA, REPORT, SALVINI MATTEO, SCILLIERI MICHELE,SEVEN FIDUCIARIA, SIGFRIDO RANUCCI, TIZIAN GIOVANNI, BALDUZZI GIORGIO, BANCA CIS, BANNON STEVEN, CHIANCA LUCA,COMMERCIALISTI,DI RUBBA ALBERTO, ECO SRL,GENTILI DAVID, Lega, MAFFEIS PIERINO, MANZONI ANDREA, REPORT, SALVINI MATTEO, SCILLIERI MICHELE, SIGFRIDO RANUCCI, 2019 10 GIUGNO DALLA TRASMISSIONE REPORT I COMERCIALISTI DELLA LEGA A CURA DI LUCA CHIANCA


2017 2 OTTOBRE TRATTO  DALL'ESPRESSO  L’attuale leader della Lega e Bobo Maroni hanno utilizzato una parte dei 49 milioni di euro frutto della truffa orchestrata dal Senatur e dall’ex tesoriere. Lo dimostrano le carte del partito tra la fine del 2011 e il 2014 che abbiamo consultato

Cinque anni fa, quando tutto ebbe inizio, Umberto Bossi usò un’immagine biblica per spiegare il suo intento. «Ho fatto come Salomone: non ho voluto tagliare a metà il bambino», disse mentre si apprestava a lasciare le redini del partito a Roberto Maroni.


Erano i giorni in cui i giornali pubblicavano le prime notizie sullo scandalo dei rimborsi elettorali leghisti, quelli incassati gonfiando i bilanci e usati per pagare le spese personali del Capo e della sua famiglia, come la laurea in Albania del figlio Renzo o le multe del primogenito Riccardo.

Il senso della metafora bossiana era chiaro: piuttosto di dividere la Lega tra chi sta con me e chi contro di me, il Senatùr si diceva pronto a lasciare pacificamente il potere al suo storico rivale. Da allora in poi l’intento di chi è succeduto a Bossi, prima Maroni e oggi Salvini, è sempre stato quello di differenziarsi, di creare compartimenti stagni tra il partito dell’Umberto e quello di oggi, tanto che all’ultimo raduno di Pontida al fondatore non è stato nemmeno concesso il tradizionale discorso dal palco.



Gli immigrati al posto dei meridionali, il nazionalismo in sostituzione del secessionismo. Pure un nuovo marchio, Noi con Salvini, dotato di satelliti sparsi dal Centro al Sud e rappresentato da personaggi della destra, come in Calabria, o vecchi democristiani votati all’autonomia, come in Sicilia. Nuovi volti (per modo di dire) e nuovi ideali sostenuti con forza proporzionale all’incedere delle inchieste giudiziarie sui fondi elettorali.


Se è vero che negli ultimi anni molto è in effetti cambiato all’interno del Carroccio, c’è qualcosa che è rimasto segretamente invariato. Roberto Maroni preferisce non dirlo, Matteo Salvini lo nega categoricamente. Insomma, gli eredi del Senatùr sostengono di non aver visto un euro di quegli oltre 48 milioni rubati da Bossi e Belsito. «Sono soldi che non ho mai visto», ha scandito di recente l’attuale segretario federale commentando la decisione del Tribunale di Genova di sequestrare i conti correnti del partito dopo la condanna per truffa di Bossi.

I documenti ottenuti da L’Espresso dimostrano però che esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori. Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati.

Per scoprire i retroscena di questo intrigo padano bisogna tornare al 5 aprile del 2012. E tenere a mente le date. Quel giorno, a poche ore dalla perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio, a Milano, Bossi si dimette da segretario del partito. È la prima scossa del terremoto che sconvolgerà gli equilibri interni alla Lega.


A metà maggio diversi giornali scrivono che a essere indagato non è solo il tesoriere Francesco Belsito, ma anche il Senatùr. Il reato ipotizzato è quello di truffa ai danni dello Stato in relazione ai rimborsi elettorali. Il primo di luglio Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’attuale governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. È il rimborso che spetta alla Lega per le elezioni politiche del 2008, quelle vinte da Berlusconi contro Veltroni. Il primo di una lunga serie. Da qui in poi a Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento.


A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo avrà così ricevuto 12,9 milioni di euro. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato.

Che cosa cambia quando Salvini subentra a Maroni? Niente, se non le cifre. A metà dicembre del 2013 Matteo viene eletto segretario del partito. L’inchiesta sui rimborsi elettorali intanto va avanti, e a giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio: i magistrati chiedono il processo per Bossi. Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, Salvini incassa 820mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010. Perché allora il segretario della Lega e aspirante candidato premier per il centro-destra continua a sostenere che lui quei soldi non li ha mai visti? E se li ha visti, come poteva non sapere che erano frutto di truffa?

Due mesi dopo aver incassato gli oltre 800 mila euro, Salvini e la Lega si costituiscono infatti parte civile contro i compagni di partito. Si sentono vittime di un imbroglio, di una truffa che ha sfregiato il vessillo padano. E vogliono essere risarciti. La nuova dirigenza è dunque consapevole della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre, solo venti giorni dopo l’annuncio di costituirsi parte civile, Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010.

La sostanza però non cambia. Sono denari ottenuti con la rendicontazione gonfiata firmata da Belsito. Fatto di cui a quel punto è dichiaratamente convinto anche Salvini. Il quale, due giorni dopo l’ultimo prelievo, riceve persino una lettera dallo storico avvocato di Bossi, Matteo Brigandì. «Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato», si legge nella missiva con la quale la vecchia guardia lancia un messaggio chiaro al nuovo gruppo dirigente: voi ci accusate di aver rubato quattrini, allora sappiate che i soldi che avete in cassa sono il profitto della truffa, e usarli vuol dire diventare complici del reato.


Il denaro, più che l’ideologia, è dunque il collante tra l’epoca di Bossi, l’interregno di Maroni e il presente firmato Salvini. Le tre età del partito della Padania intrecciate attorno a una vicenda che tutti vogliono dimenticare in fretta. Talmente in fretta da ritirare persino la costituzione di parte civile davanti al giudice.


Già, perché solo un mese dopo essersi dichiarato vittima della truffa targata Bossi-Belsito, Salvini fa marcia indietro. Come a dire: chiudiamola qua, scordiamoci il passato e andiamo avanti. Una scelta travagliata, non da tutti condivisa. All’interno della Lega, infatti, nei primi mesi del 2014, c’era chi voleva mostrare pubblicamente la rottura col passato. Altri, invece, parteggiavano per la politica della rimozione. In questo contesto matura l’accordo di conciliazione”con l’avvocato di Bossi, nel quale la Lega rinuncia a costituirsi parte civile. A un patto però: il legale di fiducia del Senatùr avrebbe dovuto accantonare ogni pretesa di denaro che il partito gli doveva, circa 6 milioni di euro. Infine, a Bossi sarebbe andato un lauto vitalizio.

Tutto risolto, dunque? Macché. Salvini e Maroni vengono meno al patto. E danno mandato all’avvocato Domenico Aiello, legale del governatore lombardo, di procedere con la costituzione di parte civile. Uno smacco al vecchio amico Bossi, a cui poco dopo segue un altro colpo di scena. A novembre durante l’udienza preliminare contro B&B, Aiello ritira l’atto di costituzione. In pratica la Lega non chiede più i danni per la truffa. Un’idea di Salvini, motivazione ufficiale: «Non abbiamo né tempo né soldi per cercare di recuperare soldi che certa gente non ha», spiegò l’europarlamentare appena eletto segretario del Carroccio. Una mossa che sorprese persino il governatore della Lombardia, Maroni, che con Aiello aveva fatto il possibile per chiedere i danni agli imputati leghisti.

La sensazione di chi il partito lo frequenta da venti e passa anni è che sia stata una ritirata strategica, per rappacificare le opposte fazioni ed evitare rivelazioni scomode. Soprattutto in merito ai soldi lasciati in cassa da Bossi, quelli finiti al centro delle inchieste di tre procure.


I bilanci della Lega raccontano, infatti, meglio di qualsiasi dichiarazione politica che cosa è successo in questi anni ai soldi dei Lumbard, o meglio di tutti i contribuenti italiani. Il primo dato evidente è che le cose andavano molto meglio, almeno dal punto di vista finanziario, quando sulla plancia di comando c’era Bossi. Con lui al vertice i bilanci degli ultimi anni si sono infatti chiusi sempre in positivo. Le cose cambiano nel 2012, quando arriva Maroni: per la prima volta la Lega chiude i conti in rosso, con una perdita di 10,7 milioni di euro. L’anno seguente, il primo interamente firmato da Bobo, le cose vanno persino peggio: il bilancio evidenzia una perdita di 14,4 milioni. Colpa della diminuzione dei rimborsi elettorali e del calo delle donazioni private, si legge nei resoconti padani. Ma non è solo questo.


Nonostante i dipendenti diminuiscano, i costi sostenuti dalla Lega aumentano. In particolare alcune voci, come quella denominata “spese legali”, per cui il partito arriva a sborsare oltre 4,3 milioni di euro tra il 2012 e il 2014. Un bella somma, oltretutto senza neppure essersi costituita parte civile nel processo contro Bossi e Belsito.

Com’è possibile allora aver speso tutti quei soldi in avvocati? I bilanci non lo spiegano, ma un documento ottenuto da L’Espresso aiuta a capire meglio come sono andate le cose. È un contratto datato 18 aprile 2012. Bossi si è dimesso da due settimane e il Carroccio è retto dal triumvirato Maroni-Dal Lago-Calderoli. Sono loro ad affidare la consulenza legale allo studio Ab di Domenico Aiello, già avvocato personale di Maroni e in ottimi rapporti con il magistrato milanese che sta seguendo l’inchiesta, Alfredo Robledo. Nel contratto si specifica che la consulenza riguarderà proprio i procedimenti penali che coinvolgono Bossi e i rimborsi truccati. Si tratta delle indagini in corso a Milano, Napoli, Genova e Reggio Calabria, ciascuna segnalata con il relativo numero di fascicolo.

Un lavoro ben pagato: per Aiello la tariffa sarà di 450 euro all’ora, costo che sale a oltre 650 euro se si aggiungono - come da prassi - spese generali, contributi previdenziali e imposte. Insomma non male per l’avvocato calabrese che, qualche anno dopo, Maroni piazzerà nel consiglio d’amministrazione di Expo, mentre la moglie, Anna Tavano, finirà per un periodo in Infrastrutture Lombarde, società controllata direttamente dalla Regione.

Va detto che Aiello, così come la moglie, ha un curriculum di tutto rispetto. Tra i suoi clienti più celebri, oltre a Bobo Maroni spicca l’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. Poi ci sono gli incarichi negli organismi di vigilanza: Consip, Siemens, Conbipel, Veolia e la Sparkasse di Bolzano. In quest’ultima banca il presidente del Consiglio di amministrazione si chiama Gerhard Brandstätter. Brillante avvocato del Sudtirolo, che con Aiello, nel 2011, ha fondato lo studio associato AB, lo stesso scelto dalla Lega.

Con Maroni traghettatore, le camice verdi apriranno anche un conto “easy business” e un conto deposito presso la banca altoatesina, depositando in totale qualche milioncino. È il periodo in cui si tentava di mettere al sicuro il patrimonio del partito, dalle cordate bossiane e forse anche dai giudici. Matura così l’idea, poi tramontata, di creare un trust in Sparkasse per blindare quasi 20 milioni.

I bilanci non confermano solo questo. Spiegano anche perché oggi i conti del partito sono a secco. E quale la strategia scelta per evitare il sequestro effettivo dei soldi. Nel 2015, quando è Salvini a comandare, la ricchezza della Lega cala, infatti, vistosamente. Il patrimonio netto passa da 13,1 milioni dell’anno precedente a 6,7 milioni. Il motivo è spiegato chiaramente nella relazione sulla gestione finanziaria: i soldi del partito sono stati trasferiti alle sezioni locali, 13 in tutto, dotate nel frattempo di codici fiscali autonomi.

È così ad esempio che due giorni prima di Natale la sezione Lombardia, fino ad allora sprovvista di risorse finanziarie, diventa titolare di un patrimonio da 2,9 milioni di euro. Custoditi per lo più su conti correnti bancari e postali. Una partita di giro, insomma. Il risultato? Al termine del 2016 la Lega aveva una disponibilità liquida di soli 165mila euro, mentre le sue 13 sezioni locali messe insieme registravano somme per 4,3 milioni. La nuova architettura finanziaria non ha però impedito ai magistrati di sequestrare le ricchezze del Carroccio. Come ha dichiarato lo stesso Salvini, al momento non è stato bloccato il conto corrente della Lega nazionale, ma quelli delle sezioni locali. «Un punto su cui daremo battaglia in sede legale», assicura una fonte del Carroccio che non vuole essere nominata.

C’è però ancora una questione da risolvere. Il tribunale di Genova, nei giorni scorsi, ha deciso di bloccare il sequestro. I giudici hanno annunciato di aver congelato poco meno di 2 milioni. Eppure, come detto, alla fine dell’anno scorso sui conti della Lega c’erano 4,3 milioni. Mancano dunque all’appello oltre 2 milioni. Possibile che la Lega li abbia spesi in questo 2017. O anche che siano stati trasferiti su altri conti. Un’ipotesi, questa, impossibile da verificare. Perché “Noi con Salvini”, il movimento creato tre anni fa dal nuovo leader del Carroccio per conquistare il Centro-Sud, non ha mai pubblicato un bilancio.

Dubbi e interrogativi sollevati dai nemici interni del leader in felpa. Salvini potrà dire che a lui certe questioni “politichesi” non interessano e che preferisce parlare di immigrazione, euro, lavoro. Ma all’interno del suo partito i bossiani non dimenticano. E i mal di pancia iniziano a diventare veri e propri tumulti silenziosi. Pare che siano persino pronti a muoversi autonomamente per le prossime elezioni politiche. Una forza che ruberebbe al Capitano il 2-3 per cento.

Del resto non è facile disfarsi del Senatur, fu il primo a dare avvio a una tipica usanza leghista: scaricare i compagni di partito che osavano mettere in dubbio la sua autorità. Bossi fece così con l’ideologo della secessione Gianfranco Miglio. Con la stessa moneta lo hanno ripagato Maroni e Salvini. E ora sotto a chi tocca.





ARATA, BANNON STEVE, BENJAMIN HARNWELL, BOSSI UMBERTO,  Dignitatis Humanae, GIORGIO MOTTOLA, LEGA, MARONI,MASSONERIA, MISCHAËL MODRIKAMEN,  Salvini, SIGFRIDO RANUCCI,BELSITO FRANCESCO,PONTIDA,,MIGLIO GIANFRANCO,


2019 10 GIUGNO DALLA TRASMISSIONE REPORT I COMERCIALISTI DELLA LEGA A CURA DI LUCA CHIANCA
Collaborazione di Alessia Marzi



Per sapere chi gestisce la cassa della Lega di Salvini Premier bisogna andare a Bergamo, in un immobile dove il partito ha trasferito la sede di alcune società e associazioni gestite da tre professionisti: Giulio Centemero, tesoriere della Lega, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, rispettivamente i revisori contabili dei gruppo alla Camera e al Senato. Ed è in questo studio di Bergamo che a dicembre scorso i magistrati della procura di Genova, hanno sequestrato decine di carte di alcune società. L'ipotesi è che potrebbero essere state utilizzate per portare all'estero parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali percepiti e rendicontati con irregolarità. Ma seguendo le tracce dei commercialisti di Bergamo siamo finiti a Milano in un altro studio di commercialisti dove Matteo Salvini ha fatto registrare, per un breve periodo, la sede del suo nuovo partito e dove abbiamo trovato un altro commercialista con interessi nella Lombardia Film Commission, guidata fino allo scorso anno da Alberto Di Rubba, che ha comprato un fabbricato da 800mila euro. Seguendo chi ha incassato buona parte dei soldi pubblici della Lombardia Film Commission, Report è finito con il tornare da dove era partito, nelle valli bergamasche, e più esattamente proprio nel paese di Di Rubba.







2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO
Di Giorgio Mottola Collaborazione Alessia Cerantola – Elisa Bruno – Lorenzo Di Pietro
Immagini Alessandro Nucci Montaggio Giorgio Vallati
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Cosa c’entra Steve Bannon con i nostri vice premier Salvini e Di Maio. Bannon è stato lo stratega, era dietro la campagna elettorale di Trump, è quello che ha contribuito alla sua vittoria. Ha curato la strategia della comunicazione e gli ha consentito di incassare anche i voti dell’estrema destra. Ora da un po’ di tempo ha gettato lo sguardo sull’Europa e anche sul nostro paese. Ha istituito una scuola di formazione in un’abbazia del 1200. Però ha messo il suo movimento, The Movement, nel cuore dell’Europa. La sede è a Bruxelles e il suo portavoce ha rilasciato un’intervista esclusiva al nostro Giorgio Mottola e ha rivelato un particolare inedito: Bannon avrebbe avuto un ruolo nella formazione del nostro governo. E non solo su quello.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quando Donald Trump vinse le presidenziali nel 2016, buona parte del merito fu attribuito a quest’uomo rimasto fino ad allora nell’ombra: Steve Bannon. A Trump ha consigliato la strategia politica ed elettorale e soprattutto gli ha fatto conquistare il consenso dell’estrema destra americana. Ma alla Casa Bianca Steve Bannon ci è resistito davvero poco. Ha collezionato una gaffe dopo l’altra, a colpi di dichiarazioni sempre più razziste, che hanno messo in imbarazzo persino Donald Trump.
DONALD TRUMP – PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA Bannon mi piace, è una brava persona. Non è un razzista, ve lo garantisco. È davvero una brava persona, solo che la stampa lo tratta molto male.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Qualche giorno dopo Trump lo ha licenziato dalla Casa Bianca con un tweet, liquidandolo come “lo Sciatto Steve”.
DA THE BRINK DI ALISON KLAYMAN STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Siamo andati ad Atene, poi a Gerusalemme, Roma, Varsavia? No, Varsavia no. Aushwitz; Birkenau. Cazzo, Auschwitz ! Dio mio: è ingegneria di precisione all’ennesima potenza, fatta da Mercedes, Kropp, Hugo Boss. È un complesso industriale istituzionalizzato per eccidi di massa.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO In Europa Steve Bannon ha fondato una propria associazione; si chiama The Movement e ha sede in questo sobborgo del sud di Bruxelles. Questa villa è il quartier generale del network europeo di Steve Bannon. Coordinatore e portavoce di The Movement è Mischaël Modrikamen, avvocato e leader di un partito belga di estrema destra.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Steve Bannon dice spesso che la prima volta che ci siamo incontrati lui riusciva a finire le mie frasi e io le sue. Ed è vero!
GIORGIO MOTTOLA Come due amanti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Lo dovresti chiedere a lui!
GIORGIO MOTTOLA Che cos’è the Movement? È un partito, un network, un gruppo di lobbisti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Noi siamo nel mezzo di una guerra, che non è solo politica perché riguarda l’anima della nostra civiltà. Noi abbiamo un’immigrazione straripante. Qui ad esempio siamo a Bruxelles, capitale d’Europa e del Belgio. Tra cinque o sei anni avremo una maggioranza arabo-mussulmana. Il movimento serve a bloccare tutto questo. È come un club che serve a mettere insieme tutti i sovranisti, metterli in contatto, non farli sentire soli.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Per questo Bannon ha incontrato più volte la leader del Front National Marine Le Pen, il primo ministro ungherese Viktor Orban ed esponenti del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland. Ma Bannon sembra particolarmente concentrato sull’Italia.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Per noi è un modello perché avete questo governo che mette insieme populismo di destra e di sinistra. I 5 stelle sono un animale strano, non è esattamente un partito di sinistra, ma ha idee di sinistre. Ma alla fine sono riusciti a trovare un accordo con la Lega.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio nella genesi del governo gialloverde, un ruolo importante lo avrebbe avuto anche Steve Bannon. Il 28 maggio del 2018, il presidente della Repubblica affida l’incarico di formare il Governo a Carlo Cottarelli, dopo il fallimento delle trattative tra Lega e 5 stelle. Lo stesso giorno Steve Bannon è a Roma e lancia un attacco al capo dello Stato Mattarella con una durezza che non ha precedenti.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Hanno l’audacia di piazzare al governo un altro tecnocrate del Fondo Monetario Internazionale. Da quanto tempo non avete un governo eletto dalla gente? Dal 2011? Tutto questo è disgustoso.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Mentre l’americano Steve Bannon denunciava le ingerenze straniere nelle decisioni del capo dello Stato, il portavoce di The Movement ci rivela un retroscena inedito che risale proprio ai giorni della formazione del governo gialloverde.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Questo non è un particolare noto all’opinione pubblica, ma Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l’attuale coalizione di governo. Ha detto loro: “Dovreste provare a farla questa alleanza populista”.
GIORGIO MOTTOLA Nei giorni precedenti alla nascita del governo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ha incontrato Di Maio e Salvini?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, certo. E alla fine entrambi sono riusciti a fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E dopo aver avuto un ruolo nella nascita del governo gialloverde, Steve Bannon ha iniziato a incontrare regolarmente anche altri capi di partito italiani come Giorgia Meloni. Alla festa di Atreju ha offerto pubblicamente il suo aiuto e il suo sostegno in vista delle elezioni europee.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Io vi posso aiutare, focalizzandoci sulle prossime europee per vincerle. Vi possiamo fornire e far realizzare sondaggi, analisi di big data, preparare cabine di regia. Tutto quello di cui si ha bisogno per vincere le elezioni. Vi aiutiamo in modo gratuito!
GIORGIO MOTTOLA State finanziando qualche partito italiano?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No, no, no. Ci sentiamo molto vicini a Salvini, ma anche Giorgia Meloni fa parte di The Movement. Sono nostri alleati, li sosteniamo.
GIORGIO MOTTOLA In che modo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Li sosteniamo politicamente.
GIORGIO MOTTOLA Gli organizzate strategie o gli pagate sondaggi?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No affatto, affatto.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma le affermazioni di Modrikamen sembrano in contraddizione con quanto accade nella trasferta di Bannon in Italia dello scorso 7 settembre: nel viaggio in auto verso il Viminale, si trova con un emissario della Lega, Federico Arata, figlio di Paolo: colui che secondo la procura di Palermo sarebbe socio occulto del re dell’eolico, Vito Nicastri, presunto prestanome di Matteo Messina Denaro. Paola Arata è accusato di aver pagato al sottosegretario leghista Armando Siri una mazzetta da 30mila euro per inserire un emendamento a favore dell’eolico. Ed è proprio con il figlio Federico che Bannon parla di strategie elettorali.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Intendiamo fornire inchieste, analisi di dati, messaggi dal centro di comando.
FEDERICO ARATA È l’idea che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia. E poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare. “Pianificare” è la parola chiave… la vittoria per le elezioni europee.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Queste immagini che avete appena visto fanno parte del documentario “The Brink” di Alison Klayman, che Report vi mostra in esclusiva per l'Italia. Dimostrerebbero che Arata è il vero artefice dei rapporti tra Bannon e la Lega.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sono Mischaël, dal Belgio. Sono di The Movement. MATTEO SALVINI Piacere.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio il leader leghista è stato incoronato da Bannon come leader del suo progetto europeo.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA L’Italia è al centro dell’universo grazie all’ascesa di Salvini. Grazie a ciò che Salvini significa per l’Europa e grazie a ciò che significa per il mondo. Lo si capisce, ad esempio, in Brasile, dove il Capitano Bolsonaro ha vinto le elezioni facendo una campagna elettorale modellata su quella di Salvini.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO A sentire Bannon ha investito su Salvini quale leader del suo progetto europeo. Quando viene a Roma e viene scortato al Viminale, in macchina parla con un emissario della Lega, Federico Arata, che è un giovane collaboratore della Presidenza del Consiglio incaricato da Giorgetti, ma è anche il figlio di Paolo Arata, di quell’imprenditore che è accusato dai magistrati di essere il socio occulto del prestanome di Matteo Messina Denaro. Federico Arata però è immacolato, lo diciamo subito, ha esperienze in istituti bancari, è manager di una società di informatica con sede in Svizzera, non è un politico, tuttavia elegge Bannon quale stratega della campagna elettorale della Lega. Dovrà trasformare la Lega nel primo partito italiano e fargli vincere le elezioni europee. A che titolo lo fa? E Bannon da parte sua, da americano, era entrato a gamba tesa in maniera inopportuna sulle decisioni del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ha detto che metterà a disposizione dei sondaggi, dati e analisi dalla sua cabina di regia. Di quali dati parla? È importante saperlo, perché Bannon è stato vicepresidente e fondatore della Cambridge Analytica, cioè di quella società che ha violato 50 milioni di profili Facebook. Secondo un suo dipendente, Christopher Wylie, che è quello che ha denunciato lo scandalo, Bannon avrebbe autorizzato lo "spionaggio". Cambridge Analytica avrebbe analizzato i profili singolarmente e avrebbe veicolato la dottrina di Bannon e avrebbe mandato dei messaggi ad hoc, personalizzati per ogni utente, condizionando prima le primarie, poi le presidenziali americane e anche la Brexit. Ora Bannon getta il suo sguardo qui in Italia: vuole formare la nuova classe politica, vuole formare gli angeli del cambiamento, così li chiama. E da New York si è spostato in Ciociaria. Attraverso un’associazione privata, la Dignitatis Humanae, gestisce un’abbazia splendida del 1200 che era dei frati Certosini. L’ordine più rigoroso e inaccessibile degli ordini della storia. E il guardiano in questo momento è Harnwell, che non è un abate, ma un ex portaborse.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed è così che Steve Bannon ha spostato la sua roccaforte dalla Trump Tower di New York in Ciociaria. L’ex stratega di Donald Trump ha infatti scelto di costruire il suo fortino sovranista a Collepardo, in provincia di Frosinone, dentro questa magnifica abbazia del 1200: la Certosa di Trisulti. Per otto secoli ci hanno vissuto i frati certosini, oggi nel monastero ci vive soltanto lui.
GIORGIO MOTTOLA E come ci si sente ad essere il custode di un’abbazia del 1200?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Impaurito.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il suo nome è Benjamin Harnwell: non è un frate certosino ed è molto più di un custode. Qualche mese fa il ministero dei Beni Culturali gli ha affidato in concessione l’intero monastero. Sarà dunque il padrone di casa della Certosa di Trisulti per i prossimi 19 anni.
GIORGIO MOTTOLA Dall’accento non sembra di Frosinone?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA E come è finito qui a Trisulti?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE È una lunga storia: io lasciato l’Inghilterra nel 2006 per lavorare a Bruxelles e poi mi sono trasferito in Italia nel 2010.
GIORGIO MOTTOLA Di cosa si occupava a Bruxelles?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io ero capufficio di un deputato inglese.
GIORGIO MOTTOLA Di che partito è?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Conservatore.
GIORGIO MOTTOLA Lei è un tory insomma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Adesso sono un po’ più di destra dei Tory.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO
Ecco perché Benjamin Harnwell è diventato il braccio destro di Steve Bannon in Italia. Qui ha fondato un’associazione, la Dignitatis Humanae Institute, incubatore e gran cassa di teorie ultraconservatrici. E nell’abbazia, Harnwell crede di aver trovato affreschi che richiamano le sue idee.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Per me questa allegoria è un, anche se è molto prima, è una lezione contro le ideologie socialistiche, contro il comunismo. Perché con il comunismo, il socialismo, si tenta di raddrizzare una cosa che esiste nella natura, cioè nella natura umana.
GIORGIO MOTTOLA La diseguaglianza è naturale?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Bravo, sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Quindi i comunisti sono contro natura in qualche modo?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, certo, secondo me in ogni modo.
GIORGIO MOTTOLA Sono come gli omosessuali quindi? Eh, questa è una domanda difficile.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Eh.
GIORGIO MOTTOLA La domanda è: sono contro natura o no gli omosessuali?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Gli atti omosessuali sono disordinati. GIORGIO MOTTOLA Sono disordinati, quindi sono contro natura? BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. GIORGIO MOTTOLA Sono contro l’ordine della natura. GIORGIO MOTTOLA Sì. STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Lasciate pure che vi chiamino razzisti, lasciate che vi chiamino xenofobi, lasciate che vi chiamino nativisti. Fatene una medaglia d’onore.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La nuova visione del mondo di Steve Bannon verrà divulgata proprio a partire dall’abbazia di Trisulti. Secondo il progetto della Dignitatis Humanae Institute, la Certosa sarà trasformata in una Scuola internazionale di sovranismo.
GIORGIO MOTTOLA Quante iscrizioni vi sono arrivate?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Mille richieste.
GIORGIO MOTTOLA Mille richieste?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì e non abbiamo pubblicizzato ancora. Io e Steve Bannon stiamo solo facendo le interviste.
GIORGIO MOTTOLA L’obiettivo di questa scuola è creare tanti piccoli Salvini, tante piccole Le Pen?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il più, il meglio.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quindi dalla certosa e dalla Ciociaria potrebbe partire la riscossa dell’internazionale sovranista di Steve Bannon. Ma come la prenderanno a Collepardo, comune di appena mille anime, quando vedranno calare nel loro paesello i sovranisti di tutta Europa?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Vogliamo verificare se ci sia l’aspetto commerciale e turistico e la ricaduta sul nostro territorio.
GIORGIO MOTTOLA Insomma voi puntate all’incasso. Più che questioni ideologiche puntate un po’ all’incasso.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Andiamo alla sostanza.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’associazione di Bannon dovrebbe versare al Ministero dei Beni culturali, per la concessione della Certosa, un canone di 100mila euro all’anno, da pagare in ristrutturazioni dell’abbazia e altri 80mila in tasse comunali.
GIORGIO MOTTOLA Ma ha capito chi è che ci li mette questi soldi?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Questo lo vorremmo capire anche noi.
GIORGIO MOTTOLA Ma ad Harnwell ha chiesto: “Ma dove prendi i soldi”?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì.
GIORGIO MOTTOLA E che ha risposto?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Ha detto: “Ci penseranno gli zii d’America”.
GIORGIO MOTTOLA Chi è che sta finanziando l’associazione e che finanzierà la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE I nostri benefattori sono persone private.
GIORGIO MOTTOLA Avete una concessione statale, forse sarebbe il caso che diceste a tutti noi da dove vengono quei soldi.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Vi ripeto che sono persone private e hanno diritto alla privacy.
GIORGIO MOTTOLA Steve Bannon sta finanziando la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io posso nominarlo perché lui ha già parlato nella stampa di essere un benefattore.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Al momento per l’abbazia non è stato pagato nemmeno un euro dall’associazione. E per questo non resta che chiedere spiegazioni all’unico zio d’America al momento noto.
GIORGIO MOTTOLA Ma chi sta finanziando la concessione per la Certosa di Trisulti?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Te lo dico, sono io!
GIORGIO MOTTOLA Lei sta finanziando?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Oh, certo.
GIORGIO MOTTOLA Con quali soldi?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sì.
GIORGIO MOTTOLA Lei deve essere davvero ricco visto che costa molto costosa: 100mila euro all’anno.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sono un multimilionario. G
IORGIO MOTTOLA Perché non ci dice dove ha preso i soldi?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Sulla provenienza dei finanziamenti, Harnwell e Steve Bannon sono reticenti. Anche le carte presentate al ministero dei Beni Culturali per ottenere la concessione della Certosa sono infatti carenti di informazioni fondamentali.
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Ci troviamo di fronte a uno stato che affida una grandissima e importantissima struttura per un termine lunghissimo senza disporre neppure di una fideiussione, di una polizza fideiussoria, di una dichiarazione, di una garanzia di terzi che attesti l’effettiva realizzazione del progetto.
GIORGIO MOTTOLA Non aveva garanzie finanziarie l’associazione?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Fondamentalmente no: ci viene data soltanto una dichiarazione di asseverazione di un istituto, non so neppure se sia di carattere bancario oppure no, di Gibilterra, nella quale si assevera la coerenza del piano economico.
GIORGIO MOTTOLA E che vuol dire?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA La coerenza del piano economico non vuol dire che si garantisce la buona esecuzione del contratto, è un mondo a parte. Non abbiamo le garanzie della buona esecuzione del contratto. Perché ci viene detto che il piano economico è coerente.
GIORGIO MOTTOLA L’unico documento che ci assicura la solvibilità di questa associazione è questo? Una banca di Gibilterra?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Una banca di Gibilterra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La lettera che certificherebbe i conti è firmata dalla sede di Gibilterra della Jyske Bank, una banca danese, che dopo una serie di scandali finanziari legati al mancato rispetto delle norme anti riciclaggio e all’evasione fiscale poche settimane fa ha deciso di liberarsi proprio del suo ramo gibilterrino. La lettera della Jyske Bank è l’unica garanzia della tenuta finanziaria dell’associazione di Bannon, presentata al ministero dei beni culturali.
GIORGIO MOTTOLA Come mai una banca che ha sede a Gibilterra ha asseverato le vostre attività? Perché tra tante banche proprio una di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché questa banca…
GIORGIO MOTTOLA Gibilterra è un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa, quindi come mai proprio una banca di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché aveva un buon rapporto con questa banca.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma ci sono anche altre anomalie nella pratica per il rilascio della concessione dell’abbazia di Trisulti. Per partecipare al bando del Ministero dei Beni Culturali, chiuso il 16 gennaio del 2017, servivano infatti requisiti ben precisi.
GIORGIO MOTTOLA La Dignitatis Humanae Institute aveva i requisiti per poter avere la concessione dell’abbazia di Trisulti?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Non aveva i requisiti: requisito formale era quello di avere la personalità giuridica.
GIORGIO MOTTOLA E ce l’aveva questa personalità giuridica?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questa personalità giuridica non ce l’aveva. L’ha acquisita successivamente, ma l’ha acquisita, tra l’altro, con uno scopo esclusivamente religioso e non culturale.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Avere la personalità giuridica significa essere un’associazione riconosciuta. Bisogna presentare una richiesta alla Prefettura e attendere il riconoscimento. La Dignitatis Humanae ha dichiarato al Ministero di essere in possesso di questo requisito dalla fine del 2016, ma dalle carte della Prefettura questo non risulta. All’associazione di Bannon e Harnwell viene infatti riconosciuta la personalità giuridica solo il 20 giugno del 2017. Vale a dire oltre sei mesi dopo la scadenza del bando.
GIORGIO MOTTOLA La Prefettura ci dice che la personalità giuridica l’avete acquista il 20 giugno del 2017. Quindi quando voi avete partecipato al bando in realtà non avevate la personalità giuridica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok.
GIORGIO MOTTOLA Quindi non avevate diritto a partecipare a questo bando.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che non avevamo diritto di firmare la concessione del bando.
GIORGIO MOTTOLA No: secondo il bando era necessaria la personalità giuridica, ma non ce l’avevate.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok, controllerò e poi le faccio sapere.
GIORGIO MOTTOLA Questa sarebbe una cosa molto grave che rischia di annullare il bando, se ne rende conto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io controllo, ma non penso, no.
GIORGIO MOTTOLA Ma mi scusi, la personalità giuridica non è il requisito base per partecipare a questi bandi?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Era fondamentale avere questa personalità giuridica. Dal punto di vista formale era essenziale.
GIORGIO MOTTOLA Com’è possibile che il Ministero non se ne sia accorto e abbia dato in concessione l’abbazia?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questo è un mistero che non sono in grado di chiarire.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Un altro mistero, ci mancava. Tutto ruota intorno all’associazione Dignitatis Humanae che fa riferimento a Bannon, che è nel direttivo, ma il patrono fondatore è stato Rocco Buttiglione, che a noi ha confessato però di aver preso subito le distanze dalla dottrina di Bannon. Tuttavia nel frattempo l’associazione si è portata a casa la gestione, la concessione per 19 anni dell’abbazia del 1200, e secondo noi con qualche anomalia nei requisiti: mancava la personalità giuridica riconosciuta, mancherebbero anche secondo noi, comunque sono debole le garanzie bancarie, finanziarie: non c’erano le fideiussioni, c’è solo una lettera che viene da una banca offshore che dice che è coerente il progetto dal punto di vista economico. Però Harnwell dice non vi preoccupate perché tanto pagano gli zii d’America. Sì, ma quali. L’unico miliardario che conosciamo è Bannon, che però fino adesso non ha sganciato un euro, né per i 100mila euro di affitto da pagare, né per le ristrutturazioni, né per pagare le tasse, 80mila euro che dovrebbe al Comune. Ed è anche in trattative per cercare di spendere un po’ meno, ha un po’ il braccino corto il miliardario. E poi tra i requisiti richiesti ce ne sarebbe anche un altro: di dimostrare di aver gestito nei cinque anni precedenti un altro bene culturale. E qui l’associazione, la Dignitatis ce l’aveva questo requisito? Insomma qui la narrativa cambia passo. Emerge un conflitto tutto interno alla chiesa. È stato anche preso per il naso papa Francesco. E abati e vescovi hanno anche violato lo spirito dell’ottavo comandamento: che vieta di dare una falsa rappresentazione della realtà agli altri.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il bene culturale che la Dignitatis Humanae dichiara di aver gestito è “Il Piccolo Museo di San Nicola”, che si troverebbe sempre nel Comune di Collepardo a pochi passi dalla certosa di Trisulti dentro a questa antica chiesa.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Il Museo non è mai esistito, tant’è che il Comune non ha mai rilasciato nessuna autorizzazione né tantomeno è arrivata una richiesta in tal senso.
GIORGIO MOTTOLA Lei è il primo cittadino di Collepardo e di questo museo non ha mai sentito parlare fino a questo momento, praticamente.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì, sì, questo lo posso affermare che è così.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed eccolo il museo che l’associazione di Bannon e Harnwell sostiene di aver gestito. L’interno della vecchia chiesa è completamente diroccato. Tetti sfondati, mura crollate e al posto della navata oggi c’è una fantastica stalla per gli asini che pascolano di fuori.
GIORGIO MOTTOLA È un museo fantasma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA Ma questo museo è mai stato aperto al pubblico?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Non lo sa nessuno, però. Com’è possibile?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Si apriva…
GIORGIO MOTTOLA Nascosto lo avete fatto.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No, non facevamo grande pubblicità, si apriva solo a richiesta.
GIORGIO MOTTOLA Ma voi come attività museale che cosa avete fatto quindi? Avete catalogato, avete fatto mostre… Cosa avete fatto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mostra degli oggetti che stavano lì.
GIORGIO MOTTOLA È un po’ generico la mostra degli oggetti che stavano lì. Anche perché non l’ha vista nessuno questa mostra.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il punto è che il bene può essere o pubblico o privato. Dunque anche se il museo non è mai stato aperto al pubblico, non importa perché avevamo la gestione del bene.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’unico atto che attesta la gestione del bene da parte della Dignitatis Humanae è questa scrittura privata tra Benjamin Harnwell e l’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, sotto cui ricadrebbe anche il presunto museo.
GIORGIO MOTTOLA Voi avete firmato un contratto con l’associazione per la gestione del museo?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No.
GIORGIO MOTTOLA Eh sì.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Soltanto dal punto di vista nominale e basta.
GIORGIO MOTTOLA Cioè anche questa gestione non c’è mai stata veramente, ecco.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Ma no, ma non lo so io.
GIORGIO MOTTOLA Sarebbe un falso perché hanno potuto avere la Certosa perché hanno gestito il museo. Quindi sarebbe un falso anche molto importante.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Un falso? Non c’è niente là!
GIORGIO MOTTOLA Ah non ci sta niente?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, ci sta qualche ricordo, non lo so…
GIORGIO MOTTOLA Ma non c’è un museo, ecco, sicuramente.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Io non l’ho visto mai! Mai!
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Eppure è proprio dell’abate Romagnuolo la firma in calce al contratto che affida alla Dignitatis Humanae le rovine del museo fantasma. Dando così la possibilità all’associazione di poter dichiarare di aver già gestito in passato un bene culturale e quindi vincere il bando. Tuttavia è una dimenticanza piuttosto strana quella dell’abate di Casamari; anche perché il nome di padre Eugenio Romagnuolo compare anche nell’organigramma dell’associazione di Bannon e Harnwell.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. Fa parte del nostro consiglio direttivo, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ed è il soggetto che ha certificato la vostra gestione. Vi siete autocertificati la gestione di questo bene, praticamente. È così?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Non so se accetterò queste parole…
GIORGIO MOTTOLA Ma lei è vicino a Steve Bannon? É sulle posizioni di Steve Bannon.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo conosco nemmeno. Io conosco Ben.
GIORGIO MOTTOLA Benjamin Harnwell…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Il giovane che ha preso, diciamo, con altri possesso della Certosa.
GIORGIO MOTTOLA E lei fa parte della sua associazione Dignitatis Humanae.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, di nome così e basta.
GIORGIO MOTTOLA Ah così, formalmente, però sì, formalmente…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Sì.
GIORGIO MOTTOLA Perché sono contro Papa Bergoglio, loro. Lo sa?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo so questi sono i giornalisti che parlano…
GIORGIO MOTTOLA No, no loro… Steve Bannon dice che il Papa difende ricchi ed è contro i poveri e che è espressione della élite globalista, dicono loro.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non l’ho trovato scritto questo.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E invece Bannon non perde occasione di attaccare pubblicamente Papa Bergoglio, definendolo espressione delle élite globaliste e difensore dei ricchi.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Ecco perché sono contro questo Papa. Dal punto di vista amministrativo sta prendendo una serie di terribili decisioni che porteranno alla distruzione della Chiesa Cattolica.
GIORGIO MOTTOLA Bergoglio è un pericolo per l’Europa?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Oh certo. Quando il Papa parla di aprire i confini, per noi è un vero problema.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Gli attacchi al Papa, farebbero parte di una strategia che Steve Bannon avrebbe condiviso anche con il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo una ricostruzione fatta dal sito Source Material e ripresa dal Guardian, nell’aprile del 2016 Bannon avrebbe suggerito a Salvini di attaccare il Papa e indicarlo pubblicamente come un nemico. Poco tempo dopo alla festa di Pontida Salvini si fa fotografare in posa con una t-shirt antiBergoglio e comincia ad attaccare quotidianamente il Pontefice.
MATTEO SALVINI – MINISTRO DELL’INTERNO - 18 SETTEMBRE 2016 Il mio Papa è Benedetto. Papa Benedetto sull’Islam e sulla convivenza tra i popoli aveva le idee molto chiare. Quelli che invitano gli Imam in Chiesa non mi piacciono.
GIORGIO MOTTOLA Sembra che voi abbiate una strategia per fare pressioni sulla Chiesa Cattolica e sostenere la fronda anti Bergoglio?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sia nella Chiesa Cattolica che in qualsiasi altro campo, noi puntiamo a sostenere coloro che credono nei nostri valori.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E in questa strategia un ruolo centrale ce l’ha proprio la Dignitatis Humanae: presidente dell’associazione è infatti il cardinale ultraconservatore Raymond Leo Burke capo della fronda interna anti Bergoglio. Nel direttivo siede anche Monsignor Walter Brandmüller che insieme a Burke ha denunciato la presenza di una lobby gay nella Santa Sede e non manca neanche Edwin O’Brien molto vicino a Donald Trump ed estremamente critico nei confronti del papato di Bergoglio.
GIORGIO MOTTOLA Cioè quindi non vi sta per niente simpatico Begoglio?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Allora, non voglio aggiungere alla narrativa che qui sarà la sede antibergogliana, perché non è vero.
GIORGIO MOTTOLA Qui è molto ben rappresentata la fronda antiBergoglio della chiesa cattolica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mia opinione è che il Papa parla troppo della politica anche della politica di sinistra che esclude anche i buoni cattolici di destra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Nonostante ciò, è proprio al Papa che l’associazione Dignitatis Humanae scrive nel 2015 per ottenere in concessione la Certosa di Trisulti. Ma nella missiva, firmata dal cardinal Raffaele Martino, non si fa alcun riferimento al progetto di una scuola di formazione sovranista. Anzi viene annunciato a Papa Bergoglio la volontà di promuovere il concetto di dignità umana e di costruire all’interno della Certosa una comunità religiosa animata da carisma francescano.
GIORGIO MOTTOLA Qui non si parla di sovranismo in questa lettera. Avete preso in giro il Papa?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No. Prima cosa non abbiamo preso in giro il Papa. Seconda cosa, il Papa non ha risposto a questa lettera, dunque anche se è una cosa diversa in questa lettera, non siamo obbligati. Io non mi sento costretto a seguire alla parola una cosa di una lettera che non ha ricevuto una risposta.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma la pressione sulle gerarchie vaticane sembra sortire il suo effetto. E infatti poco dopo arriva la lettera del vescovo di Anagni e Alatri, Lorenzo Loppa che dà la sua benedizione alla concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae. Nella lettera il vescovo garantisce che l’associazione può contare sul suo sostegno.
GIORGIO MOTTOLA Come mai lei ha sostenuto l’assegnazione della Certosa all’associazione di Steve Bannon?
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI È falso, non l’ho mai sostenuta, l’ho sempre combattuta.
GIORGIO MOTTOLA Beh, qui abbiamo una lettera che dice però esattamente il contrario.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera però…
GIORGIO MOTTOLA Se la firma è sua… lei parla proprio di sostegno.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera è prima che si rivelassero per quello che sono, prima che rivelassero le loro alleanze e le loro motivazioni. Siccome venivano da me sempre con il nome di un cardinale… e io che devo fare?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma c’è un’altra anomalia, forse la più preoccupante. Nella missiva a Papa Bergoglio, la Dignitatis Humanae, oltre a nascondere il progetto della scuola sovranista, chiede al pontefice di intervenire sull’allora ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Franceschini però, a noi, nega qualsiasi pressione.
GIORGIO MOTTOLA Chiedete al Papa di influenzare una decisione del ministro Franceschini.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, ma la Chiesa ha questa discrezione.
GIORGIO MOTTOLA Quindi ha la descrizione di dire al Ministro a chi dare l’Abbazia?
 BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Ah, beh questo non secondo le leggi italiane, mi sta dando una notizia.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ci sono i monumenti che passano da una congregazione a un’altra.
GIORGIO MOTTOLA Da una congregazione a un’altra, non a un’associazione privata, di cittadini privati.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che queste cose… non so se risalgono ai patti lateranensi, a un accordo storico fra la Chiesa e lo Stato italiano di questi beni.
GIORGIO MOTTOLA Ma le do una notizia: non siamo più uno Stato pontificio. C’è l’Italia e quindi ci sono delle leggi dello Stato italiano, non è che la Chiesa può dire a chi affidare un bene.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La storia è questa: per tutelare un bene pubblico, il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Gianluca Vacca, ha annunciato a Report di aver chiesto all’Avvocatura dello Stato di verificare se esistono i presupposti per ritirare la concessione all’associazione di Bannon. Il verdetto nelle prossime settimane; ve ne daremo conto. Questo dal punto di vista formale. Poi c’è l’altro sguardo. L’abbazia di Trisulti è stata per otto lunghi secoli un luogo di inclusione: sono arrivate centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo per promuovere un messaggio d’amore. Qui invece oggi è in mano a un’associazione che l’ha ottenuta innanzi tutto con un imbroglio, imbrogliando papa Francesco e hanno detto “veicoliamo lo spirito di san Francesco” che significa povertà e amore indistinto per tutte le creature. E qui invece vogliono formare una nuova classe politica basandosi sulle disuguaglianze, sulle differenze tra uomini, mascherandosi anche dietro un nome: Dignitatis Humanae, che evoca la dichiarazione del Concilio Vaticano di Paolo VI. Dignitatis. Ma dietro quel concetto là di dignitatis, c’era la tolleranza la libertà, e l’uguaglianza. Qui, dietro l’associazione di Bannon di quale dignità parliamo?
ARTA, BANNON STEVE, BENJAMIN HARNWELL, Cambridge Analytica, Dignitatis Humanae,DI MAIO, DONALD TRUMP,GIORGIO MOTTOLA, Lega,MASSONERIA, M5S, MISCHAËL MODRIKAMEN, REPORT,SALVINI, SIGFRIDO RANUCCI, THE MOVEMENT,


BALDUZZI GIORGIO,  MANZONI ANDREA BANCA CIS,,SCILLIERI MICHELE, DI RUBBA ALBERTO,GENTILI DAVID ,SALVINI MATTEO,LEGA,MAFFEIS PIERINO ,ECO SRL SIGFRIDO RANUCCI,,BANNON STEVEN

SEVEN  FIDUCIARIA,MASSIMO MERLINO VENTOLA,LAZZARI ANGELO,


 ARTA, BANNON STEVE, BENJAMIN HARNWELL, Cambridge Analytica, DI MAIO, Dignitatis Humanae, DONALD TRUMP, GIORGIO MOTTOLA, Lega, M5S, MASSONERIA, MISCHAËL MODRIKAMEN, REPORT, SALVINI, SIGFRIDO RANUCCI, THE MOVEMENT,



2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO BALDUZZI GIORGIO, BANCA CIS, BANNON STEVEN,BARACCHETTI SERVICE,BOSSI UMBERTO, CHIANCA LUCA,DI RUBBA ALBERTO, ECO SRL,GENTILI DAVID,IMMOBILIARE ANDROMEDA,LAZZARI ANGELO, Lega,LOMBARDIA FILM COMMISSION, MAFFEIS PIERINO, MANZONI ANDREA,MARONI ROBERTO MERLINO MASSIMO VEMNTOLA, REPORT, SALVINI MATTEO, SCILLIERI MICHELE,SEVEN FIDUCIARIA, SIGFRIDO RANUCCI, TIZIAN GIOVANNI, BALDUZZI GIORGIO, BANCA CIS, BANNON STEVEN, CHIANCA LUCA,COMMERCIALISTI,DI RUBBA ALBERTO, ECO SRL,GENTILI DAVID, Lega, MAFFEIS PIERINO, MANZONI ANDREA, REPORT, SALVINI MATTEO, SCILLIERI MICHELE, SIGFRIDO RANUCCI, 2019 10 GIUGNO DALLA TRASMISSIONE REPORT I COMERCIALISTI DELLA LEGA A CURA DI LUCA CHIANCA BANNON STEVE, BANNON STEVEN, CHIANCA LUCA, DI RUBBA ALBERTO, ECO SRL, GENTILI DAVID, IMMOBILIARE ANDROMEDA, LAZZARI ANGELO, LEGA, MAFFEIS PIERINO, PUTIN VLADIMIR, RUSSIA, SALVINI MATTEO, SAVOINI GIANLUCA, 2019 10 LUGLIO L'italiano Matteo Salvini sta affrontando le richieste per un'inchiesta in una segreta registrazione del petrolio russo rivelata da BuzzFeed News Leggi la trascrizione completa dell'estrema destra italiana e della riunione del petrolio in Russia